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giovedì 6 settembre 2007

Non chiederci la Parola (II)

Leggi la Prima Parte
In Italia, certi personaggi monopolizzano la scena mediatica con la scusa che loro sarebbero "esperti". Anzi, "autorevoli" esperti. Ed in nome della loro mirabolante "competenza specifica", spandono cavolate a piene mani. So di essere ripetitivo, ma come si fa a parlare - per esempio - di Islam in Italia o di immigrazione senza menzionare "l'Esperto" per antonomasia, ovvero Magdi Allam? Ora, qualcuno mi sa spiegare come si fa a qualificare come "Esperto" uno che - per stabilire la data di nascita di Saddam Hussein - scrive testualmente nel suo cosiddetto "saggio" (che tra l'altro vanta come unica bibliografia del secondo capitolo un articolo del settimanale Gente): "Su quella che potrebbe essere l'autentica data di nascita di Saddam, un astrologo che ha studiato la sua personalità ha scritto: "ci sono due posizioni planetarie per mantenere le quali dovrei farlo nascere il 9 maggio 1939, in quanto devo assolutamente avere la congiunzione Sole - Urano al trigone di Nettuno nei segni di Terra. Il Toro gli si legge in faccia senza scomodare troppo la fisiognomica: il volto bovino con gli occhi sporgenti, il grosso collo taurino. Urano - Sole denota uno spirito piuttosto pratico...". E via farneticando. L'unica cosa che non sappiamo è se avesse Saturno Contro. Spero che Allam provveda al chiarimento. Ebbene, questo sedicente "Esperto" - che vanta una prestigiosissima laurea in Sociologia (siamo nel pieno degli anni 70) - che infarcisce i suoi "saggi" di articoli di Gente e pareri del Mago Otelma, per sminuire la critica pacata, civile e argomentata di un valente studioso universitario come Stefano Fait al suo libro "Viva Israele", ha avuto l'ardire di bollarlo come "cultore della tuttologia che ha dato sfoggio di sentenze che spaziano dalla storia alla psichiatria". Non parliamo poi delle diffamazioni quotidiane a danno di veri esperti, come Paolo Branca, Massimo Campanini e Franco Cardini, descritti come antisemiti, negazionisti e filo-terroristi. E pensare che il sedicente Esperto è arrivato al punto di affermare che Branca "è riuscito a diventare il referente scientifico sui temi dell'Islam per la Curia Milanese". Come sarebbe "E' riuscito"? Evidentemente Allam avrebbe preferito vedere al suo posto Dounia Ettaib, quella che asserisce che Maometto diceva ai musulmani di cercare "la cultura in Giappone" (sic).
La pretesa di vietare agli accademici e a chi dimostra di avere le competenze necessarie per svolgere nel campo umanistico una funzione intellettuale fortemente ancorata a saldi principi etici, morali e scientifici è un vero e proprio suicidio. Soprattutto quando dall'altra parte ci sono cosiddetti esperti che attingono dalle divinazioni astrologiche e vallette opinion-maker. C'è stato un tempo in cui la Storia dell'Umanità l'hanno fatta personaggi come Leonardo Da Vinci e Michelangelo, che - stando ai criteri odierni - sarebbero anche loro dei "tuttologi". Studiavano nelle botteghe e non si sono mai sognati di presentarsi come "esperti" in questo o quell'altro campo specifico. Eppure oggi nessuno si sognerebbe di definirli con un termine diverso da "Geni". In tempi più recenti, su sei italiani insigniti del premio Nobel per la letteratura, solo due -Giosuè Carducci e Luigi Pirandello - avevano la laurea. Grazia Deledda era un'autodidatta. Salvatore Quasimodo aveva cominciato a seguire greco e latino all'Università poi si era ritirato per mancanza di mezzi economici, Eugenio Montale aveva conseguito da privatista il diploma di ragioniere. L'inventore del telegrafo, Guglielmo Marconi, premio Nobel per la Fisica, non riuscì a superare l'esame di ammissione all'Università di Bologna. Gabriele D'Annunzio s'icrisse alla facoltà di lettere ma non divenne mai dottore. Idem Giovanni Verga, che abbandonò la facoltà di giurisprudenza di Catania. Andrea Camilleri non sostenne nemmeno l'esame di maturità. Se la laurea in un determinato campo fosse indispensabile per passare alla storia, o essere considerati autorevoli, avremmo dovuto rinunciare alla filosofia di Benedetto Croce, agli edifici di Le Corbusier e di Carlo Scarpa, ai film di Fellini, ai libri di Arnoldo Mondadori, ai bolidi di Enzo Ferrari (ingegnere, ma ad honorem) e agli abiti di Armani. Qualcuno mi sa spiegare com'è che oggi, invece, si vuole vietare ad un docente di lettere o ad un regista di dirsi preoccupato dalla piega allarmista e strumentale che sta prendendo una cialtronata come quella dei Lavavetri prima di "cimentarsi" con le scartoffie comunali?
L'unico periodo storico in cui si è cercato di tappare la bocca agli intellettuali, anche se con mezzi più pesanti di quelli odierni è stato quello del Fascismo. E allora diciamolo con Montale:

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.