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lunedì 26 novembre 2007

La mala educación

"Oltre il 5 % dei giovani sniffa cocaina in Italia, ai primi posti proprio per i consumi giovanili". Lo dice il rapporto 2007 dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze. "Tornassi indietro non mi farei tante canne. Mi sono intontito per giorni e giorni e adesso capisco che non avere il cervello lucido non mi ha aiutato a dimostrare la mia innocenza". Lo ha dichiarato Raffaele Sollecito, accusato assieme ad altre due persone dell'uccisione della studentessa inglese a Perugia. "Il campione: 1.251 bambini tra i 12 e i 14 anni. Una domanda. Una delle tante del questionario: «Hai mai visto un tuo amico ubriaco?». Sì, dice il 37,4% del campione. Non solo, l’8,4% aggiunge: spesso. Un’altra domanda: conosci qualcuno tra i tuoi amici che ha fumato una canna? E questa volta è quasi uno su due (44,3%) a rispondere un tondo: sì." Il dato compare nell’ultima ricerca della Società dei pediatri presieduta da Pasquale Di Pietro. "Nel 2002, il 17,4% degli adolescenti non aveva mai avuto un rapporto occasionale, nel 2007 questa percentuale è scesa al 7,7%". È questa la fotografia della sessualità giovanile scattata dal rapporto Eurispes-Telefono Azzurro. "In Italia ci sono bambini che giocano a dadi e che pagano i loro debiti organizzando la baby-prostituzione". Lo ha denunciato il Ministro Amato in a Benevento. "Ho dodici anni faccio la cubista mi chiamano principessa", è il titolo del libro di Marida Lombardo Pijola, che ha scoperchiato il mondo delle discoteche pomeridiane: «Se fai la cubista sei una donna. Non più una ragazzina. Con i clienti della disco treschi soltanto se ti va. E puoi farti pagare...». Alla più tradizionale delle domande: «Cosa vuoi fare da grande?», le bambine intervistate dalla Società dei pediatri hanno messo al primo posto: voglio fare il «personaggio famoso: la velina, la cubista, la show girl, la ballerina».Tolta questa prospettiva, rimane il vuoto: al secondo posto delle preferenze delle bambine c'è un disarmante: «Non lo so». L'ultimo numero di Panorama è addirittura intitolato "Generazione degenerata". Viene quindi spontaneo chiedersi di chi è la colpa?

Sicuramente dei genitori. Lo afferma anche Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra dell'età evolutiva: «Sono stati mamma e papà che hanno voluto che succedesse, si sono dati da fare per diversificare il modello culturale che loro avevano ricevuto. Hanno accelerato le capacità di socializzazione dei loro figli. Hanno tolto loro il senso di colpa, il senso della paura. Basta provare, per credere. Basta entrare in una qualsiasi seconda media d'Italia e capire che è impossibile far sentire in colpa questi ragazzi o mettere loro in qualche modo paura". Ma la colpa è anche degli insegnanti e del mondo della scuola che continua imperterrito a tollerare la presenza di personaggi inqualificabili al suo interno, invece di attivarsi per cacciarli a pedate. In questi ultimi anni, sulle prime pagine dei quotidiani nazionali, è stato un fiorire di casi di insegnanti coinvolti in scandali a sfondo sessuale: quella che viene palpeggiata dagli studenti, quella che organizza le orge con gli alunni, quella che fa la pronostar di notte, quella che racconta in diretta le sue avventure di concubina. Insegnanti che - per egocentrismo, bisogno di denaro, vendette personali - gestiscono blog e forum dove sbandierano le loro esperienze sessuali camuffandole da racconti autobiografici alternati ad altre amenità e che, una volta scoppiato l'inevitabile scandalo, si affrettano a etichettare i loro siti con nome e cognome, quasi a voler rivendicare le malefatte con cui hanno travolto vite, comunità, organizzazioni e istituzioni pubbliche. E che magari, in perfetto stile italiota, si atteggiano pure da capopopolo, improvvidandosi censori e distributori di patenti di legittimità per cause che non hanno niente a che spartire con loro.

Il caso della Pornoprof di Pordenone è esemplare. L'insegnante in questione, sposata e con figli, era già stata rimossa una volta dall'istituto di istruzione media dove insegnava dopo che i suoi alunni avevano tappezzato la scuola con le sue foto hard scaricate da un sito web pornografico. Ma "rimossa" è un termine che non corrisponde al vero, perché in realtà la Pornoprof era stata semplicemente trasferita ad un Centro Territoriale Permanente per insegnare italiano agli adulti extracomunitari. Avete capito? Gli scarti della scuola italiana - per usare un eufemismo - vengono scaricati sugli extracomunitari desiderosi di imparare la lingua del paese di accoglienza: ma che razza di esempi si vuole dare agli immigrati che intendono stabilirsi in questo paese? E poi c'è anche chi si lamenta dei pregiudizi e degli stereotipi che gli immigrati si portano dietro sulla condizione femminile in Occidente. Ebbene, la signora in questione - a dimostrazione del fatto che il suo trasferimento non è servito a un bel nulla - di ritorno dalla Fiera dell'eros a Berlino, ha diffuso su internet un video in cui girava col sedere completamente scoperto e i seni fuori, fotografata e palpeggiata nelle parti intime da decine di uomini. Ora che è stata sospesa ancora una volta, pare che il cosiddetto popolo del web sia insorto, invocando le libertà individuali "un docente va valutato solo sulla base del suo comportamento a scuola" e scusanti di vario tipo "Poverina. Era precaria", come se la precarietà fosse una incentivo all'esercizio della pornografia. Ma siamo fuori? Ognuno è libero di vivere la propria sessualità come meglio crede, ma diffondere i video delle proprie prodezze su internet non è "vita privata". Pubblicare post in cui si descrive la propria vita sessuale per filo e per segno non è "vita privata". Per un educatore questo comportamento pubblico, anche se avviene fuori dall'orario scolastico, si riflette automaticamente sul proprio ruolo anche a scuola. Come può un alunno rispettare un' insegnante che si comporta in questo modo? L'avvocato della Pornoprof ha persino osato affermare che «La mia cliente è provata, siamo di fronte a un tentativo bello e buono di discriminazione. È come se la gente lamentasse che un docente è gay o musulmano». Eh no, caro, discriminare un docente gay che è stato magari visto passeggiare con il proprio compagno non ha nulla a che vedere con l'indignazione per un comportamento scandaloso esercitato pubblicamente a scopo esibizionistico o per mera sete di denaro. E, se è vero che si deve combattere contro qualsivolgia tipo di discriminazione, il prendersela con qualcuno per la sua fede non c'entra un bel nulla con queste faccende a sfondo sessuale. Lasciate l'Islam e anche le battaglie per o a nome dell'Islam fuori dalle vostre porcherie.