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lunedì 12 novembre 2007

Con la bava alla bocca

Il Premier italiano Prodi, in un'intervista alla Tv rumena, ha negato che il popolo italiano sia xenofobo: «Non lo è assolutamente. Ci sono stati molti episodi di tensione, di delinquenza che hanno portato a momenti di durezza ma posso assicurare che la xenofobia non abita in Italia». L'affermazione categorica di Prodi arriva in un momento propizio e particolarmente adatto, ovvero nel giorno in cui - nell'ordine - è accaduto quanto segue: un gruppo di militanti della Lega - nell'Italia "in cui non abita la xenofobia" - ha portato un maiale al guinzaglio sul territorio dove dovrebbe sorgere una moschea per "benedire" il territorio, un Vescovo ha richiamato il prete che ha osato prestare dei locali della parocchia ai musulmani che non trovano - sempre nell'Italia "in cui non abita la xenofobia" - un posto decente dove pregare e in cui l'ennesimo partitucolo, la Destra di Storace, si arrichisce della presenza dell'Onorevole Santanché già distintasi per le sue "battaglie" concernenti le tematiche legate all'Islam, che esordisce - ancora una volta nell'Italia "in cui non abita la xenofobia" - con la seguente affermazione: "Sono qui perché non potevo più subire le posizioni di chi per legittimarsi agli occhi della comunità finanziaria-mediatica arriva a giudicare il fascismo come il 'male assoluto'" per poi aggiungere: "Noi non siamo un partito moderato, siamo un partito incazzato e con la bava alla bocca, che non darà tregua a chi tradisce i propri valori". E dire che vorrebbe pure "gli immigrati che la pensano come noi". Lo vorreste, voi, un immigrato islamico non moderato ma incazzato e con la bava alla bocca? Io no. Pochi giorni prima, invece, nel pieno della psicosi collettiva che ha coinvolto rom e rumeni, Rula Jebreal - giornalista di norma attenta al mondo dell'immigrazione - si spinse fino ad affermare che "E’ vero, in Italia c’è meno razzismo che in altri Paesi europei ma c’è molta meno integrazione". Il risultato è che chi invece - come il sottoscritto - denuncia l'ondata sempre montante e sempre più preoccupante del razzismo in Italia passa per visionario, se non addirittura per uno che "odia gli italiani".

Ebbene, l'affermazione del Premier Prodi è a dir poco sconcertante. Nonostante si sia conclusa (ma a pensarci bene, forse no) la vergognosa parentesi del Fascismo e delle sue politiche razziali, nell'Italia odierna esiste ancora un partito - di certo non sconosciuto al Premier - i cui ex-ministri, senatori e deputati hanno fatto della xenofobia una pratica stabile per racimolare consensi e voti. Ma additare solo quella formazione politica come partito xenofobo, quasi a voler assolvere gli altri protagonisti politici, è un'operazione di bassa Lega, visto che negli ultimi anni non solo i partiti della Destra ma anche alcuni esponenti della Sinistra si sono distinti per aver pronunciato espressioni non proprio gentili nei confronti dei cittadini extracomunitari presenti in Italia. Persino comici come Beppe Grillo o "martiri" della televisione come Santoro si sono aggregati al carro, chi con deliranti appelli sui "sacri confini della Patria", chi con trasmissioni taroccate tese a ad alimentare l'allarme sociale. Non c'è comunità straniera che non sia stata presa di mira o che non si sia ribellata, in Italia: gli arabi, i cinesi, i rumeni e chissà chi altro ancora. Il risultato si è visto negli ultimi mesi: attacchi incendiari ai luoghi di culto islamici e contro i negozi rumeni, accoltellamenti e fucilate contro innocenti stranieri per strada, la fuga annuciata di molti di cittadini stranieri da un paese che non percepiscono più come ospitale e accogliente. E la legge Mancino? Puro folclore. Un mero adeguamento burocratico alle norme europee. E dopo tutto questo mi si viene a raccontare che "la xenofobia non abita in Italia" e che vi sarebbe addirittura "meno razzismo che in altri Paesi europei"?

C'è voluto un commentatore straniero (forse inglese) sul blog di Beppe Grillo per ricordare che trent'anni fa in Italia si era (e si è tuttora, aggiungo io) persino xenofobi e razzisti nei confronti dei propri connazionali e correligionari che provengono dal Meridione: "Non credo ci sia meno razzismo in Italia rispetto agli altri paesi. Basta guardare indietro di 30 anni quando sulle porte in Piemonte, potevi leggere sui cartelli "niente cani e niente meridionali". E' come mettere un cartello nel Regno Unito che reciti: "niente cani e niente scozzesi". Cosa fa credere che gli Italiani siano meno razzisti!". Trovo decisamente preoccupante il fatto che sia l'ennesimo osservatore straniero - basta scorrere i quotidiani esteri quando trattano le tematiche relative all'immigrazione in Italia - a rilevare il radicamento della xenofobia nel Bel Paese, e non un politico o un giornalista italiano. Certo, deve essere difficile per un italiano ammettere la dura realtà, specie se si è abituati anche al mito dell' "Italiani Brava Gente", ampiamente smentito dalla Storia. Non a caso un proverbio egiziano recita: "El erd fin ain ummuh ghazal", ovvero "La scimmia agli occhi di sua madre è una gazzella", che è l'equivalente del detto italiano: "Ogni scarrafone è bell' a' mamma sua". A questo gioco si aggregano anche gli stranieri residenti da tanti anni in Italia, ansiosi di non contraddire o offendere la sensibilità degli autoctoni. In realtà nessuno chiede agli italiani di generalizzare e sostenere che il loro paese è xenofobo e razzista, affermazione che ovviamente non corrisponde al vero. Si chiede semplicemente di prendere atto del fatto che il razzismo e la xenofobia sono sempre esistiti - ed esistono tuttora - in Italia, come in altri paesi del mondo. E si tratta, purtroppo, di fenomeni tutt'altro che minoritari o in ribasso: lo dimostrano fatti e detti quotidiani a tutti i livelli. Se gli osservatori stranieri, e gli immigrati - ovviamente nel privato delle loro case e delle loro discussioni - denunciano e lamentano una situazione sempre più insostenibile, un fondo di verità c'è. Continuare a negare l'evidenza potrebbe solo rivelarsi foriero di disastri.