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giovedì 11 ottobre 2007

Il Senso del Sacrificio

Ho ricevuto ieri questo commento in risposta all'articolo "Molto rumore per nulla". Ringrazio di cuore chi ha voluto condividere con me e con i lettori di questo blog questa esperienza di vita e, ovviamente, ve la ripropongo come "Post del giorno".

Caro Sherif,

Seguo il tuo blog con interesse e vorrei lasciare una piccola testimonianza che avvalora questo articolo. Anni fa, da studente, mi e' capitato di lavorare per diversi anni nel settore della ristorazione a Roma. (Meno eufemisticamente, nelle CUCINE dei ristoranti romani). Sono venuta cosi' a conoscenza della realta' dei miei amici e compagni di lavoro, costituito al 99% da immigrati. La manodopera egiziana e' la maggioranza nei ristoranti. I miei "colleghi" erano quasi sempre laureati, in minoranza solo diplomati. L'iter collaudato era sempre lo stesso. Il nuovo arrivato in Italia veniva ospitato da un ristorante dove aveva gia' amici o parenti che gli impartivano un periodo di formazione in cui imparavano il mestiere (aiuto cuoco, pizzaiolo etc..) per un modesto compenso o, talvolta, gratis. Dopo pochi mesi il nuovo arrivato poteva andare a lavorare in un altro ristorante dove poteva a quel punto usare la conoscenza acquisita sul campo. Ho visto lavorare questi ragazzi su doppi turni anche per 18 ore al giorno. La loro serieta' e caparbieta' sul lavoro ha fato guadagnare una tale fama agli egiziani che molti ristoratori volevano lavorare SOLO con egiziani. Non viene detto ai clienti che nelle cucine dei ristoranti di Roma non ci sono piu' cuochi e pizzaioli italiani. Eppure di italiani che venivano a cercare lavoro ne venivano parecchi, il risultato sempre lo stesso: le ore di lavoro sono troppe, lo stipendio non e' abbastanza alto (esempio, i cuochi italiani volevano almeno 2500/3000 euro al mese, l'egiziano accettava 1500/2000 ). Potrei commentare anche su quanti di questi ragazzi lavoravano in nero e quindi automaticamente resi illegali, non per loro colpa ma perche il datore di lavoro non voleva pagare le tasse. Potrei raccontare di come uno di questi lavoratori dopo 2 anni a lavorare come una bestia si e' visto negare dal padrone il permesso di lavoro e non ha potuto visitare il padre sul letto di morte, in Egitto, perche' rischiava di non rientrare piu'. Vivo a Londra adesso, i commenti sugli immigrati sono perfino peggiori che in Italia. Molti commentano su come gli immigrati rubano il lavoro, lo spazio e le risorse del paese. Pochi si soffermano sulla triste realta' di uno sfruttamento osceno che pero' contribuisce non poco alla nostra economia. Gli italiani dovrebbero ricordare quando, per lavorare, intere generazioni sono andate a contribuire all'economia di altri paesi. Le nuove generazioni che non trovano lavoro farebbero meglio ad accettare sacrifici (che non piacciono a nessuno) e a capire le vere motivazioni della scarsezza di lavoro in Italia. Motivazioni che con l'immigrazione hanno poco a che fare.

Grazia Meo-Colombo