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giovedì 18 ottobre 2007

Continuo a mangiare spaghetti

Caro Sherif,

Il caso che riporti non mi sorprende. Mio padre non mi ha rivolto la parola per un anno dopo che ha saputo che il mio nuovo fidanzato e futuro (ora attuale) marito è palestinese/giordano. Mia madre, le mie amiche e i miei amici hanno iniziato una vera e propria campagna di terrore. "Ti rapirà i figli e li porterà dai suoi genitori ad Amman". "Ti chiederà di lasciare il lavoro e spolverare le cornici con i versetti del Corano che attaccherà sulle pareti di casa". "Sarà geloso fino alla paranoia"... insomma: un incubo.

A lavoro i miei due capi non perdevano occasione per fare battute sul burqa ("vedrai che te lo caccerà in testa a forza"). Ogni giorno era un parlare di quella signora americana sposata con un medico iraniano. Emancipato e gentile, apparentemente. Poi un giorno decide di tornatre in Iran. E allora picchia la moglie, rapisce la figlia ecc...Quando è stata uccisa Hina era uno stillicidio continuo. Quando hanno mostrato i due bambini figli di quella palestinese kamikaze un pontificare sulla violenza e l'odio che divora i palestinesi. E poi le lezioncine sul Corano e i libri della Fallaci che mi venivano prestati perchè li leggessi (e io ho letto il primo delirante volume:"La rabbia e l'orgoglio"). Una mia carissima amica, di sinistra, "liberale", laureata in filosofia ha iniziato a commentare negativamente il fatto che prendessi lezioni di arabo, ascoltassi musica araba, andassi in vacanza "per ben due volte di seguito" in paesi arabi.

Ricorda il film "Indovina chi viene a cena?". Uguale. Mio padre di forte convinzioni socialiste, polemico con i dogmi della chiesa Cristiana tanto da spingermi all'età di soli sei anni a fare domande scomode alla suora che mi faceva catechismo, mio padre dicevo, ha iniziato a predicarmi l'intramontabile adagio "moglie e buoi dei paesi tuoi". Non solo, ora è convinto delle sue radicatissime radici cristiane. Parla a mala pena con Ibrahim. Nei nostri discorsi lo nomina solo di rado, come se fosse una realtà scomoda da cancellare. Nessun regalo di compleanno per lui, Natale, anniversario. Il nostro matrimonio è stato stile Las Vegas perchè mio padre si è rifiutato di pagare anche un solo euro di rinfresco. Fino all'ultimo non voleva venire...

Capisco quindi benissimo quel ragazzo. Io che non mi sono convertita ma che semplicemente ho colto l'occasione d'oro che il mio amore (Ibrahim) mi offriva: di conoscere una parte di mondo, una lingua e una cultura che fino all'altro ieri consideravo maschilista, retrograda e violenta. Ora leggo anche Emil Habib, ascolto Um Kaltoum e Fairouz e mangio cous cous come fossero spaghetti. Non avrò pace fino a quando non sarò riuscita a scovare e leggere Anton Shammas "Arabeschi" (fatalità: la bibliografia araba e palestinese in particolare da noi è tutta fuori catalogo e impossibile da reperire negli scaffali di una qualsiasi libreria).

Ma continuo a mangiare Spaghetti, a vedere i filmoni americani, ad ascoltare musica inglese e yankee (la mia preferita) e a leggere i romanzi di Grossman e Ames. E soprattutto continuo a lavorare con tutto l'appoggio di mio marito.

Paola