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domenica 9 settembre 2007

L'islamofobia della deterrenza (II)

Occupiamoci dei versetti coranici menzionati dal lettore nella lettera pubblicata due giorni fa su questo blog. Non avendo sotto mano l'edizione del Corano a cui fa riferimento, ovviamente non posso dare un parere esaustivo in merito alle note riportate. Risponderò quindi limitatamente a ciò che mi viene riferito: il lettore segnala infatti che, nel suo commento, Hamza Piccardo ha affermato che "Il Corano teorizza chiaramente il valore della deterrenza". Ora posso immaginare che a preoccupare il nostro lettore sia proprio l'uso della parola "deterrenza". Ma cosa significa esattamente, "deterrenza"? Il dizionario Demauro sotto la voce "Deterrenza" afferma che per essa si intende "la capacità di distogliere il nemico dall'intenzione di eventuali attacchi, spec. per timore di contrattacchi o ritorsioni". Insomma, la logica della guerra fredda: tu non colpisci me per paura di essere colpito a tua volta. Si tratta, tutto sommato, della logica che ha garantito una pace sostanziale almeno per l'Europa nel periodo di massima contrapposizione tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. Nel capolavoro di Stanley Kubrick, Dottor Stranamore, si afferma che “la deterrenza è l’arte di creare nell’animo dell'eventuale nemico il terrore di attaccare”. In questo senso, la deterrenza è intesa come un mezzo di legittima difesa: ogni stato si dota dei mezzi bellici che possano metterlo al riparo da attacchi devastanti e distruttivi improvvisi. Onestamente, se è questo quanto si intende con la parola "deterrenza", non ci trovo nulla di riprovevole: è praticata da tutti i paesi del mondo.
E' proprio in quest'ottica di legittima difesa che va letto anche il versetto che recita "Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete [raccogliere] e i cavalli addestrati per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che voi non conoscete, ma che Allah conosce. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati". Non vi è alcun dubbio in merito a questa interpretazione: il Corano infatti afferma "Combattete per la causa di Allah coloro che vi combattono, ma senza eccessi, poiché Allah non ama coloro che eccedono. Colpite loro ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciato: la persecuzione è peggiore dell'omicidio" (Corano II, 190-191). Va ricordato inoltre che secondo la prescrizione del versetto coranico "Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità". (Corano LX, 8). L'esortazione alla pace è altrettanto palese: "Se inclinano alla pace, inclina anche tu ad essa e riponi la tua fiducia in Allah" (Corano VIII, 61).
La domanda quindi sorge spontanea: perché uno dovrebbe essere islamofobo ed allarmarsi dopo aver letto un versetto che autorizzava i musulmani, 1400 anni, fa a raccogliere armi e cavalli per difendersi dagli attacchi di coloro che volevano scacciarli dalle loro case quando le spese militari nel mondo sono in costante aumento? Per la fine del 2006 tali spese supereranno i mille miliardi di dollari raggiungendo i livelli della Guerra Fredda. Lo ha affermato l’Ong britannica Oxfam in un rapporto presentato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: “L’aumento di spese militari ha comportato una crescita dei fatturati delle principali 100 industrie produttici di armi che è cresciuto del 60%, dai 157 milioni di dollari del 2000 ai 268 del 2004″. Di queste spese, il 47% sono fatte dagli Stati Uniti (455 miliardi di dollari). L'Italia è piazzata al settimo posto della graduatoria mondiale del 2004 (27,8 miliardi di dollari nel 2004 e di 27,6 miliardi di dollari nel 2003), precedendo paesi tradizionalmente con alta spesa militare come la Russia (19,4 miliardi), Arabia Saudita (19,3 miliardi), Corea del Sud (15,5 miliardi) e India (15,1 miliardi). L'Italia figura persino al nono posto come esportatore mondiale di armi, vendute anche a nazioni sotto embargo UE come Cina, in conflitto come India e Pakistan e fortemente indebitati come Sudafrica Brasile e Cile per un totale di 261 milioni di dollari.
Se i paesi musulmani smettessero di praticare la "deterrenza", l'Italia perderebbe una bella fonte di redditto. La relazione predisposta, per la prima volta, dalla Direzione generale dello sviluppo produttivo e la competitività del ministero delle Attività produttive nel 2004 affermava che "La struttura mondiale che vede "plurimi focolai di crisi" in luogo della "unificata minaccia" sovietica, del confronto Est-Ovest, tiene elevato il livello di ordini ed acquisti dei Paesi nelle varie aree in potenziale tensione". E, per essere più espliciti, il Ministero prosegue affermando che "Nel Medio Oriente, Israele resta il Paese con il quale sarebbero possibili interessanti cooperazioni ai massimi livelli della tecnologia se ciò non innescasse reazioni negative da parte dei potenziali - e ricchi - clienti costituiti dai Paesi arabi". E infatti, mentre è stata autorizzata un'unica esportazione verso Israele per un totale di soli 29.373 euro, sono fioccate le autorizzazioni a favore dei "ricchi" Paesi arabi: 4 con l'Algeria (20,7 milioni di euro), 9 col Kuwait (14,6 milioni di euro), 18 con gli Emirati arabi uniti (8,8 milioni di euro), 3 col Brunei (4,4 milioni di euro), 8 con l'Egitto (2,1 milioni di euro), 23 con l'Arabia Saudita (1,2 milioni di euro) e 1 con la Siria (1 sola commessa per 1,5 milioni di euro). Sono sicuro che se il lettore fosse un produttore di armi, non sarebbe affatto diventato diventato islamofobo, ma avrebbe anzi esclamato: Evviva la Deterrenza!