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lunedì 3 dicembre 2007

Orsacchiotti satanici


In Sudan, un' insegnante inglese è stata condannata a 15 giorni di carcere e all'espulsione dal paese per aver acconsentito che i suoi studenti chiamassero un orsacchiotto di peluche "Maometto". Gillian Gibbons, che fino a pochi giorni fa insegnava in una scuola inglese di Khartoum, la Unity High School, ha rischiato anche di peggio: 40 frustate se non la fucilazione, quest'ultima richiesta a gran voce da una manifestazione di almeno diecimila persone convenute nella capitale. Le ultime notizie affermano però che forse la Gibbons sarà liberata ancor prima di scontare tutta la pena, grazie alla mediazione di due Lord musulmani inglesi. Secondo tutti i parametri del buonsenso, è una storia gonfiata ad arte. I motivi che l'hanno fatta scoppiare? Traspaiono da alcune dichiarazioni rilasciate dai sudanesi che hanno manifestato contro la decisione della corte, considerata troppo blanda. L’imam Abdul-Jalil Nazeer al-Karouri, noto per le sue posizioni oltranziste, ha per esempio sancito durante il sermone del venerdì: "Si tratta di una donna arrogante che è venuta nel nostro Paese a intascare il suo salario in dollari e a insegnare ai nostri figli a odiare il nostro profeta Maometto".

Il riferimento al "salario in dollari" intascato dall'insegnante inglese non è di secondaria importanza in un paese in cui 1 dollaro corrisponde a 200.5104 Dinari Sudanesi. Chi vive nei paesi arabi o africani sa benissimo che il potere d'acquisto del Dollaro o dell'Euro è assolutamente sproporzionato per gli standard locali. E lo stesso dicasi degli stipendi intascati dagli insegnanti stranieri dislocati nelle scuole straniere private o parificate. Gli insegnanti italiani inviati dal Ministero degli affari esteri in Egitto, per esempio, percepiscono uno stipendio non inferiore ai 4.000 euro. Qualcuno parla addirittura di 7.000 euro. In un paese dove 1 euro è pari a circa 8 pound egiziani - cioè 8 "euro locali" - uno stipendio di soli 4.000 euro è pari 32.000 pound egiziani. E' come se un insegnante italiano percepisse 32.000 euro al mese, a Roma. Più di quanto si intasca un Deputato autoctono dell'ormai famosa "Casta". Una situazione simile genera ovviamente invidie, gelosie e insofferenza anche all'interno della stessa scuola. Perché l'insegnante indigeno continua a percepire uno stipendio da fame spesso inatto a preservare la sua stessa dignità umana. Non parliamo poi dei bidelli o del portinaio. In Egitto, se tutto va bene, questi ultimi prendono 300-500 pound al mese (un chilo di carne ne costa 50, di pound). Come dovrebbero sentirsi costoro, quando sanno che l'insegnante straniero che lavora nella stessa scuola ne piglia invece 32.0000? Ci dobbiamo ricordare di questo, quando leggiamo di quelli che si sono recati in Medio Oriente per insegnare "a 100 euro al mese", quasi fossero missionari. Perché al di là del fatto che non sono mai 100 euro al mese, visto che c'è sempre qualche entrata extra (l'affitto di una casa in Europa o altro) 100 euro sono sempre 800 pound locali. Uno stipendio che garantisce una vita più che dignitosa da quelle parti, con tanto di piscina all'Hilton e sauna allo Sheraton.

Ecco: immaginate un'identica situazione in Sudan, un paese messo molto peggio dell'Egitto. Non è casuale, quindi, che sia stato un dipendente della scuola dove insegnava la maestra inglese (e non i genitori dei ragazzi come affermano i media) a segnalarla alle autorità per aver lasciato che i suoi alunni chiamassero Maometto l'orsetto di classe. E non è nemmeno casuale che le autorità abbiano subito dato il via al processo, e che diecimila sudanesi - probabilmente raccolti e organizzati dal governo stesso - siano scesi in piazza per dimostrare la loro rabbia, non tanto contro l'insegnante e l'orsacchiotto, ma contro il suo stipendio, il cui forte potere d'acquisto dipende in larga parte dalle scellerate politiche economiche promosse dagli stessi paesi che in passato, con il Colonialismo, hanno sfruttato i paesi africani e arabi fino all'osso. Simili dimostrazioni di forza sono necessarie per calmare gli animi e distogliere la gente dai problemi quotidiani. E se c'è poi in ballo qualche contratto commerciale o qualche decisione da prendere in merito al Darfur, ancora meglio: l'insegnante sotto processo diventa un ottimo strumento di pressione e di scambio. Ma non preoccupatevi: prima o poi verrà rilasciata con tutti gli onori del caso (che non saranno ovviamente sbandierati), tornerà in Inghilterra per scrivere le sue memorie che diventeranno a loro volta un best-seller e si godrà la pensione calcolata sulla base dell'ultimo stipendio percepito. In Sudan, invece, continueranno a percepire pochi dinari al mese in attesa della Democrazia esportata a suon di bombe. Altro che orsacchiotti.