Notizie

Loading...

lunedì 17 settembre 2007

Un cambiamento dal basso

La settimana scorsa ho moderato un incontro sulle tematiche dell'immigrazione e dell'integrazione a cui hanno partecipato l'Assessore all'integrazione del Comune di Torino, l'Assessore alle pari opportunità della Provinca di Torino, il Presidente dell'Arci Nazionale e numerosi membri delle svariate comunità straniere residenti nella città (Marocco, Perù, Senegal, Romania e altre ancora). Durante l'incontro, che si è tenuto nell'area dibattiti della Festa dell'Unità a Torino, si è parlato delle solite problematiche legate all'essere immigrati in un paese come l'Italia e in una città come Torino. Non mi voglio dilungare sul contenuto degli interventi che sono stati tutti molto interessanti e costruttivi, con un particolare riferimento alle responsabilità dei media "di sinistra" nella situazione attuale. Voglio invece soffermarmi su una considerazione che mi ossessiona da un po' di tempo e che ha trovato conferma nell'eccezionale partecipazione al V-Day indetto da Beppe Grillo per promuovere un disegno di legge su cui rimango comunque critico (mi spiegherò meglio in un'altra sede).
Chi aspetta speranzoso che siano i governi "romani" - di Destra o di Sinistra- a cambiare lo stato delle cose in Italia, e in particolare ciò che riguarda l'immigrazione, è un povero illuso. E' del tutto evidente che è del tutto impossibile che venga fuori un disegno di legge decente sull'immigrazione e sulla cittadinanza - e se dovesse accadere diversamente, mi scuso in anticipo - da un governo dove un Ministro impegnato come Ferrero passa per essere un "estremista" mentre i sindaci "moderati" se la prendono con i lavavetri. Figuriamoci se ciò accadde in presenza di un'opposizione che ricatta coi numeri al Senato, blocca i provvedimenti e allunga i tempi delle riforme auspicate. E chissà cosa accadrà se la Sinistra dovesse cadere o non vincere le prossime elezioni. E' anche in previsione di questa infausta possibilità che credo che sia giunta l'ora di smettere di pensare, sollecitare o sognare le soluzioni calate dall'alto per prediligere invece quelle che partono dal basso. Impegnandosi innanzittutto nelle realtà locali. Facendo politica nella vita di tutti giorni. E ciò vale anche per gli extracomunitari privi di diritti di voto.
Il concetto caldeggiato ieri da Beppe Grillo, secondo cui i normali cittadini dovrebbero entrare in politica, cominciando ad influire sull'esito delle elezioni comunali con le liste civiche, può trovare una variante anche per ciò che riguarda gli extracomunitari. In Italia si parla tanto di politica e anti-politica ma gli extracomunitari sono ufficialmente neutri. Non possono votare o essere candidati, e se i partiti dovessero scomparire, non farebbe loro né caldo né freddo. Ciononostante, il "voto che non c'è" non può continuare a fungere da scusa per giustificare l'immobilismo. I cittadini extracomunitari il voto non ce l'hanno ma lo possono benissimo influenzare: magari recuperando i voti degli elettori italiani politicamente disinteressati o confusi ma non per questo insensibili alle problematiche degli immigrati che frequentano per quindi incanalarli nella giusta direzione. Oppure sostenendo, consigliando e, ove possibile, persino finanziando i candidati - di qualunque colore essi siano - che dimostrano particolare attenzione alle richieste attuali e future degli immigrati (ovviamente sarà molto più facile trovarli a Sinistra). Insomma, gli interessi della categoria "Immigrati" vanno anteposti a qualsiasi altra considerazione, incluse quelle politiche.
Dal momento che i cosiddetti servizi e ancor più cosiddetti diritti legati all'immigrazione in Italia fanno schifo al marocchino come al cinese, al peruviano come allo stesso italiano convivente con una cittadina dell'Est, è indispensabile anche che cadano le barriere etniche, religiose, culturali che dividono gli extracomunitari - esattamente come quelle politiche che dividono gli italiani - per creare strutture che si adoperino per il bene comune, senza essere necessariamente collegate a doppio filo con i partiti. Ma c'è anche bisogno di un impegno stabile e concreto in tutte le realtà e in tutti i contesti, anche quelli più piccoli e apparentemente insignificanti. Se domani uno studente straniero potrà essere eletto nel Consiglio di Amministrazione di un ateneo italiano, è perché il sottoscritto - prima di lui - si è candidato ed è stato eletto negli organi chiamati a riformare il regolamento elettorale. Il Sistema nazionale attuale, che non concede all'immigrato diritti o dignità se non quelli di lavorare e pagare le tasse, non potrà mai essere abbattuto dal Sistema stesso. Bisogna quindi - metaforicamente parlando - minare le sue stesse fondamenta, corroderlo dal basso. Per introdurre un cambiamento nella società, bisogna scardinarla. E per farlo, la via maestra è una sola: partire dalle realtà locali.