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domenica 30 dicembre 2007

Italiani brava gente?

"Nel periodo coloniale, le armate comandate da Oreste Baratieri, Pietro Badoglio e Rodolfo Graziani commisero ogni genere di azione violenta, eppure gli storici dell'epoca si ostinavano a propagandare, anche con pubblicazioni rivolte ai ragazzi, il mito degli "Italiani, Brava gente". In "Sim, Ragazzo abissino", trionfa un paternalismo subdolamente razzista nei confronti delle “popolazioni barbare”. In questo testo, sin dalle prime battute, il lettore è edotto delle finalità dell’impresa coloniale italiana dalle parole del principe Fabio di Otricoli, nobile romano giunto in Abissinia per un nobile e glorioso scopo: servire la patria, rendendo devote all’Italia le popolazioni indigene. Tra alcuni schiavi liberati, il principe resta affascinato dalla nobile figura di un ragazzo, Sim, “un magnifico esemplare tra le varie razze etiopiche”. I buoni italiani offrono agli schiavi liberati la possibilità di rifugiarsi sotto la gloriosa bandiera dell’Italia, loro nuova patria, e Sim viene portato a Roma, dove inizia la sua avventura. “Si andava verso l’Italia bella, verso la nuova patria, dove non esistono schiavi, ma tanti babbi buoni come “Celenza””, pensa tra sé e sé Sim durante il viaggio"

Una sezione di questo blog ha come "tag" "Brava Gente". In "Brava Gente", compaiono essenzialmente episodi dove le vittime sono cittadini extracomunitari e i delinquenti cittadini italiani. Immagino che sia evidente che si tratta di un tentativo di rovesciamento della quotidianità mediatica italiana che di norma è molto attenta a segnalare e persino enfatizzare la cronaca nera in cui sono coinvolti cittadini extracomunitari. Una mossa provocatoria, certo, come ben traspare anche dal titolo affibbiato alla categoria, che vorrebbe ricordare che non esiste "Brava Gente" per definizione: la brava e cattiva gente c'è dappertutto, indipendentemente dalla nazionalità o dalla fede. In realtà, però, molti dei crimini e delle aggressioni compiute da cittadini italiani a danno di extracomunitari che finiscono in quella sezione sono riportati perché c'è qualcosa che va al di là della semplice "cronaca nera". C'è un sottofondo di razzismo, di xenofobia, di pregiudizi, di luoghi comuni che fa da contorno, una rete di condivisione e di connivenze in settori persino insospettabili, che buona parte dell'opinione pubblica fa finta di non vedere, o che al massimo minimizza. Ed è questo l'aspetto che mi preoccupa di più.

Prendiamo per esempio il caso di Erba: avrebbe potuto essere un delitto qualsiasi, anche se particolarmente efferato. Ma ciò che lo rende davvero speciale agli occhi del sottoscritto non è il fatto che sia stata una "tranquilla e insospettabile" coppia italiana di vicini a sgozzare tre donne e un bambino, che tra l'altro eranoitaliani, ma il fatto che tutti i media si siano immediatamente scagliati contro il marito tunisino di una delle vittime, e che alcuni politici abbiano addirittura preso la faccenda come esempio della barbarie musulmana. Ci sono molti altri casi di cronaca nera che non avrebbero, forse, meritato di essere segnalati in quella sezione, se non fossero in qualche modo immersi in un contesto che li rende ancora più preoccupanti: per esempio, il caso dell'infermiere reso paraplegico dal datore di lavoro. Ciò che rende quell'episodio particolarmente grave non è lo sfruttamento e l'aggressione ai danni dell'immigrato ma il comportamento dei poliziotti e degli operatori del 118 che hanno cercato di liquidare la faccenda e far accettare alla vittima, ormai distrutta per sempre, un risarcimento ridicolo. Lo stesso vale per il caso del dodicenne brasiliano, autistico, aggredito dai compagni all'oratorio. Avrebbe potuto essere un caso di bullismo qualsiasi, similare a quello di cui fu vittima un bambino italiano down. Ma a renderlo particolarmente odioso non è solo lo "sporco brasiliano" con cui il ragazzino è stato apostrofato, bensì il "brutta negra, tornatene a casa" con cui le madri degli altri ragazzi hanno accolto la madre del bambino aggredito.


Ancora più grave è il caso dei poliziotti arrestati a Torino: se avessero rapinato altre persone, e non si fossero specializzati nei furti agli immigrati pensando che da quell'ambiente non potessero pervenire denuncie, sarebbe stato un caso di corruzione qualsiasi in seno alle forze dell'ordine. E invece no: perché il fatto che addirittura dei poliziotti si specializzino nel colpire quella particolare categoria di persone è indice che persino nei ranghi delle forze dell'ordine l'immigrato è considerato un bersaglio facile, che non oserebbe denunciare e tanto meno verrebbe preso sul serio. Ora, la domanda sorge spontanea: se rappresentanti delle forze dell'ordine rapinavano immigrati contando sul fatto che questi sarebbero rimasti zitti, come la pensa l'uomo di strada? E' da questa preoccupante realtà politica, mediatica e sociale che scaturiscono poi altri episodi, magari più insignificanti, ma che agli occhi di un attento osservatore del mondo dell'immigrazione in Italia significano molto di più e spingono a porre interrogativi tabù, tipo: se il bambino a cui è stata tagliata la lingua a scuola fosse italiano, l'insegnante di sostegno avrebbe avuto il coraggio di minacciarlo con le forbici? Se la ragazza sequestrata e picchiata dall'ex-convivente e dalla sua nuova compagna fosse italiana, sarebbe rimasta per sei mesi vittima di indescrivibili soprusi? Se il bambino non fosse di origine albanese, sarebbe stato torturato lo stesso dal nuovo convivente della madre, che lo faceva ballare gridando "Sono un bastardo albanese", nella totale indifferenza dei vicini, che pure sentivano quanto accadeva?

Dopo il caso dei poliziotti specializzati nei furti agli immigrati, credo che sia ormai palese che in Italia l'immigrato è considerato un essere umano di serie B. Un barista gli può rifiutare il caffé senza rendersi conto del crimine che sta commettendo, l'impiegato allo sportello gli può dare immediatamente del tu e trattarlo con maleducazione, ecc ecc. Lo so, a molti italiani fa orrore sentire una cosa simile. Ma come? "Sputa nel piatto dove mangia", "Se non ti piace perché sei venuto qui?", "Tornatene a casa tua", "Nel tuo paese non si sta mica meglio". Ritornelli ormai imparati a memoria e che, semmai, rafforzano le mie convinzioni circa la necessità di intervenire per porre fine a una situazione che rischia di diventare esplosiva con l'aumento del numero degli immigrati e il boom delle nascite che ciò comporta. Lo so: sarebbe stato meglio fare il Magdi Allam di turno, talmente anzioso di raggiungere l'agognata poltrona ministeriale, che non fa altro che dipingere immigrati musulmani brutti, sporchi e cattivi e cantare incessantemente le lodi del popolo di "santi, poeti e navigatori", degli italiani "brava gente, ospitali, gentili". Molti effettivamente lo sono. Ma molti altri no. Inutile minimizzare, quando persino dei poliziotti ti rapinano pensando che lo possono fare impunemente.

Per concludere, riporto la lettera - con mia relativa risposta - di un lettore critico.
Come cittadino italiano sono indignato che vi siano elementi delle forze dell'ordine, pubblici ufficiali che portano una divisa e sono stipendiati dai contribuenti che si rendono protagonisti di atti delinquenziali, quali sono quelli posti in essere dalla "banda della Panda nera". Mi sembra una cosa già grave di per sé. Quel che invece mi fa specie è che questo sito continui pervicacemente e odiosamente (si, ODIOSAMENTE) a catalogare sotto la categoria "brava gente" (ovvero "italiani") qualunque atto delinquenziale compiuto da farabutti di nazionalità italiana contro cittadini stranieri. Mi spiace, non ci sto. Siamo d'accordo sul fatto che non ha senso che vi siano italiani e partiti politici (non solo la Lega Nord, purtroppo, ma anche lo stesso governo sedicente di "centro-sinistra") che catalogano 'o bbuono e 'o malanente in base all'etnia di provenienza, vero? E se siamo d'accordo, perché questo sito continua con ostinazione a far di tutta l'erba un fascio nei confronti di noi italiani? I delinquenti esistono dappertutto, in qualunque etnia e qualunque zona del mondo. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Mi pare invece pericoloso cadere nella trappola ed inseguire sullo stesso terreno certo giornalismo padaneggiante ribattendo colpo su colpo (operazione lanciata già anni fa dal sito informazionecorretta, che sinceramente ho sempre trovato odiosa) anziché sottrarsi alla logica perversa dello scontro tra civiltà. Alessandro

Risposta

Sono perfettamente d'accordo con lei: i delinquenti esistono dappertutto, in qualunque etnia e qualunque zona del mondo. Ma per farlo capire a qualche altro suo connazionale - e mi creda sono in molti - mi sono reso conto che non bastava affermarlo en passant. Era necessario sottolinearlo realizzando una specie di archivio online delle malefatte italiane, e non mi sto riferendo ovviamente alla pura e semplice cronaca nera (anche se ci sarebbe da sguazzare, da quelle parti). In un paese in cui sia il governo che i media - e non solo quelli padaneggianti - tendono a dipingere come criminale soprattutto l'extracomunitario marocchino, rumeno o albanese che sia, mi pareva più utile ed efficace che tale archivio contenesse le malefatte commesse dagli italiani a danno degli stessi extracomunitari. Come si sarà reso conto, soprattutto in questo ultimo periodo, gli spunti e i casi reali non mancano. Ho utilizzato un espediente simile in un incontro recente - tenutosi nell'ambito del Corso che lei ha frequentato anche se solo per poco - avente per argomento l'islamofobia presente in Italia, di cui spesso e volentieri si nega l'esistenza. Alle spalle del relatore, la Prof.ssa Monica Massari, autrice del saggio "Islamofobia" (Ed. La Terza), scorrevano semplicemente i titoli dei giornali italiani che avevano per tema l'Islam o la realizzazione di moschee. Le assicuro che il pubblico è rimasto letteralmente basito. Una signora ha timidamente alzato la mano alla fine per dire che lei non credeva che gli italiani fossero razzisti. La risposta testuale della Prof.ssa Massari è stata: "Mi spiace signora, ma gli italiani sono veramente razzisti". Fin quando il razzismo e la xenofobia vengono istillati con il contagocce, giorno dopo giorno, tra un titolo del telegiornale e uno sul quotidiano, la società non riesce a rendersi conto del male che (si) sta facendo. Ecco perché era necessario realizzare un archivio degli episodi di chiara matrice razzista e xenofoba: solo cosi ci si rende pienamente conto dell'entità di un fenomeno che molti invece, a partire dallo stesso Premier di Centro Sinistra, tendono a negare. La categoria è intitolata "Brava Gente" proprio per dimostrare l'assurdità del luogo comune che dipinge gli italiani - in blocco - come "Brava gente", e l'Italia come una specie di "Paese dei Balocchi" dove tutti sono gentili e ospitali allorché come rileva giustamente lei, i delinquenti esistono dappertutto, anche tra le stesse forze dell'Ordine. Vedo comunque che il luogo comune è duro a morire, poiché lei stesso si è subito scagliato contro questo blog affermando che starebbe conducendo un'odiosa campagna contro la "Brava Gente" e cioè praticamente "gli italiani". Eh no! Questo blog sta solo segnalando che gli italiani non sono né più bravi né più farabutti degli altri popoli o delle altre etnie.