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martedì 13 novembre 2007

Il "Problema" di Don Aldo

Una chiesa accanto ad una moschea, Egitto

Don Aldo Danieli, parroco della chiesa di Santa Maria Assunta a Treviso, ha deciso di riservare, ogni venerdì, alcuni locali della parrocchia (quelli che vengono prestati anche per le feste di compleanno dei ragazzini, presumo) alla preghiera e all'incontro degli immigrati musulmani. L'iniziativa risale a più di un anno fa e non è la prima volta che accade qualcosa di simile in quei locali: già in passato alcune volontarie, insieme ad alcune donne immigrate, hanno avviato una collaborazione con il Centro islamico di Treviso, riuscendo a far "incontrare culture ed esperienze diverse, abbattendo i muri dell'incomprensione e dell'intolleranza". Ma stavolta la faccenda è stata segnalata ai media e quindi Apriti Cielo! Il povero parrocco è stato preso di mira e sottoposto a veri e propri interrogatori farciti di provocazioni e insinuazioni. Poi i quotidiani hanno aperto le porte dei propri Circhi Massimi, ovvero i forum e i sondaggi, e lì è venuto fuori di tutto: qualche complimento ma soprattutto critiche, insulti, e tentativi di spaventare il parocco con la scusa che "secondo alcuni correnti integraliste, il suolo dove ha pregato un musulmano è consacrato all'islam in eterno" il caso di una nostra vecchia conoscenza).

Racconta infatti Don Aldo
che "Qualcuno mi diceva di stare attento perché dove vanno a pregare "poi diventano padroni loro". Una balla mega-galattica: un integralista si rifiuta persino di stringere la mano di un cristiano, figuriamoci mettersi d'accordo con un parrocco per pregare in una parrocchia. In ogni caso, la parola araba masjid, passata in spagnolo sotto la voce mezquita, e da lì nelle varie lingue europee come moschea deriva dalla radice s-j-d che significa prostrarsi e, tradotta precisamente, significa “luogo di prostrazione” ovvero il luogo in cui i fedeli musulmani, cinque volte al giorno, si inchinano fino a terra per pregare Dio, un atto che era e che continua ad essere contemplato in numerosi rituali di preghiera, incluso quello cristiano ortodosso. Ebbene, secondo il Profeta Maometto, il mondo intero sarebbe una grande moschea, dal momento che ogni luogo pulito della terra si presta al compimento di tale rituale. È bene quindi ricordare che per un musulmano ogni luogo adatto alla preghiera è un masjid, ovvero una “moschea” e non c'è bisogno di consacrare alcunché.


E le chiese trasformate in moschee, come la Basilica di Santa Sofia a Istanbul, riconvertita in moschea dopo la conquista dei Turchi? Mera simbologia del potere politico. In passato, la regola voleva che i luoghi di culto dei vinti, specie se maestosi e imponenti, venissero riconvertiti al culto dei vincitori. Basti pensare alla Moschea di Cordova trasformata in Cattedrale dopo la Reconquista.
C'è però un episodio molto significativo in cui si è evitato - grazie alla lungimiranza di un sovrano musulmano - il rischio della trasformazione di una chiesa in moschea, e non stiamo parlando di una Chiesa qualsiasi ma della Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Il racconto di Eutichio, Patriarca di Alessandria, racconta infatti di quella volta in cui Omar Ibn al-Khattab, Secondo Califfo (Vicario) del Profeta Maometto, visitò la chiesa in questione e si pose a sedere nell'atrio. Al momento della preghiera, e nonostante l'invito del Patriarca a pregare all'interno, egli si allontanò dall'edificio e pregò fuori, temendo che le generazioni future usassero la sua preghiera come pretesto per convertirla in moschea. Non era quindi la preghiera a "consacrare" quel luogo, ma la presenza del Secondo Califfo dell'Islam, compagno di vecchia data dello stesso Maometto e uno dei migliori califfi, per energia e onestà morale, che abbia conosciuto l'Impero islamico. Oggi non ci sono in giro compagni del Profeta a pregare, ma l'episodio è la dimostrazione che l'uso dei locali di altre fedi è possibile solo nei limiti del rispetto reciproco.

Non a caso Don Aldo ha commentato la vergognosa passeggiata del maiale leghista sul terreno dedicato ad una moschea ricordando che se si vuole essere rispettati, bisogna innnazittutto rispettare gli altri. E per riuscire nella sua impresa, aveva avviato un percorso per far sì che la comunità accettasse il fatto che i locali fossero messi a disposizione dei musulmani. Dopo le polemiche, il Vescovo ha però richiamato Don Aldo per risolvere "il problema" (sic). Qualcuno mi chiede se nei paesi islamici accetterebbero di prestare una moschea per la preghiera dei cristiani. Il problema non si pone nemmeno, e la foto sopra riportata spiega bene perché. Preoccupatevi invece dell'Italia, in cui formalmente vige la libertà di culto. Quando i musulmani pregano per strada, sui marciapiedi, nei garage, sulle scale e nei cortili dei palazzi, non va bene perché intralciano il traffico. Quando comprano o affittano qualche metro di terreno, non va bene perché cosi mettono su una "cittadella islamica" e si insedia un "ghetto". Quando invece sono costretti a fare l'elemosina dei locali di una parrocchia, c'è il rischio che ne diventino "padroni". E meno male che "la xenofobia non abita in Italia". Ma fatemi il piacere!