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lunedì 10 dicembre 2007

Il Silenzio e la Parola

Torno a scrivere di Giorgio Bettio, il consigliere leghista di Treviso che ha suggerito "metodi da SS" per gestire gli immigrati musulmani in Italia. L'opposizione aveva ritenuto "l'uscita talmente priva di senso da non meritare alcuna risposta". Massimo Gramellini ha elogiato questa scelta con un editoriale pubblicato in prima pagina su La Stampa: "Come tutti i chiacchieroni, sono un ammiratore del silenzio. (...) quello con cui l'altra sera a Treviso i rappresentanti dell'opposizione hanno incassato la provocazione di un consigliere leghista, che suggeriva di applicare agli immigrati «il metodo delle SS, punendo dieci extracomunitari per ogni trevigiano a cui venga recato danno o disturbo». Sono vent'anni che troppi seguaci della Lega brandiscono il linguaggio come una clava bitorzoluta. Il loro è un rumore di fondo che non ha mai prodotto nemmeno un colpo di fionda. Resta però quel ronzio fastidioso, quella volgarità ostentata come una medaglia di appartenenza al popolo. Proprio ieri si sosteneva la necessità di pretendere dagli immigrati lo studio della lingua italiana. Ma gli italiani, anche quelli vessati dall'immigrazione più impunita, dovrebbero sforzarsi di usare la loro lingua in modo un po' più rispettoso, dato che chi parla male pensa male e vive peggio. Con gli inquinatori del linguaggio, l'indignazione e l'ironia non funzionano. L'unica contromisura è quella usata dall'opposizione a Treviso: la decimazione delle parole, ovvero il silenzio. Perché li spiazza, facendoli sentire come degli attaccabrighe maneschi davanti a un Gandhi. Abbastanza inutili".

Ebbene, non condivido l'appello al silenzio, anche se sono d'accordo con Gramellini quando dice che "gli italiani, anche quelli vessati dall'immigrazione più impunita, dovrebbero sforzarsi di usare la loro lingua in modo un po' più rispettoso". La Parola è importante. Il problema è che, in Italia, l'indignazione alimentata dalla Parola non funziona. Uno come Santoro può servire al pubblico della televisione di Stato una trasmissione taroccata che alimenta l'allarme sociale e il razzismo, ricevere decine di email di protesta e non battere ciglio (salvo liquidare alla chetichella la giornalista che ha realizzato il servizio incriminato). Come se non fosse accaduto nulla. L'ironia, invece, non parliamone: non mi sembra che la satira italiana stia vivendo la sua Epoca d'oro. In un paese in cui i politici sono diventati (pessimi) comici, i comici si improvvisano capi-popolo, oppure vengono investiti dello Spirito Santo. Prendete Beppe Grillo: un giorno pubblica una considerazione intelligente tipo che dall' "11 settembre 2001, siamo una nazione a rischio attentati islamici. Sono passati più di sei anni e a memoria non si è avuto un solo morto o ferito a causa della Jihad in Italia. Quasi un record. Non si è visto un solo invasato con il turbante o un fanatico con la barba coinvolto in una rapina, in un fatto di sangue, in un assalto in villa", il giorno dopo chiede di impedire al Ministro degli Esteri d'Alema di parlare ai ragazzi nelle scuole perché ha affermato che “L’Islam per tradizione è tollerante, se non fossimo andati noi a dargli fastidio con le crociate”, e - pensate un po' - l'ultima crociata è avvenuta nel 1271. Non lo sfiora nemmeno il dubbio, il Beppe nazionale, che qualcuno abbia definito "Crociate" anche le guerre in Iraq e Afghanistan. Benigni, invece, che ha solo il merito di svolgere bene il suo mestiere - e cioè quello di fare l'attore - viene addirittura candidato come Premio Nobel per la Letteratura e la sua lettura definita "alta teologia" dal Vaticano per aver recitato la Divina Commedia in televisione. Luttazzi, infine, viene cacciato dopo aver proferito nel corso del suo programma irrepetibili insulti all'indirizzo di Ferrara.

In un clima del genere, dovrebbe funzionare almeno la Legge, il codice penale, la magistratura. Non serve né il silenzio, né l'ironia e tantomeno le chiacchiere. Non so che farmene del silenzio, degli aneddoti, o della consueta "presa di distanza", quando queste servono solamente a lasciare impuniti i fomentatori di odio, liberi di servire il bis alla prima occasione disponibile. Il consigliere Bettio - quello delle SS - dopo aver addebitato la sua inqualificabile uscita alla "difesa della mamma" e all' "ora tarda", si è giustamente meravigliato della differenza di risonanza che le sue parole paiono aver assunto in sole 24 ore rispetto a quanto avviene "per elementi della Lega ben più pesanti di me". E noi sappiamo bene, cosa dicono gli elementi della Lega che sono "più pesanti" del Consigliere Bettio. E sappiamo altrettanto bene che nessuno si muove "d'ufficio" per denunciarli per istigazione all'odio razziale, per discriminazione o per qualsiasi altro reato pur previsto dal codice penale italiano. L'altro giorno un commentatore mi ha persino deriso per aver invocato l'intervento della magistatura o delle forze dell'ordine contro simili dichiarazioni poiché "siamo in una democrazia". La parola d'ordine sembra essere "Can che abbaia non morde" e - tutto sommato - la Lega ha sempre invocato l'Apocalisse poi "si è sempre dimostrata ragionevole". Eccome no: basta capire come funziona la Legge Bossi-Fini sull'immigrazione o la lotteria dei permessi di soggiorno per lavoro per accorgersene, di quanto sono "ragionevoli". Con questa scusa, i leader della Lega possono invocare secessioni, insurrezioni, rivoluzioni e assalti armati. Benissimo. Non si capisce allora perché gli Imam fondamentalisti non possono invocare altrettanto dai pulpiti delle moschee. Chissà: magari anche loro riusciranno a dimostrarsi "ragionevoli" al momento opportuno. La libertà di espressione è una libertà che deve essere esercitata con responsabilità. Non si può chiedere agli immigrati di farlo quando ad esercitarla ci sono degli autoctoni irresponsabili.