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venerdì 28 dicembre 2007

La Conquista dei Cuori e delle Menti

Il procuratore aggiunto Armando Spataro risponde a Magdi Allam
«Imam di Milano, perché la sentenza è giusta»

Nel suo articolo pubblicato ieri sul Corriere («Predicatori di odio e istituzioni timide»), Magdi Allam, prendendo spunto dalla condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione di un imam della principale moschea di Milano, per il reato di associazione per delinquere aggravato dalla finalità di terrorismo, ha criticato l'entità della pena (a suo avviso modesta) ed il fatto che non sia stata decretata l'espulsione del condannato. Ma, soprattutto, ha affermato una tesi alla quale è particolarmente affezionato: forze dell'ordine, magistratura ed istituzioni italiane in genere «hanno paura di affrontare e scontrarsi con gli estremisti islamici», consentendo loro comportamenti in altri casi puniti, come l'incitamento all'odio verso gli occidentali.

Vorrei tranquillizzare Allam ed i lettori, fornendo dati utili per una riflessione più articolata e serena. Non parlerò, ovviamente, del contenuto delle specifiche accuse per cui l'imam è stato condannato, peraltro con una sentenza che non è certo definitiva, ma piuttosto precisare che le condotte giudicate risalivano ad epoca antecedente l'11 settembre quando, cioè, lo stesso Parlamento non aveva ancora varato una più severa normativa per le associazioni con finalità di terrorismo internazionale. Vorrei inoltre ricordare che la legge prevede precisi parametri cui il giudice deve ancorare le sue valutazioni discrezionali nella determinazione quantitativa delle pene che infligge: tra tali parametri, importantissimo è quello della condotta del reo susseguente al reato. Orbene, poiché i comportamenti illegali del condannato in questione risalgono a 6/7 anni fa e poiché vi sono anche elementi che inducono a ritenere che egli abbia ormai preso le distanze dal terrorismo islamico, ben si spiegano sia l'entità della pena irrogatagli, che la scelta di non richiederne l'espulsione a pena espiata.

Si tratta, peraltro, di una valutazione che giudici e pm compiono ogni giorno per ogni tipo di reato, compresi quelli più gravi: perché mai allora per una certa categoria di reati e - peggio - per certe categorie di persone, per lo più musulmane, le democrazie occidentali dovrebbero applicare regole diverse? Non credo affatto che il contrasto del terrorismo internazionale possa comportare l'abbandono dei codici e delle regole legali dei processi, l'accettazione delle già teorizzate «zone grigie» e, quando il terrorismo si manifesta in zone di guerra aperta, la disapplicazione della Convenzione di Ginevra. Il nostro Paese ha conosciuto forme atroci di terrorismo e le ha sconfitte con gli strumenti della legge. Riusciremo a fare altrettanto in questi anni drammatici, senza strappi e deroghe al nostro sistema di valori. Invocare la chiusura delle moschee, perché qualcuno che le frequentava è stato condannato, indica una tendenza a trasferire su tutti i componenti di una comunità le responsabilità di pochi o di una parte della medesima! Abbiamo bisogno, invece, di praticare la strada del confronto e del coinvolgimento nel nostro sistema di vita delle comunità islamiche moderate, sulla base dell'assoluto rispetto sia delle nostre leggi che della loro identità culturale e religiosa. La Consulta per l'Islam italiano per il dialogo interreligioso, costituita presso il ministero dell'Interno, è solo un esempio delle iniziative possibili in questa direzione. Le democrazie occidentali devono scommettere sulla collaborazione dei modernizzatori e persino dei fondamentalisti non violenti nella lotta al radicalismo violento e terrorista: nessuno, infatti, può seriamente pensare di vincere questo terrorismo solo con le indagini, i processi o con la cosiddetta attività di intelligence, e neppure con la guerra. «C'è davvero una battaglia in corso tra l'Occidente ed il terrorismo — ha scritto Jason Bourke nel suo "Al Qaeda, la vera storia"- ma non è una battaglia per la supremazia globale. E' una battaglia per la conquista dei cuori e delle menti».

Armando Spataro