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giovedì 22 novembre 2007

Aspettando sulla sponda (IV)

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Nel suo romanzo "Vincere la paura" (2005), Magdi Allam - Vicedirettore Onorario del Corriere - aveva dedicato inni al giovane Khalid Chaouki, attuale membro della Consulta Islamica del Viminale e già Presidente dei Giovani Musulmani Italiani, dimessosi da quel incarico lanciando pesanti accuse all'Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia (UCOII). Quest'ultima, come ben si sa, è un' associazione particolarmente invisa ad Allam stesso e il rapporto tra quest'ultimo e il suo ex-segretario, Hamza Roberto Piccardo, può essere definito in tutti i modi possibili tranne che "cordiale". Nel suo romanzo, Allam ricorda un episodio particolare: "Il confronto (per la presentazione del libro di Chaouki, recante una prefazione di Allam, ndr) tra Piccardo e Khalid era moderato dal sociologo francese di origine italiana, convertito all'Islam e membro dell'UOIF (Unione delle Organizzazioni islamiche francesi), la sigla corrispettiva dell'UCOII in Italia, legata ai Fratelli Musulmani. In platea c'erano circa 200 esponenti del GMI con alla loro testa il presidente Osama Al Saghir, anche lui come Khalid un giovane musulmano moderato. Non è un mistero che l'UCOII non abbia mai digerito il divorzio di Khalid dalla "casa madre", avvenuto ufficialmente alla fine del 2004 con le dimissioni di Khalid dalla presidenza del GMI che l'UCOII considera una propria creatura. Anche nel suo libro Khalid lancia pesanti critiche all'UCOII per la sua condivisione degli attentati terroristici in Israele e in Iraq contro gli ebrei e gli americani, cosi come denuncia il dispotismo, il nepotismo e l'arroganza del vertice storico dell'UCOII".

Dopodichè, Allam gongola (prematuramente): "Immaginatevi la rabbia dell'UCOII quando viene a sapere che Khalid aveva affidato a me la prefazione del suo libro, con il mio nome che compare addirittura in copertina. Quale scandalo! Quale eresia! Quale complotto! Era troppa la rabbia che Piccardo si portava dentro, troppo alto il livello della sfida lanciata da Khalid e, dietro di lui, da Magdi Allam. Quanto è troppo è troppo. Piccardo non ce l'ha fatta più. Ed è cosi, che nel suo intervento, proprio all'inizio dell'incontro, ha escalamato apertamente di fronte ai circa 200 partecipanti: "Magdi Allam è un nemico dell'Islam". Da questo momento, ovviamente, Allam andrà in giro a dire che è vittima di una "fatwa", ma questo è un altro discorso. Ciò che interessa, invece, è vedere come è finita appena due anni dopo. Come dice il proverbio cinese, basta aspettare comodamente sulla sponda. Ebbene,
nel recente numero di Reset che ha dedicato un vero e proprio dossier ad Allam, suscitando non poche polemiche, chi ritroviamo? Proprio Khalid Chaouki. Immaginatevi la rabbia di Magdi Allam quando viene a sapere che Khalid aveva affermato nel suo contributo che "scrivere di Magdi Allam significa oggi (...) fare uno sforzo nel mettere a fuoco l’evoluzione (o l’involuzione) del pensiero del vicedirettore ad personam del primo quotidiano nazionale, alla luce della mia esperienza personale, che mi ha visto insieme a Magdi e ad altri pochi amici, fautori di un laboratorio inedito nel panorama islamico italiano di dialogo e convivenza", culminato nella pubblicazione del Manifesto dei musulmani moderati. Immaginatevi la rabbia di Allam mentre legge Chaouki che racconta come: "cominciarono a registrarsi i primi dissapori e incomprensioni sulla gestione degli sviluppi di quanto l’avvenimento produceva, saldamente tenuti in mano da Magdi Allam. (...) Nel giro di qualche stagione però la linea di condotta di Magdi Allam scivolò in un abbraccio incondizionato del proclama intitolato Per l’Occidente di Marcello Pera, l’attacco indiscriminato di tutte le moschee, tutti gli imam, bollando il terrorismo con l’aggettivo tout court «islamico», atteggiamenti che non hanno rappresentato alleanze politiche casuali, formule giornalistiche convenzionali o volontà di evitare il politicamente corretto, bensì hanno interpretato e interpretano la convinzione intima di chi li sottoscrive che l’aggressività, la violenza e il radicalismo sono elementi radicati nella religione islamica e da qui il passaggio a un’impressione di vera e propria islamofobia è assai breve".

Ma come? Proprio il moderato Chaouki dà dell'Islamofobo a Magdi Allam? Già.
Immaginatevi la rabbia di Allam quando legge Chaouki che afferma che "Di fatto quando venni nominato nell’inverno del 2005 membro della Consulta per l’islam italiano dal ministro Pisanu, il mio atteggiamento di attenzione critica verso il mondo delle moschee mi causò incomprensioni e ostilità da parte di Magdi Allam e all’interno stesso della Consulta non volendo sottoscrivere documenti che, volendo isolare l’Ucoii, a mio parere, penalizzavano tutti i musulmani. Scegliendo la facile scorciatoia delle semplificazioni si è dipinta la moschea solo come luogo di lavaggio del cervello e fabbrica di kamikaze". Ma non è mica finita qui: "Infine la svolta decisamente pro Israele a senso unico di Magdi Allam nel suo ultimo libro Viva Israele mostra la fase finale di una corsa unidirezionale tra le braccia del pensiero neo-con, in cui evita di riconoscere le forze positive arabe, cristiane e islamiche che lottano per la democrazia e la pace in Medio Oriente. E nuovamente in nome di un modello unico di umanità sono state sbattute le porte in faccia a chi, come me, difende l’esistenza dello Stato di Israele, condanna fermamente gli attentati kamikaze, condanna le avventure militari israeliane e rivendica la nascita urgente di uno Stato palestinese. Credo che l’Italia non abbia soltanto bisogno della libertà di espressione di Magdi Allam, ma anche il bisogno disperato di altre voci islamiche plurali, che magari polemizzando tra loro possano dar vita a un mosaico di idee e proposte utili per costruire insieme a tutti la nostra nuova Europa". Parole sacrosante. Peccato che era troppo tardi. (Leggi la Quinta e ultima Puntata)