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giovedì 27 dicembre 2007

Paolo Branca, Yalla Italia

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Paolo Branca, docente di Lingua e Letteratura araba e di Islamistica presso l'Università Cattolica di Milano, è un accademico estremamente dedito alla ricerca e agli approffondimenti scientifici, molto attento alla divulgazione e alla diffusione della conoscenza e soprattutto aperto e disponibile al contatto e al confronto con il grande pubblico. Ho avuto il piacere, recentemente, di ospitare una sua lectio magistralis sul Corano nell'ambito del corso di Cultura e Lingua araba da me tenuto al Politecnico di Torino. Dire che il suo intervento ha suscitato entusiasmo e interesse è dir poco. I circa 350 presenti convenuti per ascoltarlo - anche in piedi - sono rimasti letteralmente affascinati. Un campione delle email ricevute il giorno dopo la dice lunga: "Persona di grande tolleranza e di grande conoscenza", "Intervento interessantissimo e di alto livello", "Vorrei solo ringraziare per l'interessante conferenza tenutasi ieri sera, inizio per molti spunti di approfondimento. Grazie ancora per questa opportunità e per aver invitato un esperto che usa un linguaggio cosi chiaro e allo stesso tempo incisivo". Effettivamente, Branca è una di quelle rare persone che lavorano con serietà e abnegazione, senza tanto clamore, nella convinzione che ogni piccola azione è una goccia d'impegno che contribuisce a creare un mondo migliore. Ed è proprio all'insegna di questa convinzione che egli tiene le sue lezioni o pubblica i suoi libri. L'ultimo, "Yalla Italia. Le vere sfide dell'integrazione di arabi e musulmani nel nostro paese" (Ed. Lavoro), è un testo che consiglio a occhi chiusi. Se non vi ho abbastanza incuriosito, lo farà sicuramente la prefazione al volume redatta da Gad Lerner:

Prima ancora che uno studioso, Paolo Branca è una persona che si mette in mezzo. Un luogo comune menefreghista vuole che, a mettersi in mezzo, si finisce solo per prenderle. E in effetti a Paolo Branca è capitato purtroppo di subire attacchi ingenerosi al limite della diffamazione per la tenacia con cui cerca di allacciare fili di dialogo fra l’Italia cattolica in cui s’è formato e l’islam con cui essa è chiamata a cimentarsi, dentro casa e alle sue porte.

Ma la vicenda intellettuale di Paolo Branca ci testimonia il contrario del luogo comune: a mettersi in mezzo, si apprende. Non sono dunque solo generosità o lungimiranza le virtù di chi si offre come tramite di mediazione, incontro, reciproca comprensione. Nelle figure “di mezzo” come Paolo Branca si esprime anzitutto la più moderna e dinamica ricerca culturale del nostro tempo.

Da quando la vicenda islamica è tornata a condizionare sensibilmente il mondo contemporaneo, abbiamo bisogno come il pane di traduttori. Invidiamo coloro che conoscono la lingua, la storia, la cultura e la principale religione degli arabi, avendole studiate per tempo, e non potremmo più fare a meno di loro. Ma c’è modo e modo di impiegare questo patrimonio culturale. Chi resta prigioniero dello schema ideologico secondo cui l’islam è il nemico storico di sempre, naturalmente destinato a sottometterci a meno che noi gli si imponga il nostro dominio, chiederà ai traduttori di assolvere a una funzione meramente spionistica: svelateci la trama avversaria, il linguaggio biforcuto di coloro che ci sorridono in inglese ma ci disprezzano in arabo, e s’insinuano fra noi con l’intenzione di costituire un contropotere rigorosamente separato temporeggiando fino al giorno in cui avranno forza sufficiente per distruggerci.

Parafrasando il titolo di un capitolo di questo libro, l’obiettivo sarebbe quello di reclutare “traduttori-traditori”. Ora noi sappiamo bene che la cristallizzazione ideologica della dottrina ufficiale coranica, la mortificazione della democrazia in molti paesi arabi e la minaccia rappresentata da un integralismo talvolta violento fino alla ferocia, generano nobili figure di dissidenti perseguitati e minacciati che meritano tutto il nostro rispetto e il nostro sostegno. Ma sarebbe miope limitare il nostro dialogo con l’islam contemporaneo al solo rapporto con queste figure dissidenti.

Il libro di Paolo Branca ci propone un approccio più articolato e fruttuoso. Come intellettuale “di mezzo” egli incrocia l’esperienza accademica con la militanza quotidiana sul territorio. E’ molto interessante nelle pagine che seguono l’intreccio fra le riflessioni di carattere storico, politico, teologico, e la verifica quotidiana delle pratiche d’integrazione. Prezioso è il racconto sulla scuola milanese di via Quaranta, e più in generale sul coinvolgimento delle famiglie immigrate nella ricerca di un’educazione dei figli rispettosa delle tradizioni ma aperta alla società d’accoglienza. Altrettanto interessante è il percorso avviato con i giovani della seconda generazione immigrata, nella consapevolezza che da loro potrà scaturire un nuovo islam europeo in grado di piegare la rigidità dell’islam mediorientale. Una visione dinamica del presente e del futuro che l’opera di Branca fonda sull’analisi di un passato troppo ricco e vario per essere ridotto a blocco monolitico.

L’identità smette così di essere agitata come un feticcio, ne viene riconosciuta l’evoluzione concreta nella vita della gente e nella contaminazione reciproca, smentendo gli spacciatori di un’appartenenza rigida, antistorica, che riduce il passato a miti contrapposti.

Il tempo sarà galantuomo con personalità generose come Branca, capaci di passare dalle biblioteche e dalle aule universitarie agli incontri di strada. E allora lui potrà ricordare con ironia pure qualche calcio negli stinchi rimediato nel corso del suo faticoso lavoro per la pace, in un tempo dominato dalla guerra.

Gad Lerner