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sabato 31 marzo 2007

Indignazione a Torino

EL SEBAIE: DA SANTORO STEREOTIPI, A TORINO SIAMO INDIGNATI.
Nell'inchiesta sui musulmani torinesi "nessuna voce positiva"
Roma, 31 mar. (Apcom) /Spr - "Spiace molto che la trasmissione di Santoro abbia offerto l'ennesima immagine stereotipata dell'Islam in Italia, un'immagine violenta, maschilista ed estremista che sicuramente esiste, ma che non è né unica né tantomeno maggioritaria". E' l'opinione di Sherif El Sebaie, giornalista-blogger ed esponente di spicco della comunità musulmana torinese, sull'inchiesta andata in onda giovedì sera ad 'Annozero', la trasmissione di Michele Santoro. "Io come altri a Torino siamo indignati del fatto che non abbiano contattato nessuna voce positiva e 'presentabile' della comunità locale, mentre in realtà quasi tutto il servizio era concentrato su Torino" dice El Sebaie. L'opinionista di origini egiziane, che scrive sul 'Manifesto', spiega di essere "personalmente ancora più indignato del fatto che una trasmissione considerata seria come quella di Santoro accrediti tale Adriana Bolchini quale direttore di un osservatorio sul diritto internazionale e italiano, mentre la stessa signora su Internet afferma di occuparsi di esoterismo, magia bianca e cartomanzia". "Sarebbe auspicabile un migliore controllo sulle fonti e sugli interlocutori, prima di mandare in onda i servizi", conclude El Sebaie.
TAWFIK, TORINO NON CITTA' INTEGRALISMO MA INTEGRAZIONE
(ANSA) - ROMA, 30 MAR - La trasmissione di Santoro da dato un'immagine ''di parte'' e non veritiera non solo dell'Islam ma anche di Torino, ''che appare come una una citta' preda dell'integralismo, mentre e' una citta' simbolo di integrazione e multiculturalismo''. Non lesina le critiche ad 'Annozero' Younis Tafik, scrittore iracheno che opera dal 1985 a Torino con la sua associazione culturale italo-araba 'Dar al Hikma'. ''Quella trasmissione non tiene minimo conto del lavoro fatto in questi anni da noi, dal Comune e da altre associazioni - sottolinea Tawfik - dando un'immagine disastrata di Torino in cui non mi riconosco come cittadino''. ''Chiedo inoltre - aggiunge - che la magistratura acquisisca il testo in arabo del discorso dell'imam, di cui abbiamo sentito solo una traduzione, e quei volantini presentati come di Al Qaeda, e che in tv non si sono potuti leggere''. Quanto alla violenza verso le donne denunciata nel programma, ''e' un fenomeno che non riguarda certo solo l'Islam, come emerge anche da un'allarmante rapporto Ue sul tema - conclude - ma invece e' il frutto di un maschilismo malato che investe tutta la societa'''.

Su Anno Zero (ma non finisce qui)

di Tonino Cassarà, L'Unità

«Occorre verificare chi viene a predicare la religione a nome dell'Islam. Vengono persone degnissime, che davvero predicano l'amore tra gli uomini, e altri» che invece predicano altro e «lo fanno passare per un sentimento religioso. Il problema è complesso e occorre pensare ad un accreditamento degli imam da parte di interlocutori, islamici». Il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha commentato così ieri le immagini mostrate dalla trasmissione Annozero di Michele Santoro. Nel frattempo gli investigatori si sono messi immediatamente al lavoro per verificare l'attendibilità dei gravissimi fatti presentati nella puntata di giovedì che ha denunciato, oltre alle violenze a cui sarebbero sottoposte alcune donne all'interno delle comunità islamiche in Italia, il tentativo di proselitismo e l'istigazione alla violenza antioccidentale praticate in alcune moschee torinesi. Ma, da quanto si è appreso, almeno negli ultimi tempi «non c'erano state a Torino specifiche situazioni di rischio. Gli organismi competenti - dice il sostituto procuratore Maurizio Laudi - stanno molto attenti a quanto succede in ambienti considerati potenzialmente a rischio. Per ora abbiamo chiesto una annotazione e nei prossimi giorni avvieremo di certo un'indagine». La necessità di chiarezza è espressa anche da esponenti di spicco della comunità islamica che «vuole in questo modo sottolineare ancora una volta la propria distanza da chi professa l'odio e la violenza. Alla magistratura - dice lo scrittore Younis Tawfik - chiediamo di andare fino in fondo. Se ci sono mele marce, per il bene di tutti, devono essere separate da quelle buone. Non c'è omertà da parte nostra e nessuno vuole negare o usare come giustificazione il fatto che la violenza contro le donne esista in ogni cultura. Io per primo, già nel '99 ho denunciato, attraverso un mio libro, il caso di una giovane donna marocchina che, proprio a Torino, oltre ad essere ripetutamente violentata dal marito era stata infine costretta a prostituirsi». Anche per il giornalista Sherif El Sebaie «è innegabile che vi siano situazioni di violenza, ed è bene che i media li denuncino. Ma - dice - mi sarei aspettato che la trasmissione di Santoro lo facesse in modo più serio di quanto generalmente non faccia la Tv. Il fatto che nel servizio sia stata presentata la Bolchini e accreditata come direttore di un osservatorio che aiuta le donne maltrattate, un ente di cui finora si ignorava l'esistenza, mentre in realtà (stando almeno alla presentazione che fa di sé su un portale internet) la signora si occupa di magia bianca, pranoterapia e cartomanzia. Mi sembra uno spettacolo avvilente per l'informazione e per l'islam in Italia».

venerdì 30 marzo 2007

Avanti il prossimo!

Renato Farina è stato radiato dall'Ordine dei giornalisti per il ruolo svolto con il nome in codice di "Betulla" in favore dei servizi segreti. La decisione è stata presa dal Consiglio nazionale dell'Ordine, riunito a Roma: favorevoli 68 consiglieri, contrari 2, astenuti 4. La richiesta di radiazione era stata avanzata dalla Procura di Milano. Il Procuratore generale aveva argomentato la sua richiesta rilevando che la sospensione di 12 mesi comminata dal Consiglio regionale della Lombardia è "inadeguata rispetto alla gravità della condotta ascritta ed accertata".La proposta di radiazione avanzata dalla Commissione ricorsi del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti rileva che "il comportamento di Farina resta incompatibile con tutte le norme deontologiche della professione giornalistica ed ha provocato un gravissimo discredito per l'intera categoria. E non solo in relazione alla vicenda Abu Omar e ai rapporti con Pio Pompa. E' Farina - prosegue la nota dell'Ordine dei giornalisti - che, nelle sue difese, rivela e rivendica un ruolo in una trattativa con Milosevic, ruolo che autorevoli membri del governo dell'epoca negano abbia mai avuto. E' Farina che fa riferimento a suoi rapporti con un servizio ultrasegreto statunitense (una Cia parallela agli ordini diretti di Condoleezza Rice). E' Farina - conclude la nota - che dichiara ai magistrati di aver accettato dai servizi all'incirca 30 mila euro". Red (29 mar 2007, 19:10)

martedì 27 marzo 2007

Il Chilometro d'Oro, la presentazione

Martedi 27 Marzo 2007, presso Il Circolo dei Lettori (Palazzo Graneri della Roccia, Via Bogino, 9 Torino), ore 19:00, verrà presentato il romanzo storico di Daniel Fishman "Il Chilometro d'Oro. Il mondo perduto degli italiani d'Egitto" (Ed. Guerini e Associati, prefazione di Magdi Allam). Ne parleranno, assieme all'Autore, il sottoscritto, Farian Sabahi - Storica persiana, Corrispondente Esteri de La Stampa e docente presso l'Università di Torino - ed Elio Carmi, Vicepresidente della Comunità Ebraica di Casale Monferrato. [Nota del 29/03/2007: Fra i partecipanti che ci hanno onorato con la loro autorevole presenza, Carla De Benedetti Consigliere nazionale dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, membro dell’European Council Jewish Communities nonché Vice Presidente della Fondazione Beni culturali ebraici in Italia e curatrice scientifica del Museo di Arte e Storia Ebraica di Casale Monferrato e il Rabbino Capo della Comunità ebraica di Torino, Rav Alberto Moshe Somekh]. Verranno proiettate immagini del Cairo e dell'Egitto (1900-1960).

Il libro ripercorre la storia del Cairo dagli inizi del 900 fino al momento in cui la maggior parte degli stranieri ha dovuto lasciare il paese (1956 circa), in seguito al consolidarsi del panarabismo e del nazionalismo del colonello Nasser, attraverso le vicende di una famiglia di italiani ebrei del Cairo: il protagonista, Mondo Mosseri, è infatti ebreo e italiano. Un italiano d'Egitto, che nasce al Cairo nell'anno 1900. "In quale posto si possono trovare mussulmani, copti, turchi cattolici, ciprioti, italiani, inglesi, ebrei, francesi, marocchini, maltesi, polacchi, circassi, ortodossi, rumeni, russi, sudanesi?" si chiede all'inizio del libro, Clément Mosseri, il padre del protagonista. La risposta è: in Egitto, nella prima metà del secolo scorso, nel paese che Mosseri stesso descrive ai suoi ospiti europei come "La vera America è qui. Vicina e simile ai vostri paesi. Si, è vero. Qui fa un po' più caldo ma ce n'è per tutti e, se siete capaci, potrete sicuramente fare fortuna anche voi!".

Il Chilometro d'Oro racconta quindi la storia dell'Egitto che fu, di quell'area cosmopolita del Cairo, dove si concentravano gli europei agli inizi del 900 : i ristoranti, gli hotel di lusso, i cinema e i teatri, oltre alle attività commerciali. E che all'epoca vantava quarantaquattro comunità nazionali, cinquantacinque etnie e ventuno confessioni religiose. Un mondo vivace, culturalmente attivo quello che emerge dalle pagine del libro con una straordinaria ricchezza di personaggi che testimonia le tante tipologie di stranieri e egiziani che vivevano insieme in un quadro composito e colorito.

lunedì 26 marzo 2007

Extracomunitari? No, grazie!

Sei studenti di un istituto tecnico di Bergamo in gita scolastica a Londra sono stati trattenuti in isolamento per un'intera giornata, identificati, schedati e poi rimandati a casa perché appartenevano a nazionalità "non gradite" al Regno Unito. (...) I ragazzi hanno dai 20 ai 27 anni, e vengono da Perù, Albania, Ucraina e Burkina Faso. (...) Gli studenti italiani, 34 in tutto, hanno potuto invece proseguire il loro viaggio in Inghilterra. "Chiederò di fare presto chiarezza su quanto è avvenuto - ha dichiarato la preside dell'Istituto Vittorio Emanuele, Gabriella Lo Verro - perché gli studenti avevano tutti i documenti in regola, così come è perfettamente regolare la loro iscrizione ai nostri corsi".

Chi è causa del suo mal...

Quella legge un manifestante immigrato l'ha definita per quello che effettivamente è: "una legge punitiva, che ricorda le leggi razziali fatte dai nazisti contro i commercianti ebrei". Io dico di più: dal 22 marzo, la Regione Lombardia pratica la pulizia etnica.

Con la scusa dell’entrata in vigore delle nuove regole per le grandezze delle cabine, della sala d’attesa o dei servizi igienici applicabili a phone Center già esistenti, verranno chiusi il 90 % dei centri telefonici operanti in Lombardia: 3.000 posti - 700 nella sola Milano - e in tutto circa 10.000 persone, prevalentemente immigrate, rischiano di non vedersi rinnovato il permesso di soggiorno. Ma oltre un provvedimento xenofobo, si tratta anche di una grave violazione del diritto alla comunicazione e all'occupazione. Proprio i difensori della famiglia tradizionale, ha ricordato Arturo Squassina, consigliere Ds, si ostinano a negare che i componenti di famiglie divise dalla lontananza possano parlare tra di loro. Proprio i promotori del libero mercato, i suoi esteti, negano la possibilità agli imprenditori di mettersi in regola, di trovare un equilibrio economico per le loro attività. Nel pomeriggio di ieri alcune centinaia di immigrati di varie etnie hanno sfilato per il centro di Milano. Qualcuno sta facendo lo sciopero della fame.

Si tratta - come cita l'agenzia Zeus News - di "un provvedimento difficilmente interpretabile fuori da una logica xenofoba, come quella che punta a chiudere moschee e scuole islamiche, che anima la giunta regionale di centrodestra che ha emanato la legge e che si abbatte su un settore di attività commerciali legali rovinandolo, cosa che fa a pugni con le istanze liberiste e proimprenditoriali della destra italiana". Nel caso qualcuno abbia dei dubbi in merito, basta leggere le dichiarazioni di Giosuè Frosio, consigliere regionale della Lega, pronunciate durante la seduta della commissione chiamata ad esaminare un eventuale proroga, ovviamente non concessa: «Beh, io vi dico una cosa: sotto il profilo sanitario sono contentissimo, osti, che ci siano i vincoli non di due o di tre bagni, cinque! Sapete che loro hanno un modo diverso di rapportarsi al bagno… io non vorrei mai entrare in un bagno frequentato da un egiziano o da un arabo perché non è il mio stile di vita, fortunatamente. Con tre, uno lo riservi ad un povero cristo come me che usa ancora il bagno tradizionalmente». Eppure a me risulta che nello stesso periodo in cui gli egiziani facevano uso dei servizi igienici e gli arabi frequentavano gli hammam, altri dondolavano dagli alberi come scimmie pensando che i loro rifiuti corporei fossero commestibili.

E' ben noto che in Italia uno straniero su quattro vive in Lombardia. Il dato non è nuovo, e viene riconfermato anno per anno dal Rapporto dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità. Negli ultimi 5 anni la popolazione straniera in Lombardia è raddoppiata: nel 2001 gli stranieri provenienti dai cosiddetti “Paesi a forte pressione migratoria” erano meno del 5% della popolazione, oggi sono 860mila e rappresentano il 9%. Gli stranieri che in Lombardia esercitano un’attività in proprio sono 64mila: nel 15,3% dei casi, hanno aperto uno o più call center. Questa è la realtà che la legge regionale vuole colpire. Con un provvedimento perfettamente legale, e apparentemente di buon senso, si toglie ai lavoratori autonomi la loro attività. L'espulsione segue automaticamente.
Il lavoratore autonomo è, evidentemente, la categoria più invisa ai nemici dell'integrazione. Un lavoratore autonomo non deve sottostare ai ricatti e alle pressioni del datore di lavoro di turno. Non deve accettare le condizioni umilianti e i soprusi di chi ne detiene il futuro con un contratto di assunzione. E', in un certo senso, padrone del proprio destino. Teoricamente, basterebbe dimostrare un redditto sufficiente e pagare le tasse per vedersi rinnovato il permesso. Eppure a molti lavoratori autonomi viene negata persino la carta di soggiorno - quella che dura dieci anni ed è quasi un documento definitivo per la permanenza - per cavilli assurdi. Tipo l'obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio o ad un albo professionale, mentre sono numerose le professioni autonome che non necessitano di tale iscrizione. La legge Regionale risolve il problema a monte: obbliga il cittadino straniero ad abbassare le saracinesche.

In realtà non dovrei scandalizzarmi più di tanto. Se alcune regioni italiane sono interessate a bloccare le attività degli extracomunitari e ad espellerli, faccia pure. Si ricordino solo che i circa 3 milioni gli immigrati regolari in Italia (oggi sono quasi quattro) hanno dichiarato, nel 2006, redditi per oltre 21 miliardi di euro. Su questi hanno versato tasse per quasi 2 miliardi. Il reddito derivante da attività d'impresa è di 1 miliardo e 190 milioni. Quello da lavoro autonomo 700 milioni di euro. In testa si colloca la Lombardia con 459.758 modelli F24 nel 2004. Gli immigrati rappresentano dunque non solo una realtà sociale ma anche economica e secondo calcoli fatti di recente dal Governo circa il 5% del sistema economico italiano può esser ricondotto alla presenza di milioni di lavoratori stranieri. Quando penso che il sito della Regione Lombardia è costato 1.291.513 euro (790 mila finanziati dallo Stato), mi chiedo come farebbero a coprire i buchi, in assenza di immigrati. Ma tanto chi se ne frega. Problemi loro. Chiudano pure.

sabato 24 marzo 2007

Fatwa alla panna contro l'Assessore Anti-Gay

di Sabrina Cottone, Il Giornale

Milano - Una torta in faccia per Piergianni Prosperini e diecimila euro di premio all’intrepido che scaglierà la bomba calorica contro l’assessore lombardo allo Sport inventore della «garrota apache» per i gay. Quasi due metri di altezza per oltre cento chili, nominatosi scudiero dell’ortodossia cattolica, il politico di An è diventato l’oggetto di una taglia (diecimila euro per l’appunto) che è anche una fatwa, sia pure alla panna. A ideare la punizione Dacia Valent, ex poliziotta, ex europarlamentare comunista e adesso presidente della Islamic anti defamation league (Iadl), la Lega che difende la reputazione islamica scopiazzando i metodi della (quasi) omonima lega ebraica. La colpa di Prosperini non è chiarita nell’editto, ma si fa presto ad immaginare che c’entrino qualcosa (oltre alle sue dichiarazioni contro i manifestanti del corteo gay colpevoli di aver dileggiato il Papa) gli inviti ripetutamente rivolti agli immigrati che non accettano valori e leggi italiane. È il noto ritornello camel, barcheta e te turnet a ca’, «cammello, barchetta e te ne torni a casa», che Prosperini rivolge con particolare piacere agli «infedeli» di religione islamica.Tra i due è una bella gara a chi la spara più grossa per bucare il video (e la carta stampata). Lei, Dacia Valent, è diventata famosa quando era ancora in polizia per essere stata aggredita e insultata per il nero della sua pelle. Poi è tornata alla ribalta per motivi non sempre nobili, come quando ha ferito il convivente che voleva lasciarla o si è rifiutata di dare le generalità al controllore che l’aveva beccata sull’autobus senza biglietto. Ha raccolto critiche e dissociazioni anche dalla comunità islamica, che la considera una specie di parvenu perché da protestante si è convertita all’Islam solo nel 2003. Da allora, comunque, è attivissima nella causa musulmana. «Oriana Fallaci è al cospetto di Allah, dovrebbe preoccuparsi», il suo impietoso commento a caldo alla notizia della morte dell’autrice de «La rabbia e l’orgoglio».Adesso la taglia, con tanto di foto pubblicata sul sito. «La Iadl offre ogni democratico, italiano o straniero, musulmano, cristiano, ebreo, buddista o agnostico che sia, un assegno di 10mila euro». E «se il fortunato vincitore dovesse malauguratamente incappare in un’azione legale, potrà contare sull’assistenza gratuita di due legali della Iadl». Con una precisazione, indispensabile per non finire in tribunale con l’accusa di istigazione alla violenza: «La torta deve essere in materiale morbido e commestibile».Inutile dire che il destinatario non l’ha presa bene. Dissimula armandosi di latino. «De minimis non curat praetor e anche io non mi occupo delle inezie», dichiara un compostissimo Prosperini. «È un comportamento sciocco che si commenta da solo, non so che cosa non farebbe pur di farsi pubblicità». Mezzo gaudio solo il mal comune con personaggi importanti e famosi. Il video di Bill Gates con la faccia impiastricciata di panna impazza su internet. Proprio come i coloriti show di Prosperini.

giovedì 22 marzo 2007

Chi di media ferisce

Daniela Santanchè, deputata di Alleanza nazionale attualmente impegnata - soprattutto sui media - nella difesa dei "diritti delle donne islamiche sottomesse", ha recentemente denunciato un "brutale regolamento di conti all'interno dell'integralista comunità islamica". Secondo la Santanché, infatti, "Halima El Bourfai, l'immigrata marocchina che aveva denunciato l'imam di una moschea di Verona che istigava i fedeli a riempire di botte le proprie donne, è in ospedale con il corpo ricoperto da gravissime ustioni. È un fatto che ho appena saputo e che denuncio pubblicamente". Peccato che la Santanchè abbia confuso Halima con la sorella Amal, la donna effettivamente picchiata e che attualmente si trova in una struttura protetta. La vicenda - che ovviamente non aveva nulla a che fare con l' "integralista comunità islamica locale" - è poi stata chiarita dall'avvocato Rosanna Credendino, vice presidente del Telefono Rosa di Verona, e difensore di Amal. ''La donna ricoverata non è Amal, ma sua sorella'', ha spiegato il legale, aggiungendo che le ustioni subite da Halima ''non hanno nulla a che vedere con una vicenda di maltrattamenti in famiglia o lesioni''. Cosa confermata in serata anche dal procuratore di Verona, Guido Papalia. Halima non è in pericolo di vita. Era stato il marito di quest'ultima, un italiano, a chiedere il 12 marzo scorso l'intervento dell'ambulanza del 118; la donna aveva subito chiarito ai medici che le ustioni con l'acetone erano la causa di un incidente domestico. Ma probabilmente all'On. Santanché questo dettaglio è sfuggito nella foga di difendere le donne islamiche.

martedì 20 marzo 2007

Garrota e manichini alla Prosperini

Anche se l'incarico che ricopre (Assessore regionale ai giovani, allo sport e al turismo della Regione Lombardia di Alleanza nazionale, ndr) svanisce di fronte ai titoli altisonanti riportati sui santini che lo ritraggono vestito da crociato con la spada sguainata ("Baluardo della Cristianità, Difensore della Fede, Flagello dei centri sociali, Eradicatore di no-global, Condottiero e Protettore del Nord"), e nonostante la mole (140 chili, ora ridotti a 120 con la rinuncia ai 250 grammi di spaghetti e al mezzo etto di burro che li condiva, e la passione per le armi, soprattutto bianche), Pier Gianni Prosperini è un personaggio molto modesto e alla mano. E soprattutto una persona civile e moderata, perfettamente in sintonia con Magdi Allam (e già seguace di Benito Mussolini, poi di Umberto Bossi e ora di Gianfranco Fini, dice il cronista che l'ha intervistato per Il Giornale): "Possono rimanere in Italia solo coloro che condividono i nostri valori e osservano le nostre leggi". Effettivamente, alla domanda "Contro i musulmani che cos’ha?" fattagli dal cronista, risponde «Niente. Tant’è vero che col mio amico generale Sulejman Selimi, comandante delle truppe di difesa del Kosovo, a Pristina abbiamo mangiato nello stesso piatto: lui formaggi, io salame. Ma l’Islam è una religione primitiva. Non cattiva. Primitiva. Ha visto come hanno ammazzato Saddam Hussein? Sembrava un mercato. Non sono capaci neanche d’impiccare un uomo. In Inghilterra rullo di tamburi e silenzio assoluto, a Bagdad urla e insulti. In 1400 anni non si sono evoluti. Noi abbiamo avuto l’Umanesimo, il Rinascimento, Voltaire, Porta Pia. Loro sono incompatibili con le libertà individuali dell’Occidente. O progrediscono o ciapen el camel e turnen a ca’». Evidentemente l'Assessore Prosperini si è perso la cronaca delle civilissime impiccagioni occidentali, tipo le signore francesi che inzuppavano i fazzoletti nel sangue dei ghigliottinati come "souvenir", gli sputi e gli insulti dei cittadini inglesi mentre i condannati venivano condotti alla forca, o i balconi dei palazzi che si affacciano su Piazza del Municipio, a Torino, che venivano addirittura affittati per assistere ai roghi. Pazienza: l'importante è che Umanesimo, Rinascimento, Voltaire e tutto il resto siano riusciti a imprimere una svolta nella storia dell'Occidente: Si vuole condannare qualcuno a morte? Lo si affida ad un tribunale fantoccio. Si vuole torturare qualcuno? Lo si rapisce e lo si manda in qualche prigione segreta dove altri lo possono fare tranquillamente. Si vuole negare il processo a qualcuno? Lo si rinchiude a Guantanamo, territorio non soggetto alla giurisdizione statunitense. Insomma, l'evoluzione capitalista della pena di morte e della tortura: viene subappaltata o delocalizzata. Mica poco. Vediamo però quali sono "i valori", "le leggi" e le "libertà individuali" che dovremmo rispettare, almeno secondo la visione dell'Assessore Prosperini espressa nella stessa intervista: I gay? «Garrotiamoli. Ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta intorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia». Non solo: «Il gay dichiarato non può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo». I tossicodipendenti? «Ci vuole il modello Singapore: lo stendi sulla panchetta e ten, ten dieci nerbate..» Lo scultore Maurizio Cattelan, reo di aver esposto tre manichini impiccati a un albero di piazza XXIV Maggio? "Avrei infilato la testa di Cattelan nella gogna, lasciandolo in balia dei milanesi". Eppure i Milanesi dovrebbero essere più civili degli iracheni. Specie se si tiene in considerazione che Saddam stesso era un manichino statunitense, almeno fino al 1991. O forse lo era il tribunale che l'ha condannato?

lunedì 19 marzo 2007

Brava gente e Cattivi Maestri

Un giorno, Magdi Allam scrisse che "Tra una legittima emozione calcistica e una sacrosanta vacanza al mare, forse vale la pena soffermarsi sulla realtà dell’inquilino della porta accanto e che potrebbe condizionare il nostro futuro". Ovviamente Allam voleva avvertire il cittadino italiano medio della "pericolosità" dei vicini di casa musulmani - potrebbero essere Kamikaze in sonno - senza mettere in conto la probabile presenza di uno come Olindo Romano, il mostro di Erba. Il Corriere della Sera ci informa che colui che ha sgozzato, assieme alla moglie, tre donne e un bambino: "Legge di tutto, ma specialmente romanzi e la trilogia di Oriana Fallaci. Uno dei libri l’ha restituito sottolineato e scarabocchiato nelle parti che parlavano di rabbia e rancore". Come volevasi dimostrare, quindi, la strage di Erba era dettata da una forte motivazione razzista. Non è casuale che il mostro passi il suo tempo studiando, sottolineando e scarabocchiando i libri della Fallaci. Forse vale la pena soffermarsi sulla realtà dell'inquilino della porta accanto e che potrebbe condizionare il nostro futuro. O sgozzarci. Specie se legge la Fallaci. O Magdi Allam.

sabato 17 marzo 2007

La Mezzaluna d'Oro, Reprise

Il presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione e già senatore dei democratici di sinistra, Ferdinando Imposimato e Betty Leone del Consiglio Nazionale dei Ds saranno a Pescara giovedì 15 marzo alle ore 17.00 nella sala “Luciano Lama” della Cgil in via Benedetto Croce, per sostenere la sinistra Ds di Pescara e presentare la mozione A sinistra, per il socialismo europeo. Ferdinando Imposimato arriva a Pescara dopo avere appreso di essere stato eletto Uomo di Pace e Giustizia dell’anno per il suo costante impegno, sia come magistrato sia come politico e scrittore, a fianco dei più deboli e dei più negletti, senza avere mai il timore di cercare appassionatamente la verità. Questa la motivazione con la quale gli sarà consegnato il prestigioso premio, “Mezzaluna d’oro” assegnato ogni anno dalle associazioni e comunità musulmane in Italia, il 21 marzo 2007 nella suggestiva cornice della Chiesa dell’Incoronata a Napoli. Leggi


NAPOLI. Sabato scorso a Villa Pignatelli il capo dell’unione delle Comunità musulmane (Ucoii), Mohamed Nour Dachan, ha partecipato a un incontro sul tema dell’integrazione tra Occidente e Islam. Un intervento non annunciato in cui Souada (sic) Sbai, islamica moderata ha rilevato il segnale di una precisa strategia. Attenti - ha detto Souada Sbai in un’intervista al “Roma” - da tre anni Napoli è diventata terra di proselitismo». Un allarme suffragato dai tentativi falliti dell’Università Orientale di ospitare qualche settimana prima Rachid Ghannouchi, considerato un esponente dell’islam integralista. Mercoledì della prossima settimana, Napoli farà da scenario alla seconda edizione del “Premio Mezzaluna d’oro” organizzato dalla Lega antidiffamazione islamica (Iadl), associazione che in Italia riunisce seimila musulmani e che Magdi Allam ha definito “una sorta di tribunale dell’inquisizione islamica, che opera come braccio legale dell’Ucoii”. Nei prossimi giorni migliaia di manifesti annunceranno l’evento in tutta la città. Lo slogan che accompagna il premio è “Unire e non dividere”. Uomo dell’anno sarà Oliviero Diliberto e riceverà il premio nella Chiesa dell’Incoronata in via Medina. «La Mezzaluna d’Oro è un premio cautamente ottimista - dice Dacia Valent in una nota che comunica l’evento - Questa è la seconda edizione di quella che vogliamo diventi una consuetudine. Nasce fuori dalle polemiche della prima, è più ragionata, in un certo senso più democratica». Occorre presentare Dacia Valent, per chi non ne avesse mai sentito parlarne fino ad ora. Ex poliziotta, ex parlamentare europea, esponente prima del Partito Comunista Italiano e poi di Rifondazione Comunista, militante islamica su sponde opposte a Souada Sbai. E di recente Dachan ha dichiarato che l’associazione della Valent è “fuori dall’Islam”. Sarà perché, rispetto al rigore musulmano che sottomette la donna all’uomo fino all’annientamento e che arriva alla condanna a morte degli omosessuali, la Lega guidata dalla Valent posiziona le donne ai vertici e accoglie anche gay nella sua organizzazione. «Il nostro desiderio è che sia una giornata di riflessione e di festa continua Valent - Il livello dei premiati è notevole, splendidi militanti per le cose giuste: dall’annullamento del debito dei paesi in via di sviluppo ai diritti delle donne, dai diritti dei gay musulmani all’analisi dell’attuale guerra mondiale. Donne e uomini che ci onorano e che ci rendono orgogliosi di fare parte di questa società». La Valent precisa: «Francamente è stato un percorso faticoso: 2.000 grandi elettori in tutta Italia, la gestione delle candidature e del voto, e tutto autoprodotto ed autofinanziato. Ogni premiato ha preventivamente accettato sia la candidatura sia il premio. Sarà splendido vederli insieme di fronte alle persone che sono loro grate. Spero solo che non vi siano polemiche pretestuose: noi musulmani veniamo spesso giudicati e condannati. Questa volta siamo noi a giudicare, ma premiamo. ROBEN, per il quotidiano IL ROMA, formato PDF

NAPOLI. Pare fatto apposta per attizzare polemiche. Il premio “La Mezzaluna d’oro”, sin dalla prima edizione, ha scelto la strada della contrapposizione frontale a chi denuncia l’Islam radicale. Al punto che molti osservatori giudicarono la sua nascita una risposta alla penultima edizione dell’“Ambrogino d’oro”, il premio assegnato dal comune di Milano a personalità della cultura, che
nel 2005 andò a Magdi Allam ed Oriana Fallaci. Un sospetto avvalorato dalla lista dei vincitori della prima “Mezzaluna d’oro”, dove tra gli altri figuravano il gip milanese Clementina Forleo e il
sindaco di Marano Mauro Bertini (PdcI). Il giudice è quello finito alla ribalta delle cronache per aver assolto tre maghrebini dall’accusa di terrorismo internazionale, definendoli “guerriglieri”. Bertini invece fece scalpore per aver intitolato a Yasser Arafat una strada del suo comune, inizialmente destinata a ricordare i soldati italiani uccisi a Nassiriya. Insignito del riconoscimento nel 2005 anche il sindaco di Firenze Leonardo Domenici (Ds), l’opinionista del Manifesto Sherif El Sebaie, la giornalista e scrittrice Angela Lano e Oriana Napoli, la ragazza vittima di una aggressione razzista a Biella, quando le fu incisa una svastica sulla pelle. Ma pure quest’anno faranno discutere i vincitori del riconoscimento istituito dalla Islamic anti-defamation league. Se non altro per una singolare coincidenza: nei giorni in cui a Napoli saranno consegnate le onorificenze, in Parlamento si voterà sul decreto di rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan. E tra i premiati c’è una cascata di politici “disobbedienti”, a cominciare dal segretario del Pdci Oliviero Diliberto, passando per il viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli (Prc), arrivando al trotzkista Marco Ferrando, uscito dal partito di Bertinotti per fondare il Partito comunista dei lavoratori. “La Mezzaluna d’oro” 2006 se la sono aggiudicata anche l’assessore provinciale alla Pace Isadora D’Aimmo (Prc), il magistrato napoletano Ferdinando Imposimato e, alla memoria, don Mario Borrelli, il fondatore della “Casa dello scugnizzo” appena scomparso. GIANMARIA ROBERTI, per il quotidiano IL ROMA, Formato PDF

venerdì 16 marzo 2007

Italianistan

Via il porno dallo schermo. Senza più zone franche: non sarà più possibile trasmettere immagini hard nemmeno di notte. Così ha stabilito l’Autorità per la Garanzie nelle Comunicazioni. Un divieto totale: vale per tutte le emittenti, sia pubbliche che private, nazionali e locali, sia che operino su frequenze terrestri o via satellite oppure via cavo. Leggi

L'Islamologo Tuttofare nasconde i fatti? (2/2)

Scrivevo quindi, l'altro giorno, che Marco Travaglio era a Torino per presentare il suo ultimo libro, "La scomparsa dei fatti". In presenza del folto pubblico accorso alla Feltrinelli per ascoltarlo, a Travaglio fu chiesto cosa pensava di Magdi Allam, da lui definito nella sua ultima fatica come "Islamologo tuttofare", e soprattutto cosa pensava del fatto che quest'ultimo si apprestasse a "scendere in campo" con un movimento proprio, il cosiddetto "Movimento per la vita e la libertà". Travaglio ha riassunto la sua risposta in poche battute significative: "Magdi Allam? Mi ricorda Michael Jackson. Si sbianchetta continuamente come lui. E' nato musulmano ma la cosa gli pesa, quindi fa di tutto per smarcarsene. Un'altra di quelle mosche cocchiere: ha un solo articolo in cassetto e ripropone sempre quello". Per quanto riguarda invece il cosiddetto "Movimento per la vita e per la libertà", Travaglio è stato lapidario: "Sinceramente non vedo le edicole transennate quando viene pubblicato un editoriale di Allam sul Corriere". Qui finisce l'opinione di Travaglio sul personaggio e teoricamente non si dovrebbe aggiungere altro. Ma, come ben sapete, su questo caso particolare non mi posso tirare indietro per una serie di motivi: tanto per incominciare, io e Allam condividiamo - anche se a distanza di tempo e con un po' di varianti - un'esperienza di vita, che è quella della nascita in Egitto, la Scuola Salesiana del Cairo, l'immigrazione in Italia e la collaborazione con Il Manifesto.

E poi è praticamente impossibile parlare di Islam in Italia senza menzionare il Vicedirettore onorario del Corsera che occupa tuttora saldamente la sua posizione come editorialista del quotidiano più venduto d'Italia, pur avendo confessato sul suo ultimo libro, "Io amo l'Italia" (E evidentemente voi no, aggiungo io), di ambire alla posizione di "Ministro per l'immigrazione e l'integrazione" della Repubblica Italiana. La cronaca dettagliata dei suoi tentativi di ottenere il suddetto incarico dal Presidente Berlusconi è riportata nel suo libro: sei mesi di pressione sul leader della Casa della Libertà e sui suoi collaboratori per inventarsi un dicastero da cui dettar legge sui destini degli sfigati che dovranno avere a che fare con la struttura da lui guidata. Fortunatamente non solo i tentativi di Allam sono falliti, ma le elezioni sono state vinte dalla coalizione di centro Sinistra che persegue una politica completamente diversa in materia di immigrazione. Ora, se fossimo in un'altro contesto, magari più serio, Magdi Allam avrebbe dovuto dimettersi, fondare il suo movimento e candidarsi alle prossime elezioni. E invece sembra che continui ad usare il Corriere come un mezzo di propaganda personale, per accreditarsi presso un pubblico di intolleranti e/o di malinformati come l'immigrato che salverà l'Italia dalle grinfie dei musulmani che lui sembra conoscere così bene.

Effettivamente è impossibile non pensare di Allam ciò che pensa Travaglio. Prendiamo in considerazione il suo ultimo editoriale sulla moschea di Via Padova a Milano. Lasciamo pure da parte la solita manfrina sull'UCOII: come Travaglio ha avuto modo di dire, se rileggessimo gli articoli pubblicati da Allam in questi ultimi tre anni, ci renderemo conto abbastanza agevolemente che non sono nient'altro che varianti dello stesso, identico, unico tema. Si tratta di un'osservazione di natura puramente "professionale" e non vuole avere nessuna implicazione politica: se l'UCOII venisse effettivamente tolto di mezzo, Magdi Allam non saprebbe più di cosa scrivere. Ma l'aspetto tragicomico della faccenda è che nonostante i continui avvertimenti a mezzo stampa di Allam, il mondo politico - incluso quello di Destra a cui lui stesso fa riferimento - non sembra prenderlo sul serio, il che rende i suoi sforzi doppiamente inutili.

Se lasciassimo quindi da parte i primi due paragrafi, quelli sull'UCOII appunto, che non aggiungono nulla di nuovo a ciò che ormai abbiamo imparato a memoria, il resto dell'editoriale è un capolavoro di autolesionismo, di allarmismo ingiustificato, di diffusione di pregiudizi e sentimenti xenofobi e mi meraviglia moltissimo che la Redazione del Corriere permetta una simile vergogna. Fra le ragioni sbandierate da Allam per impedire il "trasloco" della moschea, c'è " l’atteggiamento tendenzialmente ostile degli italiani" dovuto ad "un’immediata ragione economica: laddove sorgono le moschee, si creano dei ghetti islamici e il prezzo delle case crolla". Una considerazione inqualificabile: l'unico motivo per cui si creano dei ghetti islamici e il prezzo delle case crolla è che i proprietari italiani, appunto, stipano gli islamici in questione, al ritmo di centinaia e centinaia di euro a persona, in decine di vani che poi non vengono ristrutturati. E poi ammesso che non sia cosi, se fossi italiano, e venissi descritto, magari da un parvenu incontrato per strada, come uno tendenzialmente ostile alla presenza di un luogo di culto per un'immediata ragione economica, facendo la figura barbina dell'avaro di Molière, mi offenderei. Non parliamo poi della propaganda negativa e spaventevole con cui individui come lo stesso Allam investono quotidianamente i luoghi di culto islamici, dipingendoli come centrali di indottrinamento all'odio e al terrorismo.

Come se ciò non bastasse, Allam "aggiunge a tutto ciò un flusso quotidiano di musulmani, favorito dalla fermata della metropolitana di Cascina Gobba e dalla tangenziale Est, che potrebbe raggiungere 2 o 3 mila unità il venerdì", il che "rischia di accentuare la perdita di identità del quartiere che ha la più alta densità di immigrati, accrescere la microcriminalità, incentivare l’esodo degli autoctoni e sfociare nella formazione di un ghetto straniero". Sembra che Allam voglia limitare gli spostamenti dei musulmani, riducendo il loro accesso ai mezzi di trasporto pubblico. Magari istituendo delle carrozze separate a numero chiuso o persino dei vagoni piombati targati "sola andata". E poi sorge spontanea la domanda: perché la presenza dei musulmani farebbe "accrescere la microcriminalità"? I musulmani sono forse tutti o in maggioranza criminali per definizione? E poi in che senso il flusso quotidiano di musulmani potrebbe "accentuare la perdita di identità del quartiere"? Respirandone l'aria? Comprando al mercato? Vendendo dei tappeti e del tè verde? E poi di quale identità sta parlando questo immigrato egiziano, musulmano, figlio di genitori entrambi egiziani e musulmani, naturalizzato cittadino italiano non più di vent'anni fa, che non fa altro che sbandierare la scimitarra dei pregiudizi nei confronti degli immigrati musulmani? Un po' di senso della realtà no, eh?

martedì 13 marzo 2007

L'Islamologo Tuttofare nasconde i fatti? (1/2)

Ho conosciuto Marco Travaglio quando eravamo entrambi ospiti di Festival Storia, che ha dedicato l'edizione 2006 al tema del "Processo". Nello stesso giorno in cui lui ha parlato dei processi alla Mafia, io ho parlato - assieme ad altri relatori - del Processo a Saddam Hussein. Qualche settimana fa, Travaglio era a Torino (lui è di Torino, ma è raro che ci stia a lungo) per presentare il suo ultimo libro, La scomparsa dei fatti. L'avevo comprato prima di intraprendere un lungo viaggio in treno, e vi assicuro che non l'ho mollato prima di averlo interamente divorato. Grazie a quell'interessante lettura, non mi sono nemmeno accorto del tragitto. Il problema era che non sapevo se ridere o piangere, se piangere per non ridere, se piangere dalle risate, se fare tutte queste cose assieme, e - più che altro - come fare senza attirare l'attenzione degli altri passeggeri. Travaglio, con uno stile esilarante ha svelato i meccanismi con cui l'informazione viene manipolata, falsata, mistificata in Italia. Ci sono nomi, cognomi, date, episodi di cronaca, articoli giornalistici, intercettazioni telefoniche e soprattutto una dose massiccia di commenti ironici in grado di far venire le lacrime agli occhi, svenire dalle risate.

Avevo deciso di acquistare il libro leggendo la quarta di copertina: «C’è chi nasconde i fatti perché non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi. C’è chi nasconde i fatti perché ha paura delle querele, delle cause civili, delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell’editore, stufo di pagare gli avvocati per qualche rompicoglioni in redazione. C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove s’incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, principi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno. C’è chi nasconde i fatti perché contraddicono la linea del giornale. C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso perché ha paura di dover cambiare opinione. C’è chi nasconde i fatti perché così, poi, magari, ci scappa una consulenza col governo o con la Rai o con la regione o con il comune o con la provincia o con la camera di commercio o con l’unione industriali o col sindacato o con la banca dietro l’angolo. C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, “c’è gente che pagherebbe per vendersi”». Dopo un simile elenco, poteva mancare Magdi Allam? Me lo stavo chiedendo mentre scorrevo l'indice analitico, giurando di rintracciare Travaglio per "rimproverarlo" nel caso non ci fosse.

E invece c'era. A lui erano dedicate ben due pagine, che riporto di seguito affinché si possa inquadrare meglio il personaggio: "Il 31 maggio 2004 Magdi Allam, islamologo tuttofare, comincia a scrivere sul Corriere della Sera che nel commando dei seguaci di Moktada al-Sadr, responsabili del rapimento in Iraq di quattro bodyguard italiani e dell'assassinio di Fabrizio Quattrocchi, ci sarebbe un terrorista di madrelingua o addirittura di nazionalità italiana. Un basista di bin Laden che addita gli italiani da colpire. Vespa rilancia la notiziona da par suo. E subito in Italia si apre la caccia al putribondo figuro, ovviamente tra le file della «sinistra radicale», notoriamente alleata dei tagliagole islamisti per il sol fatto di chiedere il ritiro delle nostre truppe da Nassiriya. Allam non cita uno straccio di fonte certa per consentire ai lettori, ma anche alla classe politica, di verificarla. Poi, messo alle strette, dice di aver appreso la notizia «dai servizi segreti». Le interrogazioni parlamentari si susseguono. Sandro Bondi è fra i più solerti, seguito a ruota da Franco Servello, senatore di An, che chiede al governo Berlusconi «di quali notizie disponga circa: i collegamenti tra terrorismo islamico e componente italiana del terrorismo internazionale; l'eventuale coinvolgimento e responsabilità di cittadini italiani nell'uccisione di Fabrizio Quattrocchi, nel rapimento degli ostaggi e nell'attacco ai nostri soldati, che è costato la vita al lagunare Marco Vanzan». A questo punto, il gruppo Ds al Senato chiede al governo di «confermare o smentire» l'inquietante scoop (si fa per dire) di Allam, visto che «l'autore dell'articolo sostiene che la notizia della presenza di italiani tra i terroristi islamici sarebbe stata fornita dai nostri servizi segreti», e, in caso di conferma, di spiegare «perché i servizi segreti abbiano reso note informazioni di tale delicatezza». Il governo si guarderà bene dal confermare. I politici molleranno la presa. I giornali, per carità di patria, parleranno d'altro. Magdi Allam abbandonerà ben presto quella pista per batterne altre, con «rivelazioni» ancor più scottanti, sempre in veste di «esperto». Resta da capire come si possano sbattere in prima pagina «notizie» di quella portata senza essere tenuti a fornirne la minima prova o, in alternativa, senza scusarsi per aver pubblicato una bufala politicamente tutt'altro che neutra. La parola magica è «me l'han detto i servizi segreti» (quali? quando? a che titolo? Boh). E morta lì". Leggi la seconda parte

lunedì 12 marzo 2007

Le tematiche

"Il blog tratta di varie vicende legate all’attualità internazionale, con una particolare attenzione all’ Islam in generale, all’ Islam italiano nello specifico e alle questioni mediorientali. (...) Il commento alle vicende legate all’area mediorientale, e la conseguente critica alla rappresentazione che ne viene fornita dai media occidentali ed in particolare italiani, è uno dei focus principali del sito. Con uno stile giornalistico graffiante e provocatorio, Sherif segnala notizie riprese da varie fonti italiane ed internazionali e ne rielabora spunti ed interrogativi per ottenere articoli originali e spesso sopra le righe".

Dalla recensione del Portale Media e Multiculturalità sviluppato dal Cospe.

Gli articoli pubblicati su questo blog vengono catalogati in sezioni tematiche, qui di seguito elencate:

Razzismo (dove si discutono le tematiche afferenti al razzismo e alla xenofobia)

Integrazione (dove si riflette sulla società multietnica, con i suoi vantaggi e le sue problematiche)

Medio Oriente (dove si parla di quanto accade nei paesi mediorientali, e di come questi avvenimenti vengono trattati in Italia)

Democrazia Export (dove si analizzano principalmente le conseguenze dell'attività militare occidentale in Medio Oriente e dei loro corifei in Occidente)

Islam Italiano (dedicato alle comunità islamiche locali e alle loro vicende)

Magdi Allam (dove si monitora l'attività di un individuo "che alimenta l'odio e il conflitto tra Cristiani e Musulmani", secondo l'autorevole parere di Ferdinando Imposimato, Giudice Istruttore nel Processo Moro e nell'attentato a Giovanni Paolo II)

Religioni (dove si discute di Fedi e Spiritualità)

Letture (dove vengono recensiti saggi e romanzi vari)

Italian Life (dedicato alla cronaca italiana, vista da un immigrato)

Articoli che pubblico su testate e riviste varie o in cui sono menzionato (altri invece sono finiti direttamente sull'album di Flickr)

Agenzie, dichiarazioni che ho rilasciato alle principali agenzie di informazione italiane

Eventi a cui partecipo

Televisione, trasmissioni di cui sono stato ospite o riflessione sulle trasmissioni televisive andate in onda su tematiche affini a quelle trattate su questo sito.

Ricordi e riflessioni personali.

L'ultima sezione, invece, si intitola "Brava Gente": per capire perché, cliccare qui.

domenica 11 marzo 2007

Flambé

Una festa finita male quella che ha coinvolto l'ex sottosegretario all'interno Alfredo Mantovano (An), 49 anni. Durante un banchetto ha riportato ustioni di secondo grado al volto causate da un cameriere che gli serviva un piatto al flambè. È stato ricoverato nel reparto Grandi ustionati dell'ospedale Perrino di Brindisi: le sue condizioni non sono gravi ma lunedì sarà operato. Leggi

Bravissima gente

Con l'accusa di rapina sono stati arrestati dalla Squadra Mobile di Torino quattro poliziotti, tre agenti e un assistente capo in servizio ai commissariati torinesi Dora Vanchiglia e Barriera di Milano, insieme a un pregiudicato 50enne che dava loro le informazioni su chi colpire per andare a colpo sicuro (Sul Corriere - tramite l'agenzia Agr - lo spacciano per straniero e invece pare che sia italiano, almeno secondo il TG5). I poliziotti si presentavano in divisa in alloggi abitati da immigrati, mostravano tesserino e pistola, perquisivano la casa con il pretesto di cercare armi o droga e alla fine derubavano i malcapitati di quello che trovavano a portata di mano. Il primo colpo, sempre secondo il TG5, ha addirittura fruttato 70.000 euro di bottino. L'indagine, coordinata dalla Procura, era partita dopo la denuncia di tre episodi di cittadini stranieri che avevano raccontato di essere stati rapinati da quelli che loro ritenevano essere dei finti poliziotti. Per fortuna, dai particolari descritti, le modalità di azione, il tipo di armi in possesso dei malviventi e altri dettagli, gli inquirenti hanno pero' capito che poteva invece trattarsi di veri poliziotti che sceglievano le loro vittime in un ambiente dal quale pensavano non sarebbero mai partite le denunce. Le successive indagini, che hanno preso in considerazione fra l'altro la descrizione dei rapinatori e i turni di servizio nelle zone colpite, hanno portato gli investigatori a individuare quattro poliziotti, due dei quali sono stati arrestati ieri in flagranza durante l'ultimo colpo che aveva fruttato due cinture e un orologio (sic). I quattro poliziotti, in lacrime, hanno ammesso le loro responsabilità confessando cinque o sei episodi. E dire che la presentatrice del Tg5 delle otto ha lanciato la notizia dicendo: "Sono stati arrestati quattro poliziotti che - pensate un po' - rapinavano extracomunitari". Pensate un po', in quella volta che gli extracomunitari non fanno la prima in quanto rapinatori, a rapinarli sono stati i poliziotti. Pensate un po'...

sabato 10 marzo 2007

Aggredito all'Oratorio. Il Parroco nega.

Repubblica - Un ragazzino di 12 anni, brasiliano, affetto da autismo, è stato vittima delle aggressioni fisiche e verbali di alcuni suoi coetanei, che filmavano la scena con un telefonino. E' accaduto a Bariano, nella Bassa Bergamasca. A raccontare l'episodio è stata la vittima stessa. Il dodicenne ha spiegato che mercoledì scorso, nel cortile dell'oratorio Don Bosco di Bariano, un ragazzo più grande lo avrebbe insultato, dandogli dello "sporco brasiliano". Quando ha cercato di reagire, sputando, l'altro l'avrebbe aggredito, prima prendendolo a pugni e poi afferrandogli la testa fra le mani e schiacciandogliela contro un gradino, mentre i coateanei assistevano divertiti alla scena. In ospedale, dove il ragazzino è stato condotto per essere medicato, gli è stato diagnosticato un trauma cranico non commotivo. E la madre, Zuelya Da Silveira Santos, tornata all'oratorio per avere spiegazioni, è stata anch'essa insultata, non solo dai ragazzi che avevano già preso di mira il figlio, ma anche dalle loro madri: "Mi dicevano di tornare al mio Paese, qualcuno mi ha anche gridato 'brutta nera' e qualcun altro scattava foto col telefonino". Il ragazzino, spiega la donna, "è malato, la sua malattia lo rende iperattivo, non sa distinguere fra lo scherzo e la provocazione. E' seguito da un'assistente ma negli ultimi tempi provava ad andare un po' da solo all'oratorio e noi lo sorvegliavamo da lontano. Più volte abbiamo visto che i grandi lo avevano provocato, e lo avevano colpito con il pallone. Ma ho individuato quello che lo ha aggredito: è un ragazzone più alto di me, stava fra gli altri che mi insultavano, ho avuto paura". Ai carabinieri della compagnia di Treviglio il parroco di Bariano, don Alessandro Longo, racconta tutt'altro. "Ma quale episodio di bullismo, c'è stato solo uno spintone", i fatti "non sono andati come la madre li ha raccontati", il ragazzini "non è stato picchiato e nemmeno insultato", e tanto meno sarebbe "stato filmato". "L'unico momento in cui è stata fatta qualche ripresa - dice don Fabio, coadiutore dell'oratorio - è stato quando la madre del dodicenne ha insultato tutti i presenti. Quel ragazzino è problematico, tutti comprendono il suo stato ma talvolta qualche ragazzo perde la pazienza. Bisognerebbe invece chiedersi perché si trovi sempre solo, avrebbe bisogno di assistenza continua".

Commento: Evidentemente gli immigrati in questo paese impazziscono improvvisamente. Prima era la madre del bambino a cui è stata tagliata la lingua che si è inventata tutto, adesso anche quest'altra signora. Siccome non mi risulta che qualche immigrato sia stato risarcito con un po' di milioni di euro in quanto vittima di atti di razzismo, non vedo il motivo per cui gli immigrati accusino falsamente i cittadini autoctoni. Specie in questi casi, quando sarebbe meglio stare zitti. Anzi, per dirla tutta, ho persino l'impressione che la legge Mancino da queste parti sia mero folclore legislativo. Tutt'al più un adeguamento alle norme dell'Unione Europea.

venerdì 9 marzo 2007

Letture consigliate (Caravan to Baghdad)

Karim Metref, Caravan to Baghdad
Ed. Tracce Diverse
15 €

"Si chiama Haidar, tipico nome sciita. Haidar era il sopranome di Alì il cugino e genero del profeta. Haidar in arabo antico è uno dei tanti nomi del leone, é quello che si riferisce al suo coraggio. Haidar quindi vuol dire 'colui che ha il coraggio del leone'. Ma al nostro Haidar tutto ciò non interessa. A lui piace giocare a pallone con i bambini del suo quartiere, mangiare gelati e dolci"

Karim Metref, un amico che è già intervenuto su questo blog, è nato in Algeria nel 1967, dove è stato insegnante per circa dieci anni, impegnandosi nella militanza per i diritti culturali dei Berberi e per l'accesso ai diritti democratici. Il giornalismo e la scrittura sono strumenti per veicolare le sue convinzioni politiche e le nuove forme di pedagogia che ha imparato e diffuso come formatore a partire dal 1998. Ha scritto Tislit n Wanzar, novella per ragazzi in lingua berbera (Algeria, 1997), e "Quando la testa ritrova il corpo", manuale di giochi educativi per le scuole dell'infanzia, con Sigrid Loos, (Ega- Torino). È anche autore di "Il ritorno degli Aarch i villaggi della Cabilia scuotono l'Algeria" (video 60' ed. Metissart - Carta). Ha anche pubblicato articoli e dossier su numerose riviste come Carta, Cem-mondialità, Guerre e Pace, Diario e DeriveApprodi, nonché sui siti delle agenzie Migranews e di Peacereporter. Ha lavorato come animatore radiofonico presso Radio Torino Popolare nella trasmissione "Babalasala" poi "Mondonotizie", entrambe dedicate al mondo dell'immigrazione. Sabato 17 marzo 2007, a Napoli nell'ambito del Programma GALASSIA GUTENBERG 2007 Expo Napoli Palazzo dei Congressi by Terminal Napoli SpA, Stazione Marittima – Molo Angioino – Dalle ore 16:30 alle ore 18:30 egli presenterà per la prima volta il suo libro (collana Mangrovie) "Caravan to Baghdad", reportage di un viaggio in Iraq come membro di una missione di Terre des Hommes in favore dei bambini di strada. Le foto sono di Bruno Neri, responsabile dei programmi in Iraq per la fondazione Terres des Hommes-Italia dal 2003. Precedentemente ha lavorato nel Balcani, in Medio Oriente ed in Asia sempre in situazioni di emergenza o conflitto. Come scrive Giuliana Sgrena "Attraverso queste immagini, foto o racconti, si scopre una realtà sconosciuta che si insinua dentro l'intimità della gente, non rivelata dai grandi media, ma molto più utile per capire la situazione in Iraq, il conflitto, le responsabilità di chi ha sostenuto la guerra e l'occupazione. Questo libro dunque va oltre la testimonianza, solleva interrogativi, sollecita una presa di coscienza. Di fronte alla devastante povertà, al fenomeno in aumento dei bambini di strada. Quello che ci viene presentato è un popolo, quello iracheno, che ha perso lavoro e ricchezza, ma non dignità e orgoglio".

giovedì 8 marzo 2007

Intervista a Hans Küng

Hans Küng è un teologo e sacerdote cattolico svizzero. Suo è il Progetto per un’etica universale (Projekt Weltethos), che si basa sulla convinzione secondo cui le religioni potranno dare un contributo effettivo alla pace nel mondo solo se troveranno un accordo su una base etica comune, costituita da valori, norme e principi condivisi da tutte. La Fondazione Weltethos (Etica mondiale), creata nel 1995, si prefigge di promuovere il raggiungimento di tale obiettivo. L'ultima pubblicazione di Küng è Islam, Ed. Rizzoli, 2005.

Cristianesimo, Ebraismo e Islam hanno radici comuni in Adamo e Abramo, credono nel Dio unico e conoscono l’esortazione all’amore per il prossimo. Perché dunque si registrano oggi delle tensioni tra queste religioni?

I musulmani non hanno mai dimenticato, fino a oggi, le cinque grandi fasi di conflitto che ci sono state tra islam e cristianesimo. Le conquiste musulmane hanno portato, nel 7. e nell’8. secolo a un duro confronto con Bisanzio (l’Impero romano d’Oriente) e con la Spagna. Nel 12. secolo ci sono state le Crociate, e più tardi l’espansione ottomana con la conquista di Costantinopoli. Il quinto grande scontro, conseguenza del colonialismo, ha portato all’estendersi del predominio delle potenze cristiane dal Marocco all’Indonesia.

Ma quelle non sono state guerre di religione…

In parte sì, invece. Entrambi gli schieramenti hanno fatto riferimento anche a motivi teologici: da parte musulmana si parla di jihad, da parte cristiana dell’idea di crociata. Anche negli scontri più recenti, che si concentrano in modo particolare intorno alla questione palestinese, sono in gioco, da tutte le parti, motivazioni religiose. Le religioni non sono la causa di quei conflitti, ma sono in grado di dare ad essi delle dimensioni che possono portare al fanatismo.

…e perciò l’islam viene dipinto, in Occidente, come il nemico.

Soprattutto negli Stati Uniti viene alimentata e diffusa, con ogni mezzo, l’immagine di un islam ostile e nemico. Un tempo c’era un anticomunismo ideologico, oggi c’è una islamofobia ideologica.

Nel quadro di una situazione così tesa, come è possibile promuovere gli elementi che uniscono le religioni?

La maggioranza dei musulmani dovrebbe sapere, malgrado tutto, che il Dio a cui rivolge le proprie preghiere è lo stesso al quale rivolgono le loro preghiere anche cristiani ed ebrei. “Allah” non è il nome di un Dio musulmano, bensì il nome arabo che anche i cristiani arabi usano per rivolgersi a Dio nelle loro preghiere cristiane. La maggioranza dei musulmani dovrebbe sapere che Isa (Gesù) riveste un ruolo importante nel Corano. Molti cristiani ignorano invece che molte narrazioni cristiane si trovano anche nel Corano: nel libro sacro musulmano c’è ad esempio il racconto del Natale. Entrambe le religioni si rendono conto, poco per volta, che sul piano etico sussistono norme e valori etici comuni. Si tratta di norme e valori che ho sottolineato nel mio Progetto per un’etica universale (Projekt Weltethos).

Crede che sottolineando gli elementi che islam e cristianesimo hanno in comune si possa trovare la chiave per permettere l’integrazione?

Il clima di paura e diffidenza che regna oggi, nel quale ogni musulmano è indicato come un potenziale terrorista, non rende certo facile il processo di integrazione. Molti musulmani non si sentono accettati in Svizzera. Questa situazione non migliorerà finché non saremo in grado di sottolineare anche gli elementi che abbiamo in comune. Fortunatamente questo è un processo che qua e là è già iniziato, ad esempio nell’ambito dell’insegnamento della religione nelle scuole.

L’islam vive ancora in una fase preilluminista, questo non preclude la possibilità di un vero dialogo con il cristianesimo?

Non dimentichiamo che anche la chiesa cattolica ha accettato il cambio di paradigma introdotto dalla Riforma e dall’Illuminismo solo nel 20. secolo, all’epoca del Concilio Vaticano II. L’islam si trova oggi di fronte alla stessa necessità di passare attraverso un processo di riforma e deve fare i conti con l’Illuminismo. Questo cambiamento comporterà l’adozione di una lettura storico-critica del Corano, l’accettazione dei diritti umani e l’introduzione del principio della separazione tra stato e religione.

Che cosa possono imparare i cristiani dai musulmani?

Che la religione non è una questione esclusivamente privata, ma dovrebbe avere delle conseguenze sul comportamento dell’individuo nella società. Che la fede nel Dio unico non dovrebbe essere oscurata dai culti dedicati ai santi e nemmeno da un’eccessiva concentrazione sul Cristo, che eleva Gesù allo stesso livello di Dio.

E che cosa possono imparare i musulmani dai cristiani?

Il messaggio di Gesù. Proprio certi accenti contenuti nel Sermone sul monte – il perdono, l’amore per i nemici, la costruzione della pace – contribuiscono a chiarire la figura e il messaggio di Gesù. L’islam può inoltre imparare dal cristianesimo che oggi non è più possibile sostenere l’identificazione tra stato e religione, quella identificazione che è stata promossa a lungo anche dal cristianesimo. La persona di fede può accettare pienamente una società secolarizzata e vivere, in essa, il proprio impegno. In Turchia si sta sperimentando, in questi anni, il modello di una democrazia islamica. Al di là della questione dell’eventuale entrata della Turchia nell’Unione Europea, si tratta di un esperimento che merita di essere seguito con attenzione.

(intervista a cura di Matthias Herren, Saemann; trad.it. P.Tognina)

martedì 6 marzo 2007

E 4!

Sale a quasi quattro milioni il numero degli immigrati in Italia: il sette per cento dell'intera popolazione italiana. E il 19,4 è irregolare. Il dato, relativo a inizio 2006, emerge dal XII Rapporto sulle Migrazioni eleborato dalla Fondazione Ismu. Sul fronte del lavoro, il Rapporto mette in luce come, a fine 2005, l'incidenza dei lavoratori immigrati sulle iscrizioni Inail è molto ampia, arrivando al 16 per cento del totale. Positivo il dato sulle assunzioni a tempo indeterminato, pari all'85 per cento del totale. Solo 334 mila, ossia il 4,2 per cento degli immigrati complessivi, sono - secondo i dati di Infocamere - gli imprenditori stranieri registrati a fine 2006. In aumento anche il numero degli immigrati proprietario di immobili. A metà 2005 il 10,9 per cento ha dichiarato di essere proprietario di una casa; il 18 per cento ha detto di avere intenzione di acquistare un immobile nell'immediato futuro. In vista del futuro, per la Fondazione Isum si prospetta un'impennata nei prossimi 10 anni: nel 2016 il numero di immigrati in Italia potrebbe infatti oscillare tra un minimo di 5,5 milioni a un massimo di circa 7 milioni. Un aumento drastico che, secondo il Rapporto, potrebbe essere anche legato alle nascite destinate a raddoppiare o anche a triplicare. Il che significa che i minori potrebbero - sempre nel 2016 - oscillare tra un minimo di 1,395 milioni e un massimo di 1,720 milioni.

domenica 4 marzo 2007

Letture consigliate (I 100 nomi dell'Amore)

Malek Chebel, Lassaad Metoui, I 100 nomi dell'amore
Ed. Oscar Mondadori
167 pagine
10 €
"Non biasimate un re che si umili per amore, poiché abbassarsi per amore è segno di potenza ed equivale a essere due volte re".

Nelle pagine di questo libro sono raccolte le cento parole arabe in cui si declinano le sfumature del sentimento amoroso, illustrate dall'artista e calligrafo tunsino Lassaad Metoui e raccontate da Malek Chebel. Gli arabi, infatti, hanno a disposizione novantanove nomi per riferirsi ad Allah ma più di cento per parlare dell'amore. Alcuni nomi o attributi sono addirittura comuni sia ad Allah che all'amore: Al-latif, Al-habub, Al-'aziz, Al-halim, Al-wadud, Al-rahman, "colui che risplende d'amore", Al-muhayman. Un amore che viene declinato in una straordinaria ricchezza di parole, unica al mondo, che rivela la raffinata arte di amare e del dire, fiore all'occhiello della cultura araba. Una tale ricchezza semantica indica come nella cultura arabo-islamica l'arte del piacere e l'arte dell'amore abbiano raggiunto livelli sorprendenti. Una perfetta padronanza del lessico amoroso, così come è da sempre consuetudine nella lingua araba, permette di abbracciare l'immaginario dei popoli arabi in tutti i suoi aspetti: natura, religione, passione e poesia, Corano e tradizione, diritto ed estetica. Il risultato è un viaggio nella lingua, nella civiltà, nell'arte figurativa della millenaria cultura araba che svela qualcosa di nuovo sull'infinita capacità di amare del cuore umano.

giovedì 1 marzo 2007

Come volevasi dimostrare

La famiglia di Ahmed, che ha ricevuto telefonate di solidarietà da docenti e genitori ("solo quelli stranieri") si costituirà parte civile e chiederà un maxi risarcimento alla scuola.

E maledetti i mass media "che dicono cose stranissime, fidandosi di cosa ha raccontato quella là..". La madre del bambino con cinque punti di sutura alla lingua? "Ma si! Basta che succeda un fatto a scuola, ormai..."
Qui sopra sono riportati due estratti da un articolo de Il Corriere del 28 febbraio 2007. Ritengo abbastanza significativo il fatto che solo i genitori stranieri abbiano chiamato la madre del bimbo a cui è stata quasi tagliata la lingua per esprimerle solidarietà. Le chiamate dei docenti non fanno testo: è evidente che sono preoccupati per la reputazione della scuola, non a caso si sono riuniti a ssieme ad alcuni genitori per emanare un comunicato in cui si dicono "estereffatti". Eppure molti altri docenti, genitori e bidelli della scuola tifano per l'insegnante di sostegno che minaccia i bambini degli immigrati con le forbici "per scherzo". La seconda esternazione, quella del padre dell'insegnante in questione, è altrettanto loquace: tale padre, tale figlia. I mass media raccontano cose "stranissime","fidandosi di cosa ha raccontato quella là", l'immigrata tunisina, che a detta dell'insegnante licenziata "vuole solo soldi da me". E' evidente che non dovremmo prenderla sul serio. Ma come si fa, a prendere un'immigrata sul serio? Dovremmo tutti credere, invece, alla sua fantascientifica versione: "avevo le forbici in mano, stavamo facendo lavoretti con la carta. Ma poi lui s'è voltato all'improvviso, è stato solo un'incidente". Ma fammi il piacere, va....