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sabato 22 settembre 2007

Le Schiave del Lato B

La giuria tecnica del concorso di Miss Italia ha affidato al suo portavoce il gravoso compito di annunciare al mondo che "Per giudicare, noi abbiamo bisogno di vedere anche i 'dietri', non solo davanti". A sostenerlo anche il presidente di giuria di venerdì sera, il motociclista Max Biaggi (perché non hanno chiamato Valentino Rossi? Boh..), il quale ha sostenuto che questo servirebbe per una maggiore "completezza nella valutazione". E il portavoce, a sua volta ha aggiunto una considerazione profonda: "Anche il lato B è importante". Mike Bongiorno, reduce dalla lite in diretta con la co-presentatrice, protesta: non si può fare perchè in precedenza così non è stato per altre concorrenti già eliminate e che quindi potrebbero in tal caso rivendicare lo stesso «diritto» ovvero "rimettere tutto in gioco". Questa patetica vicenda mi ha riportato in mente un altro episodio, accaduto recentemente: una ragazzina sedicenne di Cassino, di ritorno da una serata al pub tra amici a bordo del suo motorino, si è trovata costretta a rallentare d'improvviso mentre percorreva lo stradone alla periferia della città. Al centro strada, infatti, c'erano diversi automobilisti che stavano fermi a contrattare il prezzo con alcune giovani prostitute dell'Est. La ragazza ha quindi frenato in attesa che la situazione si normalizzasse. Ma, riporta Repubblica, "i suoi abiti leggeri e le sue forme procaci hanno però ingannato chi ieri sera aveva intenzione di trascorrere una serata all'insegna del proibito. Dei clienti, forse poco pratici della zona, l'hanno pesantemente importunata offrendole denaro e pregandola più volte di salire sulla loro auto". La ragazza "Una volta arrivata a casa in lacrime ha raccontato ai genitori quanto accaduto. Immediatamente è stata allertata la Polizia e gli agenti della Divisione Anticrimine di Frosinone e quelli del Commissariato di Cassino, in base ad alcuni elementi forniti dalla ragazza, stanno cercando di rintracciare gli autori della bravata".
E' difficile, per chi è nato e cresciuto in un ambiente che almeno apparentemente salva le forme come è quello mediorientale, commentare vicende simili. Si rischia di passare per fondamentalisti islamici, se non terroristi di Alqaida. Anche se quelli di Alqaida, guarda caso, preferiscono sempre parlare di Bush, Blair, Iraq, Neoconservatori, bombe, tasse e mai di cose più piacevoli come le minigonne, le vallette e il lato B dell'altra metà del cielo. Dopottutto, forse non gliene frega niente, del "modo di vita occidentale" o della sua "religione" (ammesso che il Cristianesimo c'entri con il lato B), ma molto della sua politica, con buona pace di Fu Fallaci che era preoccupata di vedere "al posto delle minigonne ci ritroviamo il chador, al posto del cognacchino il latte di cammella". Ne era talmente preoccupata, Fu Fallaci, al punto che per smuovere gli "smollacioni" che non si contrappongono agli "invasori islamici" ha deciso di ricorrere al "perché portate la minigonna o i calzoncini corti, perché al mare o in piscina state ignudi o quasi ignudi, perché scopate quando vi pare e dove vi pare e con chi vi pare? Non v'importa neanche di questo, scemi?". Apurato quindi che il fondamentalismo e il terrorismo non c'entrano nulla, uno rischia di passare - nella migliore delle ipotesi - come bachettone. Ma che volete? Non dipende mica dal Corano: tutta colpa della mia educazione famigliare e scolastica. Che sono tutto fuorché coraniche. Sono semplicemente Salesiane. Ebbene, lasciatemelo dire: questo Occidente è un vero e proprio Harem, dove le schiave vengono esposte in una maniera più oscena che al mitico mercato di Istanbul.
Se ne parlava, l'altro giorno, nell'ambito del Festival Torino Spiritualità. Nel corso di un incontro avente per argomento il velo islamico, Manuela E. B. Giolfo, preparatissima docente di Lingua e Letteratura araba presso l'Università degli Studi di Torino, ha evocato una sacrosanta realtà: "siamo proprio sicuri che in Occidente non esista un velo che impone alle donne di adeguarsi ad un determinato modello, quello delle pubblicità e della televisione, che difficilmente si ritrova nella realtà? Siamo proprio sicuri che una donna occidentale non si ritrova costretta a vestirsi in un certo modo, a truccarsi in un certo modo, magari a operarsi pure in un certo modo, mandando in giro segnali di seduzione che in realtà non corrispondono alla sua volontà?". Ebbene, la risposta è no. E questo lo si evince benissimo nell'ansia di tutti, uomini e donne, giovani e meno giovani, di adeguarsi ad un determinato "stile", ad una determinata "forma" esteriore. Persino Pocahontas (sic), la squillo protagonista della famosa vicenda dell'On. Mele, ebbe a dire: "Questo mio seno prorompente è opera di un chirurgo. Dopo l'intervento mi sono sentita più sicura e ho cominciato a frequentare persone importanti e danarose". Io stesso sono rimasto sconvolto, quando - invitato da un amico - mi sono ritrovato in un locale molto chic dove bellissime ragazze erano sedute sui divani, per poi alzarsi in gruppo per ballare non appena veniva diffusa una musica molto "eloquente", in modo da far apprezzare il loro "lato B" e non solo, e quindi farsi richiamare dagli interessati. Ecco perché mi indigna, in questo panorama, l'isteria riguardante il velo islamico, che oggi più che mai rappresenta una libera scelta della donna islamica e non un'imposizione. Con quale coraggio, si chiede ad una ragazza musulmana di abbandonare il suo velo, se desidera metterlo, quando le sue coetanee vanno in giro all'alba "con abiti leggeri" al punto tale di essere scambiata per una prostituta, senza i che i suoi genitori abbiano nulla da ridire e senza che le forze dell'ordine ricordino loro, in via amichevole, le loro responsabilità educative? Ma che possono fare, i genitori, poverini? Le loro figlie oggi sono schiave a tutti gli effetti. Schiave, psicologicamente o materialmente, di un sistema che vuole apprezzare solo il loro "lato B".