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venerdì 14 dicembre 2007

Lombardo? Ma per favore!

Rimango in tema di scuola ma mi sposto qualche chilometro...in un'altra scuola elementare della zona, lo scorso anno era stata portata avanti un'iniziativa volta alla "conoscenza reciproca degli alunni e all'educazione al rispetto interculturale". In pratica venivano invitati alcuni animatori-educatori di una associazione culturale di Milano che insegnavano ai bambini, sotto forma di gioco, le basi delle tre lingue parlate dalle etnie più rappresentate nella scuola: arabo, cinese, rumeno. E fin qui, nulla di scandaloso. I bambini si divertivano ma qualche genitore (uno dei quali, un mio collega leghista, mi ha informato della cosa) si è posto un interrogativo: giusto insegnare ai bambini italiani aspetti della cultura dei bambini stranieri in modo da poterli più facilmente accettare ed evitare che si formino "mini-ghetti" nelle classi, ma non sarebbe altrettanto giusto insegnare a tutti, italiani e stranieri, aspetti molto importanti della nostra cultura locale, come il dialetto, l'origine dei proverbi e delle tradizioni? Il mio amico si è sentito rispondere dalla direttrice della scuola: "insegnare il dialetto nella scuola? Qui siamo diventati matti! Già ci sono bambini che parlano 10 lingue diverse e fanno fatica a parlare l'italiano, e vogliamo anche insegnare loro il dialetto? Lo insegni lei a suo figlio se vuole". Il mio commento è: perché cinese, rumeno e arabo si, e dialetto lombardo no? Perché insegnare ai bambini italiani la cultura straniera, e non viceversa? Aspetto da voi tutti una risposta.

Fabio

Non mi sembra che il dialetto lombardo abbia la dignità di una lingua.

Sherif

Se il lombardo avrà un riconoscimento linguistico di carattere statale - ossia diventa una lingua - (cfr. L. 482/99 approvata dopo una legge costituzionale della quale dà attuazione) allora può essere insegnato, ma deve prima essere scritto, ufficializzato, dotato di una grammatica e di un vocabolario unico. Guardate per esempio quello che succede nella mia Regione (a statuto speciale, tra l'altro): la legge sopra citata ha tutelato, definendola a carattere di lingua, la parlata locale; una società si è incaricata di scriverne la grafia, è stato creato un vocabolario che ha carattere ufficiale e una grammatica, con il risultato che questa lingua viene insegnata nelle scuole, inserita negli atti ufficiali della P.A. locale e nella cartellonistica stradale e degli uffici pubblici, in regime di bilinguismo, viene addirittura utilizzata nei Consigli comunali o provinciali con tanto di presenza di un traduttore simultaneo. Vediamo se indovinate di quale Regione si tratta (Sherif, non suggerire!), vi dico solo che è in "Padania".

P.

Non è questione se il dialetto lombardo o veneto ecc. abbiano più o meno dignità, ma quale utilità possano avere. Credo che non si possa nemmeno pensare di paragonare l'inglese, l'arabo, il cinese, lo spagnolo ai ns.dialetti locali, parlati per di più anche in loco da una minoranza. Ad esempio quando si insegna l'arabo, non si insegnano le varianti dialettali marocchine, egiziane, siriane ecc.(che variano sensibilmente tra di loro ed anche in rapporto all'arabo ufficiale), perchè ognuna parlata da una minoranza di persone nel complesso del mondo arabo. Si insegna ciò che unisce, non ciò che divide, e ciò che è utile, non ciò che è inutile.(ditemi a cosa può servire nel 2007 conoscere il dialetto lombardo!con tutto il rispetto per i dialetti). Salaam

Abu Yasin