Notizie

Loading...

giovedì 4 ottobre 2007

I copti, tra mito e realtà (I)

La cattedrale copta di Aswan, sulle rive del Nilo. Egitto
L'altro giorno ho pubblicato la lettera inviatami da una signora, "cittadina italiana e di nazionalità italiana", sposata con un cittadino egiziano di fede cristiana e quindi convertita all'ortodossia copta. Nella lettera, la signora in questione si diceva "assai assai basita" - forse sarebbe il caso dire "sconvolta" - dopo aver letto casualmente un mio vecchio articolo intitolato: "I cristiani sono "perseguitati" in Egitto?" (2004). Per comunicarmi tutto il suo disappunto ha voluto ricordarmi quanti "giovani copti vivono nei monasteri" nonostante siano "laureati che parlano due o tre lingue" perché "non trovano un lavoro, e vengono aiutati dai monaci, in maniera da non pesare sulla famiglia". Evidentemente non ancora soddisfatta, è andata a lamentarsi anche sul forum delirante di Magdi Allam, vicedirettore onorario del Corriere della Sera e fedele lettore di questo blog, segnalando di aver trovato "nel web ieri un articolo, troppo lungo da proporre ma, assurdo nel suo contenuto". Ovviamente il mio. E anche da quelle parti ha ribadito (con le maiuscole) un concetto già espresso nella lettera a me inviata: "VORREI CHIEDERE A QUESTA PERSONA, SE VUOLE CHIEDERE PERSONALMENTE A MIO MARITO DI QUANTO SONO STATI CARINI E SIMPATICI I SUOI COMPAGNI DELLA SCUOLA SUPERIORE?".

Vediamo se ho capito bene: sulla base dei ricordi adolescenziali del marito della signora, traumatizzato dai compagni antipatici della scuola superiore, e il fatto che molti giovani copti laureati e preparati non trovano lavoro (la signora evidentemente non è informata sui tassi di disoccupazione in Egitto. E a differenza dei loro coetanei musulmani, i giovani copti trovano almeno sostegno nei monasteri. Ah, ma ci sono i monasteri in Egitto? Beh...se lo dice la stessa signora che si lamenta della persecuzione dei copti...), io dovrei concludere che i cristiani sono "perseguitati" in Egitto. Non so voi, ma a me sembra un po' pochino come informazioni da cui dedurre che in Egitto ci sia una "persecuzione" a danno dei cristiani, e quindi la tentazione di rimandare la signora a chiedere lumi a Magdi Allam è un po' forte. E' l'unico che fa al caso suo: tra una bibliografia che annovera un articolo del settimanale Gente, un'intervista a Grazia e una comparsata al Processo di Biscardi, scrive cose brevi, banali e soprattutto comprensibili. Come non si può soccombere all'immediato impatto degli slogan che l'indefesso Allam ci rifila quotidianamente? "I cristiani sono i veri autoctoni della regione", "Salviamo i cristiani del Medio Oriente"...Io invece - se permettete - attingo alle fonti storiche e alle analisi geopolitiche, e di conseguenza mi trovo costretto a scrivere cose complicate e assurde, che la signora - con tutta la buona volontà di questo mondo - non è in grado di digerire. Diciamocelo: sono fermamente convinto che scrivere l'ennesimo "post troppo lungo" per spiegare una questione cosi delicata ad una "cittadina italiana e di nazionalità italiana" che scrive "ha scuola" con il verbo "avere" sia tempo sprecato in partenza.

Ciononostante, lo faccio lo stesso: non per lei, ma per qualche altro lettore più curioso e interessato che potrebbe finire occasionalmente su questo blog alla ricerca di informazioni attendibili. Cominciamo quindi col rispondere alla balla a cui credono, sfortunatamente, alcuni miei connazionali copti - e che in Italia viene propagandata anche da Magdi Allam - secondo cui i "cristiani", in questo caso i "copti", sarebbero gli "abitanti autoctoni dell'Egitto" (il che fa ovviamente dei musulmani degli "intrusi" o degli "invasori"). Questa questione l'ho trattata nella mia ultima pubblicazione citando un contributo di Philippe Fargues intitolato: "I cristiani arabi dell’Oriente: una prospettiva demografica "pubblicato nel volume "Comunità cristiane nell’Islam arabo. La sfida del futuro", curato da Andrea Pacini (Ed. Fondazione Giovanni Agnelli, Torino, 1996). Come sottolinea Fargues, al momento della conquista islamica dei paesi del nord-africa, l’Islam era la reli­gione di una piccola minoranza: quella dei ceti domi­nanti. Nei territori precedentemente appartenuti all’impero persiano o bizantino, la maggior parte della popolazione restava invece fedele alle vecchie religioni. Ebbene, la disuguaglianza demografica tra conquistatori e popolazioni conquistate mise comunque in moto il processo di fusione: i soldati e i mercanti che portarono l’Islam costituivano infatti una popolazione essenzialmente maschile e il matrimonio misto era necessario per la sopravvivenza del gruppo. Dal momento che qualunque fosse la combinazione religiosa dei coniugi i figli nascevano musulmani (in base alla legge islamica, i figli appartengono alla religione del padre), l’islamizzazione avrebbe seguito una curva in accelerazione finché i musulmani non vennero a creare metà della popolazione. Una simulazione dimostra che sull’arco di un migliaio di anni, i soli matrimoni misti e la conversione maschile richiesta da parte dei non musulmani per poter sposare una musulmana sarebbero stati sufficienti a determinare una proporzione di musulmani uguale al novanta per cento circa. Esattamente come è oggi in Egitto. Aggiungiamo a questo anche le conversioni spontanee, o interessate (per non pagare il tributo o per fare carriera nell'amministrazione pubblica) e il gioco è fatto. Ecco perché - contrariamente a ciò che viene propagandato - i musulmani egiziani sono, indipendemente dalla loro fede, abitanti autoctoni dell'Egitto a tutti gli effetti. Leggi la Seconda Parte.