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martedì 4 dicembre 2007

Spacciatore? No. Tunisino.

Di norma non mi sbilancio sui casi di cronaca nera prima che vengano accertate le responsabilità individuali delle persone coinvolte. Per esempio avrei molte cose da dire sul delitto "multietnico" di Perugia, ma sono in attesa della conclusione delle indagini e del chiarimento del quadro probatorio. E' una regola che anche i giornalisti italiani dovrebbero osservare per evitare di essere clamorosamente smentiti e ridicolizzati dall'evolversi delle vicende. Faccio però uno strappo alla regola per fare alcune considerazioni sul caso di Azouz Marzouk, il tunisino a cui i perbenissimi e italianissimi vicini di casa hanno sgozzato la famiglia, incluso un bambino di due anni lasciato dissanguare come un capretto (la famigerata strage di Erba, ndr). Il sig. Marzouk è stato arrestato per spaccio, e in queste ore dovrà sostenere l'interrogatorio di garanzia. In teoria quindi, avrei dovuto aspettare almeno l'esito di questo procedimento. Ma dal momento che i media italiani, e gli stessi commentatori di questo blog addirittura mi sfidano per pronunciarmi sull'argomento, non mi tiro indietro. E pensare che per il delitto di Erba ho dovuto aspettare le piene confessioni degli stragisti per scrivere della faccenda. Ebbene: Azouz Marzouk è stato arrestato - e magari è anche colpevole - di spaccio. Sembra che abbia persino lucrato sulla morte dei famigliari. Embeh? E allora?

Il fatto che Marzouk fosse - e sia - un pregiudicato e uno spacciatore non cambia e non dovrebbe cambiare neanche di una virgola la valutazione sulla strage di Erba e su coloro che l'hanno commessa. Soprattutto ora che stanno tentando di ritrattare, trovando persino il coraggio - dopo aver ucciso tre donne e un bambino (oltre ad aver gravemente ferito un altro vicino) - di felicitarsi per l'arresto di Marzouk, quasi a voler chiedere comprensione e giustificazioni per l'orrendo delitto da loro perpetrato. Non riesco quindi a capire la palese soddisfazione dei navigatori del web e dell'uomo di strada per l'arresto di Marzouk. Non è né il primo né l'ultimo spacciatore in Italia. Molti altri sono ancora in giro, infimo e ultimo anello di una catena che si regge, oltre che sull'italianissima clientela, sulla corruzione e il coinvolgimento del mondo politico, del mondo imprenditoriale e a volte delle stesse forze dell'ordine. Certo, spacciare è un reato. Ma - mi si consenta - uccidere tre donne, sgozzare un bambino e ridurre in fin di vita un vicino di casa è tutt'un altra cosa. Non vorrei quindi che dietro questa soddisfazione ci sia qualche altro inconfessabile desiderio. Per esempio la disperata ricerca di attenuanti, la predisposizione dell'opinione pubblica per uno sconto di pena, se non un verdetto di innocenza per la coppia di stragisti.

"Vedete? Tutto sommato avevano ragione. Se hanno ucciso tre donne e un bambino, un buon motivo di sicuro ce l'avevano. Se fossimo al loro posto, con un spacciatore tunisino come vicino, tutto sommato forse anche noi avremmo fatto lo stesso". E' forse questo il ragionamento che si vuole sdoganare? Qualcuno si spinge fino a chiedere le scuse di chi, come il sottoscritto, ha difeso Marzouk all'epoca in cui era stato ingiustamente accusato della strage di Erba. Ma chi avanza simili richieste lo fa in malafede. Perché il sottoscritto non ha mai difeso Marzouk contro le forze dell'ordine, che fanno benissimo a sospettare di chiunque e a orientare le proprie indagini a 360 gradi. Ma contro i media e i politici, che non appena hanno saputo della pura ipotesi investigativa si sono lanciati in processi e in campagne di propaganda dove si delirava di "sgozzamenti islamici", salvo poi ritrattare e minimizzare quando sono stati scoperti i veri colpevoli. Ve lo ricordate? Per quando riguarda invece la supposta strumentalizzazione da parte di Marzouk della strage, che volete che vi dica? E' una questione morale. La vera domanda è: Marzouk avrebbe aproffittato della strage se non ci fosse attorno quel sottobosco di fotografi, agenti VIP e relativi clienti di rotocalchi che su queste faccende hanno costruito un impero? Ne avrebbe approffittato se i media e i politici non l'avessero ingiustamente accusato della strage, e se gli unici ad avvicinarlo e a consolarlo non fossero i personaggi sopra menzionati? L'avrebbe fatto se non ci fosse la calca di Talk-show, discoteche e persino donne che proponevano denaro in cambio di sesso? La risposta è no. Marzouk, nella sua versione di spacciatore e di pseudo-celebrità, è un prodotto di questo paese, di questa società e di questa cultura. L'unica cosa che lo distingue dalla schiera di pregiudicati, condannati e stragisti che vengono spupazzati per trasmissioni o addirittura assunti e candidati nelle istituzioni è il suo essere tunisino. E allora diciamolo, che è questo il problema.