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sabato 8 settembre 2007

L'islamofobia della deterrenza (I)

Vorrei innanzittutto ringraziare il lettore che mi ha mandato la lettera pubblicata ieri su questo blog. La sua curiosità e voglia di approffondire, nonostante quella che sembra un'irrimediabile percezione negativa nei confronti dell'Islam e dei musulmani, gli fa onore. E il fatto che una persona convinta di essere irrimediabilmente islamofoba abbia deciso di scrivermi e rendermi partecipe dei suoi dubbi e delle sue preoccupazioni non può che farmi piacere. Dopottutto forse non è "irrimediabilmente" islamofobo, come crede. Altrimenti si sarebbe accontentato delle risposte che altri gli hanno dato in giro per il web per gli stessi quesiti, e non mi avrebbe affatto mandato quella lettera. Partendo quindi dal presupposto che non tutto è perduto e che il tempo del dialogo non è esaurito, provo a rispondere ai quesiti che mi sono stati posti.
Il lettore fa riferimento al Corano curato da Hamza Piccardo, ex-segretario dell'UCOII. L'edizione menzionata è già finita nel mirino della stampa - in particolare di Magdi Allam - per una serie di affermazioni ritenute non compatibili con quelli che vengono comunemente definiti valori occidentali e soprattutto per alcune frasi ritenute di natura antisemita. Devo ammettere di non avere una copia del volume in questione, poiché di norma faccio riferimento alla traduzione di Alessandro Bausani edita dalla BUR. Quindi tenterò di rispondere limitatamente a quel poco che avevo letto a suo tempo a proposito del volume in questione sulla stampa, e che non è stato smentito dal suo curatore.
Partendo quindi da questa premessa, devo dire che già all'epoca ho condiviso il parere espresso dal Prof. Franco Cardini, medievalista di fama internazionale, quando disse: "Quanto al commento di Hamza R. Piccardo, anch'io avevo notato alcuni toni che mi sembravano discutibili: è opportuno ch'egli provveda a una revisione del suo commento, tanto più che anche le sue posizioni sono molto mutate nel tempo e che il suo Corano ha avuto ampia diffusione negli ambienti musulmani d'Italia, il che gli conferisce una responsabilità ulteriore". Questo invito è stato prontamente accolto dall'autore che ha già fatto pubblica ammenda ed autocritica, ricordando in un'intervista al Foglio che: «Non sono più la stessa persona che nei primi anni Novanta scriveva quelle note». In una lettera a Cardini invece afferma: «L’errore di cui sinceramente mi vergogno, fu quello di avvalorare l’ipotesi econdo cui i comportamenti negativi degli ebrei nascessero dall’essere appunto ebrei».
Ovviamente il lettore potrebbe tirare in ballo la teoria della Taqqiyah, o "dissimulazione". Perché dovremmo credere a Piccardo e chi ci garantisce che non mente? Ebbene, è molto semplice: ad accusare Piccardo di dissimulazione è essenzialmente un altro personaggio che recentemente ha fatto anch'egli pubblica ammenda, ripudiando - in maniera assai discussa e discutibile - il proprio passato di estremista antisemita. Ovviamente sto parlando di Magdi Allam, piaccia o no a chi si stufa di sentirne parlare su questo blog. Perché non dovrei quindi credere alla buonafede di Piccardo, e invece pendere dalle labbra di chi lo accusa di dissimulazione? Piccardo ed Allam erano inoltre ottimi amici, prima che i rapporti degenerassero e sfociassero in accuse di fatwe e condanne a morte (da parte di Allam). Ebbene, in quel periodo, Allam si è ben guardato dal criticare il Corano in questione.
A testimonianza dell'idilliaco rapporto, cito testualmente dal volume "Bin Laden in Italia", curato da Magdi Allam, un brano del capitolo dedicato ad Hamza Piccardo. Allam scrive che: "Al di là delle divergenze ideologiche e delle differenze di opinione su singoli episodi, nel corso degli anni ho instaurato con Piccardo un rapporto corretto, sincero e intenso. Lui vive la sua vita con una integrità morale, un'onestà intelletuale e una generosità interiore che è difficile disconoscergli. La sua anima sentimentale e poetica traspare dai poemetti che mi invia tramite sms e che lui considera la sua "dimensione sufi", ovvero mistica. Con il tempo si è sviluppata una relazione confidenziale, basata sulla comune convinzione che i problemi vadano risolti affrontandoli pubblicamente, sl rigetto della cultura del lavare i panni sporchi in famiglia, sulla necessità di far evolvere una logica improntata alla trasparenza, alla libertà di espressione, e alla democrazia rappresentativa all'interno dell'organizzazione islamica, emancipandosi dalle ipocrisie formali, dall'autoritarismo, dal potere dei clan e dall'isolazionismo che caratterizza l'attuale leadership dell'UCOII. In questo caso Piccardo si considera ed è effettivamente un laico".
Ma lasciamo stare questa storia, ed occupiamoci dei versetti coranici menzionati dal lettore..