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venerdì 21 settembre 2007

La moschea? Volenti o nolenti

(Cliccare sulla foto per ingrandire)
La moschea prevista a Bologna non si farà, almeno per ora. Il sindaco Sergio Cofferati ha fatto marcia indietro sulla costruzione del luogo di culto che ha acceso un fuoco di polemiche rinviando la discussione ad ottobre. Evidentemente si è spaventato una volta saputo del maiale che Calderoli intendeva portare sul terreno e quindi ha deciso di prestare maggiore ascolto ai pensionati bavosi e alle casalinghe disperate che hanno deciso di passare il loro tempo libero manifestando contro l'Islam e i musulmani. Oppure si è lasciato convincere dalla scusa dell' oleodotto della Nato, che passa nelle vicinanze e che probabilmente non è seppellito decine di metri sotto terra, ma a pochi centimetri dal pavimento della costruenda moschea. Sembra che gli esperti, come Magdi Allam, abbiano affermato che c'era il rischio che l'oleodotto venisse danneggiato a forza di essere martellato, cinque volte al giorno, dalle teste dei fedeli inginocchiati a terra per pregare Allah. E cosi, l'esecutivo di Cofferati ha annullato la prima proposta di giunta sulla costruzione della moschea per avviare un "iter di confronto partecipato" con i cittadini e le associazioni preoccupate dalle conseguenze di un eventuale terremoto dovuto alle testate degli islamici.
Ma stiamo scherzando? Un "iter di confronto partecipato"? L'esito è scontato già in partenza: sarà un secco no alla costruzione del luogo di culto islamico. E come potrebbe essere altrimenti, con le trasmissioni taroccate che affermano che nelle moschee si predica l'odio e con gli "esperti" (sic) che affermano che la costruzione di una moschea "avrà delle pesanti ricadute sul piano della sicurezza, del valore degli immobili e della convivenza?". La domanda quindi è un'altra: cosa si farà, invece, una volta incassato il "No" degli abitanti? Rimarrà tutto come prima, con i musulmani che pregano in piena strada, bloccando le entrate dei palazzi e dei negozi, o negli scantinati suscitando le paure e i timori della popolazione che non sa cosa "complottano" li dentro? Io sono fermamente convinto che laddove viene decisa la costruzione di una moschea, questa deve essere portata avanti senza la consultazione dei residenti, delle associazioni e di tutti gli altri. Deve essere avviata, portata avanti e ultimata alla faccia degli abitanti e delle loro proteste, che devono invece ritrovarsi davanti ad un fatto compiuto, ad una realtà irremovibile.
Ovviamente qualcuno sarà pronto a sottolineare che questa non è democrazia. Forse la democrazia prescrive che i parlamentari debbano essere scelti dalle segreterie di Partito e non dai cittadini? No. Eppure si fa. Forse la democrazia prescrive che si distribuiscano manganellate e insulti urbi et orbi ai partecipanti alla manifestazioni contro il G8? No. Eppure si fa. Forse la democrazia prescrive che uno studente venga stordito e ammanettato da quattro poliziotti solo perché ha fatto una domanda troppo lunga o scomoda? No. Eppure si fa. Qualcuno mi sa spiegare allora perché si deve consultare l'intera popolazione, aizzata da gruppi di estremisti scalmanati con il sostegno dei mezzi di informazione alla Santoro, prima di costruire un luogo di culto per accogliere i fedeli costretti a pregare negli scantinati, nei garage e nei sotto-scala? Perché si tratta di musulmani? Perché i musulmani devono pregare nelle catacombe? Perché la Curia sostiene la necessità di "ridimensionare" il luogo di culto, forse temendo di fare una figuraccia ritrovandosi con una moschea strapiena di Dhimmi islamici appena al di là della strada?
La via da perseguire è una sola, ed è quella seguita dal Comune di Colle Val D'Elsa, dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, e dalla comunità islamica locale guidata dall'Imam Feras Jabareen: andare avanti, buttare fondamenta e innalzare l'edificio alla faccia di quelli che pensano che facendo le salsicciate e le maialate sul terreno impediranno il diritto dei musulmani di pregare in una struttura decente. Quando sono stato a Colle Val D'Elsa recentemente, davanti al cantiere della Moschea che procede velocemente, ho previsto il futuro dell'Italia: un paese dove convivono fedi diverse, dove i musulmani hanno il diritto di pregare in un luogo di culto realizzato con cristalli trasparenti, mentre i loro bambini giocano con i bambini di altre fedi nel parco realizzato davanti ad essa. Ed è di fronte a quel cantiere che si può toccare con mano la realtà: mentre da una parte vengono innalazate strutture possenti di cemento armato, destinate a durare nel tempo, dall'altra parte della strada c'era il campo dei "protestanti": un'esile tendina che a malapena stava in piedi, appesantita da due cartelli sballotati dal vento. Coloro che si ostinano a voler impedire la piena integrazione dei musulmani - processo che passa anche attraverso il rispetto del loro diritto a pregare in un luogo di culto di cui non vergognarsi - scompariranno come quella tenda, spazzati via dal vento della Storia e dall'aria dell'inevitabile cambiamento.