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martedì 11 dicembre 2007

Poliziotti e Cafoni

Lettera pubblicata sul quotidiano La Stampa

Dieci del mattino, metropolitana affollata, nervosismo e generale scortesia. Un ragazzo si sente male. Barcolla e poi sviene, lo sorreggono ma sviene di nuovo. Intorno c'è la solita indifferenza. Dopo un po' si diffonde il malessere e cominciano a volare insulti per i suoi compagni che non lo fanno scendere e stanno li, incapaci di reagire. Volano insulti e parolacce: "Fatelo scendere! Deve scendere, lo capite o no?" Alla fine questi decidono. Afferrano sotto le ascelle l'amico privo di sensi, lo trascinano verso l'esterno, verso la banchina. Sulla soglia della Metropolitana, il ragazzo vomita sangue. Per tre volte vomita sangue. Siamo alla fermata Flaminio. Vanno tutti di corsa. Arriva la Sicurezza, qualcuno chiama il 118 e scompare nella folla, qualcuno si preoccupa di pulire per terra. La maggior parte osserva disgustata. Finalmente arriva la Polizia. Facciamo spazio, ci penseranno loro, ci diciamo, per fortuna sono arrivati in fretta. Un attimo di silenzio, poi il primo sentenzia: documenti. Documenti? Non che succede, come sta, è svenuto, avete chiamato l'ambulanza, c'è un medico? No, documenti. E' un gruppo di ragazzi pachistani. Prima i documenti, poi il resto. Come sta ve lo dico io: il documento ce l'avevano e i suoi amici non sono scappati davanti alla Polizia. Adesso sono tutti in ospedale. Mi sono raccomandata di non lasciarsi spaventare da cafoni e poliziotti e, forse, hanno anche voluto darmi retta. Però, che razza di raccomandazioni da dare a uno straniero nel mio paese.

Silvia Bencivelli