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mercoledì 21 novembre 2007

Aspettando sulla sponda (III)

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"Politica". Con questa magica parola, Giuliano Ferrara ha egregiamente spiegato la posizione del quotidiano dal lui diretto in merito alla pubblicazione (tra l'altro positivamente commentata) dell'appello dei 138 saggi musulmani agli esponenti delle Chiese Cristiane. "Politica". Con questa parola ha liquidato i critici dell'appello, come Carlo Panella, definito senza tanti giri di parole come un "islamista dilettante" che non sa manco l'arabo. "Politica. Comprendi il significato di questa parola, strettamente intrecciata con cultura e informazione? Una postilla", gli scrisse infatti Ferrara in una lettera dai toni infuocati, conclusasi con una "Fatwa" di decapitazione. Lo stesso concetto viene ribadito nella risposta, un pelino più diplomatica (e cioè senza "Fatwa"), a Magdi Allam: "Stavolta ci è sembrato più serio esaminare in modo aperto, senza ripetere concetti come litanie, un testo la cui ambiguità aperturista e dialogante, sia per il suo tenore teologico sia per il suo senso politico sia per i suoi firmatari, farebbe scandalo o introdurrebbe contraddizione nelle moschee e nelle madrasse in cui si predica il jihad". Ebbene, l'esperienza insegna che quando Ferrara pronuncia la parola "Politica" bisogna drizzare le orecchie e puntare le antenne. Figlio del senatore comunista Maurizio Ferrara, si avvicinò infatti alla politica da contestatore. Pensate che nel 1982, infuriato con l’assessore della cultura torinese Giorgio Balmas, reo di non aver dato subito la notizia della strage di Sabra e Chatila per non interrompere un concerto per la pace che il Comune aveva organizzato in piazza, «perdeva il controllo di sé, insultava l’assessore, malmenava il funzionario della ripartizione cultura, stendendolo sul selciato, con un cazzotto in pieno viso». Lascia quindi il PCI, che non ha dedicato il concerto alle vittime, per passare al PSI e finire in Forza Italia: è stato europarlamentare, ministro e persino candidato al Colle. Giornalista ma anche - per sua ammissione - confidente retribuito della CIA, finisce per diventare direttore del Foglio (edito dall'omonima cooperativa editoriale della quale fa parte Veronica Lario, seconda moglie di Berlusconi) su cui propone oggi "le giornate per Israele".

Devo ammettere che è assai insolito, almeno per il sottoscritto, lo spettacolo di Ferrara che pubblica gli appelli dialoganti degli ulema islamici mentre dichiara a gran voce che il suo giornale "non è un foglio di ortodossia anti-islamica, men che meno di professionismo anti-islamico, incapace di usare la ragione per capire le sfumature di senso in testi e fatti che gli si presentano davanti". Ecco perché è interessante capire per quale motivo bacchetta uno dei suoi primissimi e fidatissimi collaboratori, Carlo Panella, definendolo un "Eccitato islamista dilettante" che "sfoga il proprio senso di colpa per il suo passato khomeinista trasformandosi in professionista dell’anti-islam". O il motivo per cui viene ripreso da un musulmano come Magdi Allam, che finisce per essere definito "censore". Forse perché, come spiega Gianluca Bifolchi, "La centralità mediatica di un personaggio equivoco come Magdi Allam dipende dall'importanza che ha assunto in anni recenti la percezione del contesto mediorientale, come area in cui gli obiettivi dell'Impero possono essere raggiunti col dispiegamento della violenza militare, evitando le incertezze e le lungaggini del "golpe morbido" che si sperimenta in Ucraina e Venezuela. In altre parole Magdi Allam opera nel senso della costruzione di un consenso all'uccisione dell'uomo arabo, e alla facilità di escogitare giustificazioni a una tale pratica" e il giorno in cui "decideranno di usare le tattiche del "golpe morbido" anche in Medio Oriente (...) i Magdi Allam non serviranno più"?

Per quale motivo Khalid Chaouki, diventato membro della Consulta Islamica del Ministero degli Interni proprio grazie alla sponsorizzazione di Magdi Allam, oggi prende le distanze platealmente da quest'ultimo? L'episodio che riguarda il giovane Khalid merita di essere approffondito: l'ex-presidente dei Giovani Musulmani Italiani (GMI), aveva infatti lasciato l'Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia (UCOII), particolarmente invisa ad Allam, accompagnato da una feroce polemica. Per questo Allam gli aveva dedicato due paginette poetiche, che ben presto dovrà rimangiarsi, come Paperon de' Paperoni che si mangia il cappello dopo ogni sconfitta. Ma questa è una costante dell'esperto de' noantri: Non è forse Allam a dire che Hamza Piccardo, ex Segretario dell'UCOII, "
vive la sua vita con una integrità morale, un'onestà intelletuale e una generosità interiore che è difficile disconoscergli (...) Piccardo si considera ed è effettivamente un laico" prima di trasformarlo nella quintessenza del fondamentalismo islamico in Italia? Non è forse Allam a dipingere Feras Jabareen, Imam di Colle Val D'Elsa, come “un arabo-israeliano che ha deciso di dare concretezza all'impegno di affermare un Islam tollerante, pacifico, aperto e compatibile con le leggi e i valori dell'Italia” prima di farlo passare per un Imam dissimulatore dei Fratelli Musulmani? Ebbene, anche Chaouki ebbe il suo periodo idilliaco con Allam, che non prometteva nulla di buono: "il libro di Khalid, Salaam Italia! La voce di un giovane musulmano italiano (Aliberti Editore) reca una mia prefazione. Dove esprimo il mio profondo apprezzamento per la personalità del giovane Khalid, che ha 22 anni, tanto buonsenso e tantissima voglia di affermare un islam compatibile con i valori fondanti della comune civiltà umana". Secondo voi come è finita? Ovviamente male. Tra l'altro, essere menzionati positivamente da Allam non può che portare sfiga. (Leggi la Quarta Puntata)