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lunedì 1 ottobre 2007

Famolo legale

Un luogo comune vuole che gli immigrati che vivono in Italia siano trattati addirittura meglio degli italiani stessi. Questa disparità di trattamento sarebbe dovuta all'arroganza e prepotenza degli immigrati a cui tutto è concesso e dovuto, che si impone - udite, udite - all'educazione e alla gentilezza innata degli autoctoni. Trattasi di una leggenda metropolitana lanciata e alimentata dalle forze politiche di destra, e quindi ripresa e legittimata persino da quelle di Sinistra. In realtà, gli unici immigrati che possono permettersi di essersi arroganti e presuntuosi in Italia sono i criminali. Più volte mi sono sentito dire da persone che si occupano della materia che gli immigrati clandestini che dispongono di denaro (e quindi non quelli che si spaccano la schiena per 5 euro l'ora nei campi o nei cantieri), hanno decisamente meno difficoltà - se non addirittura nessuna - se confrontati ai regolari. Se lo possono permettere poiché sanno di non rischiare nulla, di non perdere nulla e di poter tranquillamente tornare come se niente fosse. Gran parte di costoro sono entrati in Italia con visti concessi dal personale corrotto dei consolati e delle ambasciate italiane all'estero. Entrano ed escono dai centri di permanenza di temporanea o eludono i controlli grazie al personale corrotto delle forze dell'ordine. E poi riescono sempre a rientrare nel paese, in un modo o nell'altro, nonostante i ripetuti arresti, le identificazioni e via dicendo, per continuare a gestire tranquillamente traffici (prostituzione, droga..) riconducibili alla stessa mafia italiana che non rinuncia né alla sua egemonia sul territorio nazionale né ai suoi affezionati clienti. Italiani anche loro, ovviamente.

Gli immigrati regolari, invece, non possono nemmeno fiatare. Siamo arrivati al punto in cui qualcuno deride persino l'immigrato in quanto "portatore di permesso di soggiorno". Esattamente come i ragazzini cattivi che a scuola prendono in giro il compagno portatore di handicap. Perché il permesso di soggiorno, in Italia, è veramente tale. Essendo un "permesso" - lo dice il nome stesso - può essere ritardato o negato. E coloro che aspirano alla carta di soggiorno o addirittura alla cittadinanza, sanno benissimo che anche queste possono sempre essere ritardate o negate. I regolari stanno quindi zitti: hanno un lavoro da mantenere, una famiglia che potrebbe essere dispersa, una casa già difficile da trovare, un indirizzo fisso dove possono essere prelevati e rimpatriati. Se dovessero protestare per un disguido o un ritardo in qualche ufficio pubblico, rischiano di essere accusati di oltraggio a pubblico ufficiale o, più semplicemente, di dover aspettare ancora più a lungo. In questo modo, la regolarità, più che un elemento di sicurezza e stabilità, diventa un buon presupposto per essere ricattatati a dovere da quella "brava gente" che non appena fiuta la precarietà, si ingegna a sfruttarla a fondo.

La legge Bossi-Fini è una legge che produce criminalità. Non una criminalità d'importazione, ma una criminalità tutta italiana. Fatta da datori di lavoro, da proprietari di appartamenti, da burocrati corrotti e persino da gente comune che sfrutta la precarietà dell'immigrato. Sui pullman, spesso e volentieri, accade che l'autista faccia finta di non capire le domande delle signore straniere, eppure sono perfettamente comprensibili nonostante l'accento. A volte qualche passeggero non appena sale e vede un extracomunitario seduto, lo provoca chiedendo proprio a lui - e a nessun altro - il posto. Qualcuno spintona borbottando improperi nel tentativo di far scoppiare la rissa. E normalmente l'immigrato regolare sta zitto, umile e bastonato. Non osa rispondere, replicare, difendersi. Perché sa che se dovesse chiamare le forze dell'ordine, non gli verrà chiesto che cosa è successo, ma se ha il permesso di soggiorno. Dovrà quindi aspettare di essere controllato e interrogato mentre il provocatore si allontana tranquillamente. Ecco perché io dico basta, gli immigrati non devono rispettare la legalità: essi devono essere la Legalità fatta persona. E sto parlando della quotidianità, delle piccole cose: se vedete un italiano parcheggiare la macchina sulle strisce pedonali, o in seconda fila, fate chiamare i vigili. I ragazzi stranieri denuncino i compagni italiani muniti di bigliettini agli esami universitari e di maturità. Tutte le signore velate si tengano strette le borsette non appena vedono un italiano salire sul pullman. Sono sicuro che l'opinione pubblica del Bel Paese apprezzerà questa ventata di fresca ed efficiente legalità. O sbaglio?