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lunedì 17 dicembre 2007

Il Dalai Lama e il Dialogo

Ieri ho avuto l'onore e il piacere di ascoltare il discorso che Sua Santità il Dalai Lama ha tenuto, davanti ad un pubblico ristretto, nella Sala del Consiglio Regionale del Piemonte*. La relazione di Sua Santità, incentrata sul tema "il governo e la compassione", è stata uno dei discorsi politici più chiari ed onesti che io abbia mai ascoltato in vita mia. Particolarmente cristallino, per esempio, nel momento in cui ha affermato che "una volta raggiunto l'accordo con la Repubblica Popolare Cinese, diremo ai nostri amici e sostenitori: Grazie e arrivederci". Particolarmente gradito quando ha accennato alla pacifica presenza e convivenza con la comunità islamica, sia in Tibet che in India. Quattro consiglieri regionali hanno portato i saluti dei gruppi consiliari, e qualcuno ha polemicamente accennato al fatto che "c'è chi ha avuto paura di incontrare Sua Santità" sia in Italia che in Piemonte. La posizione del governo italiano, che ha preferito evitare un incontro istituzionale e un discorso ufficiale nell'aula del Parlamento è comprensibile alla luce della delicatezza della questione tibetana e degli accordi economici in ballo con la Cina. Meno comprensibile, invece, è il rifiuto del Vaticano di incontrarlo. In ottobre, un funzionario della Santa Sede che aveva chiesto di restare anonimo aveva detto ai giornalisti che il Papa avrebbe incontrato il leader spirituale dei buddhisti tibetani il 13 dicembre. Dopodiché il dietrofront: il portavoce ha affermato che "non c'è in agenda alcun incontro" con il Dalai Lama e ha detto che non c'era mai stato un annuncio ufficiale in quel senso. Il consigliere dell'Appennino Reggiano Francesco Benaglia (Forza Italia) ha sintetizzato la sua delusione con poche ed efficaci parole: "Il Papa ha cancellato l'incontro, cosa che, come cattolico, mi urta ancora di più del fatto che Prodi non riceva il Dalai Lama". D'altronde Sua Santità non ha fatto mistero del suo disappunto: "Il Papa però rappresenta una importantissima spiritualità e la spiritualità deve essere ferma quando si tratta di principi". Non a caso Egli rimpiange Papa Giovanni Paolo II: "Ha promosso i valori spirituali, e il dialogo inter-religioso. Mi manca". Dialogo che sembra essere stato relegato in soffitta. Chissà perché è saltato l'appuntamento in Vaticano. Non sarà mica perché il Dalai Lama si considera "metà buddista, metà marxista" affermando, anche nel corso dell'incontro tenutosi a Torino, che "Davvero, credo che il marxismo sia ancora la chiave di una giustizia sociale ed economica"?

* Nella foto, da Sinistra a Destra: il sottoscritto, Enzo Ghigo (già Presidente della Regione Piemonte), Sua Santità il Dalai Lama, Giampiero Leo (già Assessore alla Cultura della Regione Piemonte e attuale Coordinatore Nazionale dell'Associazione Regioni, Enti e Comuni per il Tibet).