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giovedì 20 dicembre 2007

I dolori del "giovane" Allam (I)

Il 7 gennaio prossimo, Magdi Allam inaugurerà un sito proprio: www.magdiallam.it, dominio che risulta registrato a suo nome da questa azienda. Lo ha annunciato in una lunga intervista realizzata da Stefano Lorenzetto e pubblicata su Il Giornale. La faccenda ha del ridicolo: si tratta infatti dello stesso dominio per il quale il nostro aveva denunciato la Islamic Anti Defamation League (IADL) circa due anni fa. La colpa della IADL consisteva appunto nell' "attivazione di un sito, in cui si era arbitrariamente utilizzato il mio nome (di Allam, ndr), www.magdiallam.it, colmo di infamie per danneggiare la mia onorabilità e credibilità" e al cui interno c'era "un link a un forum, Noi e gli altri, che è la stessa dicitura del forum da me diretto sul sito del Corriere della Sera", al fine di accrescere il convincimento del visitatore che si tratti proprio del mio sito". In realtà, le "infamie" a cui si riferisce Allam consistevano in un'innocua parodia del "J'accuse" di Emile Zola, mentre il forum - rimasto di fatti inutilizzato - si distingueva da quello di Allam per l'assenza della censura preventiva applicata ferocemente nel forum originale sul sito del Corriere. Nell'intervista al Giornale, Allam annuncia che il suo nuovo sito "si presenterà con questo epitaffio: «L’Occidente è in preda all’ideologia del relativismo cognitivo, etico, culturale e religioso che non distingue il vero e il falso, il bene e il male, la buona e la cattiva azione. È arrivata l’ora di assumerci la responsabilità storica di agire da protagonisti per liberarci dalle ideologie suicide e omicide».

Nel suo penultimo libro, "Io amo l'Italia", Allam aveva anche spiegato come intende intraprendere questa missione profetica: "Pertanto dico a Bush e ai leader occidentali: no a questa democrazia formale perché porta al potere i fascisti e i nazisti islamici, perché è foriera di dittatura e morte". In una recente intervista al Corriere di Como, è tornato a ribadire lo stesso concetto: "l'Occidente è prigioniero delle proprie leggi e libertà, che se interpretate in modo formale si trasformano in ampie maglie dalle quali si infiltrano estremisti che strumentalizzano la democrazia, la libertà e le costituzioni per imporre il proprio arbitrio. Fino a quando l'Occidente non avrà la volontà di guardare dall'interno la realtà dell'estremismo islamico e riparametrare le regole della democrazia in modo che risultino consone a salvaguardare la libertà da chi persegue questi obiettivi, difficilmente riuscirà a contrastare gli eversivi. Anche in ambito locale". Insomma, Allam - ex-estremista comunista e antisemita, educato e cresciuto all'ombra della dittatura nasseriana - odia "l'Occidente prigioniero delle proprie leggi e libertà" e per questo vorrebbe "riparametrare le regole della democrazia formale". Non è che per caso vuole "la dittatura"? Un immigrato egiziano che governa con un pugno di ferro un paese europeo sarebbe un avvenimento di portata storica. Sto già lavorando allo scoop.

E cosi, Allam è passato dal "preoccupiamoci di noi occidentali" (sic) al "Noi italiani (ri-sic) siamo ancora in attesa di un leader e di una classe politica che affrontino i problemi reali anziché ecclissarli, [..] che innalzino il vessillo dei valori, dell'identità e della civiltà". Il Kim-Il-Sung in erba è ovviamente lui. Nell'attesa, però, il nostro aspirava ad esercitarsi sui più poveri ed indifesi: gli immigrati. E cosi, ha cominciato a riflettere sulla sua "attività professionale", già oggetto di due condanne del Garante della Privacy e di svariate proteste da parte degli intellettuali e degli accademici: "La condizione essenziale, che ho posto a me stesso prima di porla agli altri, è di fare politica solo se mi fosse data l'opportunità di poter ricoprire un ruolo istituzionale nel governo". Mica scherza, il giovane Allam. E così, il 14 maggio del 2005, telefona a Gianni Letta e gli spiega che un seggio sicuro al Parlamento non gli basta perché "la mia qualifica di vicedirettore del 'Corriere della Sera' vale dieci seggi". Oltre che premi da 250.000 dollari da Tel Aviv. Il premio, oggetto di un mio editoriale sul Manifesto, è all’origine di una domanda molto interessante del giornalista che lo intervista: Nel 2006 hai vinto il premio Dan David, istituito dall’omonima fondazione israeliana: 250.000 dollari. L’anno dopo hai pubblicato questo libro (Viva Israele, ndr). Qualcuno potrebbe scambiarlo per un gesto di riconoscenza”. Allam nega categoricamente:Chi mi legge sa che difendo il diritto all’esistenza di Israele da molto prima del 2006”. Ciò non toglie che il premio è stato ritirato a Tel Aviv, nel corso di una cerimonia in cui Allam ha declamato la seguente poesia: “Cari amici presenti, noi vincitori del Premio Dan David vi diciamo “Grazie Israele”, vi diciamo “Noi amiamo Israele”, vi diciamo “Siamo tutti israeliani”, vi diciamo “Viva Israele”, vi diciamo "Am Israel hay"!”. Che è proprio il titolo del suo libro. Quando si dicono le coincidenze...(Leggi la Seconda Puntata)