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mercoledì 28 febbraio 2007

Sogno americano

"Poiché l'America è il Paese più forte del mondo, il più ricco, il più potente, il più moderno, ci sono cascati quasi tutti in quel tranello. Gli americani stessi, a volte. Ma la vulnerabilità dell'America nasce proprio dalla sua forza, dalla sua ricchezza, dalla sua potenza, dalla sua modernità".

Oriana Fallaci

Di mal di denti, a volte, si muore. È accaduto a Deamonte Driver, un bimbo di dodici anni del Maryland, a cui per salvarsi sarebbe bastata una visita dal dentista del costo di 80 dollari, se solo sua madre Alyce avesse avuto un'assicurazione sanitaria. Quando il dolore di Deamonte si è fatto insopportabile era ormai troppo tardi: i batteri proliferati con l'ascesso avevano raggiunto il cervello (...) La morte inutile di Deamonte e il costo finale delle sue cure - che ammontano adesso a circa 250 mila dollari - hanno riacceso il dibattito sul sistema sanitario degli Stati Uniti. Molte famiglie non hanno alcuna copertura per quanto riguarda i problemi dentali, che negli Stati Uniti sono la prima causa di disagi dell'infanzia e colpiscono i bambini meno abbienti due volte di più dei loro coetanei benestanti.

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martedì 27 febbraio 2007

Tira fuori la lingua

Siamo in una scuola «di frontiera», a Milano. Una tra tante. Un iscritto su due è figlio d'immigrati. Le circolari sono scritte persino in arabo e in cinese. Integrazione e polemiche. Che sia per il presepe o i canti di Natale. Ma in questi giorni a scuola non canta e non parla nessuno. (...) «Tira fuori la lingua che te la taglio, così non parli più». La maestra lo dice una, due volte. Alla terza l'alunno è a tiro. Sono già due volte che va al cestino a temperare la matita.«Ancora?». L'insegnante sorride, certo, ma adesso prende un paio di forbici e abbassa le lame sulla bocca. Un taglio netto. Il bimbo ha 7 anni e mezzo ed è vivace come vuole l'età. Ma ora sanguina a dirotto. Piange. Allora subito in bagno con la maestra a sciacquare, poi giù in segreteria, la telefonata alla mamma, al 118 e di corsa all'ospedale pediatrico «Vittore Buzzi». Il gioco finisce con cinque punti di sutura, lo docente sospesa «a titolo cautelativo», una denuncia per lesioni e una richiesta di danni. La famiglia contro scuola e insegnante. Che all'inizio, in bagno, avrebbe provato pure a convincere il bimbo: «Non dire alla mamma che sono stata io, ma che hai fatto tutto da solo». (...)
Pagella di metà anno. Ahmed ha buono e distinto in tutte le materie, solo sufficiente in scienze («Non riesco a imparare le parti delle foglie..»). Buono anche in condotta: «Sono bravo, io...» sorride (...) Una settimana dopo, il bambino è ancora sotto choc. A scuola non ha messo piede e non vuole farlo: «Ho paura che mi facciano ancora male». Non dorme la notte, ha gl'incubi e scappa da tavola quando spuntano i coltelli. Per accudirlo, la madre ha lasciato il lavoro in una cooperativa.
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lunedì 26 febbraio 2007

Allievi condannato

''Sono sorpreso e sconcertato per la condanna che ho appreso tramite i mezzi d'informazione. Da vent'anni mi occupo di questioni islamiche e ho sempre favorito una visione pluralistica dell'islam e dei musulmani'', è la prima reazione del professor Stefano Allievi, 48 anni, docente universitario della Facoltà di Sociologia dell'Università di Padova e tra i massimi esperti dell'islam italiano ed europeo, condannato dal giudice monocratico del Tribunale di Mondovì, Simonetta Boccaccio a sei mesi di reclusione per diffamazione aggravata a mezzo stampa ai danni di Adel Smith, presidente dell'Unione Musulmani italiani. Numerosi attestati di solidarietà e sconcerto gli sono arrivati dai partecipanti al seminario 'Dare voce ai musulmani democratici' in corso a Napoli a partire dai musulmani presenti al convegno. Tra i firmatari di una dichiarazione congiunta di solidarietà Yahya Pallavicini, segretario generale della COREIS (Comunità Religiosa Islamica), Osama al-Saghir (membro della Consulta giovanile interreligiosa), Hamza Piccardo, portavoce dell'UCOII (Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia) e Mohamed Saady (membro della Consulta per l'islam italiano). Tra gli altri firmatari i docenti universitari Massimo Campanini, Paolo Branca, Fabio Petito, Enzo Pace, Claudio Lojacono, Gennaro Gervasio e Giancarlo Bosetti.

sabato 24 febbraio 2007

Mo ve lo Dico io...

"Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre..."

Nei dodici punti "prioritari e non negoziabili" del Presidente del Consiglio, approvati da tutti i partiti della maggioranza, sono incluse le materie più “scottanti” in discussione, a parte - è stato sottolineato - i "Dico", diventati ora "materia di dibattito parlamentare". A me preoccupa di più il fatto che siano scomparsi i diritti degli immigrati, poiché questi - a differenza dei "Dico" - sono tuttora "materia di dibattito partitico" all'interno della stessa maggioranza. Figuriamoci quando arriveranno al Parlamento. Speriamo almeno che la Maggioranza faccia in tempo a farli approvare prima di una - Dio non voglia - eventuale seconda caduta. Faccetta nera, aspetta e spera...Detto questo, avrei anch'io qualcosa da dire sui Dico. Sia l'Opposizione che larghi settori della maggioranza affermano, in linea con il parere della Chiesa, che i Dico "sono una minaccia per la società". L'agenzia stampa dei Vescovi italiani ha affermato che "Il testo normativo a proposito dei "diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi" definito e approvato dal Consiglio dei ministri e avviato, ora, verso l'iter parlamentare minaccia di incidere pesantemente - per intenzioni palesi e per conseguenze prevedibili - sul futuro della nostra società nazionale sia dal punto di vista giuridico, sia a livello culturale e di costume sia, infine, nella concreta ricaduta sulla vita delle famiglie italiane".

Personalmente, non credo che i Dico rappresentino questa grande minaccia giuridica, culturale e di costume per la società italiana, già abituata al modello delle convivenze. Questa società, infatti, al pari di numerose altre società nel mondo, ha problemi ben più gravi da affrontare che la convivenza stabile di adulti consenzienti e ciò che ne consegue. Mi riferisco, in particolare, alla scomparsa del "Buon Samaritano", agli abitanti di uno stesso quartiere, ai vicini di casa, alla gente che cammina per strada e che assiste ad un dato evento ma preferisce volgere lo sguardo altrove e non muovere un dito: un fenomeno che dovrebbe preoccupare la Chiesa cento volte più dei Dico, avendo conseguenze ben più prevedibili e una ricaduta ben più pesante sulla vita delle famiglie e il futuro della società. Quanti crimini, fra quelli che si sono verificati recentemente, avrebbero potuto essere evitati se un qualsiasi "Buon Samaritano" fosse intervenuto o almeno avesse chiamato la Polizia? L'ultimo caso è quello del maresciallo dell'aviazione militare in pensione che sentiva le grida d'aiuto di una donna ma preferì non intervenire. Peccato che a chiedere aiuto fosse proprio sua moglie, picchiata a sangue, strangolata, messa in una valigia e buttata come un rifuto dal vicino che abitava nell'appartamento in affitto preso dalla donna, esattamente sopra la sua casa. Tragico scherzo del destino: davanti casa, l'omicida incontra il marito della donna, che lo saluta e che in seguito dirà di essersi addirittura pentito per non averlo aiutato a caricare in auto il pesante bagaglio. Forse sarebbe stato meglio se avesse cercato di aiutare la donna che gridava. Magari avrebbe scoperto che era sua moglie.

Una cosa simile è accaduta anche nel caso della strage di Erba. Il vicino sopravvissuto dirà negli interrogatori di aver sentito "grida disumane" provenire dall'appartamento della famiglia Azouz. Nonostante ciò, non solo non si è mosso e non ha pensato di chiamare la Polizia, ma addirittura disse a sua moglie che si apprestava a portare il cane in giro di non scendere. In seguito tutti si dimenticheranno di questo dettaglio e il sopravvissuto verrà innalzato agli onori della cronaca come colui che cercò di difendere le vittime. E invece è stato proprio il suo consiglio a far sì che la moglie - scesa da casa quando ormai il delitto era stato compiuto e le grida erano scomparse - si trovasse proprio davanti all'assassino in fuga. Ovviamente quest'ultimo non ci pensò due volte prima di sgozzarla. Solo allora il marito accorse in aiuto della moglie, per ritrovarsi a sua volta di fronte al vicino armato che poi ha tentato di sgozzare anche lui, senza accorgersi di non esserci pienamente riuscito. Ora, mi chiedo, anche se il vicino non avesse voluto intervenire all'inizio, pensando che si trattava della solite lite fra i coniugi Azouz, quanto gli sarebbe costato alzare la cornetta del telefono e chiamare i Carabinieri, soprattutto se consideriamo che dall'appartamento provenivano - a detta dello stesso vicino - "grida disumane" e non i soliti schiamazzi della lite coniugale?

In realtà, i casi si sprecano: anche nel caso del bambino albanese torturato a sangue dal convivente della madre, i vicini non sono intervenuti. Eppure, una volta interrogati, tutti confermarono che le torture erano addirittura quotidiane. Ma quante urla, quanti pianti, quanto sangue ci vuole affinché qualcuno prenda la decisione di intervenire, quanto meno allertando le forze dell'ordine? Una variante di questi casi è quella rappresentata dalla scoperta di corpi di anziani morti dieci, otto o cinque anni fa, mumificati o congelati in casa da figli o nipoti che continuano a riscuotere la pensione. Non c'è un famigliare che chieda di loro, un vicino che si preoccupi per la loro totale scomparsa? Alla luce di questo desolante panorama sociale, è ammissibile che esponenti politici - che magari sono divorziati o che convivono - si scaglino contro i Dico? Oggi il Santo Padre ha ricordato che in un mondo e una società «talora chiassosa e violenta», «il cristiano è chiamato a mobilitarsi per far fronte ai molteplici attacchi a cui è esposto il diritto alla vita». E facendo questo conta su «motivazioni che hanno profonde radici nella legge naturale e che quindi possono essere condivise da ogni persona di retta coscienza». Ma qui lo dico e non lo nego: siamo proprio sicuri che le motivazioni condivise trovano profonde radici nella sola "legge naturale" e non nelle più semplici parabole della Bibbia?

"Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?". Quegli rispose: "Chi ha avuto compassione di lui". Gesù gli disse: "Và e anche tu fa' lo stesso".

venerdì 23 febbraio 2007

Questione di coglioni

Come cittadino straniero residente in Italia, e quindi privo di diritto di voto, il circo politico che si sta esibendo in queste ore dovrebbe lasciarmi alquanto indifferente, se non addirittura divertito. Come già ebbi modo di scrivere su questo blog infatti, "Destra o Sinistra non fa differenza per un extracomunitario, che prima o poi saranno le cifre, i dati e gli interessi economici a parlare per la categoria. Ma ci tenevo a tifare a sinistra, e lo farò ancora fiducioso nella sua vittoria, semplicemente per essere coerente con la mia personalità e la mia cultura". Proprio per questo motivo ho partecipato alle Primarie e ho lanciato la campagna "Adotta il voto di un immigrato" sul blog e sul mio giornale. Sono persino arrivato al punto di dichiarare, sempre su questo blog: "Se Dio :) concederà il potere alla sinistra, ben venga ogni genere di tributi, di tasse e di gabelle e ogni possibile sottomissione materiale (immagino gli elettori di Destra mentre svengono, proprio leggendo questo passaggio, che accomuna la "Sinistra collaborazionista" all'Islam e all'aumento tasse), in cambio - non dell'autorità sulla fede, che sono laico - ma della nostra dignità come immigrati, che ancora non possono fregiarsi del titolo di coglioni".
Ma siccome coglioni non lo siamo fino in fondo, almeno non ancora, scrissi anche - una volta arrivata la Sinistra al potere - che "Dell’uomo di sinistra ho il vizio di ragionare con la mia testa", facendo "alcune osservazioni su ciò che stiamo consentendo che accada". Erano i tempi della guerra in Libano, e non potevo non prendere atto di come "il comportamento del nostro gruppo dirigente nazionale sulla crisi israelo-libanese abbia deluso tantissimi militanti ed elettori, e che abbia scioccato tantissimi altri". Già all'epoca intuii la gravità di quanto stava accadendo puntando il dito contro la politica estera di questo esecutivo: "Rischia di essere, sinceramente, la "goccia che ha fatto traboccare il vaso". Fare finta che la realtà non sia questa è da equiparare ad un vero e proprio suicidio politico, dalle conseguenze incalcolabili". Poco tempo dopo, il Ministro D'Alema si recò in Libano, e mi consentì di tirare un sospiro di sollievo: "Bene ha fatto quindi il ministro degli Esteri D’Alema, quando è andato – in compagnia di un ministro Hezbollah - a vedere con i propri occhi la distruzione provocata dall’esercito israeliano in Libano, restituendo al popolo italiano una visione corretta ed obiettiva del panorama politico e dell’opinione pubblica libanese del dopo-guerra. Con la sua visita e le sue parole, il ministro D’Alema ha parzialmente ricostituito il prestigio italiano in Medio Oriente, andato completamente distrutto negli ultimi anni, ponendo le basi per una proficua collaborazione tra il Libano e l’Italia sotto l’egida dell’ONU. Ma, cosa ancora più importante, ha rimediato alla sconcertante presa di posizione a favore dell’aggressione israeliana espressa da questo governo all’inizio del conflitto, restituendo a questo esecutivo la dignità, l’equilibrio e l’obiettività di sinistra".
Non immaginavo di certo che sarebbero accadute cose ancor più gravi in seguito, cose che riguardano da vicino non solo l'immagine dell'Italia nel mondo, ma la sua stessa sovranità nazionale: il mancato inoltro delle richieste di estradizione per gli agenti CIA coinvolti nel sequestro di un cittadino straniero sul suolo italiano e il totale menefreghismo con cui è stata accolta la manifestazione contro la base statunitense a Vicenza, tanto per fare due esempi piccoli piccoli. In questi momenti tragici però, non intendo girare il coltello nella piaga. Mi limito a riportare le considerazioni che feci su queste pagine in tempi non sospetti, ma che - ancora una volta- si rivelano profetiche: "La Sinistra non si faccia tante illusioni: la sua vittoria "di misura" alle ultime politiche non è affatto “un segno dei tempi”. Sarebbe il caso di rendersi conto, una volta per tutte, che molti sono andati a votare Unione "turandosi il naso" per evitare altri cinque anni di Destra. Ma la magia non funzionerà sempre e, come ha detto Paolo Cento dei Verdi in occasione della marcia pacifista per commentare il comportamento di alcuni nostri leader: "Attenti che a tirare troppo la corda poi la corda si spezza". Gli elettori non hanno votato a Sinistra per vederla appiattita sulle posizioni della Destra e meno che mai per vedere il nostro gruppo dirigente manifestare assieme ad essa. (...) Gli elettori, se avessero voluto il bipartisanesimo, avrebbero continuato a votare la coalizione uscita sconfitta alle elezioni. Hanno votato invece per avere un governo capace di atti di coraggio come quello spagnolo, un governo socialista e democratico, non una copia malriuscita dello scorso esecutivo. A forza di tentare di conquistare il voto “moderato”, l’unico risultato che la Sinistra riuscirà ad ottenere sarà quello di perdere il voto che le ha consentito di guidare oggi le sorti del paese".

giovedì 22 febbraio 2007

Il Fattore Allam

"Un giorno bisognerà riflettere sul ruolo del 'fattore Allam' nella politica italiana''. Così Stefano Allievi, docente di sociologia a Padova, esperto di Islam ed immigrazione e già consulente della Commissione Europea sui temi della pluralità culturale e religiosa, commenta la notizia dell' annullamento della presenza di Rachid Ghannouchi al convegno di Napoli del 23 febbraio prossimo. Il controverso intervento non ci sarà per decisione del diretto interessato, dopo le polemiche sollevate da Magdi Allam, dalla comunità ebraica di Napoli e dall'Associazione Italia-Israele. ''Una sconfitta della democrazia - la definisce Allievi, lui stesso tra i relatori del convegno napoletano - E' il risultato di una cecità assoluta, della propaganda di bassa lega sull'Islam che si fa in Italia e che impedisce ogni possibilità di dialogo. Conosco personalmente Ghannouchi per averlo intervistato due volte e la complessità del suo pensiero. E' un esule politico che ha scelto l'Europa e Londra perche' sapeva che così avrebbe avuto la possibilità di esprimersi. Parla liberamente in tutti i Paesi europei, nell'area anglosassone come in quella francofona, solo in Italia non puo' parlare''. Quanto alla sua vicinanza ai Fratelli Musulmani, ''Da noi si continua a ripetere come un 'mantra' la presunta equazione tra loro e l'estremismo. Non e' affatto vero. I Fratelli Musulmani sono cose molte diverse, sarebbe come dire che i socialisti degli anni '70, dal Psdi alle Br, erano tutti terroristi perche' tutti leggevano Marx''. ''Se i responsabili del convegno avevano deciso di invitarlo un motivo valido c'era. Sapere che non viene dunque non è certo una buona notizia'', ha detto al Mattino il rettore dell'Orientale Pasquale Ciriello. ''Stiamo comunque lavorando in queste ore per avere un suo testo scritto o un messaggio in videoconferenza'' rilanciano gli organizzatori che stanno anche pensando ad un intervento della figlia di Ghannouchi in sua vece. Resta invece per ora confermata la presenza alla due giorni napoletana di Tariq Ramadan, consulente del governo britannico nella task force anti-terrorismo.

Guerra al...terrore

Da quando nell'ottobre del 2001 gli Stati Uniti hanno dichiarato la guerra al terrorismo, il mondo musulmano si è radicalizzato ed è aumentato a dismisura il numero dei fondamentalisti e degli antiamericani nella società musulmana. E i più radicali appartengono alle classi più ricche e istruite, e non alle masse povere. È ciò che emerge dalla più grande ricerca mai effettuata finora nel mondo musulmano, riportata sul sito online del quotidiano britannico «Times».
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mercoledì 21 febbraio 2007

Compagni che sbagliano

Tre mozioni di maggioranza sono state accolte oggi nell'Aula della Camera per spingere il governo italiano ad aprire un ''tavolo di confronto'' con la Consulta Islamica al fine di studiare iniziative contro la "discriminazione" e la "segregazione" delle donne di religione islamica. Le mozioni di maggioranza condivise dal governo propongono anche l'istituzione di centri di ascolto telefonici per le donne che subiscono sopraffazioni e violenze, una sorta di "telefono rosa" islamico. Si chiede infine al governo di aprire una campagna di informazione per indurre le donne islamiche a partecipare alla vita sociale del Paese per raggiungere una piena integrazione. Anche l'opposizione ha fatto la sua parte: in particolare è stata rinviata in pratica sine die una mozione della leghista Caterina Lussana che proponeva di individuare le associazioni musulmane che praticano la segregazione delle donne per escluderle dalla Consulta Islamica. Evidente il riferimento, confermato anche in un intervento in Aula, all'Ucoii (Unione Comunita' Islamiche in Italia), considerata dal centrodestra l'ala più intransigente della presenza musulmana locale. Il deputato della Rosa nel Pugno, Maurizio Turco, però, ha affermato che anche "Nell'Unione troppi deputati discriminano i musulmani" ed ha comunicato la sua intenzione di scrivere "una lettera alle comunità islamiche per denunciarlo". In effetti, l'emendamento presentato dal deputato radicale alla mozione Lussana, è stato bocciato dall'aula nonostante il parere favorevole del governo, che aveva comunque dato un parere contrario sull'insieme della mozione leghista. Il testo dell'On. Turco impegnava l'esecutivo a sollecitare "un documento che condanni la poligamia e tutte le violazioni della libertà individuale della donna in nome di precetti dogmatici religiosi", non solo alla comunità islamica, "ma anche a tutte le confessioni religiose che abbiano rapporti con lo stato". "E' importante- ha sottolineato Turco- che la comunità islamica sia a conoscenza del tentativo di discriminazione che deriverebbe dall'approvazione della mozione Lussana. Un tentativo che sarebbe sostenuto da tutti quei settori che si sono astenuti sull'emendamento alla mozione". L'emendamento, tra l'altro, è stato bocciato con 116 voti contrari, 150 astenuti, e 95 a favore. Tra gli astenuti non mancano le sorprese: 14 deputati di Rifondazione, ad esempio, e tra i moltissimi dell'ulivo anche Fouad Allam della Margherita, Fulvia Bandoli e Gloria Buffo della Sinistra Ds. Il Pdci ha votato compattamente a favore, insieme ad Italia dei Valori, alla Rosa Nel Pugno, ai Verdi ed anche all'Udeur.

lunedì 19 febbraio 2007

Non una, ma dieci smentite

''Non dico di trattare con i filoterroristi ma dico che oggi, dopo aver parlato con i colleghi che hanno organizzato il convegno ho avuto non una, ma dieci smentite di quanto sostenuto nell'articolo. Del resto è curioso che certi rilievi non vengano da John Esposito, della Georgetown University, poiché gli americani sono normalmente più attenti di noi a certe cose''. Lo ha detto il rettore dell'Orientale di Napoli, Pasquale Ciriello, riferendosi all'articolo pubblicato sul 'Corriere della Sera' nel quale Magdi Allam ha criticato la partecipazione del tunisino Rached Ghannouchi al seminario sui 'democratici musulmani' organizzato per il 23 febbraio a Napoli dall'Orientale, dalla Fondazione Mediterraneo e dal Centro del principe Alwaleed Bin Talal per la comprensione islamo-cristiana della Georgetown University statunitense. Nel suo articolo, Allam ha messo in evidenza che ''la scelta di invitare Ghannouchi, leader del partito islamico tunisino fuorilegge Al Nahda, è assai discutibile sul piano accademico visto che si tratta di un personaggio che predica la distruzione di Israele, persegue l'uccisione dei governanti musulmani, legittima il terrorismo palestinese e libanese, condanna di apostasia i musulmani liberali''. ''Le critiche di Allam, ha detto Ciriello, sono la seconda puntata di quelle da lui già espresse nei confronti di Tariq Ramadan''. Critiche praticamente cestinate dagli accademici che hanno curato l'incontro con un'elegante lettera al Corriere che ha fatto letteralmente infuriare Allam, che ovviamente non era stato invitato al convegno. ''La verità è che il mondo di provenienza di queste persone è una realtà obiettivamente molto complessa. In ogni caso - ha detto ancora Ciriello - c'è un contesto di protezione dell'incontro che dovrebbe dirimere qualsiasi velleità interpretativa''. E il rettore del'Orientale ha ricordato che la conferenza di Napoli, che si svolgerà a porte chiuse, sarà preceduta, il 22 febbraio, da una tavola rotonda a cui parteciperanno, tra gli altri, il presidente della Commissione esteri del Senato Lamberto Dini e il vice ministro dell'Interno Marco Minniti. Come se non bastasse tutto ciò, il ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni ha ufficialmente presentato, nel corso della prima settimana di febbraio, il "piano nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo", a cui hanno "contribuito anche i musulmani italiani". A rappresentare le comunità islamiche all'interno della commissione ministeriale che si è occupata del problema del bullismo era - indovinate chi - Huda Dachan, figlia del presidente dell'Unione delle Comunità islamiche in Italia (UCOII), Nour Dachan, già consulente del Ministro dell'Interno. "Essendo laureata in Scienze sociali e avendo fatto un master sulla criminologia, occupandomi proprio del problema del bullismo - ha spiegato Huda Dachan - l'Ucoii mi ha scelta come proprio rappresentante all'interno del comitato. Abbiamo tenuto alcune riunioni insieme ad altri esperti e anche noi, come gli altri, abbiamo portato il nostro contributo". La giovane esponente dell'Ucoii ha sottolineato come dal piano presentato dal ministro emergono alcune proposte dei musulmani per i quali il problema della mancanza dei valori sarebbe alla base della nascita di questi fenomeni di disagio sociale. "Abbiamo sottolineato durante i lavori della commissione - dice Huda Dachan - il problema della mancanza dei valori nei giovani, spiegando come il bullismo sia provocato dalla perdita dei valori morali da parte degli adolescenti. Infine abbiamo sottolineato come i centri religiosi in genere possano aiutare nella lotta al bullismo perché è li' che si aggregano i ragazzi ed è li' che si possono formare una volta usciti dalla scuola. Nelle linee guida presentate dal ministro oggi ci sono alcuni punti proposti dall'Ucoii". Il ministro Fioroni si avvale inoltre anche del contributo del presidente dell'Ucoii e membro della Consulta per l'Islam italiano del Viminale, Nour Dachan, che fa parte della commissione Intercultura e dialogo del comitato nazionale 'Scuola e legalità'. Anche il precedente ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti, aveva deciso di dare vita a un comitato su 'Scuola e legalità' nel mese di marzo del 2006. Come esperto per le questioni che riguardano le comunità islamiche il ministro del governo Berlusconi aveva scelto però proprio Magdi Allam. Che però, ora, non c'è.

domenica 18 febbraio 2007

''Sono un bastardo albanese''

Avvertenza sul falso manifesto elettorale che accompagna l'articolo: Leggi qui.
I media italiani ci hanno abituato a indicare la nazionalità dei criminali coinvolti nei vari episodi di cronaca nera. Tant'è vero che oggi molti italiani sono soliti indicare ogni specifica attività criminale affibiandole subito dopo una qualifica etnica o religiosa. Uno spacciatore? Marocchino. Un rapinatore? Rumeno. Una banda? Albanese. Uno sgozzatore? Musulmano. Quando si tratta, però, di crimini commessi da italiani, di nazionalità e confessione professata, sui giornali, non se ne vede manco l'ombra. In questo modo rimane nel lettore il dubbio che a commettere l'efferato delitto sia stato comunque un marocchino, tunisino, albanese o altro.

Un esempio lampante di questa particolare situazione si evince analizzando gli articoli di cronaca che hanno trattato il caso del bimbo di quattro anni martoriato dalla madre e dal convivente con sevizie sessuali, cinghiate sulla schiena, acqua bollente e via discorrendo. Se non fosse per la totale assenza di indicazioni riguardo la nazionalità dei due adulti e per il particolare razzista, consistente nel costringere il bimbo a ballare fino allo sfinimento mentre si tira da solo i capelli dicendo di sè "Sono un bastardo albanese", essendo - come riporta la stampa - "nato da una relazione che la donna, trentenne, aveva avuto con un immigrato albanese prima del legame col compagno attuale, un giovane di 28 anni", un lettore medio - specie se non attento all'interpretazione del singolare modo di agire della stampa italiana - penserebbe che i due genitori, o almeno il convivente, fossero per esempio due rumeni, o due tunisini che ce l'hanno con gli albanesi.

Vediamo per esempio come L'Ansa comunica la notizia: "Era picchiato e massacrato, ma anche costretto a ballare dinanzi al suo aguzzino, il convivente della madre, dicendo di sé "Sono un bastardo albanese", il bambino di quattro anni, sottratto alla madre e al suo compagno una settimana fa". La Repubblica: "Sul suo corpicino di quattro anni, porta i segni delle sevizie che la madre e il suo convivente gli praticavano oramai da un paio di mesi". La Stampa: "Veniva sottoposto a torture indicibili il bambino di quattro anni la cui madre e il suo convivente sono stati arrestati dai carabinieri". Il Giorno: "Sarebbe stato seviziato dalla madre e dal convivente, il bimbo di quattro anni ricoverato giorni fa all'ospedale «Sacro Cuore di Gesù» di Gallipoli con segni di percosse e scottature alla testa". La Gazzetta del Mezzogiorno: "Sarebbe stato picchiato e seviziato dalla madre e dal suo convivente. I due sono stati arrestati ieri dai Carabinieri". E così via. Su nessun quotidiano viene indicata la nazionalità o origine dei genitori, in particolare del convivente che vanta un curriculum penale di tutto rispetto, con precedenti per spaccio, rapina, prostituzione minorile e da poco uscito dal carcere.

In realtà, questo dovrebbe essere il modo corretto per affrontare simili casi sulla stampa. Nazionalità e religione professata non hanno né devono avere a che fare con il comportamento di qualche criminale squilibrato. Ma i media italiani, su questo particolare tema, fanno un'eccezione grande come una casa: se i due adulti coinvolti fossero di qualsivoglia altra nazionalità extracomunitaria, questa avrebbe campeggiato in bella vista vicino ai termini "genitori", "adulti", "coppia", "madre" e "convivente". In questo caso, invece, essendo probabilmente italiani gli adulti coinvolti, un quotidiano come La Stampa li indica, molto prosaicamente, come "I due giovani". Fa eccezione un unico quotidiano, che si affretta a sottolineare almeno l'origine della madre: La Padania. La cosa ovviamente ha destato sospetto nel sottoscritto: La Padania non si mette mica tutti i giorni a denunciare i casi di maltrattamenti su bimbi di origine extracomunitaria, specie se commessi da italiani. Un dubbio chiarito una volta arrivato alla quarta riga: "un bambino di soli quattro anni, vittima dei genitori, una donna pugliese di 30 anni e il suo convivente di 28".

sabato 17 febbraio 2007

Reso paraplegico dal datore di lavoro

di Alberto Gaino, La Stampa, 14 febbraio 2007
Più di due ore di fronte ai giudici, dopo 4 interventi chirurgici per tentare di arginare i danni di una grave lesione spinale, paralizzato dal tronco in giù e prossimo a una nuova operazione cui seguirà un altro anno di «recupero funzionale». E' dal 12 dicembre 2005 che Abderrahim Belgaid, 45 anni, marocchino e infermiere professionale alla «Medicina d'urgenza» delle Molinette sino a quel giorno, è diventato un paziente a vita e non ha più lasciato l'ospedale. Da 15 anni in Italia, muratore, facchino, operaio Iveco, poi il corso professionale, sostenuto dai volontari della Camminare Insieme, e un posto da infermiere attraverso una coop (la Vita Serena di Giovannone, mancato presidente granata). Ieri, è iniziato il processo per lesioni personali gravissime al factotum di quella coop, Remolo Arcuri. Accusato di aver ridotto in carrozzina Belgaid. E' la prima volta che Belgaid racconta in pubblico le ore in cui la sua vita è stata schiacciata. Poteva essere solo una lite per gli stipendi arretrati non saldati e la tariffa oraria concordata e non rispettata da Arcuri. «Esco dal suo ufficio per chiamare il 112, mi dicono che devo fare il 113, lo faccio, spiego, e torno nell'ufficio». Belgaid pensa che sia finita lì. Prende il giaccone per andarsene. «Arcuri mi afferra per le spalle, mi gira e mi riempie di pugni. Non reagisco, dico basta, per favore, mi sento colpire ai polpacci e cado. All'indietro. Il dolore è fortissimo. Non sento più le gambe, i piedi, una scossa elettrica». Da soccorrere subito e con grande cautela. Invece. «Arcuri mi afferra le braccia, mi trascina verso il centro della stanza. Gli abbraccio i piedi, piango. Gli dico di smetterla. Io sono infermiere, lui dovrebbe essere infermiere. Capisco che la mia vita è finita in quel momento. Non faccio che ripetere "aiuto", "ambulanza"». Belgaid si racconta senza rancore, ma con una dolente pesantezza che le sue semplici parole trasmettono all'aula inchiodata al silenzio. I pm Dionigi Tibone e Stefano Castellani gli fanno ripercorrere il tempo infinito di un'ora (minimo), un'ora e 40 minuti (massimo) perché un'ambulanza intervenga. Nel frattempo Arcuri e un collaboratore cercano di sollevarlo. Poi qualcuno chiamerà la polizia. Intervengono due in divisa: «Io ero per terra, uno fumava e l'altro mi ripeteva di alzarmi e di andarmene. Mi sollevano tutti e quattro e mi mettono su una sedia. Arcuri tira fuori un assegno e lo da a un poliziotto che mi dice "voglio aiutarti, prendilo e vattene". Io mi mordevo le mani dal dolore». Chiamano finalmente il 118 e la storia si ripete con gli infermieri. I pm: «Arcuri diceva a tutti che era un marocchino ubriaco». Di risarcimento nemmeno si parla.

mercoledì 14 febbraio 2007

Basta che non sia un Napuli

Da alcuni giorni a Torino, grazie all'interesse di varie istituzioni e strutture operanti sul territorio della Regione Piemonte, viene affrontato il tema della presenza islamica in Italia. Il Dipartimento di Studi Politici dell'Università di Torino ha per esempio organizzato, in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura della Regione, il Convegno "Le Comunità islamiche: tra domanda di rappresentanza e problemi di rappresentazione" che si è svolto presso il Circolo dei Lettori di Torino mentre il Centro Culturale Italo Arabo Dar Al Hikma, sempre a Torino, ha organizzato un convegno intitolato "L'islam in Italia: lo status delle moschee, la scuola, il velo e l'ambiente del lavoro". A quest'ultima iniziativa hanno partecipato, oltre il sottoscritto, anche il Direttore del Centro nonché membro della Consulta Islamica Younis Tawfik, il consigliere regionale Paola Pozzi, già Assessore al Sistema Educativo del Comune di Torino, Hamza Roberto Piccardo, Segretario Nazionale dell'UCOII (Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia), Abdel Aziz Khounati (Imam della Moschea di Porta Palazzo) e altri rappresentanti o voci del mondo islamico cittadino. In queste giornate sono state dette molte cose interessanti di cui avrò senz'altro modo di parlare prossimamente.

Per ora, però, vorrei fare una considerazione su uno dei temi affrontati durante l'incontro, e a cui ho provocatoriamente accennato nella breve segnalazione di ieri sera: quello della Scuola. Alcuni partecipanti al convegno hanno sottolineato l'importanza dell'insegnamento della lingua italiana e la necessità di far iscrivere i figli degli immigrati alle scuole pubbliche italiane. Di fronte a quest'ultima affermazione, ho dovuto precisare che, personalmente - fermo restando l'osservanza delle leggi in vigore anche per ciò che riguarda le materie insegnate e l'obbligatorietà dell'insegnamento della lingua e cultura italiana necessarie per l'integrazione degli immigrati e dei loro figli nel tessuto sociale - non ci vedo nulla di male nel fatto che ci siano delle scuole private arabe ed islamiche, poste sotto la tutela dei paesi di origine. Sarebbe tra l'altro ipocrita che proprio uno come il sottoscritto - che ha studiato presso una scuola occidentale e religiosa (italiana e cattolica) trapianta da decenni nel proprio paese di origine, prima per servire gli immigrati italiani e poi aperta a tutti, a negare ai propri connazionali e/o correligionari un'iniziativa simile, garantita tra l'altro dalla stessa Costituzione italiana e di cui già usufruiscono altre comunità o confessioni. Non sono mica Magdi Allam, io.

Per essere proprio sincero, ritengo inoltre che l'importazione di un modello diverso di scuola, di formazione e di educazione, e la sua apertura ai figli dei cittadini italiani autoctoni sia altamente salutare per la stessa scuola italiana, così come quest'ultima - almeno nella sua versione privata e religiosa - lo è stata e lo è tuttora per la scuola egiziana. La scuola egiziana ha mille limiti e difetti, ma - al giorno d'oggi almeno - non ho mai sentito nemmeno una leggenda metropolitana che riproponga l'1% di quello che succede nelle scuole italiane: minorenni che consumano atti sessuali sulla cattedra mentre vengono ripresi dai compagni, altri che palpeggiano la loro insegnante, altri ancora che violentano la vicina di banco...per non parlare della porno prof che rivendica il suo "diritto" a continuare ad insegnare, quella che è stata beccata mentre consumava un rapporto con tre minorenni o quest'ultima che si è presentata a scuola con un perizoma che sporgeva dai pantaloni quasi completamente (Per quanto mi riguarda tutti sono liberi di vestirsi come meglio credono, ma non tutti i vestiti vanno bene per tutti gli ambienti lavorativi). Saranno anche casi isolati, ma qualcuno mi dovrà pur spiegare come mai in posti diversi e in momenti diversi si verifichino simili episodi nella scuola italiana. Sono sintomo di un degrado e declino educativo di non poco conto, e la colpa è da ripartire equamente su stato, insegnanti, genitori, società e massmedia. Ed è questa la scuola a cui un immigrato deve iscrivere i propri figli?

Sia detto per inciso che ritengo assolutamente inaccettabile chiedere, pretendere o adddirittura obbligare i genitori immigrati a iscrivere i propri figli alla scuola pubblica italiana, relegando la loro cultura di origine, la loro religione e la loro lingua a mero folclore a cui dedicare il dopo scuola, quando questi stessi figli non sono, né hanno la speranza di diventare cittadini italiani. Burocraticamente infatti, almeno attualmente, sia gli immigrati che i loro figli - inclusi quelli nati in Italia - sono dei precari. Un ragazzo di seconda generazione, a 18 anni, è obbligato a giustificare la sua presenza o con il lavoro o con lo studio. Il raggiungimento dell'età legale non gli conferisce nessun diritto se non quello di essere ammesso a presentare richiesta per la cittadinanza, come fosse l'ultimo degli arrivati o quasi. Un diplomatico o un imprenditore italiano in trasferta, esclusi alcuni casi isolati, non iscrive mai i propri figli ad una scuola locale: li iscrive alla scuola italiana annessa all'ambasciata o consolato italiano locale, ben sapendo che la sua presenza è temporanea. Ebbene, gli immigrati che risiedono in Italia- inclusi quelli che fanno i lavori più umili - sanno benissimo che la loro presenza, volenti o nolenti, è del tutto temporanea: potrebbero essere sbattuti fuori il giorno dopo, per un cavillo burocratico piuttosto che per la perdita del posto del lavoro. Alla luce di questa inaccettabile situazione, non vedo perché un immigrato debba immergere suo figlio completamente in un'ambiente da cui potrebbe benissimo, e in men che si dica, essere sradicato per poi essere reinserito in un'ambiente culturale e valoriale completamente diverso. Datemi un solo buon motivo, allo stato attuale, affinché un immigrato si senta tranquillo nel far crescere un figlio o una figlia "da italiano", con tutti i vantaggi - e i difetti - che ciò comporta, quando di fatti non lo è.

Nel corso dell'incontro, una signora marocchina, sposata con un'italiano, ha preso la parola per segnalare un problema: suo figlio, cittadino italiano (ha ottenuto la cittadinanza per "via paterna"), sta cercando lavoro dopo aver ottenuto il diploma. Parlando al telefono o rispondendo agli annunci, ha imparato a presentarsi con il cognome, affinché l'incontro venga fissato. Una volta giunto all'appuntamento, viene immediatamente ed educatamente respinto con il rituale "La richiameremo". Alla signora è stato risposto che il problema del lavoro riguarda tutti, anche gli italiani. Ancora una volta ho dovuto prendere la parola per dire che non mi sento di dire alla signora che è preda delle sue allucinazioni. Il problema del lavoro c'è e riguarda tutti - è vero - ma non mi si venga a dire che avere un nome o un'origine araba non rappresenti un ostacolo in più, assente nel caso di altri eventuali candidati italiani al 100% per quello stesso posto di lavoro. Le inchieste, anche giornalistiche, sulle case che non vengono affittate agli extracomunitari, anche quando questi vengono accettati telefonicamente per via dell'italiano eccellente con cui si esprimono o del cognome insospettabile ma che poi vengono respinti con scuse che si rivelano, subito dopo, delle vere e proprie bufale, si sprecano. A questo punto, mi si è voluto ricordare che anche con i meridionali succedeva lo stesso. Questo ritornello l'ho sentito decine e decine di volte finora. Ok: di che cosa si vuole convincere l'immigrato quando gli si ricorda questo vergognoso passato? "Che siamo tutti nella stessa barca" o che i meridionali sono stati semplicemente sostituiti con gli immigrati? Se un italiano era capace di affiggere un cartello "Non si affitta ai meridionali" per negare ad un suo connazionale e correligionario la casa, cosa volete che pensi l'immigrato, in particolare quello arabo e musulmano? Sono passati i tempi in cui un partecipante al convegno, palestinese giunto a Torino più di vent'anni fa, ha avuto la fortuna di essere accolto dalla futura suocera italiana con il gioiso sfogo: "Basta che non sia un Napuli"! O sbaglio?

martedì 13 febbraio 2007

domenica 11 febbraio 2007

IADL denuncia Ariel Toaff

IADL QUERELA ARIEL TOAFF: ATTO DOVUTO, MA PRONTI A RITIRO. SE DDL MASTELLA FOSSE IN VIGORE TOAFF SAREBBE PRIMO CONDANNATO".

(DIRE) Roma, 10 feb. - La presidenza della Islamic Anti-Defamation League ha depositato ieri una querela nei confronti del professor Ariel Toaff, figlio del rabbino emerito Elio Toaff, e della casa editrice il Mulino, per il libro "Pasque di Sangue-Ebrei d'Europa e omicidi rituali". La querela contiene una lunga premessa che mette in luce la "discrasia esistente tra il diritto alla liberta' di espressione e la legittima critica avanzata nei confronti di uno Stato". Nel settembre del 2005 la Iadl aveva gia' chiesto (e ottenuto) la cancellazione di 6000 articoli pubblicati dal sito www.politicaonline.com, che trattavano proprio della questione degli omicidi rituali ebraici. "Questa nostra querela non va letta come un attacco a Toaff, - spiega la portavoce della Iadl, Dacia Valent- Noi con questa denuncia abbiamo semplicemente compiuto cio' che e' stato definito, da chi si appresta a giudicare due fratelli per aver espresso una critica ad uno stato che stava compiendo rappresaglie bestiali e sproporzionate, un atto dovuto". La Valent si riferisce all'iscrizione nel registro degli indagati di Nour Dachan e Hamza Piccardo, ad oggi i vertici dell'Ucoii: "L'iscrizione nel registro degli indagati dei due dirigenti Ucoii e' incomprensibile- dice Valent- trattandosi di un paragone culturale diretto ad una migliore comprensione per l'opinione pubblica di cio' che succedeva in Libano, testimoniato anche dalle prese di posizione internazionali ed italiane sulla sproporzione della rappresaglia israeliana". Per la portavoce quella dei due indagati era una "legittima critica nei confronti delle politiche che lo stato d'Israele persegue pervicacemente da decenni: pulizia etnica, appropriazione indebita e violenta di territori, divieto di ritorno per i palestinesi, colonialismo truculento". Per Valent se si vuole combattere il razzismo, come dice Mastella, e' "chiaramente piu' grave quanto scritto dal professor Toaff, che colpisce al cuore la comunita' ebraica che una plausibile censura degli atti di un governo secolare che proprio in quanto tale puo' e deve essere soggetto al giudizio di tutti". E proprio sul ddl Mastella la Valent dichiara: "È ironico pensare che se mai il disegno di legge sul revisionismo storico del ministro Mastella divenisse, e Dio non lo voglia, legge dello Stato, il primo a subire una condanna sarebbe proprio un mite professore ebreo, figlio della famiglia piu' rappresentativa dell'ebraismo in Italia". Sulla querela la Valent precisa "non e' nella nostra intenzione trascinare uno studioso come Toaff in un tribunale: questa querela- chiude- e' un atto politico che ci consente di aprire un dibattito sulla liceita' di perseguire le persone sulla scorta di cio' in cui credono, di cio' che studiano, e siamo pronti a rimetterla anche subito".

sabato 10 febbraio 2007

In uno splendido mare d'agosto

Sezione "People in the news stories", secondo classificato al World Press Photo 2007: turisti soccorono gli immigrati clandestini appena sbarcati sulla spiaggia di Tejita a Tenerife, in Spagna, dal 30 luglio al 3 agosto. Scattata da Arturo Rodriguez, Spagna.
Usare la forza? Come?
«Al secondo o al terzo ammonimento, pum..., parte il cannone. Senza tanti giri di parole. Il cannone che abbatte chiunque. Altrimenti non la finiamo più».
Sparare su carrette del mare piene di poveracci disarmati e affamati? Magari donne e bambini?
«O con le buone o con le cattive i clandestini vanno cacciati. Entra solo chi ha un contratto di lavoro. Gli altri fuori. C’è un momento in cui occorre usare la forza. Marina e Finanza si dovranno schierare a difesa delle coste e usare il cannone. Ecco il regolamento giusto per attuare la legge. Nessuna scappatoia e nessun rinvio».
Da un'intervista a Umberto Bossi, Il Corriere.

venerdì 9 febbraio 2007

I redivivi

Risorge il Ku Klux Klan, i cappucci bianchi che per quasi un secolo, a cavallo del 900, terrorizzarono la popolazione nera del profondo sud. Ammonisce la Anti defamation league, un’associazione che combatte l’antisemitismo e il razzismo: «La resurrezione del Ku Klux Klan è inquietante. Sfrutta la psicosi dell’assedio causata dalla guerra al terrorismo per seminare l’odio». William Aponte, l’agente dell’Fbi incaricato della protezione dei diritti civili nel profondo sud, definisce i reclutamenti nel Ku Klux Klan «massicci». «Per un biennio dopo la strage delle Torri gemelle di Manhattan» spiega «i cosiddetti cavalieri bianchi fecero proseliti tra chi temeva gli islamici. Ora li fa tra chi vede negli immigrati clandestini un pericolo per il proprio posto di lavoro, un fattore di inquinamento della società». Leggi l'articolo di Ennio Caretto sul Corriere.

Un paese laico

Abolizione del delitto di bigamia, legalizzazione della poligamia (fino a tre donne) e dell'incesto, autorizzazione del matrimonio tra fratello e sorella "ma solo nella forma monogamica". E' questo il contenuto di un disegno di legge che Francesco Cossiga ha presentato stamattina dal titolo "Modifiche al codice penale". Cossiga scrive nella relazione introduttiva: "Visto che, a stare ai sacri testi e alla natura della generazione umana, "dopo la prima coppia, la vita deve essere stata necessariamente trasmessa attraverso il "matrimonio" tra fratelli e sorelle, e che è nella tradizione del Vecchio Testamento il concubinato e in quella dell'Islam anche la poligamia", il ddl Cossiga è "sulla strada del riconoscimento dei nuovi diritti di libertà".

giovedì 8 febbraio 2007

Indagati vertici dell'UCOII

Roberto Piccardo, portavoce dell'Ucoii (Unione della comunità e organizzazioni islamiche in Italia), è indagato dalla procura di Roma perché, con alcune pubblicazioni sul sito internet www.islam-online.it, "incitava a commettere violenze e atti di provocazione alla violenza per motivi razziali e religiosi". Insieme al portavoce è stato indagato anche il presidente Mohamed Nour Dachan. A carico di quest'ultimo l'ipotesi di reato è di aver diffuso "idee fondate sull'odio razziale e religioso" facendo pubblicare sul Quotidiano Nazionale, l'inserzione a pagamento "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane", apparsa il 19 agosto 2006. L'inchiesta della procura di Roma era scaturita da una denuncia dei parlamentari di Forza Italia, Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio. L'iscrizione di Piccardo e Dachan è stata decisa dopo la consultazione delle fonti e in particolare le sentenze della Corte di cassazione in materia di istigazione all'odio razziale. Leggi la notizia

Il Bel Paese

Bulat Sanditov non è uno dei tanti immigrati clandestini in cerca fortuna, ma un giovane e promettente ricercatore russo, con due dottorati in tasca e una brillante carriera accademica davanti, che ha vinto una borsa di studio all'università Bocconi. Olga, sua moglie, a Mosca fa l'avvocato, ma era disposta a lasciare il suo paese, a rimettersi a studiare e ricominciare tutto da capo, lontana da casa, pur di stare vicino a suo marito. Anche perché ad aprile nascerà il loro primo figlio. "Too much" (troppo) dice Bulat con un sorriso malinconico mentre impacchetta le ultime cose che ha lasciato nella stanza al primo piano del Cespri, il centro per la ricerca sull'innovazione e l'internazionalizzazione della Bocconi dove per diciotto mesi ha affiancato il professor Francesco Lissoni, direttore del centro, nel censimento dei brevetti universitari in Europa costruendo un complesso database. "È un anno che combatto, un anno passato tra uffici della questura e della prefettura a chiedere informazioni, a consegnare documenti. It is too much - sospira il ricercatore - . Mi dispiace partire, ma in Olanda le trafile burocratiche sono state molto più semplici e veloci: ho già un permesso di soggiorno. Con la Bocconi continuerò a collaborare, ma a distanza". Leggi la storia

mercoledì 7 febbraio 2007

I calzini del banchiere di Bush

É curioso che proprio lui, Paul Wolfowitz (nella foto), sia arrivato impreparato davanti alla regola di entrare scalzi in una moschea. I calzini bucati del falco neocon, promosso dall'amico George a presidente della Banca Mondiale, sono finiti in prima pagina su tutti i quotidiani del globo. Ma suona veramente strano che il banchiere abbia rimediato questa figura barbina. Soprattutto se si considera che dall'86 e nei 3 anni successivi è stato ambasciatore in Indonesia, la più grande nazione musulmana del mondo. Nel mondo islamico il nome di Wolfowitz riassume tutto ciò che è andato storto nella politica americana in medio oriente negli ultimi 30 anni.

I suoi esordi al Pentagono risalgono al '77 (amministrazione Carter), dove si mette in luce per il suo studio che titola "Radicalismo arabo e atteggiamenti anti-occidentali". Un degno maestro per il nostro Magdi Allam, insomma. Negli anni Novanta sforna però il suo capolavoro: egli è infatti uno dei firmatari nonchè fondatore del PNAC (acronimo di Project for the New American Century), il think-tank che elabora incessantemente piani di politica estera che spesso si rivelano previsioni di ciò che è successivamente avvenuto (11 settembre su tutti). Diventato sottosegretario alla difesa pensa bene di continuare a sostenere la causa dell'imperialismo neocon, animando un'intelligence parallela, l'Osp, al servizio esclusivo del vicepresidente Cheney, che è stata decisiva per costruire il teorema delle armi di distruzione di massa che ci ha portati in Iraq.
Con questo curriculum è d'obbligo l'attenzione all'abbigliamento quando si entra in una moschea. A meno che, quegli alluci al vento, non siano un messaggio in codice ai paesi del terzo mondo, diretti interessati del finanziamento e dell'assistenza (realisticamente si tratta di un giogo economico) della Banca Mondiale. Sembrerebbe infatti che dietro alla nomina di Wolfowitz, ci sia l'intenzione dell'amministrazione Bush di apportare spietati tagli al budget dell'istituzione.

lunedì 5 febbraio 2007

Il mondo gira, ma nulla cambia

[...] Mi chiedo dove si trovano, che cosa pensano e dicono, adesso, gli agitatori politici di quartiere, i passanti con la bava alla bocca, le massaie feroci che nelle ore successive al delitto affollarono i telegiornali sbraitando contro gli immigrati, chiedendo di espellerli tutti, accusandoli del delitto senza che mezzo dubbio li sfiorasse. Avessi gli ultrapoteri andrei a pescarli uno ad uno e li costringerei a ritornare davanti alle stesse telecamere usate per vomitare odio. Gli farei risentire le frasi pronunciate, rileggere i cartelli idioti, rivedere il sit-in anti-immigrazione improvvisato davanti alla villetta dove si era appena consumato un delitto tutto italiano. E gli domanderei: ha qualcosa da dire, adesso, a sua discolpa? Si sente in dovere di spiegare, magari di domandare scusa? Uguale energia userei con i media: tutti quei telegiornali che hanno concesso generoso spazio ai linciatori verbali, a chi parlava a vanvera, a chi passava di lì per caso, perché non rispediscono le loro troupe sul posto, cercando di rintracciare il bandolo del pregiudizio e dell’ignoranza? O non fa abbastanza spettacolo, far funzionare la testa e tacere le budella?

Pensate...quanto sopra riportato fu pubblicato su Repubblica il 17 settembre del 2006, a firma Michele Serra, dopo l’eccidio della famiglia Cottarelli, nel Bresciano. Qualche mese dopo, la strage di Erba. Ovviamente seguita dallo stesso, identico coro di agitatori politici di quartiere, passanti con bava alla bocca e massaie feroci.
Come diceva Baudelaire: il mondo gira solo per ignoranza.

venerdì 2 febbraio 2007

Michele Serra su Magdi Allam

Seguo con attenzione e rispetto il lavoro di Magdi Allam, che sul "Corriere" ci segnala, con puntiglio, fatti e protagonisti dell'estremismo islamista. Soltanto che, leggendolo, spesso mi chiedo: ma esisterà pure, da qualche parte, un imam molto mansueto? Un musulmano devotissimo, eppure pacioso? Un marito arabo gentilissimo con la moglie? Una comitiva di sunniti simpatici, o di sciiti affabili? Un harem allegro, perfino? Se esistono, per cortesia, Magdi ce lo riferisca. A leggerlo adesso, difatti, con quella trafila interminabile di arabi maneschi, terroristi o complici, fanatici che minacciano, imam che aizzano, mi viene un'ansia incolmabile. Se incontro un arabo per strada, nei minuti immediatamente successivi alla lettura di Allam, sospetto che nasconda un pugnale nella fusciacca, come nei libri di Salgari. E se poi non ha la fusciacca, come di solito avviene, l'individuazione del pugnale diventa ancora più ardua, e l'ansia aumenta. E dunque: che cosa le costa, gentile Magdi, presentarci ogni tanto anche qualche scena islamica rassicurante? A costo di edulcorarla, guardi. I fanatici, per giunta, in mezzo alla normalità risaltano meglio, e sono più facili da smascherare.
La Repubblica

giovedì 1 febbraio 2007

Noi amiamo l'Italia. Loro no.


Non so se si tratta di un video autentico o meno - soprattutto considerando la tipologia del sito che l'ha lanciato e di quelli che l'hanno riproposto in giro per il web - ma se lo fosse, si tratta senz'altro di una dimostrazione inequivocabile dell'incompatibilità del Niqab con i Valori e l'Identità Nazionale Italiana.