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giovedì 25 ottobre 2007

Magdante Allamieri

"Aiuto, stiamo «suicidando» la lingua italiana!". L'accorato grido d'allarme è stato lanciato nientepopodimeno che dall'ex-cittadino egiziano Magdi Allam, attuale Vicedirettore onorario del Corriere della Sera. A spingerlo ad occuparsi con cotanta passione dell'idioma nazionale è stato un episodio vergognoso - macché - di gravità inaudita: "L'apparire sui tram milanesi della pubblicità della Kinder Ferrero in inglese, spagnolo e arabo". Se aggiungiamo alla suddetta pure quella della Omnitel e quella del GTT (Gruppo Trasporti Torinese) proposte - pensate un po', che vergogna - in spagnolo, arabo, inglese e addirittura cinese, emerge in tutta la sua malvagità la dimensione del complotto internazionale sponsorizzato dalle multinazionali e dallo stesso governo italiano per distruggere l'identità e la cultura dell'Italia.

Sinceramente non ho ancora capito se Magdi Allam occupa gli spazi del Corriere con questi "editoriali" perché non trova nient'altro di cui parlare (soprattutto ora che l'Islam è passato un po' di moda) o perché aspira alla carriera del comico. Un fatto però è certo: in un paese dove gli studenti universitari non riescono a sostenere con successo un esame all'acqua di rose come il Preliminary English Test, e dove la traduzione simultanea o consecutiva è un obbligo imprescindibile per qualsiasi convegno o incontro in cui si parli una lingua diversa dall'italiano, non ci voleva di certo un immigrato egiziano che afferma che "L'investimento deve essere fatto non per rincorrere le lingue dei nostri ospiti, ma per vincolare l'ospite a conoscere la nostra lingua".

Consiglierei ad Allam di leggere l'ultima ricerca del Censis. Probabilmente sarà confortato dalla lettura dei suoi "dati piuttosto scoraggianti anche sulla futura diffusione delle lingue straniere in Italia. Infatti nonostante il 68% degli intervistati sia convinto dell'importanza delle lingue per migliorare il proprio successo lavorativo, sia in termini di ricerca del lavoro che di possibilità di carriera, non c'è una forte motivazione a imparare una lingua straniera in futuro. Oltre la metà (52,9%) della popolazione infatti non ha alcuna intenzione di farlo, il 25,2% probabilmente non lo farà, mentre solo il 4% è spinto da una forte motivazione e il 17,9% forse lo farà". E lo invito a leggere molto attentamente soprattutto quando si afferma che "l'italiano è la quinta lingua "straniera" parlata in Italia" proprio grazie alla presenza degli immigrati.

Non c'è bisogno di Magdi Allam o dell'Onorevole Santanché
- che ha deciso di pubblicare "un manifesto a pagamento con una scritta in arabo che recita «Imparate l'italiano e sarete più sicuri dei vostri diritti, dei vostri doveri e del posto che vi spetta nella nostra Patria»" - per esortare l'immigrato a imparare e padroneggiare la lingua del paese di accoglienza. Dedichino piuttosto i loro encomiabili sforzi agli studenti italiani che scioperano e manifestano contro gli esami di riparazione, agli insegnanti che fanno sempre più fatica ad insegnare in una scuola che non valorizza le loro competenze, agli italiani "istruiti" che scrivono di essere andati "ha scuola" con il verbo avere, ai loro colleghi di opposizione e di governo che si inventano tempi e vocaboli che non stanno nè in cielo nè in terra. Poi comincino a riflettere se non è il caso cominciare, in un mondo sempre più globalizzato, ad abituare gli italiani a sentire e anche a vedere in giro lingue diverse.

L'anno scorso, in una conferenza stampa congiunta, il Presidente Bush, Condoleezza Rice e Donald Rumsfeld hanno presentato il National Security Language Initiative che mira a istruire migliaia di statunitensi - a partire dall'asilo - in "critical need foreign languages" ("lingue estere di necessità critica"), precisamente in cinese, coreano, hindi, farsi, urdu, turco e arabo. Ma lasciamo stare da parte la sicurezza nazionale: come faranno, i giovani italiani, a competere con i loro coetanei immigrati che parlano come minimo due lingue? In Italia il 68% degli intervistati del Censis è convinto dell'importanza delle lingue per migliorare il proprio successo lavorativo, sia in termini di ricerca del lavoro che di possibilità di carriera, ma per la maggioranza non c'è una forte motivazione a imparare una lingua straniera in futuro. Per il 55,9% della popolazione italiana lo studio delle lingue a scuola è ritenuto scarso o gravemente insufficiente, mentre è adeguato solo secondo il 32,6% del campione.

Perché scandalizzarsi di fronte alla pubblicità o agli opuscoli
in lingue straniere destinati agli immigrati? Perché, come dice Allam, "un privato cittadino si accolla l'onere anche finanziario di esortare lo straniero a imparare la lingua nazionale"? Qui si superano i limiti del ridicolo: i cittadini immigrati pagano fior di tasse e non hanno nulla in cambio: i loro permessi, che durano un anno, impiegano sei-otto mesi per essere rinnovati alla modica cifra di 70 euro. I loro figli, che nascono in Italia, non sono cittadini italiani. Tutta la loro esistenza è caratterizzata dall'aleatorietà. Dare loro un opuscolo nella propria lingua è considerato eccessivo? E' forse più carino vedere il funzionario di un ufficio pubblico urlare di fronte ad un cittadino cinese appena arrivato in Italia, nella vana speranza che l'aumento del volume della sua voce contribuisca a rendere più chiare le sue parole? Una scena improponibile negli USA. Non a caso sono spesso tentato di sollevare la seguente obiezione: "Guardi che è solo cinese, non sordo"