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mercoledì 10 ottobre 2007

Molto rumore per nulla (II)

Ieri ho evocato alcuni casi di cronaca in cui, per futili motivi - quali il rumore, un rimprovero, un insulto - ci è scappato il morto (o i morti). Dicevo che, in Egitto appunto, era impensabile sentire di un omicidio accaduto a causa del rumore, poiché il Cairo è una metropoli già abbastanza rumorosa. E che, in Italia, sono il primo ad apprezzare e a difendere la quiete pubblica, memore delle assurdità notturne della capitale egiziana, inclusi matrimoni e funerali celebrati in strada in piena notte o inaugurazione di negozi con tanto di amplificatori, stile discoteca, fino alle due del mattino. Ciononostante intravedo, in questi casi isolati ma sempre più frequenti di delitti efferati all'italiana, qualcosa di molto preoccupante, che ha direttamente a che fare anche con la realtà dell'immigrazione. Tale fenomeno allarmante si chiama ipocondria. E l'ipocondria, si sa, è uno "stato psichico morboso prevalentemente nevrotico, che conduce a esagerare la portata dei minimi sintomi patologici o a inventare l’esistenza di malattie clinicamente ingiustificabili". Ho la netta impressione che l'Ipocondria sia una malattia abbastanza diffusa in Italia. E sono fermamente convinto che la sua diffusione abbia serie ricadute anche sul modo con cui gli italiani guardano al fenomeno immigratorio e di conseguenza agli immigrati che decidono di stabilirsi nel Bel Paese.

Negli ultimi tempi è diventato assai frequente sentire affermazioni secondo cui "
Ogni paese ha un'estensione precisa, e delle risorse limitate per garantire la vita (non la mera sopravvivenza) a chi lo abita. L'Italia, l'Europa, è satura di popolazione". Un'affermazione sbugiardata da tutte le ricerche, analisi e statistiche demografiche che dimostrano invece come la popolazione italiana già in declino sia aumentata, a partire dal 2001, principalmente a causa delle sanatorie, delle leggi sull'immigrazione e del tasso di fecondità delle donne immigrate. Eppure persino Beppe Grillo - il novello demagogo populista - ha inaugurato un suo articolo sull'immigrazione dicendo che "Un Paese non può vivere al di sopra dei propri mezzi". E giù a parlare dei "sacri confini della Patria sconsacrati dai politici", ben illustrati in questa vignetta di Mauro Biani: quelli "della Sacra Panza". Perché la verità è proprio questa: non è vero che l'Italia è sovrappopolata, anzi. Ha bisogno di ancora più immigrati per bilanciare il deficit nel sistema pensionistico. Tutte le ricerche concordano nel considerare l'Italia come una delle più importanti mete di immigrazione dei prossimi anni. E non è vero che le risorse scarseggiano o che il paese rischi di vivere al di sopra delle proprie possibilità a causa degli immigrati. E' vero invece che molte famiglie italiane si concedono benefit - come la Tv al plasma, il cellulare ultimo modello, le scarpe firmate e altre amenità - anche a costo di sacrificare l'essenziale, come i libri di scuola o un corso di inglese. Grillo è mal informato: l'italiano medio vive già al di sopra dei propri mezzi, mentre gli immigrati "ruscano" e si accontentano. Sono felici di fare due turni di lavoro, di rinunciare alle vacanze, pur di fornire ai loro figli un'educazione migliore, un'abitazione degna, la prospettiva di un futuro.

A Grillo piace affermare che i giovani lavorano nei call-center perché "in Italia non c'è lavoro". Balle: il lavoro c'è, per chi si vuole svegliare alle cinque del mattino e mungere le vacche come fanno i marocchini in Valle d'Aosta. Per chi è disposto a fare da badante ad un anziano come molti peruviani. Per chi se la sente di fare un doppio turno nelle officine. Per chi non ha come massima aspirazione nella vita sfoggiare l'ultimo modello di cellulare. Per chi non considera come idoli i vari Corona, Canalis e via dicendo. In Italia ci sono - dati della Unioncamere - 200.000 imprese di extracomunitari. Cosa fanno, questi? Lavorano. Vi risiede quasi 4 milioni di stranieri regolari. Secondo voi cosa fanno, questi, per poter rinnovare il permesso di soggiorno? Lavorano. E pagano tutti le tasse. In occasione di ogni decreto flussi, si presentano in centinaia di migliaia alle poste, desiderosi di mettersi in regola, tutti già residenti in Italia ove - indovinate cosa fanno? - lavorano, seppur in nero perché entrati clandestinamente. Ma allora cosa c'è che non va? L'ipocondria imperante, dico io. Cosi come il giovane italiano non è disposto - nel caso del sacrificio estremo - ad andare "al di sotto" della soglia del Call-center per fare il badante o l'infermiere, l'italiano medio non è disposto a salire su un pullman - vuoto, e con tanto spazio dove stare comodamente in piedi - e doverlo fare perché ci sono due africani che hanno occupato gli ultimi due posti disponibili. Non è disposto a stare cinque minuti in più in fila all'anagrafe, perché prima di lui c'è una famiglia di immigrati che chiede informazioni allo sportello. Forse è il caso sacrificare qualche piccola e insignificante comodità, allora, per vivere meglio senza prendersela con gli altri. O no?