Notizie

Loading...

mercoledì 19 dicembre 2007

Flussi e Salsicce

Sabato scorso è andato in scena per la prima volta il delirante meccanismo di rilascio dei permessi di soggiorno per lavoro, sia subordinato che autonomo. Quest'anno il Ministero degli Interni ne ha inventato una nuova, che da queste parti non si può fare a meno delle sperimentazioni sulla pelle ed i destini degli immigrati. Il metodo, consistente nell'invio della domanda tramite internet, sarebbe anche innovativo, se a dover presentare la domanda di assunzione di extracomunitari non fossero anziani che hanno bisogno di badanti, titolari di ditte che non hanno nessuna voglia di perdere tempo per seguire mille indicazioni tecniche, oppure operai e braccianti che purtroppo non sanno manco firmare nella loro lingua di origine, quindi figuriamoci usare internet. Il risultato è che le file che prima si vedevano alle poste si sono trasferite alle strutture indicate dal Ministero per assistere nell'invio della domanda (Associazioni, patronati, Acli, Arci). Nulla di nuovo sotto il sole: il tanto strombazzato "Niente più file alle poste" è solo fumo negli occhi, un vero e proprio escamotage mediatico teso a nascondere la realtà. E la realtà è che il meccanismo che sorregge questo delirio non è cambiato: era ed è rimasta una lotteria del destino. I permessi piovono col paracadute. Chi prima arriva, e prima riesce ad inviare la domanda ha più possibilità di ottenere un permesso. E, nell'era della tecnologia superveloce, accade che si aspetti anche 60 minuti per l'invio di una domanda o che una domanda inviata prima arrivi dopo quella che l'ha seguita. Chi sceglie invece di non accamparsi davanti al patronato la notte prima o inviare la domanda con una connessione lenta o incerta, si può pure attaccare al tram.

Non c'è nessun criterio di selezione tranne quello dell'ordine di accettazione ed invio delle domande. Non importa se l'immigrato parla già la lingua, se ha un titolo di studio italiano, se ha delle competenze utili per il paese, se ha già un lavoro assicurato o una casa pronta ad accoglierlo. Tutte queste richieste sono buone solo per la retorica mediatica: "Devono imparare la lingua", "Devono conoscere la cultura", "Devono avere una casa decente", "Ci deve essere il lavoro". Si, buongiorno. Al momento del varo del Decreto Flussi, sia la Destra che la Sinistra applicano un criterio molto più primitivo e terra-terra: chi prima arriva, prima prende. E chi dorme non piglia pesci. E cosi l'immigrato che ha studiato in Italia o che risiede in Italia da anni, già integrato e persino con una prospettiva di lavoro sicuro, ha meno possibilità di quello che è appena arrivato o che aspira a venire in Italia. Basta guardare i numeri: su 170.000 posti disponibili, 64.000 sono riservati a colf e badanti, 14.200 gli addetti del settore edile; 30.000 per i restanti settori produttivi, e via dicendo. Solo 1.000 gli ingressi per dirigenti e personale altamente qualificato e 3000 quelli disponibili per la conversione di un permesso di studio in un permesso di lavoro. L'altra follia sottesa dal meccanismo è quella di fare finta che gli immigrati "assunti" si trovino nei paesi di origine. E che i loro datori di lavoro li abbiano messi sotto contratto senza nemmeno vederli. Oppure, forse, dopo averli visti in fotografia. E meno male che in gran parte è gente che deve stare nelle case stesse degli italiani, curando i parenti più cari.

L'immigrato quindi, ammesso e non concesso che riesca ad ottenere uno dei permessi messi in palio, deve uscire dal paese clandestinamente, sostenere il costo del viaggio nel paese di origine, richiedere un visto dal consolato italiano, e ritornare in Italia per riprendere un lavoro che già aveva, ma in nero. Inutile dire che in questo circo si inserisce uno sciame di approffittatori autoctoni e stranieri: una sequela di promesse, ricatti e pressioni per spremere ben bene l'immigrato che aspira alla regolarizzazione. E poi magari il tutto si conclude con un plico di carta bianca che lo straniero consegna nell'illusione che il suo datore di lavoro abbia compilato tutto, o con una segnalazione alla polizia per sbarazzarsi dell'immigrato clandestino in maniera veloce ed efficace senza dover sborsare gli ultimi stipendi. Sia la legge Bossi-Fini che l'attuale meccanismo di concessione dei permessi per lavoro sono procedimenti criminogeni, nel senso che producono e inducono alla criminalità. Il datore di lavoro sfrutta l'immigrato promettendo permessi e regolarizzazione e poi lo scarica, l'immigrato invece è costretto a vivere in clandestinità anche se lavora. Inutile dire che la follia del sistema induce molti anche a rinunciare e continuare a fare in nero. O a abbandonare completamente la prospettiva di assumere l'immigrato. E' incredibile come l'Italia non riesca ad ispirarsi all'esperienza di altri paesi per predisporre un meccanismo efficiente che gestisca l'assunzione, regolarizzazione e integrazione dei lavoratori immigrati. E' evidente che non interessa a nessuno: né ai politici a cui conviene agitare lo spauracchio dell'immigrazione, né agli imprenditori che li sfruttano sui propri cantieri e nelle proprie industrie, né alla Mafia che li impiega nei lavori di bassa manovalanza, e tanto meno ai giornalisti che sono invece interessati solo ai casi di cronaca nera e al sensazionalismo. Otto Von Bismarck diceva: "meno le persone sanno di come vengono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte". Oggi direbbe: "Meno gli immigrati sanno di come vengono fatti i decreti e le leggi, e meglio gli italiani dormono la notte. O vanno a spasso con i maiali".