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lunedì 8 ottobre 2007

Zi, buana!

Ieri, ho pubblicato come "articolo del giorno" il commento di un lettore ad un mio precedente post. Proverò a riassumerne il contenuto, anche se il più veloce ed efficace metodo per farlo sarebbe quello di riprendere il commento lasciato sotto l'articolo in questione da Malih, anche lui assiduo lettore nonché brillante commentatore occasionale di questo sito: "Provo a riassumere: gli stranieri si rassegnino. In quanto ospiti e minoranza devono accettare di essere discriminati. Perchè, secondo Alessandro, è così che va il mondo, così è sempre stato, e per sempre sarà così. Infine, Alessandro aggiunge, che neanche a lui piace questo stato di cose. Inoltre, Alessandro, ci dà anche un consiglio: possiamo sempre tornarcene a casa nostra. Lei, Alessandro, è veramente una persona per bene". In effetti, Alessandro afferma di essere un "elettore di sinistra" che concorda "pienamente sul fatto che un'ondata ideologica marcatamente razzista e xenofoba sta permeando l'Italia". Dice si essere persino "favorevolissimo anche alla concessione del voto a TUTTI i cittadini stranieri". Peccato però che, nello stesso commento, egli affermi anche che "la discriminazione dei diritti tra Cittadini italiani e extracomunitari, abbia pieno diritto di cittadinanza nel dibattito politico" e che - tenetevi forte - "pur non condividendo gli argomenti xenofobi che sempre più successo riscuotono nel nostro Paese, ne ammetto la piena liceità".

Credo che Alessandro possa essere portato come esempio paradigmatico dello stato in cui versa la politica italiana. Si tratta infatti di un tipico elettore di quella che chiamo - molto ironicamente - la politica del "Dest-sinist, Sinist-dest". Non potendo più distinguere ciò che è di Destra da ciò che è di Sinistra, l'elettore Dest-sinist trova perfettamente normale essere a favore dell'integrazione e, contemporaneamente, pienamente leciti gli argomenti xenofobi (che dovrebbero - il condizionale è d'obbligo in Italia - essere vietati per legge). Come possa verificarsi questo miracolo di incoerenza, lo spiega Alessandro stesso: "Purtroppo la maggioranza degli italiani non la pensa così" (cioè non sono favorevoli all'immigrazione). Il che rende, secondo lui, automaticamente leciti anche gli argomenti xenofobi. Mi permetto di ricordagli che la maggioranza degli italiani idolatrava anche Mussolini, tanto per incominciare. E poi è "naturale che in una certa misura chi è in possesso di cittadinanza, sul proprio territorio, abbia la tendenza a conservare per sé alcuni diritti". Come se ciò non bastasse - e qui viene il bello - egli confessa di non riuscire neanche lontanamente a "concepire come un cittadino extracomunitario (nella fattispecie egiziano) possa stabilirsi in Italia per motivi di studio e lavoro e per questo si senta in diritto di PRETENDERE uguaglianza di trattamento". Nel caso non fosse chiaro, si fa ancor più esplicito: "Non le piace? Torni in Egitto e viva sereno, altrimenti accetti le condizioni a volte umilianti cui gli stranieri sono sottoposti auspicando (e non pretendendo) un mutamento del clima culturale e del quadro legislativo".

Di fronte ad un simile linguaggio - converrete con me - è difficile fornire una risposta "moderata" e "diplomatica". Quel inqualicabile individuo è venuto fino al mio blog per dirmi - sto usando le sue parole - che devo "accettare le condizioni umilianti cui gli stranieri sono sottoposti" nel suo paese in attesa che Sua Signoria - dopo aver doverosamente confabulato con i suoi connazionali xenofobi - si decida, forse, di elargire generosamente un trattamento migliore sul piano legislativo e sociale. Cerchiamo di mettere le cose in chiaro allora, anche se per l'ennesima volta. Io non sono stato invitato in Italia, come molti giustamente affermano leggendo i miei articoli. Verissimo, non oserei mai metterlo in dubbio. Anzi, lo rivendico con orgoglio. Sono venuto in Italia per mia spontanea volontà, scartando altre ipotesi e rifiutando persino una generosa borsa di studio messa a mia disposizione dal Ministero degli Affari Esteri Italiano. Sono quindi un libero cittadino del mondo che ha deciso autonomamente di venire in Italia, paese che - tramite la sua rappresentanza consolare - mi ha fornito un visto di ingresso doverosamente pagato in contanti (il primo pagamento di una lunga serie). Io non so se il sig. Alessandro si rende conto di quello che ha scritto: sta chiedendo ad uno che ha fatto le superiori dai Salesiani al Cairo, e che già allora scriveva temi sulla politica italiana (seguita a distanza sui giornali d'importazione o sui canali satellitari), di stare zitto ora che in Italia ci vive e che queste tematiche lo investono direttamente. Se la pretesa dei diritti deve essere prerogativa dei cittadini di ogni paese, cosa fanno - o facevano - alcuni eserciti (ripeto, eserciti) occidentali in paesi lontani migliaia di chilometri dal proprio? Perché si discute sui media occidentali dei sistemi governativi di paesi altrettanto lontani? Caro Alessandro, non sono disposto a mercanteggiare sui miei diritti (a cominciare dal rispetto che mi è dovuto in quanto essere umano) e tanto meno ad aspettare la Sua elemosina per ottenerli. L'ho già detto una volta su questo blog e l'hanno persino riportato - indignatissimi - su La Padania: "i tempi dello Zi badrone sono finiti". E, per quanto mi riguarda, non erano neanche lontanamente cominciati.