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lunedì 29 gennaio 2007

Crucifige!

Appena scoperta l'orrenda strage di Erba, i media si erano scagliati contro Azouz, il marito "tunisino e pregiudicato" di una delle vittime, accusandolo di aver ucciso figlio, moglie, suocera e vicini di casa (di cui uno miracolosamente sopravvissuto). Poi si scopre che a commettere l'efferato delitto erano gli italianissimi, tranquillissimi e perbenissimi vicini di casa, quindi i media si sono profusi in acrobatiche giustificazioni e scuse improbabili. Gli unici che non hanno voluto farlo fino all'ultimo erano ovviamente i politici che pensavano di cavalcare la vicenda, salvo essere messi in imbarazzo dall'esito delle indagini. Un politico non è mica obbligato a presentare le scuse ad un pregiudicato tunisino ingiustamente accusato di aver "islamicamente" sgozzato la famiglia. Per l'On. Borghezio, per esempio, che dopo la strage aveva parlato di una "spaventosa mattanza cui ha dato luogo a Erba un delinquente spacciatore marocchino ci prospetta uno scenario a cui dobbiamo abituarci" si è trattato, dopo, di "un fosco quadro di esplosione di follia omicida che non appartiene alla nostra cultura e sul quale dobbiamo interrogarci non senza aver espresso rammarico per aver dato credito a notizie che si sono rilevate senza fondamento". Insomma, non prendetevela con me, ma con i media.

Ebbene, dopo l'imbarazzo iniziale, dopo le accese discussioni sull'etica giornalistica e sulla tendenza dei media italiani alla generalizzazione e all’allarmismo in materia di immigrazione, dopo il dibattito pubblico che ha coinvolto personaggi del calibro del Ministro alla Solidarietà Sociale Ferrero e la portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Laura Boldrini, dopo la prospettiva di elaborazione di un codice deontologico per la stampa italiana, i media sono tornati a fare quello che sanno fare meglio da anni: la distorsione del ruolo sociale degli immigrati e dei rifugiati, la promozione dell'islamofobia, la creazione del colpevole ad arte. E per recuperare il tempo perduto, hanno ricominciato proprio con Azouz. Prima era tutta la manfrina sul perdono e la vendetta: il barbaro Azouz messo a confronto con Papà Castagna che, appena scoperto che erano i vicini di casa italiani a sgozzare sua moglie, sua figlia e sua nipote, si è esibito in perdoni e assoluzioni che non hanno convinto nemmeno la Chiesa. Non a caso, il noto teologo Don Tino Rigoldi ha parlato di un “perdono da cristiano superman (che, ndr) non convince, questi slanci non sono giusti, non funzionano, il perdono in automatico non esiste, non è giusto, non è umano, non è autentico”. Già...vorrei vedere dov'è il Santo disposto a perdonare, in pochi minuti - papà Castagna escluso, of course - i folli assassini di moglie, figlia e nipote: roba da Superman, appunto.

Mi sarebbe piaciuto vedere se ci sarebbe stato tutto questo gran parlare di perdoni, assoluzioni, carità cristiana ecc ecc se ad uccidere tutta quella gente, se a sgozzare quel bambino di due anni, fosse stato davvero Azouz, un islamico o un extracomunitario qualunque. A giudicare dalle focose dichiarazioni dei famigliari delle vittime ai giornali quando era proprio Azouz il principale indiziato ("un matrimonio che non s'aveva da fare", "l'abbiamo avvertita", "era un poco di buono" ecc), o quelle dei politici di destra, o l'opinione di strada in quelle ore, non credo proprio. Anzi: sarebbero scesi tutti in piazza a gridare all'invasione islamica, alla barbarie islamica, con qualche noto promotore giornalistico dell'Islamofobia - uno di quelli che "amano l'Italia" - in testa al corteo che grida: crucifige! cruifige! Finita con la storia della "vendetta islamica vs carità cristiana", che nessun essere umano in buonafede è riuscito a mandar giù, i media sono partiti all'attacco con la storia delle foto dei funerali che Azouz avrebbe venduto alle agenzie: ovviamente non poteva che essere uno che lucra sul dolore. Ma saranno affari suoi se ha voluto vendere le foto del funerale? Non ha mica esposto i cadaveri ai fotografi! L'uomo è appena uscito dalla prigione, si è ritrovato con suocera, moglie e figlioletto assassinati, sé stesso ingiustamente accusato, lo suocero che perdona i veri assassini in men che si dica, con i corpi ancora caldi, tutti reticenti a scusarsi con lui fino all'ultimo: se c'è qualcuno addolorato in sta faccenda, non può che essere lo stesso Azouz.

Se tentasse di chiedere un risarcimento da tutti quei politici e quotidiani che l'hanno messo all'indice per due giorni, non otterrebbe - dopo anni di cause e spese legali, ovviamente - manco un terzo di quello che le agenzie sono disposte a pagare oggi per le foto di quelle due bare. E se quei soldi servissero per permettere ad Azouz di far fronte alle spese che ha dovuto sostenere in questo periodo travagliato? Se gli servissero per intraprendere un'altra strada nella vita, lontano dal traffico della droga? Qualcuno ci ha pensato o sono tutti bravi a gridare allo scandalo? E se al posto di Azouz ci fosse un cittadino italiano - che ovviamente non sarebbe stato accusato con la stessa solerzia con cui lo è stato lui - si sarebbe saputo qualcosa delle foto del funerale e della cifra pattuita? Anna Maria Franzoni ha scritto un libro sulla sua vicenda che si trascina da anni, tutti sotto i riflettori. Ma non mi è sembrato vedere la stessa finta indignazione. Forse tra la gente, ma non con gli stessi termini usati con Azouz. E' evidente che c'è una volontà, precisa e cosciente da parte dei media, di criminalizzare Azouz ad ogni costo. C'hanno provato persino quando si era saputo che era in Tunisia, e non in Italia:" chissà a chi fra i suoi correligionari avrà affidato l'incarico di finire la famiglia", si sussurava e non sui giornali. Non importa se non c'entra con la strage, non importa se è innocente, lui deve per forza di cose essere demonizzato e criminalizzato, se non per la strage almeno perché ha reagito umanamente all tragedia che l'ha colpito, o perché ha accettato un pagamento per le foto del funerale. E se non è Azouz a finire sotto processo, allora lo è la cultura a cui appartiene: non a caso si è sottolineato che a Papà Castagna non è stato permesso entrare in moschea, in quanto non musulmano, cercando di dare una dimensione di "Scontro delle civiltà" ad una faccenda in cui i colpevoli - anche morali - sono ormai noti, ma di cui si preferisce - tutto sommato - parlare poco. Papà Castagna non sarà entrato in moschea, ma Azouz (rimasto fuori pure lui), non è stato accettato né dalla famiglia, né dalla Società italiana, sin dal primo istante. Ma continuiamo a parlare di Azouz lo stesso, non sia mai che si radichi nelle coscienze che non era un extracomunitario a commetterlo, l'efferato delitto. Crucifige! Crucifige!

sabato 27 gennaio 2007

Fresca memoria

"Certi politici di casa nostra il 27 gennaio indossano l’espressione di circostanza, partecipano a qualche cerimonia, fanno tre moine all’attuale governo israeliano, così per il resto dell’anno si danno a legittimare il peggior revisionismo che riabilita il crimine fascista, coccolano il ricordo del criminale di guerra Benito Mussolini, sostengono provvedimenti xenofobi, tollerano ed elogiano i CPT che, pur fatte le debite differenze, sul piano etico e giuridico hanno la forma del lager. Questi politici sputano sulla Costituzione repubblicana, si alleano con i gruppuscoli nazifascisti lasciandoli liberi di scorazzare bardati dei più lugubri simboli e gesti del Regime violando sistematicamente la Legge. Il modo migliore di onorare la memoria, è opporsi a questo schifo e costruire un mondo libero da ogni fascismo, politico ed economico. E’ bene non dimenticare mai che la Shoà ha colpito innanzitutto l’essere umano. Lo ha negato nell’ebreo, nello zingaro, nell’oppositore politico, nell’omosessuale, nel testimone di Geova, nel menomato fisico e mentale e in chiunque disse no a quella barbarie. Per questo un grande testimone che visse sulla propria pelle la disumanizzazione, Primo Levi, scrisse Se questo è un uomo".

Moni Ovadia

"Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. (...) È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire".

Primo Levi

"- Secondo Lei ci sono pericoli effettivi di un ritorno di questa ombra del passato?"

"- "Cosa volete che Vi dica? L'unica cosa che posso dirVi è che in questo momento, nell'occhio del ciclone non ci sono particolarmente gli ebrei. Ma questo non vuol dire. Il razzismo o c'è o non c'è. Quando c'è, è un pericolo per tutti, per tutte le minoranze. Oggi, sono colpiti in Europa da razzismo, soprattutto extracomunitari, musulmani, popolazioni che arrivano profughe da lontano, i cosiddetti clandestini, che saranno anche clandestini, ma sono per prima cosa dei poveri infelici. Oggi sono questi. La cosa non mi consola affatto. Anzi, se lo pensassi: "Mi consola", mi vergognerei di dirVelo, ecco."

Amos Luzzatto

"Ma quante sono le menti umane capaci di resistere alla lenta, feroce, incessante, impercettibile forza di penetrazione dei luoghi comuni?".

Primo Levi

giovedì 25 gennaio 2007

De gustibus

Un gruppo di residenti a Colle Val D'Elsa sta provando di tutto per impedire la costruzione della Moschea, che tra l'altro procede con ritmi da record. Fra le loro ultime trovate, ci sono le cosiddette "salsicciate" nel parco attiguo al cantiere, con le quali credono di offendere la comunità islamica locale. Probabilmente non hanno capito che se a qualcuno aumenterà il colesterolo, questi non saranno di certo gli islamici. E che mentre loro si abbuffano di salsiccie nel parco, c'è un extracomunitario tunisino che dà lavoro a decine di italiani, che lavorano speditamente nella costruzione dell'edificio di culto. Poco fa, alcuni comitati contrari alla costruzione della moschea hanno chiesto alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena la revoca del contributo concesso per la realizzazione, in quanto la concessione edilizia per i lavori sarebbe scaduta (di appena qualche giorno), il che farebbe delle opere attuate delle opere "abusive". Fortunatamente, la Fondazione ha fatto sapere che esaminerà ''una eventuale richiesta di proroga'' come è ''prassi normale''. Suggerisco ai comitati contrari alla Moschea del Colle di inviare alla Fondazione lettere di protesta corredate dell'ultima emissione di francobolli cinesi, dedicati all'anno del maiale e "conditi" all'aroma in agrodolce: grattando la superficie del francobollo si sprigiona l'odore della famosa specialità cinese, mentre leccando la colla sul retro, del maiale in agrodolce si potrà anche gustare il sapore.

mercoledì 24 gennaio 2007

Ricordiamo Oriana

Vi segnalo questo ottimo contributo - in lingua inglese - pubblicato sulla rivista Interventions (International Journal of Postcolonial Studies): Oriana Fallaci and the ‘Clash of Civilizations’ , a cura della Dott.ssa Francesca Orsini.

La Dott.ssa Orsini è specializzata in letteratura indiana, che attualmente insegna presso la School of Oriental and African Studies dell' Università di Londra. Prima di approdarvi, ha insegnato per 11 anni all' Università di Cambridge. Non a caso si parla di Fuga dei Cervelli.

Alla Dott.ssa Orsini va la mia riconoscenza per aver menzionato anche i contributi del sottoscritto su Fu Fallaci, in particolare laddove si ribatte alle sue deliranti affermazioni sull'eredità islamica in Italia.
Sono sicuro che anche Miguel vorrà ringraziare la Dott.ssa Orsini, dato che gran parte dei miei articoli sono stati ripresi proprio dalla pagina-raccolta che aveva messo sul suo sito, Kelebek.

Ah, Magdi, è vero...Ci sei anche tu: dove si ricorda che il caratteraccio di Fu Oriana aveva alienato "persino uno come Magdi Allam, Vice Direttore ad personam del Corriere della Sera, che altrimenti la ammirava e si sentiva onorato dalla sua amicizia".


martedì 23 gennaio 2007

L'Atomica degli Ayatollah

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Vi segnalo che oggi, presso la Libreria Feltrinelli di Piazza CLN a Torino, il sottoscritto presenterà - assieme all'autore - il libro "L'Atomica degli Ayatollah. Il ruolo strategico dell'Iran, la crisi con gli USA, tutti i rischi di una nuova guerra preventiva" (Ed. Nutrimenti). L'autore, Vincenzo Maddaloni, ha raccontato - da Teheran - nella sua veste di giornalista, la caduta dello Shah e la presa del potere da parte di Khomeini nel 78-79. Dall'Iran ha firmato successivamente numerose corrispondenze. E' stato inviato da Varsavia e da Mosca, poi capo della Redazione romana di Famiglia Cristiana. E' inoltre tra i fondatori del World Political Forum, presieduto da Mikhail Gorbacev. Assieme a noi, a presentare il libro, ci saranno Beppe del Colle e Arianna Censi. Seguirà a breve la mia recensione.

Poligamia in RAI

Agenzie - ''Dichiarazioni assurde'' che meritano la ''netta condanna'' e che sono state trasmesse ''incomprensibilmente'' dal Tg1. Lo affermano in un documento dieci dei 16 membri della Consulta Islamica - Gulshan Antivalle, Khalid Chaouki, Ahmad Ejaz, Yahya Pallavicini, Muhammad Saady, Souad Sbai, Mario Scialoja, Roland Sejko, Kaltoum Ben Soltane e Younis Tawfik - riferendosi all'intervista mandata in onda avant'ieri sera al tg delle 20 in cui un esponente dell'Unione delle comunita' islamiche italiane (Ucoii) si esprimeva sull' opportunita' di legalizzare la poligamia in Italia. ''La poligamia - sottolineano i dieci membri dell' organismo consultivo del Viminale - non rappresenta in alcun modo una esigenza religiosa e sociale dei musulmani, in Italia e nel mondo contemporaneo. Piuttosto temiamo che rappresenti per alcuni personaggi l'occasione per catturare l'audience dei media e costruire una campagna di disinformazione utile alla legittimazione di una societa' parallela di matrice islamista dove le donne vengono tenute all'oscuro dei loro diritti, della loro liberta' e del loro onore''. La Lega Islamica Anti-Diffamazione, le cui dichiarazioni sono state riportate dal Tg1 di ieri sera, si è detta invece "dolente di fronte alle parole irresponsabili ed offensive delle donne pronunciate da questo sedicente dirigente musulmano".

lunedì 22 gennaio 2007

Il tunisino che dà lavoro agli italiani

Oriana Fallaci, intervistata dal «New Yorker», disse «andrò dai miei amici anarchici di Carrara e con un po' di esplosivo la faccio saltare in aria». Parte della popolazione locale ha indetto un referendum per boicottarla. E adesso, le sei di pomeriggio, quarantasette persone stanno facendo al freddo una salsicciata per profanare il terreno su cui dovrebbe sorgere. Ma la storia della moschea di Colle Val d'Elsa, la prima in Italia finanziata interamente da soldi «italiani», contiene un altro paradosso: sono italiani anche gli operai e l'ingegnere che la stanno, materialmente, costruendo. Questa è dunque la storia di un mondo capovolto, a voi decidere se sia per forza un male. «Il capo dell'impresa di costruzioni a cui abbiamo affidato l'opera è un tunisino, si chiama Bouallegue Mounir», informa Mohammed, marocchino, mentre ti fa accedere a piedi scalzi al centro islamico di Colle Val D'Elsa. Ci hanno montato una campagna contro - «la sinistra che finanzia la moschea!», «il Monte dei Paschi che dà i soldi ai musulmani!» - che viene voglia di vedere cosa sia questo centro, nel quale fino a quando non esisterà la moschea continuerà a raccogliersi la comunità musulmana locale. Sessantadue metri quadrati, uno stanzone e un piccolo disimpegno, in terra tappeti rossi a disegno persiano sui quali alla preghiera delle sei e quarantacinque sono riunite sette persone, di cui due bambinetti: è questo ciò che turba le nostre occidentali sicurezze?
Un'ottima inchiesta di Jacopo Iacoboni su La Stampa

sabato 20 gennaio 2007

Brava gente 2

Violenze e soprusi non sono riusciti ad avere la meglio sull'amore di una futura mamma extracomunitaria: nonostante le botte e le minacce, infatti, partorirà il prossimo mese una ragazza marocchina di 23 anni che è stata per almeno sei mesi picchiata, chiusa in casa e minacciata di morte dal suo ex fidanzato e dalla sua nuova compagna, entrambi italiani, ora finiti in manette.
Leggi il resto su Il Corriere.

mercoledì 17 gennaio 2007

Cresce la polemica

Agenzie e fonti varie - Cresce la polemica sulla poligamia dopo che il "Corriere della Sera" ha pubblicato ieri la testimonianza di una donna che denuncia di essere stata sposata e poi ripudiata via sms dal portavoce dell'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), Hamza Roberto Piccardo. Quest'ultimo ha annunciato ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL: «Pochi minuti fa ho dato mandato ai miei legali di procedere con una querela nei confronti del giornalista e vicedirettore del 'Corriere della Sera' Magdi Allam per l'articolo pubblicato oggi sulla poligamia. Si tratta di una gravissima violazione della mia persona dal punto di vista personale. Anche se lui avesse prove sul fatto che sono io la persona di cui parla Lia del blog Haramlik (che a sua volta è solo un nickname) sul suo sito Internet, non ha alcun diritto di fare quello che ha fatto. Ha tentato prima di accusarmi di complicità con il terrorismo e ora cerca di descrivermi come Barbablù. Comunque in questo caso di poligamia non si può parlare perché non c'è rilevanza civile così come non ho contratto alcun matrimonio alla moschea di Verona». Lia invece afferma sul suo blog: "Io non ho mai avuto nessun tipo di contatto con Magdi Allam in vita mia. Né verbale, né epistolare, né in qualsiasi altra forma. Mai. E tutto ciò mi pare l'esatto contrario, da qualsiasi punto di vista possibile, di qualsiasi discorso io abbia mai fatto".

Si riscalda invece il fronte politico: Jole Santelli, di Forza Italia, afferma che l'articolo di Magdi Allam sul Correre della Sera «evidenzia quanto grave sia il problema della poligamia in Italia». Per Santelli, «in Parlamento l'Ucoii viene a chiedere il riconoscimento legale della poligamia, e di fronte a simili richieste bisogna dare un risposta forte ed univoca». «Occorre scegliere - conclude l'esponente di Forza Italia - se tutelare una comunità religiosa o i diritti fondamentali della persona, e lo stato è chiamato a difendere, senza mai abbassare le difese, questi ultimi». Anche le parlamentari di Forza Italia Isabella Bertolini, Patrizia Paoletti Tangheroni, Gabriella Carlucci, Simonetta Licastro Scardino, Laura Bianconi si esprimono sulla storia: "Avevamo già segnalato il rischio di una legittimazione della poligamia in Italia nel corso del dibattito sul progetto di legge sulla Libertà Religiosa. L'articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera rafforza le nostre convinzioni". "Questa non è poligamia, è semplice squallore": ribatte invece l'imam Yahya Pallavicini della Coreis (Comunità religiosa islamica) "Se i fatti sono confermati, si tratta di un uso pretestuoso della dottrina islamica per legittimare i propri piaceri".

Sherif El Sebaie, collaboratore de 'Il Manifesto' e redattore di 'Aljazira.it', parla di strumentalizzazione. "Mi dispiace che a pagarne le conseguenze a livello mediatico sia una comunità che ha poco a che fare con una vicenda che può essere facilmente strumentalizzata", afferma. L'opinionista sottolinea che l'aspetto centrale della vicenda non è la poligamia. "Viene fatta luce non tanto sulla poligamia, che è una realtà minoritaria del mondo musulmano, forse più praticata dai convertiti che dai musulmani veri e propri ma sul fatto che il matrimonio religioso musulmano, poligamico o monogamico che sia, non ha valenza a livello legislativo. Un problema che la legge sulla libertà religiosa in discussione alla Camera dei deputati stroncherebbe. La poligamia è vietata, ma un cattolico può essere sposato e poi convivere con un'altra persona", sottolinea El Sebaie. "Ce l'hanno solo con i musulmani?" (Il resto delle mie dichiarazioni si può leggere qui).

Gianpiero D'Alia, capogruppo Udc in commissione Affari costituzionali della Camera invece dichiara «Attenzione a non esasperare i toni sulla poligamia. Questa esiste di fatto in Italia in alcune, ma non tutte, le comunità islamiche. Non è perseguibile perchè non riconoscibile dal nostro ordinamento giuridico. La legge sulla libertà religiosa può avere un senso se attribuisce allo Stato poteri repressivi di tale condizione di sottosviluppo e di sfruttamento della donna. Ce lo chiedono anche i musulmani moderati. Guai a fare di tutta l'erba un fascio». Ma anche il fronte dei blog si solleva, ponendo un quesito tutt'altro che scontato: "Può un giornalista pubblicare una email privata senza il consenso di mittente e destinatario? Può dirsi etico un simile comportamento?".

martedì 16 gennaio 2007

Sul caso "Poligamia"

APCOM - "Mi dispiace che a pagarne le conseguenze a livello mediatico sia una comunità che ha poco a che fare con una vicenda che può essere facilmente strumentalizzata": Sherif El Sebaie, collaboratore de 'Il Manifesto' e redattore di 'Aljazira.it', commenta così il caso "Poligamia" denunciato oggi dal 'Corriere della Sera'. L'opinionista sottolinea che l'aspetto centrale della vicenda non è la poligamia. "Viene fatta luce non tanto sulla poligamia, che è una realtà minoritaria del mondo musulmano, forse più praticata dai convertiti che dai musulmani veri e propri (si intende di nascita, ndr) - afferma El Sebaie interpellato telefonicamente - ma sul fatto che il matrimonio religioso musulmano, poligamico o monogamico che sia, non ha valenza a livello legislativo". Un problema che "la legge sulla libertà religiosa in discussione alla Camera dei deputati stroncherebbe", precisa. "La poligamia è vietata, ma un cattolico può essere sposato e poi convivere con un'altra persona", sottolinea El Sebaie. "Ce l'hanno solo con i musulmani?". "Se il matrimonio islamico, contratto in moschea, avesse valenza a livello legislativo, difficilmente si verifichebbero situazioni come quella denunciata sul Corriere", aggiunge El Sebaie.

"L'obbligo della registrazione del matrimonio contratto in moschea presso i registri comunali farebbe emergere un eventuale rapporto poligamico in corso, permettendo alle forze dell'Ordine di perseguirne il responsabile, ai sensi del Codice Penale che sanziona la bigamia. Allo stato attuale, invece, il matrimonio contratto in una qualsiasi moschea non vale nemmeno la carta su cui è stato stampato, e non può essere impugnato in nessun procedimento penale, lasciando quindi le donne e i bambini frutto di quell'unione senza alcun genere di tutela"."E' facile strumentalizzare un caso che si è consumato nella totale assenza di un quadro normativo chiaro", spiega l'opinionista. "Allo stato attuale, infatti, un musulmano che contrae un cosiddetto matrimonio islamico - non riconosciuto legalmente - è perfettamente equibarabile ad un cristiano che convive sia con la moglie che con l'amante, come succede anche fra i mormoni: e allora perché prendersela solo con gli islamici? La legge sulla libertà religiosa in discussione alla camera che riconosce al matrimonio islamico, purché non poligamico, una valenza legale stroncherà invece alla nascita il problema".

lunedì 15 gennaio 2007

Arriva la Democrazia



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domenica 14 gennaio 2007

Su Rai 2

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Salvo imprevisti, la trasmissione TG2 Dossier - in onda oggi dalle ore 18:00 alle ore 18:45 su RAI 2 - dovrebbe ospitare un mio breve intervento su poligamia e violenza domestica nell'ambito delle famiglie degli immigrati musulmani in Italia. Le riprese realizzate nel mercato e nella moschea di Porta Palazzo a Torino sono state realizzate dalla troupe RAI grazie alla mediazione del sottoscritto presso la comunità locale, tra l'altro molto disponibile.

venerdì 12 gennaio 2007

Difendere il territorio

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"Rosa Bazzi in Romano, brianzola nell’anima, operosa e puntuale, ha difeso il suo territorio che sentiva minacciato dal diverso da sé, dall’arrivo di una coppia e di uno stile di vita che era l’opposto del suo, che la faceva stare male, le rovesciava abitudini costruite con rigore calvinista. Quei due, «quel tunisino poco di buono», così lo definiva ai tempi del loro primo incontro, denuncia del 2002 ai carabinieri, e quella donna così estroversa, erano arrivati a sfasciare tutto, il silenzio monacale e l’ordine precostituito (...) La coltellata che Rosi Bazzi in Romano ha piantato nella gola di Youssef, che aveva due anni, ha prodotto un fiotto di sangue che ha coperto quasi per intero il divano sul quale si trovava il bambino. E' morto dissanguato. Ci ha messo mezz’ora a crepare. È un’immagine che va tenuta in mente, per capire l’enormità".
Ma Rosi no: "Ci penso io". Youssef è sul divano, con addosso solo un pagliaccetto. Rosi lo prende per i capelli, lo alza un poco, e compie la brutalità più agghiacciante. Gli recide la gola, come fosse un capretto. Forse ci pensa anche, che sta ammazzando solo un animale.
"Un pregiudizio, quello fondato sull’assunto che con elevata probabilità siano i neri, gli stranieri, «gli extracomunitari» i più inclini a compiere delitti efferati, che già in passato ha avuto l’effetto di deviare indagini, confondere le acque, creare mostri (innocenti). Non sarà inutile ricordare che, dopo la strage di Novi Ligure del 2001, si parlò anche in quel caso di «bande di extracomunitari » prima della confessione di Erika e Omar. Nel 1999, a Calcinato in provincia di Brescia, sparì il piccolo Giorgio. Si parlò di un sequestro di «albanesi o nomadi », ma a uccidere il bambino di tre anni era stata la madre. Nel 1997 a Capriolo (Brescia), una signora confessò di aver ammazzato il marito che l’aveva scoperta con l’amante, ma prima aveva dirottato l’attenzione degli inquirenti su non meglio precisati «slavi». Nel 2006, a Bologna, una ragazzina accusò un «marocchino di vent’anni» di averle usato violenza, ma dopo il fermo della polizia si scoprì che si trattava di uno stupro inventato e l’immigrato ingiustamente accusato dichiarò di voler andare via dall’Italia. Sempre nel 2006, a Brescia, l’imprenditore Angelo Cottarelli venne trovato sgozzato, e il dettaglio dello squarcio alla gola venne letto come il segno dell’azione di «extracomunitari »: gli assassini, tra cui il nipote di un capomafia ucciso nel 1986 e noto come «Mommu ’u nanu», invece facevano parte di un gruppo criminale siciliano".

giovedì 11 gennaio 2007

Brava gente

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Ve lo ricordate il processo mediatico a cui fu sottoposto il marito tunisino della giovane vittima della Strage di Erba, ingiustamente accusato di aver ucciso moglie, suocera, figlioletto e vicini di casa prima di scappare? Era tutto un mantra su quel "matrimonio che non s'aveva da fare", sul suocero "che non aveva mai accettato quella relazione", sui "fratelli che non avevano mai perdonato alla sorella quella decisione", su quella ragazza ingenua che aveva voluto sposare "nonostante tutto e tutti" quel "tunisino già condannato per spaccio e fuori per indulto", su quel figlio chiamato Youssef "come voleva il padre, musulmano". L'intenzione, evidentissima, era quella di trasformare la tragedia in una favola moralizzante: mai sposare arabi e islamici, capaci come sono di sgozzare esseri umani - donne e bambini inclusi - come agnelli nel Giorno della Festa del Sacrificio. E chi lo fa, ebbene, lo fa a suo rischio e pericolo, andando contro l'avveduto parere dei parenti e contro le sagge disposizioni del Vaticano, talmente preoccupato dai matrimoni misti con gli islamici da emanare un'apposita enciclica che ha fatto titolare a La Stampa, con caratteri cubitali, "Italiani, non sposate gli islamici", manco fossimo tornati ai tempi delle leggi antisemite del Fascismo.
Poche ore dopo, il padre della vittima zittiva tutti e copriva di ridicolo i media, rivelando che il marito era in Tunisia a visitare i suoi e che sarebbe immediatamente tornato per chiarire la sua posizione di fronte agli inquirenti. Anzi, testimonianze riferiscono che la vittima aveva ripetutamente affermato di essere «molto contenta perché domani mio marito torna a casa, così possiamo preparare insieme bene il Natale». Il giorno dopo, quotidiani e Tg non sapevano cosa dire per giustificare quello che il Corriere avrebbe in seguito descritto come "la facilità con cui tutti i telegiornali e i giornali, compreso il nostro, hanno accolto la tesi della colpevolezza del tunisino ingiustamente accusato di aver fatto strage della sua famiglia in provincia di Como". Si è detto di tutto, nel tentativo di giustificare il linciaggio mediatico: dalla "fretta, vista la tarda ora in cui la notizia è arrivata", alle "indicazioni investigative che si sono dimostrate, nel giro di poche ore, fragili e fuorvianti" fino, "a voler concedere un'ulteriore attenuante" (sic), "l'aspetto di verosimiglianza che tutta la storia, a cominciare dal profilo del suo protagonista, ha messo in mostra". Come se qualcuno avesse affidato ai giornali il compito di scoprire gli assassini e di processarli in diretta, e non quello di riferire fatti chiari e circostanze precise, per permettere al lettore di farsi un'idea obiettiva e asettica dell'accaduto.
Poi è iniziata la fase in cui il tunisino doveva "per forza di cose" essere coinvolto, in un modo o nell'altro, anche se assente dal luogo del delitto. Magari ha delegato il compito di sgozzare la famiglia a qualche conoscente, o forse si trattava di un regolamento di conti fra extracomunitari dediti al traffico di droga, o l'esito di una rapina andata male. Un immigrato era indagato, e i giornali lo ricordavano quotidianamente: in qualche modo un extracomunitario doveva avere un ruolo in questa brutta faccenda. Dopottutto gli italiani non vanno mica in giro a sgozzare le persone come Al-Zarqawi. Oggi invece scopriamo che ad uccidere Raffaella Castagna, 29 anni, il figlio Yousef di 2 anni, la suocera Paola Galli, 60, e la vicina di casa, Valeria Cherubini, 50enne, oltre che ferire gravemente il marito di quest'ultima, non era qualche extracomunitario in vena di sacrifici umani ma una rispettabile - e italianissima - coppia di vicini di casa. La stessa che, fino a qualche giorno prima del massacro, apostrofava la vittima come un "avanzo di galera" e suo marito come un "tunisino di m****". La stessa che ha aggredito fisicamente la giovane mamma la sera di capodanno di due anni fa, e che per questo motivo avrebbe dovuto affrontare un giudice di pace fra qualche giorno.
Leggo ora che ad uccidere il bambino, di appena due anni, è stata la vicina di casa. Mi ricordo ancora i particolari raccapriccianti dell'autopsia. E mi chiedo: come abbia fatto una donna a sgozzare un bambino indifeso in quel modo barbaro e inumano? E con quale coraggio, poche ore prima di essere arrestata, si lamentava di essere guardata male "da quelli lì", ove "quelli li" altro non erano che i tunisini del vicinato? Forse mentre lo sgozzava pensava che, tutto sommato, era un "tunisino di m***" in meno, un "musulmano di m***" in meno, uno di "quelli lì" in meno. Un razzismo che traspare dagli insulti che venivano rivolti quotidianamente alla Castagna, alimentato dai pregiudizi nei confronti del marito, apostrofato come un un tunisino di m****, e dalla difesa mediatica basata su riferimenti a "quelli lì" che, brutti buzzurri, guardavano storto la rispettabile signora. In questa faccenda non c'è solo la "banale lite condominiale", ma il razzismo, l'impazzimento dell'Italia, tout court. Un Italia in cui perfino un Magdi Allam si dimentica della propria pelle e si straccia le vesti perché il primo neonato dell'anno era marocchino. Un Italia dove gli immigrati sono costretti a pregare affinché l'esito delle indagini sul delitto del momento ricordi a tutti che i mostri non sono solo arabi o rumeni e che di "brava gente", indipendentemente dalla nazionalità, ne è rimasta davvero poca in giro.

venerdì 5 gennaio 2007

La difesa dell'Intelligenza

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La difesa della razza
Ho aspettato un po' prima di scrivere il post del nuovo anno, nella speranza di poter "ripartire" con toni meno scandalizzati del solito. Dopo soli cinque giorni di attesa, mi sono ricreduto: non è cambiato nulla, anzi. Il 1 gennaio, per esempio, media e quotidiani ci hanno informato che i primi vagiti del 2007 erano "extracomunitari". Il giorno dopo, la sedicente antropologa Ida Magli - che già conosciamo - si sfoga delirando sulle pagine de Il Giornale: "Le caratteristiche di un popolo, di ogni popolo, si tramandano a livello genetico, non soltanto fisico ma anche culturale, perché quelle culturali dipendono per prima cosa da fattori biologici. Il tipo di intelligenza, per esempio, la forma mentis, è con tutta evidenza specifica negli individui appartenenti ai diversi popoli". Nel caso non sia chiaro, la Gerarca de Il Giornale si fa più "accademica": "Nessuno si può sbagliare, leggendo un testo di filosofia di un tedesco, e pensare che Kant avrebbe potuto essere italiano o spagnolo o francese... Lo stesso vale per qualsiasi altra espressione intellettuale. Monteverdi o Bellini o Puccini certamente non avrebbero potuto scrivere la loro musica se non fossero stati italiani, così come non l’avrebbero potuta scrivere Bach o Wagner". Segue il verdetto scientifico all'amatriciana: "L’enorme produzione intellettuale e artistica dell’Europa è dovuta alle differenze fra i suoi popoli, che si sono espresse durante un lunghissimo itinerario storico e in differenze linguistiche, economiche, politiche, religiose, e che ne hanno formato la particolare cultura. Del resto è lo stesso processo che ha sempre seguito la Natura: la differenziazione. L’uguaglianza uccide. Ed è proprio questo che vogliono i nostri governanti: uccidere gli italiani". Anche Magdi Allam si straccia le vesti sul suo forum: "Personalmente questa notizia mi ha preoccupato e, ancor di più, mi sconvolge la reazione sostanzialmente inerte se non addirittura entusiastica dei mass media italiani. Perché il fatto sta a indicare che gli italiani fanno sempre meno figli e che, di questo passo, la popolazione italiana si ridurrà e con essa si logorerà la sua civiltà". Detto da uno che di stirpe italica può vantare solo il passaporto...
Tre anni fa, nella serie intitolata "Le nuove frontiere dell'antisemitismo", ebbi modo di avvertire del pericolo del "razzismo “culturale”, che nasce dalla “difesa” del proprio sistema di valori, della propria cultura e del proprio stile di vita e dal rifiuto o svalutazione di valori, cultura e stile di vita altrui. Sottovalutare e minimizzare questa tipologia di razzismo, o addirittura tollerarla come succede adesso, è alquanto pericoloso: il passaggio dalle differenze “culturali” a quelle puramente “biologiche” o “razziali” è infatti abbastanza breve. Le sue basi “scientifiche” sono in testi come “Sociobiologia. La nuova sintesi” di Edward Wilson (1975), dove l’autore sostiene che i fondamentali comportamenti sociali dell’uomo – quelli legati alla sfera dell’etica, della politica, finanche della religione – sono deterministicamente riconducibili al patrimonio genetico. Ma anche Levi Strauss afferma che “Il ritmo e l’orientamento dell’evoluzione biologica dell’uomo sono determinati in amplissima misura dalle forme di cultura adottate nei vari luoghi, e dai costumi adottati in passato o tuttora prevalenti. Anziché domandarci se la cultura è o non è funzione della razza, scopriamo che la razza – o quanto generalmente si intende con questo termine – è una tra le funzioni della cultura. È la cultura di un gruppo che determina i limiti geografici che esso si assegna o subisce, i rapporti di amicizia o ostilità che mantiene con i popoli vicini”. A modesto parere del sottoscritto, il tentativo di stabilire elementi di intersezione tra biologia e cultura (o il contrario) con ferrei rapporti di causa-effetto, è particolarmente pericoloso e premonitore. D’altronde, l’inesistenza di tale legame è semplicemente dimostrata dal fatto che un bambino indiano, africano o cinese, cresciuto in occidente assorbe tutti i valori e gli ideali occidentali, indipendentemente dalla sua origine". Oggi, tutte le mie previsioni si sono materializzate e sedicenti antropologhe elaborano teorie strampalate su Puccini che non avrebbe scritto la sua musica se non fosse stato italiano. Non vorrei che un giorno qualcuno dicesse che Magdi non avrebbe scritto le sue corbellerie se non fosse stato egiziano. Preferisco pensarlo della stessa stirpe della Magli.