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domenica 11 novembre 2007

Sul banco degli Accusati

Poche righe per comunicare la nostra sorpresa nel leggere sul Corriere del 4 novembre un articolo a firma di Magdi Allam che, ancora una volta, manifesta il suo livore contro chi si permette di criticare la politica dello Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese, da decenni sottoposto a una spietata occupazione militare. In questo caso non si tratta di solo livore: Magdi Allam, trasformandosi da giornalista a pubblico inquisitore, sollecita la magistratura italiana a prendere provvedimenti contro gli estensori dell'appello «Gaza vivrà», da lui accusati di odio razziale e di istigazione alla violenza. In realtà Magdi Allam si è reso responsabile di un autentico falso e di una grave calunnia nei confronti dei firmatari dell'appello. Essi avrebbero «paragonato Israele al regime di Hitler perché avrebbe trasformato Gaza in "campi di concentramento nazisti" ». Nel nostro testo si legge semplicemente che a Gaza «un milione e mezzo di esseri umani restano sotto assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti, essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali». La nostra era dunque una legittima, energica denuncia non del carattere nazista della politica israeliana — non avrebbe alcun senso affermarlo — ma delle condizioni di vita miserabili della popolazione palestinese di Gaza, che sono sicuramente paragonabili a quelle di un campo di concentramento nazista. Gaza è la striscia di terra più densamente popolata del mondo, dove un milione e mezzo di persone sopravvivono in condizione disperate. La loro condizione meriterebbe comprensione, solidarietà e sostegno, in particolare da chi, come Magdi Allam, è di origine araba.

Danilo Zolo, Gianni Vattimo, Edoardo Sanguineti, Franco Cardini, Marino Badiale, Alessandra Persichetti, Giovanni Bacciardi, Bruno Bellerate, Rodolfo Calpini, Costanzo Preve, Gilad Atzmon, Ferruccio Andolfi, Domenico Losurdo, Ugo Giannangeli, Giuseppe Pelazza, Aldo Bernardini, Vainer Burani, Piero Fumarola, Ornella Terracini

Egregio Direttore, scrivo con riferimento a tre articoli pubblicati sul «Corriere » il 4, 14 e 19 settembre a firma di Magdi Allam. L'articolo del 4 settembre dal titolo «Qui i predicatori d'odio contro gli apostati sono arrivati in Italia», tratta delle ignobili minacce rivolte alla signora Dounia Ettaib e contiene due gravi e gratuite falsità. (...) L'infondatezza delle accuse rivolte all'Ucoii (Unione delle Comunità ed organizzazioni islamiche in Italia, ndr), si desume inoltre dalle seguenti circostanze: 1) Se il sito dell'Ucoii ospitasse testi di istigazione all'omicidio, esso sarebbe già stato oscurato. 2) Se l'Ucoii si ispirasse all'ideologia terrorista il suo presidente non farebbe parte della Consulta per l'Islam italiano, un organismo istituito presso il ministero dell'Interno. 3) Se l'Ucoii fosse una centrale del terrorismo la sua attività sarebbe già stata vietata. Così non è, invece, e da questo fatto non si può che trarre l'ulteriore conferma che l'accusa che viene rivolta all'Ucoii è totalmente falsa, gratuita e smentita dai fatti. Analoghe considerazioni valgono con riferimento all'articolo del 14 settembre dal titolo «Il maiale day non fa ridere», ove ancora una volta Allam formula giudizi offensivi e diffonde alcuni fatti falsi. (...) Nell'articolo pubblicato il 19 settembre sul «Corriere della Sera», dal titolo «Ideologia e buonsenso», Magdi Allam offende nuovamente la reputazione dell'Ucoii. In esso si legge infatti la frase secondo quale l'Ucoii sarebbe «un gruppo radicale (...) che predica la distruzione di Israele, inneggia ai terroristi mediorientali e mira a monopolizzare l'islam in Italia». Si tratta di un'attribuzione del tutto falsa e diffamatoria. (...)

Mohamed Nour Dachan, Presidente Ucoii