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mercoledì 26 dicembre 2007

Sul pulmino molto razzismo

di Niccolò Zancan, La Repubblica

Amina è scomparsa. Diciassette anni, sordomuta, senza soldi, documenti né telefonino, martedì mattina è uscita di casa e non è tornata. Amina non voleva più salire sul pulmino della scuola. Lunedì sera era scoppiata a piangere davanti alla madre: "Ti prego, non voglio più andarci. Mi prendono in giro. Mi spingono. Dicono: "Torna al tuo paese, puzzi come tutti i marocchini". La madre, Aziza Haddi, aveva cercato di consolarla, ma era rimasta ferma sulle sue decisioni: "La scuola è troppo lontana. Non posso accompagnarti tutte le mattine". Le aveva chiesto però di scrivere i nomi dei compagni che l'avevano aggredita, per poi parlarne con il preside.

Ora quel foglio spiegazzato con sette nomi segnati a matita è sul tavolo della cucina, vicino allo zaino di Amina. È scomparsa martedì mattina fra le 7 e le 7,30. Sul pulmino che doveva portarla all'istituto tecnico di Pianezza, tredici chilometri fuori città, non è mai salita. La cercano i carabinieri e la polizia. La cercano le insegnanti e le educatrici dell'istituto per sordi che frequentava tutti i pomeriggi. Foto sui muri, appelli, apprensione. Ieri sera alle undici ancora nessuna notizia. Giaccone bianco, jeans e scarpe da ginnastica. Così l'hanno vista uscire e non tornare più.

La casa di Amina Haddi è lungo le sponde della Stura, Torino nord, periferia di palazzoni, baracche e centri commerciali. Padre autotrasportatore, madre casalinga, si sono trasferiti in Italia sedici anni fa. Anche per curare Amina. Ha grosse difficoltà a sentire, ma sa leggere bene i movimenti della labbra, parla con qualche impaccio ma si fa capire. Brava a scuola, appassionata di computer, descritta da tutti come una ragazza molto tranquilla, non usciva quasi mai: "Solo qualche giro al pomeriggio da Auchan con sua sorella". E allora dove è andata Amina che lunedì sera piangeva, offesa dai compagni di scuola?

"Era già successo altre volte - dice ora la madre - su quel pulmino c'era molto razzismo". I carabinieri della compagnia Oltre Dora hanno battuto il quartiere per tutta la giornata inutilmente. "Per adesso abbiamo pochissimi riscontri, nessuna segnalazione - spiega il capitano Luigi Isacchini - ma stiamo facendo tutto il possibile per cercare di capire cosa è successo". Martedì è il giorno della scomparsa. Alle 7 in punto Amina esce di casa. A cinquanta metri dal cancello, come ogni giorno, passa a prenderla il pulmino privato della scuola. L'autista però non vede la ragazza e prosegue la sua corsa. Alle 7,30 un'impiegata di banca che lavora lì vicino nota uno zainetto azzurro su una panchina di un giardino. È lo zaino di Amina. Dentro c'è tutto: le merendine, i libri e il portapenne. Anche il portafoglio con venti euro e i documenti. "Stranissimo - dice il padre - perché Amina dal suo zaino non si separava mai. Era tutto il suo mondo". Dice di avere un brutto presentimento: "Non torna. Mi sento che non torna... Ha deciso di non salire su quel pullman, non so... Forse qualcuno l'ha rapita...". Ha un telefono cellulare? "No. Amina l'aveva perso dieci giorni fa". Sola, isolata dal mondo. Cosa è successo?

Gli investigatori certe parole hanno persino imbarazzo a pronunciarle. Ma le ipotesi sono soltanto tre: fuga volontaria, rapimento o suicidio. Così, per cercare di capire, si torna alle ultime parole di Amina: "Piangeva - ricorda la madre - diceva: "Ti prego, su quel pullman dove tutte le volte mi trattano male non ci voglio più salire"". Ma perché non è tornata a casa più tardi? Gli investigatori parlano di "un possibile attacco di sconforto". E quello zaino lasciato lì sarebbe come un segno: "Come per dire basta! Ho chiuso con la scuola". Forse, perché studiare ad Amina piaceva molto. Restano due cose importanti. Le dice una madre sconvolta: "Amina si trovava bene in famiglia, Amina non è mai scappata".