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domenica 4 novembre 2007

Il dominio dell'uomo

In questi giorni le cronache nazionali ci raccontano di una terribile violenza che è finita con la morte; una giovane ragazza, violentata e brutalizzata fino a provocarne la morte. I dotti editorialisti della stampa nazionale però si soffermano sull'unico dato che pare interessare il grande pubblico, il violentatore è un cittadino rumeno, vive in una baraccopoli e fa parte di quella schiera di cittadini indesiderati che stanno invadendo l'Italia.

In questi stessi giorni anche le cronache biellesi hanno riferito di un analogo atto di violenza, una donna di 40 anni aggredita dal suo ex-convivente, segregata in casa per due giorni, ripetutamente picchiata e probabilmente violentata. Cronaca di provincia? Sicuramente a leggere i giornali, un titolo in prima pagina, la fredda ricostruzione degli eventi, la prognosi (guaribile in 40 giorni) e non una riga di riflessione, una parola sprecata per indagare a fondo questa nuova ennesima violenza maschile.

Ciò che accomuna questi due tragici fatti di cronaca, ha un nome e si chiama dominio dell'uomo. Un dominio che nei secoli si è perpetrato, nelle istituzioni come nelle "protette" mura domestiche, che unisce il "pericoloso" immigrato all'onesto artigiano biellese. Una coazione a ripetere che dovrebbe interrogare il nostro genere, che dovrebbe far gridare ai molti maschi che rispettano e amano il secondo sesso, che quella cultura, quella rappresentazione della mascolinità, esibita, usata e segnata sui corpi delle donne non ci appartiene, la rifiutiamo e la combattiamo.

Invece preferiamo leggere soltanto la carta d'identità e soffermarci sulle nazionalità invece di leggere quella caratteristica che ci unisce: entrambi apparteniamo allo stesso genere sessuale. E non è solo il caso della Valle Cervo che ci aiuta nella semplice constatazione, sono gli annuali dati sulle violenze contro le donne, oltre l'ottanta per cento sono commesse tra le mura domestiche, sono padri, fratelli, figli, mariti o amanti che per imporre le proprie volontà o i loro torbidi desideri ricorrono alla forza, esercitano quel potere del corpo che per troppi secoli ha dominato le gerarchie e i ruoli delle nostre società. In occidente come in oriente, in Europa come nel Magreb.


Oggi piangiamo la morte di Giovanna Reggiani, e ci indigniamo per la violenza verso la donna di Andorno, ma domani ci scorderemo che il filo che unisce queste due tragedie è l'abuso reiterato di noi maschi. Proviamo a rifletterci, non è ancora troppo tardi.


Roberto Pietrobon

Capogruppo di Rifondazione Comunista

Città di Biella