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venerdì 23 novembre 2007

Aspettando sulla sponda (V)

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A
ncora una volta un islamico moderato sponsorizzato da Magdi Allam, Vicedirettore del Corriere della Sera, finisce per scappare a gambe levate dal suo sponsor. E' il caso di Khalid Chaouki, ex-presidente dimissionario dei Giovani Musulmani, attuale membro della consulta islamica del Viminale, che è arrivato - dopo un periodo idilliaco di intesa - a dipingere Allam stesso come islamofobo, prendendone le debite distanze in un articolo pubblicato da Reset. Va ricordato - Diamo a Cesare quel che è di Cesare - che l'incarico in Consulta di Chaouki è anche dovuto alla candidatura "a mezzo stampa" da parte di Allam sul Corriere. Proprio per questo, le conseguenze del "tradimento" non sono tardate. Vi risparmio le mail che gli Allamiti di professione hanno fatto girare sul povero Khalid. Per intuirne quantomeno il tono (abbastanza scurrile), vi riporto il ritratto che Maria Giovanna Maglie ha fatto del povero ragazzo su Il Giornale: "un patetico giovanotto che risponde al nome di Khalid Chaouki, un arrampicatore sociale sempre aiutato e beneficato da Magdi Allam. Che gli ha presentato un libretto insignificante, lo ha aiutato ad essere assunto all'Ansa, gli è stato vicino in tutti i modi, sperando di crescere un moderato. Appena incassata la nomina nella Consulta e il lavoro di giornalista, il giovanotto si è svelato attivo componente dell'Ucoii e ora scrive nientemeno che di neocon, come se sapesse che cosa significa. Non cito il caso perché conti qualcosa, ma perché indica il livello dell'ambiguità e della manipolazione che dobbiamo oggi affrontare".

Non c'è da meravigliarsi, anche se la virulenza dell'attacco potrebbe lasciare basiti. I lettori si ricorderanno di quella volta in cui l'On. Dacia Valent scrisse un post che possiamo definire oggi profetico, per mettere in guardia proprio Khalid, menzionato in pompa magna in uno degli editoriali di Magdi Allam. In quell'occasione l'On. Valent infatti scrisse: "Il nuovo capo dei marocchini in Italia sembrerebbe essere diventato il giovane Khalid Chaouki, che mi sa che non ha ancora capito che l’Odalisco del Corsera (Magdi Allam, ndr) è il portatore sano di una malattia imbarazzante e invalidante. Molti musulmani in questo paese l'hanno capito, alcuni pagando molto caro l'errore di aver dato fiducia a questa specie di vorace, impresentabile serial divoratore delle reputazioni altrui. Il suo modus operandi ormai lo si conosce: li alletta con promesse di sostegni sui media (che continuano inspiegabilmente a dargli lavoro), li coccola fino a quando sono utili alla sua discutibile carriera e una volta ben spremuti gli incauti accoliti, si eclissa in una nuvoletta di zolfo". In effetti stavolta Allam non si è affatto pronunciato in merito alle prese di distanze di Chaouki (a differenza di come è andata con Jabareen, Imam di Colle Val D'Elsa). Ma è assai significativo che Maria Giovanna Maglie rinfacci a Khalid Chaouki di essere stato "aiutato e beneficato da Magdi Allam". Immaginate poi la rabbia di quest'ultimo, quando si ritrova proprio Khalid Chaouki accanto al Ministro Giuliano Amato e Giuliano Ferrara a presentare il libro, descritto da più parti come imparziale, di Nina Zu Furstenberg (Amministratore Delegato di Reset Doc) su Tariq Ramadan, l'intellettuale europeo musulmano più invidiato da Magdi Allam. Immaginate la sua rabbia quando sente Khalid affermare - in un intervento moderatamente critico - che nella sua esperienza di giovane musulmano "è cresciuto sui testi di Tariq Ramadan" il quale "porta un messaggio di dialogo, un no alla violenza", un parere questo che il giovane aveva già reso pubblico nel maggio del 2004 in un'intervista pubblicata nel saggio di Angela Lano, Islam d'Italia: "Ci sentiamo molto "occidentali" e vicini alle idee di Tariq Ramadan, musulmano nato e cresciuto in Svizzera e primo pensatore dell'Islam occidentale"

Un detto di Shakspeare recita: "Il mondo è tutto un palcoscenico, e uomini e donne, tutti, sono attori; hanno proprie uscite e proprie entrate; nella vita un uomo interpreta più parti, ché gli atti sono le sette età". Ma nel momento in cui scatta la consapevolezza di calcare una scena, oltre che attori si diventa anche registi: bisogna stare molto attenti per non finire dritti alla sfilata di Volta e Gabbana. D'altronde, diceva
Winston Churchill, "l'abilità politica è prevedere quello che accadrà domani, la prossima settimana, il prossimo mese e l'anno prossimo. E di essere cosi abili, più tardi, da spiegare perché non è accaduto". Magari facendo gli stupidi. Non è forse vero che "E' difficile decidere quando la stupidità assume le sembianze della furfanteria e quando la furfanteria assume le sembianze della stupidità, perciò sarà sempre difficile giudicare equamente i politici"? Sul palcoscenico della Politica, tutti sono impegnati a fare gli attori e - contemporaneamente - i registi, scalciando e sgomitando nella speranza di finire in prima fila. Ma poi finiscono tutti per fare la figura degli imbecilli, anche quando non lo sono e non vorrebbero apparire tali. D'altronde è comprensibile: la Politica è l'unica in grado di disfare le trame che essa stessa ha tessuto. L'unica in grado di distruggere ciò che essa stessa ha creato. A volte accade che certi personaggi, con aspirazioni e ambizioni politiche, siano convinti di essere un po' attori, un po' registi, e di tenere saldamente in mano le fila del gioco. Non si rendono conto di essere semplici figuranti, veri e propri burattini. E come dice il Venerabile Licio Gelli: "Meglio essere un burattinaio che non un burattino. Il vantaggio è che il burattinaio può sottrarsi ai riflettori. Il burattino no. Lui non può decidere delle sue azioni". Fine