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venerdì 5 ottobre 2007

I copti, tra mito e realtà (II)

La cattedrale sede del Papato Copto
Quartiere di Abbsiya, Il Cairo.

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Una volta chiarito che copti e musulmani sono entrambi, a pieno titolo, cittadini autoctoni dell'Egitto, viene spontaneo chiedersi: i copti, che rappresentano una minoranza confessionale pari al 10% della popolazione egiziana a maggioranza islamica, sono veramente perseguitati? Su questo punto risponde Boutros Boutros Ghali, cittadino egiziano di fede copta, già ministro dell'Economia in Egitto e Segretario Generale delle Nazioni Unite, con il suo discorso davanti al Concilio Nazionale delle Chiese di Cristo negli Stati Uniti (Washington, 1997). In quell'occasione, Ghali disse: "Io sono la prova che i copti non sono perseguitati. Sono un copto di ottava generazione e quelli che vivono nel mio paese sanno che sono di fede copta. E sono stato promosso, nel nostro governo, al livello di importanza che occupa Robert Rubin nel vostro governo. C'è un gruppo di copti, nel vostro paese, che vuole tracciare un divario tra i copti e i musulmani nel mio paese. Dovreste parlare ai copti nel mio paese, alla maggioranza copta. Ovviamente, alcuni copti e altri ritengono che in alcuni momenti e in alcune circostanze, vengono discriminati. Ma anche le minoranze negli Stati Uniti condividono questo sentimento. E noi in Egitto non riteniamo appropriato legiferare sul come gli Stati Uniti gestiscono i loro problemi con le minoranze".

Boutros Boutros Ghali è solo uno dei copti che hanno fatto la storia contemporanea dell'Egitto. Appartiene, come lui stesso ha ricordato, ad una famiglia che è impegnata nella politica egiziana da sempre. In effetti, anche suo nonno (1846 - 1910) - insignito del titolo di Pascià - fu Primo ministro del governo egiziano. Ma si può fare anche l'esempio, ancor più contemporaneo - e certamente noto in Italia per aver acquisito la Wind - di Naguib Sawiris, un altro cittadino egiziano di fede copta, diventato leader nei paesi dell'area del Mediterraneo per la telefonia fissa e mobile (controlla Mobinil, la principale società egiziana di telefonia mobile) e per le attività edilizie e turistiche. Ora, qualcuno mi sa spiegare come fanno i copti ad essere "preseguitati" in Egitto e nello stesso tempo finiscono per diventare ministri internazionalmente riconosciuti al punto di essere candidati e promossi alla guida delle Nazioni Unite? Qualcuno mi sa spiegare come fanno ad essere "perseguitati" e nello stesso tempo finiscono per trovarsi al 62° posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo pubblicata dalla rivista Forbes nel 2007? Se ci fosse persecuzione, il governo non si sarebbe di certo permesso il lusso di far fare carriera a Ghali fino a permettergli di ricoprire un incarico prestigioso a New York. Né avrebbe consentito a Sawiris di avviare cantieri e acquisire società finendo per accumulare una ricchezza considerevole. E di certo non avrebbe tollerato la presenza di un Papa a capo di una gerarchia religiosa che gestisce una rete di centinaia di imponenti cattedrali, chiese, monasteri, ospedali, scuole e strutture caritatevoli cristiane. E ancor meno avrebbe accettato l'insegnamento della religione cristiana nelle scuole, le processioni pubbliche a Pasqua, la diretta Tv statale della messa natalizia, o l'assegnamento delle forze dell'ordine a difesa dei luoghi di culto cristiani da possibili attentati terroristici.

Questo forse significa che la vita dei copti sia assolutamente priva di problemi in Egitto? Su questo punto, ancora una volta non rispondo io, ma Jacques Masson, gesuita appartenente al Collège de la Sainte-Famille che ha sede al Cairo. In un articolo pubblicato sul numero 92 di Géopolitique, rivista francese pubblicata dall'Istituto Internazionale di Geopolitica, scrive testualmente: "Leggiamo su numerose riviste straniere che i copti sono perseguitati. Certo, a volte ci sono incidenti, spesso e volentieri delle risse nei villaggi, tra gente semplice e per motivi futili. C'è questa opposizione latente al "corpo estraneo" che l'organismo rifiuta - "Niente lavoro per Mikhail da Mohamed": c'è, infine, lo sforzo di convertire l'altro che vive nell'errore - e ci sono le conversioni all'Islam. Ma non possiamo certamente parlare di persecuzione nel senso stretto del termine. Il musulmano della strada, lui, dice che i cristiani d'Egitto sono meglio protetti oggi dei musulmani. (...) Coloro che gridano alla persecuzione dei cristiani sono i copti della diaspora. Ma bisogna, a questo punto, approffondire un po' lo stato della Chiesa Copta in Egitto per comprendere meglio come funziona questo equilibrio delicato tra ciò che alcuni chiamano "persecuzioni" e ciò che altri chiamano "sovra-protezione"". Ed è esattamente ciò che faremo sulle pagine di questo blog nei prossimi giorni. (Continua)