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martedì 20 novembre 2007

Aspettando sulla sponda (II)

Leggi la Prima Puntata

Dopo l'attacco di Panella al Foglio, reo di aver pubblicato la lettera di 138 saggi musulmani al mondo cristiano, Ferrara sbotta: "Caro Carlo, se fossi supponente come te in questa letterina, e decidessi di ritorcere contro il mittente il suo metodo polemico, liquiderei la faccenda nel modo seguente: “Eccitato islamista dilettante sfoga il proprio senso di colpa per il suo passato khomeinista trasformandosi in professionista dell’anti-islam; prende autolesionisticamente a bersaglio il giornale a cui collabora e che pubblica da anni le sue idee e ricerche (e purtroppo un certo numero di non-notizie da lui proposte, non sempre classiche); gli imputa di essere fuori linea, con cedimenti creduloni all’antisemitismo, per aver pubblicato la lettera dialogante dei 138 saggi musulmani ed averla commentata, oltre che con un pregevole scritto dell’islamista dilettante in questione, anche con qualche opinione di filosofi professionali, gesuiti professionisti di un’islamistica a prova di bomba e altra gente a conoscenza della lingua coranica, cardinali e patriarchi la cui voce era interessante ascoltare almeno quanto quella di C. Panella". Ma non si ferma qui, il buon Ferrara. Di Panella dice infatti che "si accanisce in modo bisbetico e ridicolo contro il collaboratore più giovane del Foglio, che forse lo fa soffrire perché gli ruba la scena come autore della più lunga, argomentata, seria campagna antifondamentalista che il giornalismo occidentale registri da anni".

Se un accademico qualsiasi avesse osato dire metà - ma che dico, un quarto - di quello che Ferrara ha detto di Panella, probabilmente sarebbe già finito sulla sempre più lunga lista di proscrizione anti-accademica di Allam. E se fosse un islamico, a dirle? Non parliamone nemmeno: avrebbero gridato tutti alla Fatwa, e i contribuenti avrebbero dovuto sobborcarsi un'altra scorta, che a quella di Allam manca solo la portantina barocca con relativi portatori. Anche perché Ferrara conclude il suo intervento contro Panella cosi: "Mancandomi la tua supponenza, e peccando di altro tipo di superbia, il testo tra virgolette è abrogato virtualmente e con simpatia per la tua momentanea ebbrezza" prima di aggiungere "Questa è l’importanza politica di quella lettera, per questo l’abbiamo pubblicata e commentata (...). Politica: comprendi il significato di questa parola, strettamente intrecciata con cultura e informazione? Una postilla. Giochicchi anche con un nostro cedimento inconsapevole all’antisemitismo e una scarsa attitudine a comprendere il tema della sacralità della vita. Penso che i lettori del Foglio, anche embrionali, abbiano riso". Poi arriva il colpo di scena, anzi... il colpo di scimitarra: "I lettori se la ridono. Manuele Paleologo se la ride da lassù. Io no. Una parola di più, un bicchierino di più, e ti decapito: tanto non conosci la formula di fede con cui convertirti all’islam in lingua originale all’ultimo istante, per evitare il colpo di scimitarra. Io sì". Insomma, sia tra "virgolette" che non, Ferrara ha dato dell'incompetente a Panella, rinfacciandogli anche il fatto che si occupa di mondo arabo-islamico (dal 2001), sfornando libri dai titoli raccapricianti (Piccolo Atlante del Jihad, 2002, I piccoli martiri assassini di Allah, 2003, L’antisemitismo islamico da Maometto a Bin Laden, 2005, Il libro nero dei regimi islamici, 2006, e Il Fascismo islamico, 2007) senza nemmeno conoscere la lingua araba. E dire che proprio Panella, un giorno, sostenne che mentre lui "sommerge gli avversari con una conoscenza impeccabile del contesto, Magdi è pieno di pecche: non sa nulla di filosofia islamica, di sciismo, di Iran. E' un ottimo cronista, non uno studioso o un analista".

Insomma, assistiamo al seguente spettacolo: Ferrara contro Panella e Allam, Allam e Panella contro Ferrara mentre Panella è contro Allam e viceversa. Ognuno di loro a dare dell'incompetente e del credulone all'altro. Ma è nella parola "Politica", invocata da Ferrara, che risiede il segreto di questo scontro epocale. Ferrara ha capito benissimo il fallimento della politica (e della propaganda) anti-islamica adottata in questi anni, anche se evidentemente non è ancora disposto ad ammetterlo apertamente. Certo però che lo intuisce, e cosi scopriamo che il quotidiano da lui diretto "non è un foglio di ortodossia anti-islamica, men che meno di professionismo anti-islamico, incapace di usare la ragione per capire le sfumature di senso in testi e fatti che gli si presentano davanti". Sfumature tutt'altro che sfumate, aggiungo io: la sempre montante opposizione alla guerra in Iraq sia da parte del popolo americano che dei vertici militari statunitensi, il dialogo con i movimenti islamisti teorizzato addirittura dai thinktank neoconservatori, figuriamoci quelli democratici che si apprestano a conquistare la Casa Bianca, l'evidente stabilizzazione e il previsto aumento del fenomeno migratorio in Europa e in Italia, la svolta nella politica estera italiana nei confronti del Medio Oriente. Insomma: anche Ferrara ha capito che prima o poi bisognerà ammainare le bandiere delle Crociate e cominciare a parlare di dialogo, tolleranza, e tutte le altre cose carine finora bandite dal lessico giornalistico italiano, specie se di destra. (Leggi la Terza Puntata)