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lunedì 30 aprile 2007

Daniel Pipes e l'Opzione spiacevole (Ultima puntata)

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Daniel Pipes sostiene che "La possibilità che i musulmani accettino i confini dell'Europa storica e che si integrino senza difficoltà in seno ad essa" sia praticamente "inconsistente". In questo modo, egli azzera del tutto lo "scenario più roseo", dove "gli autoctoni europei e gli immigrati musulmani riescono a trovare un modus vivendi e un modo di vivere insieme in armonia". In cambio, egli ci propone come prima alternativa "l'islamizzazione dell'Europa, e una sua silente sottomissione allo status di dhimmi o una conversione all'Islam". Ovviamente, in questa asserzione, egli ha due alleati italiani, che menziona in due occasioni diverse: "La scomparsa Oriana Fallaci" che "osservò che col passare del tempo "l'Europa diventa sempre più una provincia dell'Islam, una colonia islamica" e il suo pappagallo musulmano, Magdi Allam, che ha intitolato uno dei capitoli del suo ultimo libro (Io amo l'Italia. Ma gli italiani la amano?, ndr): "L'Italia, terra di conquista islamica". La seconda alternativa, invece, è ovviamente leggermente più ottimista: La guerra civile. Secondo Pipes, infatti, "i partiti nazionalisti ricuseranno il multiculturalismo e tenteranno di ristabilire i tradizionali valori e molte altre cose. Non si può far altro che fare delle supposizioni in merito ai loro mezzi e alle reazioni da parte dei musulmani". E, ancora una volta, egli cita un esempio italiano: "In Italia, la Lega Nord ha fatto parte per anni della coalizione di governo. Questi partiti probabilmente si rafforzeranno poiché i loro messaggi anti-islamisti e spesso anti-islamici echeggeranno, e i principali partiti approveranno in parte i loro messaggi"
Anche se Pipes afferma che si possono fare solo "delle supposizioni in merito ai loro mezzi", egli ne dà comunque un assaggio, citando il columnist americano Ralph Peters: "Lungi dal godere della prospettiva di assumere il controllo dell'Europa facendo figli, i musulmani europei hanno i giorni contati (…) le previsioni di una presa di potere dell'Europa da parte musulmana (…) ignorano la storia e una inestirpabile malvagità dell'Europa". Invece, descrivendo l'Europa come il luogo "che perfezionò il genocidio e la pulizia etnica", egli preconizza che i musulmani che vivono lì "saranno fortunati ad essere deportati" e non uccisi. Anche Claire Berlinsky ricorda "i vecchi conflitti e i modelli (…) che procedono con andatura rapida e noncurante dalle nebbie della storia europea". Pipes ricorda che "I partiti che si oppongono all'immigrazione e all'Islam hanno in genere un background fascista, ma col tempo stanno acquisendo una maggior rispettabilità, sbarazzandosi delle loro origini antisemite e delle ambigue teorie economiche, focalizzandosi piuttosto sulle questioni attinenti la fede religiosa, la demografia e l'identità culturale, e apprendendo nozioni sull'Islam e sui musulmani". In altre parole, i partiti in questione smettono - seppur temporaneamente, almeno secondo me - di essere antiebraici per diventare anti-musulmani, mascherando il tutto con fumose questioni attinenti alla "fede religiosa, demografia e identità culturale". Proprio per questo motivo, essi diventano - almeno agli occhi di Pipes di cui abbiamo già analizzato il pensiero sul razzismo - meno "razzisti" e soprattutto "più rispettabili", anche se dovessero ricorrere a metodi leggermente "fascisti" su cui si possono fare solo delle "supposizioni".
Pipes però aggiunge un'ultima affermazione: "è ancor più probabile che i tentativi di rivendicazione da parte degli europei verranno avviati in modo pacifico e lecito, e saranno i musulmani – in linea con i recenti modelli di intimidazione e terrorismo – a ricorrere alla violenza". Sembra la metafora del lupo e dell'agnello: l’agnello si abbevera a valle di un corso d’acqua, il lupo a monte. Eppure il lupo riesce ad accusare l’agnello di inquinargli l’acqua che beve e perciò se lo sbrana. Dopo aver paventato - citando altri - scenari di campi di concentramento, espulsioni di massa e genocidi, ricordando la gloriosa eredità dell'Europa in materia, Pipes ci ricorda che se mai i musulmani dovessero reagire, sarà - ovviamente e ci mancherebbe altro - colpa loro. In realtà Pipes sa bene dove vuol arrivare: paventare scenari di "Dominio musulmano", di "Conquista islamica" e di "Sottomissione alla Sharia", aumenta la rabbia e l'odio della masse popolari europee. Pipes dimostra di esserne ben consapevole quando dice che "un sentimento di stizza tra gli europei, meno tra le élite che tra le masse, contesta con veemenza i cambiamenti (multietnici, ndr) già in corso". A forza di ripetere la cantilena dell' "islamizzazione", e negando una possibilità di "integrazione armoniosa", di fatti si spinge la massa a affidarsi ai partiti ultra-nazionalisti sui cui metodi si possono fare "solo delle supposizioni". In questo modo, Pipes assicura il totale isolamento dell'Europa dai territori ad essa più vicini e affini (Bacino Mediterraneo), un impoverimento in termini economici e intellettuali (Tutte le statistiche e ricerche affermano che l'Europa ha bisogno dell'immigrazione e della multietnicità, e non scordiamoci che entrambi rappresentano la base del successo statunitense) e il conseguente sfruttamento dell'Europa da parte degli Stati Uniti come "serbatoio di beni, persone e idee". Ma Pipes è perfettamente coerente nel suo piano: come consulente statunitense, di ispirazione neoconservatrice, egli promuove "gli interessi americani". E se gli interessi americani consistono nel distruggere l'Europa promuovendo una guerra civile, o politiche restrittive delle libertà individuali o dell'immigrazione, Pipes non si tirerà indietro. La domanda che dobbiamo porci quindi è un'altra: se Pipes è coerente con gli interessi del suo paese, chi sostiene le sue stesse idee in Europa e soprattutto in Italia, sta promuovendo gli interessi di chi?
Fine

Europei brava gente

Due rumene hanno ucciso un'italiana infilzandola con un ombrello.
Per fortuna non erano extracomunitarie.

sabato 28 aprile 2007

Daniel Pipes e l'Opzione spiacevole (V)

Il motivo per cui scrivo di Daniel Pipes non è ovviamente Magdi Allam. Era però impossibile parlare del personaggio senza menzionare il suo pappagallo musulmano in Italia, specie se consideriamo come Pipes in persona sia sceso in campo per difenderlo. Ritengo infatti che Pipes sia molto più pericoloso e influente: Bush l'ha nominato nel Consiglio direttivo dello "United States Institute of Peace", un'istituzione creata dal Congresso americano per promuovere "la risoluzione pacifica dei conflitti" (cioè alla maniera americana, ndr), è consulente della Casa Bianca sul Medio Oriente (adesso sappiamo di chi è la colpa, ndr), fa parte della "Speciale Task Force in materia di Terrorismo e Tecnologia" del Dipartimento della Difesa americano, ha testimoniato dinanzi a parecchie commissioni del Congresso e ha partecipato all'organizzazione di quattro campagne presidenziali. Magdi Allam, invece - nonostante i suoi stretti rapporti con anonime "fonti dei servizi" (leggere qui, qui e qui)- sta ancora cercando di diventare Ministro dell'Immigrazione per far espellere i suoi critici, e i suoi accorati appelli sul Corriere spesso rimangono lettera morta. Per fortuna.
Il motivo per cui scrivo di Pipes è un altro suo articolo - ampiamente ripreso e commentato dalla stampa italiana - addirittura con una pagina intera sul Corriere. In realtà, Pipes viene spesso intervistato e ospitato con generosità dai quotidiani italiani, in particolare La Stampa. Un atteggiamento che conferma la nefasta influenza che certuni ideologhi neoconservatori riescono a esercitare sul Bel Paese e sull'Europa persino dall'Oltre-Oceano: evidentemente i loro pappagalli islamici locali non sono all'altezza del compito loro assegnato, e ogni tanto si trovano costretti ad intervenire in prima persona. Oppure è il fascino dell' "esperto americano", che da diecimila chilometri di distanza e dall'alto dei quei pochi secoli di storia degli Stati Uniti, pontifica su ciò che l'Europa dovrebbe o non dovrebbe fare. L'articolo di Pipes è intitolato: "Le spiacevoli opzioni dell'Europa". Quali sarebbero, dunque, queste opzioni "spiacevoli"? Nell'ordine: una presa di potere islamica (sic), l'espulsione in massa dei musulmani oppure la loro integrazione.
Per quale motivo, però, l' "esperto americano" è tanto interessato al "truce destino" della povera Europa? "Il futuro dell'Europa riveste una enorme importanza non solo per i suoi abitanti. (...) La regione (...) continua ad essere estremamente importante in termini economici, politici e intellettuali. Perciò, a prescindere da quale direzione l'Europa prenderà, ciò avrà grosse implicazioni per il resto dell'umanità, e specie per i suoi paesi figli, come gli Stati Uniti, che storicamente guardano all'Europa come serbatoio di idee, persone e beni". Tradotto in altri termini: "Perché l'Europa è una vacca da mungere per il bene degli Usa e non possiamo permetterci che diventi una potenza politica ed economia indipendente, che operi scelte autonome o che guardi al bacino Mediterraneo in cerca di alleanze alternative". In queste affermazioni, c'è l'eco dei documenti che il PNAC (Project for the New American Century - Progetto per il nuovo secolo americano) - un influente organizzazione dell'estrema Destra americana - elaborava ancor prima dell'11 settembre e le conseguenti guerre in Iraq e in Afghanistan: "la leadership americana è un bene sia per l'America che per il resto del mondo". Anche se non credo che siano preoccupati di chiedere al "resto del mondo" se andava bene anche per loro.
Nel rapporto elaborato dal PNAC e intitolato "Ricostruire le difese dell'America: strategie, forze, e risorse per un nuovo secolo" si affermava la "convinzione che l'America dovrebbe cercare di preservare ed estendere la sua posizione di leadership globale mantenendo la superiorità delle forze armate USA" mentre nella "Dichiarazione di principi" del PNAC viene ricordato che: "Mentre il 20° secolo volge al termine, gli Stati Uniti restano la prima potenza mondiale. Avendo condotto l'Occidente alla vittoria nella guerra fredda, l'America si trova ora di fronte un'opportunità e una sfida: Gli Stati Uniti avranno la capacità di farsi forti delle conquiste dei decenni trascorsi? Gli Stati Uniti avranno la determinazione per formare un nuovo secolo favorevole ai principi e agli interessi americani?". Gli interessi americani. In questo, almeno, Daniel Pipes è coerente. L'uomo ha speso una vita, ha scritto innumerevoli articoli, tenuto centinaia conferenze e scritto decine di libri per un un'unico scopo: "promuovere gli interessi americani", e - visto che ci siamo - anche quelli israeliani.
Pensate che Pipes sostiene, in qualità di membro del "Consiglio dell'Istituto per la Pace" che dovrebbe promuovere "la risoluzione pacifica dei conflitti", che la pace averrà in Medio Oriente solo attraverso una totale e incondizionata vittoria militare israeliana: "I palestinesi hanno bisogno di essere sconfitti più di quanto Israele abbia bisogno di sconfiggere loro". E meno male che è nominato in un Istituto che promuove la risoluzione pacifica dei conflitti. Ma torniamo all'articolo: Pipes ha valutato ognuno dei tre scenari da lui inventati. Il primo contempla "l'islamizzazione dell'Europa, e una sua silente sottomissione allo status di dhimmi o una conversione all'Islam, poiché lo yin dell'Europa e lo yang dei musulmani ben si accordano: un basso e un alto grado di religiosità, un basso e un alto tasso di fertilità, un basso e un alto grado di fiducia culturale. L'Europa è una porta attraverso cui passano i musulmani". Il secondo è uno scenario di guerra civile grazie all' "arrivo al potere di partiti nazionalisti che ricuseranno il multiculturalismo e tenteranno di ristabilire i tradizionali valori e molte altre cose. Non si può far altro che fare delle supposizioni in merito ai loro mezzi e alle reazioni da parte dei musulmani", il terzo - decisamente meno apocalittico - ossia "La possibilità che i musulmani accettino i confini dell'Europa storica e che si integrino senza difficoltà in seno ad essa" ebbene, signore e signori, Daniel Pipes ci dice che "può essere praticamente ritenuta inconsistente". Accontentiamoci, quindi, dei primi due. (Leggi la sesta e ultima puntata)

venerdì 27 aprile 2007

Daniel Pipes e l'Opzione spiacevole (IV)

Leggi la terza parte
Nell'articolo pubblicato il 5 marzo 2007 su un sito neoconservatore e poi tradotto sul suo sito, Daniel Pipes si chiede: "Tariq Ramadan mente [riguardo a Magdi Allam]?". Pipes racconta che nel corso di un dibattito a cui ha partecipato lo scorso 20 gennaio insieme a Ken Livingstone, Sindaco di Londra, egli affermò che sarà possibile favorire la comparsa di un Islam moderato "con individui come (…) Magdi Allam, un egiziano che è diventato un autorevole giornalista in Italia". Nel corso di una tavola rotonda che si tenne quello stesso giorno alla fine del dibattito, dal titolo "Esiste una minaccia islamica?", Tariq Ramadan - che era presente anche al dibattito - attaccò Pipes per la menzione di Allam. Un articolo pubblicato su una rivista islamica ha riportato le parole di Ramadan, e Pipes le ha - a sua volta - copiate: "Il prof. Daniel Pipes ha parlato di musulmani moderati e tra l'altro stamattina ha menzionato nel corso del dibattito un copto egiziano, come esempio di musulmano moderato. Il professor Ramadan ha detto che "ha sbagliato a menzionarlo. Egli ha mentito. Tra l'altro, Allam è un copto. È un cristiano egiziano. Ma ha un nome arabo."
Effettivamente, per molto tempo e ancora oggi, gira la voce - falsa - che Allam sia copto e non musulmano. Chi sosteneva o sostiene questa voce, lo faceva dicendo che "se Magdi Allam lo dicesse in giro, perderebbe il ruolo acquisito con tanta fatica di “musulmano che svela da dentro i misteri dell’Islam”. Insomma, sarebbe un po’ come se un valdese facesse il vaticanista negli Stati Uniti, sfruttando come unica carta il proprio cognome da italiano". In effetti, su Panorama del 4 gennaio 2005, Pietrangelo Buttafuoco ha ritratto Allam in questo modo: "Volto presentabile dell'Islam. Purtroppo non è musulmano, e l'Islam è presentabile a prescindere. Forse cristiano copto, sicuramente laico, Allam un po' ci marcia nell'equivoco". Per questa affermazione - tra l'altro molto cauta e con ampi margini di dubbio - Buttafuoco è stato denunciato da Allam. Come se l'essere cristiani copti fosse un'accusa grave o una diffamazione da cui difendersi ricorrendo alle vie legali. In ogni caso, Allam stesso ha chiarito - più volte - "l'equivoco": egli è musulmano, nato da genitori entrambi musulmani. Ha solo studiato - come il sottoscritto d'altronde - dai Salesiani. Quindi il problema della sua fede - ammesso che ci interessi - non si pone nemmeno.
Una frase riportata nell'articolo di Pipes merita però una riflessione: "Allam ammette di aver vagliato la possibilità di convertirsi al cristianesimo, per adattarsi meglio una volta trasferito in Italia, ma non lo ha mai fatto. Egli non ha alcun legame con i copti". Credo che questa sia un'affermazione molto grave. Molto più grave di quanto ha sostenuto Buttafuoco. Daniel Pipes ci sta infatti dicendo che Allam avrebbe "vagliato la possibilità di convertirsi al Cristianesimo" non per autentica convinzione ma come pura operazione di marketing commerciale: per "adattarsi meglio una volta trasferito in Italia". Quindi per puro tornaconto personale, per risultare accettabile agli occhi degli italiani di fede cattolica e non per aver creduto veramente in Gesù Cristo e nel suo messaggio di redenzione. Se ciò fosse vero, verrebbe spontaneo chiedersi che tipo di persona è uno che cambia addirittura fede solo per "adattarsi": un dissimulatore, non c'è alcun dubbio. Ecco perché va in giro a accusare gli islamici di "Taqqiya", dissimulazione. Ed ecco da dove è spuntata, forse, la voce falsa relativa alla sua fede, il famoso "equivoco". Verrebbe altrettanto spontaneo chiedersi che tipo di integrazione sta promuovendo Allam, Vicedirettore del Corriere, presso gli immigrati: quello di fingere ciò che non si è solo per risultare "assimilati" alla società italiana, ed essere magari eletti o nominati per qualche incarico di rilievo?
In questo blog capita ogni tanto un tale Andrea Sartori, detto O'sguattero. Un bigotto, fan sfegatato e grande frequentatore del forum di Magdi Allam sul Corriere, che mi accusa di invidiare il suo idolo. A questo bigotto chiedo di avere il coraggio di andare a chiedere al suo eroe se è vero che ha "vagliato la possibilità di convertirsi al cristianesimo, per adattarsi meglio una volta trasferito in Italia", e non per autentica fede. Anzi, visto che ci siamo gli chiedo di rendere conto anche di un'altra cosa. In un'intervista concessa al settimanale Grazia, Allam ha affermato - quasi a confermare la frase di Pipes: "Un giorno molti anni fa, sono entrato in una chiesa e ho fatto la comunione. Non era un gesto di fede. Ma un bisogno, profondo e confuso, di appartenenza a una cultura che volevo diventasse mia". Ma che roba è? Uno che va a fare la comunione non per fede, ma per un "bisogno profondo e confuso" di "appartenere ad una cultura"? Di quando in qua la comunione - un atto sacro di adesione profonda ad una fede, in cui i fedeli trovano il fondamento, la fonte ed il vincolo dell'unione fra loro e con Cristo - viene data per trasformare gli immigrati in cittadini italiani? A chi si esalta per questo gesto sconsiderato da parte di Allam, ricordo che la comunione è un pegno d'immortalità, e sacramento di comunione con il Cristo. La chiesa la nega persino ai divorziati, poiché "essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio" e Allam si fionda in chiesa a prenderla solo per aderire alla "cultura italiana"? Come ex-allievo salesiano, egli di sicuro sa che prendere l'Eucaristia, senza essere battezzato, senza confessarsi e senza crederci, è un sacrilegio. Nel caso qualcuno non se ne sia accorto, il gesto di Allam non era un gesto di adesione alla cultura italiana, ma un gesto di profondo disprezzo e di mancato rispetto nei confronti della religione cattolica. E ora, dica pure che da questo blog è partita una fatwa islamica. (Leggi la quinta parte)

giovedì 26 aprile 2007

Daniel Pipes e l'Opzione spiacevole (III)

Come ogni promotore del razzismo anti-musulmano che si rispetti, Daniel Pipes si è dotato di un parco di pappagalli islamici. Si tratta di una moda recente: il promotore del razzismo si porta dietro uno di questi pappagalli, il quale ovviamente impara a memoria i discorsi del suo proprietario. Se un ascoltatore dovesse alzarsi e contestare i contenuti razzisti del discorso, un rumore proviene dal fondo della sala: una voce che ripete lo stesso, identico, discorso, con un tono adeguatamente petulante. A questo punto il proprietario indica il pappagallo - che viene illuminato dall'alto come una star - e esclama, soddisfatto: "Lo vede il pappagallo? Lo sa che è musulmano? Se il pappagallo, che è - lo sottolineo ancora una volta - musulmano, ripete le stesse cose che dico io, è ovvio che non sono un razzista anti-musulmano! O no?". A questo punto, l'ascoltatore, sconvolto dalla rivelazione - un pappagallo musulmano! - si dimentica che esso è e rimane un pappagallo, che avrebbe comunque ripetuto qualunque cosa insegnatagli dal proprietario. In Italia, abbiamo un pregiato esemplare di questa rara specie: Magdi Allamatriciana Islamicus.
Magdi Allam, Vice Direttore onorario del Corriere della Sera, è un personaggio che si è distinto - in questi ultimi quattro anni - nel ripetere le stesse identiche cose che scrive e dice Daniel Pipes. Un esempio vale per tutti: Magdi Allam dice "individuiamo i musulmani moderati come quelle persone che condividono i valori compatibili con ciò che definisco la comune civiltà dell'uomo. Questa realtà esiste e opera". Daniel Pipes invece sostiene che "i musulmani moderati esistono. Ma naturalmente essi costituiscono un esiguo movimento se comparato all'attacco furibondo islamista. Il che significa – arguisco io – che il governo statunitense ed altre potenti istituzioni dovrebbero dare la priorità all'individuare, incontrare, finanziare, appoggiare, conferire più potere e rendere onore a questi coraggiosi musulmani che, a loro rischio e pericolo, si alzano in piedi e affrontano i totalitaristi". Non vi tedierò oltre: basta leggere gli articoli di Pipes e quelli di Allam per accorgersi di una miracolosa identità di vedute su tutto: sugli Stati Uniti, sull'Iraq, sull'Iran, sull'Afghanistan, sui Musulmani integralisti e i musulmani moderati, sulle patatine fritte e il pollo al curry.
Tra l'altro è abbastanza interessante notare come molti degli articoli di Pipes, redatti in inglese, vengano tradotti in altre lingue: 1 articolo in urdu, 4 in serbo, 13 in persiano, 48 in cinese, 168 in arabo, 184 in russo, 188 in hindi, 349 in francese e ben 427 in italiano - tradotti da tale Angelita La Spada - il numero più alto in assoluto. Magdi Allam però, sostiene che "Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale" e si arrabbia molto se lo si accusa di "copiare Daniel Pipes". L'accusa gli è stata mossa da Tariq Ramadan, consulente della Task Force Anti-terrorismo del governo di Tony Blair, in un'intervista rilasciata al sottoscritto per il portale Aljazira.it e ribadita in un'intervista concessa a La Stampa di Torino il 23 settembre 2005: "Magdi Allam è un bugiardo. Copia le cose che scrive Daniel Pipes in America". La risposta di Allam è arrivata nel suo ultimo capolavoro, "Io amo l'Italia, ma gli italiani la amano?", in un capitoletto intitolato proprio come la dichiarazione di Ramadan (P.145).
Nel capitoletto, non c'è nessuna risposta precisa e chiara all'accusa di copiare Daniel Pipes. C'è invece una domanda esistenziale di Magdi: "Qual'è dunque il significato coranico dell'accusa di essere un "bugiardo" e quale la sanzione? Cito alcuni versetti". E giù una pagina e mezza di versetti del Corano che condannano le bugie e chi le proferisce. In effetti, bisogna stare molto attenti a come ci si rivolge a Magdi, che è molto "americano" anche in questo: "Qualunque cosa dirai, sarà usata contro di te in tribunale…". Un tribunale islamico, ovviamente, poiché Magdi dorme sempre con un Corano sotto il cuscino. Basta che tu dica che Magdi Allam è un fannullone, che scrive un articolo ogni 15 giorni, pur essendo questo teoricamente il suo unico lavoro, e lui - per capire cosa significa questa grave accusa - non tira fuori un dizionario, ma il Corano, dal quale attinge decine di versi e di detti di Maometto che condannano chi non lavora abbastanza, interpretando il tutto come una fatwa islamica, o una condanna a morte nei suoi confronti. Ad ogni modo, fatwe e altre diavolerie a parte, la realtà è proprio questa: Magdi Allam copia Daniel Pipes. O Daniel Pipes copia Magdi Allam. In ogni caso, sono intercambiabili: probabilmente non è un caso se proprio il 5 marzo scorso, Daniel Pipes ha difeso proprio Magdi Allam, con un interessante articolo, che analizzeremo domani. (Leggi la quarta parte)

mercoledì 25 aprile 2007

Daniel Pipes e l'Opzione spiacevole (II)

Daniel Pipes respinge ogni accusa di razzismo, giacché "Il razzismo riguarda esclusivamente le questioni razziali e non i punti di vista in merito all'immigrazione, alla cultura, alla religione, all'ideologia, all'applicazione della legge o alla strategia militare". Questa è una variante particolarmente elaborata della tipica argomentazione usata da tutti i razzisti - il famigerato "Non sono razzista ma..." - secondo la quale il razzismo riguarda solo le questioni di "superiorità e inferiorità" legate all'ascendenza "biologica" e non i riferimenti equivalenti alle culture, religioni ecc. E dal momento che i musulmani appartengono a razze diverse, ecco che il problema "Razzismo" non sussiste.
In realtà, basterebbe controllare un qualsiasi dizionario per dissipare i dubbi. Sebbene il termine "Razzismo" indichi "l'insieme degli orientamenti e degli atteggiamenti che distinguono razze superiori da razze inferiori", esso è, per estensione, "ogni atteggiamento discriminatorio variamente motivato nei confronti di persone diverse per categoria, estrazione sociale, sesso, opinioni religiose o provenienza geografica". E quindi, anche se i musulmani appartengono a razze diverse, il solo fatto di prendersela con loro in quanto musulmani, e cioè per la fede che essi professano, è nient'altro che razzismo. Lo stesso vale, ovviamente, nel caso qualcuno focalizzasse le proprie attenzioni sugli arabi, e cioè su una particolare provenienza geografica del più ampio mondo islamico. Come discendente di una famiglia ebraica polacca, scappata negli Stati Uniti nel 1939, Pipes dovrebbe essere il primo a rendersene conto. Ma ovviamente non lo fa.
Durante il periodo buio del Nazismo, il Reich applicava una "politica razziale" basata su una discriminazione religiosa e culturale. Il concetto di "Razza inferiore" coincideva, di fatto, con "l'essere ebrei". E anche se gli ebrei appartengono a razze diverse (basta pensare che ci sono ebrei russi come ebrei etiopi e che il Reich se la prendeva con gli ebrei francesi, italiani e polacchi senza fare distinzioni), nessuno - ancora oggi - si è sognato di dire che il "razzismo non c'entrava". Quindi non è affatto vero, come dice Pipes che "Il razzismo riguarda esclusivamente le questioni razziali e non i punti di vista in merito (...) alla cultura, alla religione". E questo Pipes lo sa benissimo: in effetti basterebbe sostituire la parola "Ebrei" a "Musulmani" nei suoi articoli per ottenere pezzi degni di Hitler, Goering e Goebbels messi assieme.
Immaginate se qualcuno avesse scritto, dopo l'attentato fallito a Hitler - per addossare la colpa agli ebrei e non agli ufficiali della Wehrmacht - che tale evento "genera la terribile ma legittima conseguenza di diffidare di tutti gli Ebrei. Chi può sapere da dove verrà il prossimo attentatore? Come si può avere la certezza che un ebreo rispettoso della legge non esploda di punto in bianco in una furia omicida? Sì, è vero, queste percentuali sono molto basse, ma sono sproporzionatamente molto più alte rispetto ai casi riscontrati tra i non-Ebrei". Immaginate se qualcuno avesse scritto, all'epoca o persino oggi, che "il 55 per cento dei tedeschi è a favore dell'utilizzo della schedatura dei viaggiatori in cui si tenga conto del "background o dell'aspetto", o che Herr Franz, ex capo della Gestapo, "approva l'idea di focalizzare l'attenzione sui giovani uomini ebrei" o che "Il quotidiano tedesco Spiegel riporta che "alcuni paesi del Reich, in particolar modo Francia e Paesi Bassi, desiderano (…) introdurre precisi controlli sui viaggiatori ebrei". Non si sarebbe parlato, ancora oggi, di razzismo nazista e di antisemitismo?
Oppure immaginate che Herr Markus, conduttore di Radio Berlino, suggerisce che i passeggeri ebrei di età compresa tra i 16 e i 45 anni "devono tutti rispondere a delle domande" poste dal personale addetto alla sicurezza". O che Klaus, uno dei più famosi conduttori di talk-show radiofonici, desidera che vengano istituiti nelle stazioni "appositi posti di controllo per gli ebrei". O che un autore propone perfino di imbarcare "su un treno gli ebrei, e far salire tutti gli altri su di un differente mezzo". Non vi si rizzerebbero i capelli sulla testa? Eppure tutte le dichiarazioni sopra elencate sono tratte da articoli o da citazioni riportate con tutto l'entusiasmo possibile dallo stesso Pipes. Ai nomi inglesi sono stati sostituiti nomi tedeschi, agli aeroporti sono stati sostituiti i treni, e la parola "Ebrei" ha preso il posto della parola "Musulmani". Sfido chiunque a dire che quelle citazioni, lette sotto questa luce, non ricordassero il periodo nazista. Sorge quindi spontanea una domanda e legittimo un dubbio: l'Occidente sta tornando indietro? Pipes sta facendo apologia del Nazismo, cambiando solamente bersaglio? Leggi la Terza parte.

martedì 24 aprile 2007

Daniel Pipes e l'Opzione spiacevole (I)

Daniel Pipes, membro di vari think tank neoconservatori, è uno dei più rabbiosi agitatori anti-musulmani negli Stati Uniti. Ha fondato il Middle East Forum, il cui scopo è di "promuovere gli interessi americani" attraverso pubblicazioni, attività di ricerca, di consulenza, di coinvolgimento dei media e di istruzione pubblica e in seguito è stato designato da George Bush a far parte del cosiddetto "Consiglio dell'Istituto per la Pace" (sic). Il Forum da lui diretto pubblica due periodici: il Middle East Quarterly e il Middle East Intelligence Bulletin e sponsorizza Campus Watch, un progetto che ha l'obiettivo di "passare in rassegna, recensire e perfezionare gli studi sul Medio Oriente". Per meglio inquadrare il personaggio, basti notare che nonostante la guerra in Irak, Afghanistan, Libano, ecc, egli osservi che "Tenendo conto del limitato impatto (sic) che nel 2001 sortì la perdita di 3.000 vite e basandomi sulla mia ipotesi di "imparare dagli omicidi", secondo la quale la gente si rende conto dell'Islam radicale solo quando il sangue scorre nelle strade, prevedo che un efficace profiling (dei passeggeri musulmani sugli aerei, ndr) entrerà in vigore solo quando subiremo la perdita di un ancor più elevato numero – poniamo 100.000 – di vite di cittadini occidentali".
Sul suo sito web, vengono riproposti i suoi articoli, spesso tradotti in italiano (forse più delle altre lingue), che cercherò di riassumere in poche citazioni. Nonostante possa apparire riduttivo l'estrapolazione di frasi da un contesto più ampio, le ritengo infatti ampiamente sufficienti per cogliere il pensiero del personaggio: "Questo è ciò che io chiamo la sindrome da jihad instinct, in base alla quale dei tranquilli musulmani diventano all'improvviso violenti. Il che genera la terribile ma legittima conseguenza di diffidare di tutti i musulmani. Chi può sapere da dove verrà il prossimo jihadista? Come si può avere la certezza che un musulmano rispettoso della legge non esploda di punto in bianco in una furia omicida? Sì, è vero, queste percentuali sono molto basse, ma sono sproporzionatamente molto più alte rispetto ai casi riscontrati tra i non-musulmani". In un altro articolo egli osserva,"Innanzitutto, giacché i terroristi islamisti sono tutti musulmani, che occorre focalizzare l'attenzione sui musulmani". Quindi, "Il fatto spiacevole, dovuto a una combinazione di inezia, diniego, codardia e correttezza politica, è che i servizi di sicurezza degli aeroporti occidentali – con la sola eccezione di quello israeliano – continuano a cercare sopratutto i mezzi utilizzati dal terrorismo, ignorando in gran parte i passeggeri".
Per questo motivo, egli cita con entusiasmo che "il 55 per cento dei britannici è a favore dell'utilizzo di profiling dei passeggeri in cui si tenga conto del "background o dell'aspetto", mentre solo il 29 per cento è contrario. Lord Stevens, ex capo di Scotland Yard, approva l'idea di focalizzare l'attenzione sui giovani uomini musulmani. Il quotidiano britannico Guardian riporta che "alcuni paesi dell'UE, in particolar modo Francia e Paesi Bassi, desiderano (…) introdurre precisi controlli sui viaggiatori musulmani" aggiungendo che "Un politico del Wisconsin e altri due dello Stato di New York si sono detti favorevoli all'utilizzo di profiling del genere. Bill O'Reilly, conduttore di Fox News, suggerisce che i passeggeri musulmani di età compresa tra i 16 e i 45 anni "devono tutti rispondere a delle domande" poste dal personale addetto alla sicurezza aeroportuale. Mike Gallagher, uno dei più famosi conduttori di talk-show radiofonici, desidera che vengano istituiti negli aeroporti "appositi posti di controllo per i musulmani". Un autore propone perfino di imbarcare "su un aereo i musulmani, e far salire tutti gli altri su di un differente aeromobile". Mi sembra che questo basti per capire di chi stiamo parlando: la versione oltre-oceano, e proprio per questo più pericolosa, del Magdi Allam nostrano che dalle pagine del Corriere ci informa che "Tra una legittima emozione calcistica e una sacrosanta vacanza al mare, forse vale la pena soffermarsi sulla realtà dell’inquilino della porta accanto e che potrebbe condizionare il nostro futuro". Ovviamente parlava di un ipotetico inquilino musulmano.

lunedì 23 aprile 2007

Ismaele e la strage al Virginia Tech

Alcuni giorni fa, un kamikaze - apparentemente integrato nella società che lo accoglieva - ha commesso una strage con motivazioni anti-sistema occidentale. Negli Stati Uniti, uno studente sud coreano di 23 anni - Cho Seung-hui - ha ucciso a sangue freddo 32 studenti e professori del Virginia Tech, ferendone altri 28, prima di suicidarsi: la più grave tragedia nella storia delle università americane, che pure non sono estranee a simili fenomeni. Immigrato dalla Sud Corea nel 1992, cresciuto in un sobborgo di Washington e arrivato al Politecnico della Virginia per studiare disegno creativo, Cho Seung-hui non era Musulmano (Miracolo!). E nemmeno un convertito all'Islam. Non leggeva il Corano e non frequentava nemmeno le moschee (Alleluia!). Eppure la strage di innocenti l'ha commessa, lo stesso, confessando che «Non sono stato costretto a farlo. Avrei potuto andarmene. Avrei potuto scappare. Ma no, non scapperò più. Devo farlo, non per me, ma per i miei figli, per i miei fratelli e le mie sorelle. Immaginate cosa prova chi si sente umiliato e messo su una croce? Le vostre Mercedes non erano abbastanza? I vostri gioielli non erano sufficienti? I vostri depositi bancari? La vostra vodka e il vostro cognac non bastavano? Non bastavano per riempire il vostro bisogno di edonismo? Avevate tutto».
Infine, Cho conclude svelando il nome di colui che avrebbe ispirato il suo atto estremo: «Avete saccheggiato il mio cuore, violentato la mia anima, torturato la mia coscienza, pensavate che fossi un ragazzo patetico da estinguere ma grazie a voi muoio come Gesù Cristo per ispirare generazioni di deboli e senza difesa». Quindi aggiunge: «Gesù ha amato crocefiggermi, mettermi un cancro in testa, terrorizzare il mio cuore e strappare la mia anima». Ovviamente Gesù non ha niente a che fare con questo delirio. Ma, almeno per una volta, un folle confessava di essersi ispirato alla religione cristiana per compiere un massacro. In realtà non si tratta né della prima né dell'ultima volta: si trattava, però, di quella più pubblicizzata, essendosi consumata in un ateneo statunitense. Ma in questo paese delle meraviglie che è l'Italia, i cosiddetti "Mezzi di Informazione" sono riusciti a trasformare una strage che non aveva niente a che vedere con l'Islam in una strage islamica.
Sul Corriere, Guido Olimpio - che già in passato ci aveva spiegato che i giovani musulmani kamikaze si camuffano vestendosi all'occidentale, e non con il consueto turbante piumato, scimitarra d'oro e anello di rubini al naso - ci spiega che le immagini inviate dallo stragista alla NBC "ricordano quelle che vengono da fronti di guerra. Dall'Iraq all'Afghanistan. Cho vi compare armato fino ai denti, in atteggiamenti minacciosi". Eppure anche un bambino si renderebbe conto che quelle immagini e quelle pose, in realtà, ricordano più che altro i film di azione e i videogiochi statunitensi, da Lara Croft a Rambo. Non pago di quella spiegazione, aggiunge: "Se si legano queste foto alle parole pronunciate dallo studente si può fare un parallelo con quanto sostengono i terroristi: abbiamo ucciso perché «ci avete costretto a farlo». Poi, esattamente come fanno gli estremisti tagliagola, ha celebrato altri due «martiri», i responsabili della strage nel college di Columbine". Dove sia finito Gesù Cristo in mezzo a tutto questo, vallo a sapere.
Ma non è mica finita qui. Maurizio Molinari, corrispondente estero de La Stampa, ci informa che sulla lettera contenente il manifesto multimediale alla tv Nbc, c'era scritto al posto del mittente "«A. Ishmael» e sul proprio braccio scarabbocchia un simile «Ismael Ax» (Ascia di Ismaele) con un riferimento ambiguo: forse alla distruzione degli idoli di cui parla il Corano, a un videogame oppure ad un cantante noto in Turchia". Più avanti, Molinari conferma di essere ossessionato dal "misterioso «Ismael»". Ovviamente che Ismaele fosse anche un personaggio biblico, non gli è nemmeno passato per la mente. E allora lo faccio io - per spiegare al Sig. Molinari che non è necessario ispirarsi al Corano o ad un cantante in Turchia per commettere stragi. Basta aprire l'Antico testamento, Geremia 41, per leggere: "Ora, nel settimo mese, Ismaele figlio di Natania, figlio di Elisamà, di stirpe reale, si recò con dieci uomini da Godolia figlio di Achikàm in Mizpà e mentre là in Mizpà prendevano cibo insieme, Ismaele figlio di Natania si alzò con i suoi dieci uomini e colpirono di spada Godolia figlio di Achikàm, figlio di Safàn. Così uccisero colui che il re di Babilonia aveva messo a capo del paese. Ismaele uccise anche tutti i Giudei che erano con Godolia a Mizpà e i Caldei, tutti uomini d'arme, che si trovavano colà. Il secondo giorno dopo l'uccisione di Godolia, quando nessuno sapeva la cosa, vennero uomini da Sichem, da Silo e da Samaria: ottanta uomini con la barba rasa, le vesti stracciate e con incisioni sul corpo. Essi avevano nelle mani offerte e incenso da portare nel tempio del Signore. Ismaele figlio di Natania uscì loro incontro da Mizpà, mentre essi venivano avanti piangendo. Quando li ebbe raggiunti, disse loro: «Venite da Godolia, figlio di Achikàm» Ma quando giunsero nel centro della città, Ismaele figlio di Natania con i suoi uomini li sgozzò e li gettò in una cisterna. Fra quelli si trovarono dieci uomini, che dissero a Ismaele: «Non ucciderci, perché abbiamo nascosto provviste nei campi, grano, orzo, olio e miele». Allora egli si trattenne e non li uccise insieme con i loro fratelli. La cisterna in cui Ismaele gettò tutti i cadaveri degli uomini che aveva uccisi era la cisterna grande, quella che il re Asa aveva costruita quando era in guerra contro Baasa re di Israele; Ismaele figlio di Natania la riempì dei cadaveri".

domenica 22 aprile 2007

Profondo Rosso

Vi propongo la dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci. Colgo l'occasione per consigliare anche la lettura dell'ottimo contributo di Gianluca Neri sulla questione "Chinatown Milano" e la reazione delle forze dell'ordine.
Gli scontri avvenuti a Milano sono una conseguenza diretta della politica di persecuzione contro gli stranieri messa in atto dalla Giunta Moratti. La chiusura dei Phone Center, le ronde leghiste, lo sgombero dei campi rom e, adesso, le multe ai commercianti cinesi di via Paolo Sarpi fanno parte di un disegno politico che mira ad allargare il consenso attraverso una rappresentazione del migrante come nemico da cui cittadini e istituzioni dovrebbero insieme difendersi.
Da molti anni le giunte milanesi di centrodestra rilasciano le autorizzazioni ai cinesi per il commercio all'ingrosso in quel quartiere. In questi ultimi mesi però si sono moltiplicati gli episodi di vero e proprio boicottaggio di questa attività da parte del Comune, arrivando ad impedire il parcheggio dei mezzi che trasportano il materiale. Lo stesso boicottaggio attuato verso i phone-center, ai quali si chiede di rispettare regole che con disinvoltura vengono modificate e che diventano di fatto incompatibili con le dimensioni e la logistica dei locali.
E' una forma sottile di persecuzione, che mira a sospingere anche gli stranieri che hanno un lavoro regolare verso la marginalità e l'esclusione. Se questo è il disegno, non deve meravigliare la reazione della comunità cinese di Milano - animata in gran parte da giovani - alla quale vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà per le angherie e i soprusi subiti. La reazione violenta delle forze dell'ordine di sicuro non aiuta a ripristinare quell'indispensabile rapporto di dialogo e fiducia che deve caratterizzare il rapporto tra istituzioni dello stato e cittadini, di qualunque nazionalità essi siano.
Il rischio altrimenti è quello di una chiusura identitaria, della sfiducia in un sistema che impone regole ma non riconosce uguali diritti. Rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche e sociali democratiche a far pervenire la loro solidarietà alla comunità cinese e a tutti i migranti che vivono a Milano, dimostrando che esiste una parte maggioritaria del paese che crede nei valori della pacifica convivenza.
Rifiutiamo una rappresentazione dei fatti di Milano come "scontro tra etnie". E' un modo per rimuovere la portata vera del problema alla base della ribellione, e cioè il fatto che a Milano è in corso una vera e propria persecuzione razzista contro gli stranieri, anche se realizzata con modalità diverse a seconda dei casi. Invitiamo tutti a riflettere, a fermarsi prima che una somma di comportamenti ottusamente repressivi inneschi un sentimento di esasperazione che potrebbe avere esiti negativi per tutti.

venerdì 20 aprile 2007

Una scorta per Vauro!

Torno di nuovo a scrivere dell' incredibile caso del vignettista colpito da una fatwa lanciata da un immigrato egiziano sulle pagine del Corriere della Sera. Vauro, condannato a morte per aver disegnato una vignetta contenente una cosiddetta "personalizzazione blasfema dell’invocazione «Dio è grande!»" nel corso della penultima puntata di Anno Zero, vive sotto costante minaccia e senza nessuna protezione.
Un blogger ha pubblicato due post, dai titoli "Canaglia" e "Vauro è morto", poi li ha rimossi affermando di aver ricevuto un invito da uno studio legale di Roma "in nome e per conto del sig. Vauro Senesi, a rimuovere n.2 post pubblicati entrambi il 15 aprile dai titoli "Vauro è morto" e "canaglia", giacché "contenenti espressioni gravemente offensive della reputazione e personalità del sig. Senesi, nonché minacciose e lesive della sua stessa integrità fisica".
Un fondamentalista che risiede a Dallas avverte: "Stampare e diramare una vignetta simile e' indegno di qualsiasi giornale o media". La minaccia è ovviamente rivolta anche al sottoscritto, reo di aver copiato e diffuso la "vignetta blasfema". L'orda dei fanatici è scatenata dapertutto in rete: insulti pesanti, inviti all'isolamento, e chi più ne più ne metta. Tutto questo accade nel silenzio delle istituzioni e delle forze dell'ordine.
L'immigrato, che tra l'altro si vanta di aver presentato documenti falsi alla questura per ottenere il permesso di soggiorno (si è tuttora in attesa della risposta del Ministero degli Interni all'interrogazione del Senatore Malabarba in merito), lancia fatwe dalle pagine di un quotidiano nazionale e nessuno muove dito. In Germania hanno assegnato una scorta di 15 agenti al simpatico orsetto Knut, minacciato anch'esso da un folle. Difendere la sacralità della vita deve venire prima di tutto e tutti!
Vauro, con un atto di grande civiltà, ha risposto all'immigrato in questione con una lettera al Corriere. Ripubblico qui la lettera, assieme alla vignetta che per l'occasione ho anche colorato, in segno di solidarietà con il vignettista minacciato e a difesa della libertà di espressione e di satira:
«Che orrore vedermi raffigurato nei panni di un kamikaze… proprio io che sono in prima linea nella guerra al terrorismo islamico… ha sentenziato Vauro sventolando la vignetta della mia morte». Sono alcuni stralci dell'articolo di Magdi Allam riguardo una mia vignetta su di lui, andata in onda nella scorsa puntata di «Anno Zero». Già da questi stralci emerge chiara una certa vocazione di Magdi a considerarsi eroe e martire della sua guerra al terrorismo. Del resto non sono certo un mistero le frequenti prese di posizione di Allam, caratterizzate sempre da una durissima intransigenza, espressa per altro anche nella trasmissione di Santoro nella quale era ospite. La vignetta in questione satireggiava proprio questa sua intransigenza (integralista domestico), questa sua alta autostima (Allam Akbhar), il giubbotto del presunto kamikaze era imbottito di copie del Corriere della Sera arrotolate, che, come si sa, non hanno nessun potere esplosivo, essendo di carta. Quindi nessuna «vignetta sulla mia (sua) morte» è stata «sventolata». Ricordo con che passione Allam difendeva il diritto di satira dei vignettisti danesi, quando scoppiò la questione delle «vignette sataniche». Arguisco che questa passione l'ha spesa tutta per difendere le vignette con protagonista Maometto; forse per questo giudica sataniche le vignette di cui il protagonista è lui stesso.
Vauro

giovedì 19 aprile 2007

Allam Akbhar e Viva la Libertà!

Una fatwa spegne l'arte della satira
Questa è una storia incredibile e raccapricciante che dovrebbe farci drizzare i capelli e spronarci alla mobilitazione generale. Da un lato c'è un vignettista europeo e italiano, Vauro, che sta subendo le conseguenze di una «guerra santa» scatenata dall'insieme della Destra (guardare qui, qui e qui) per la pubblicazione di una vignetta che ritrae il Messia che salverà l'Italia, Magdi Allam. Dall'altro ci sono la latitanza dei governi dell'Unione Europea e il silenzio di politici, intellettuali, militanti per i diritti umani in Occidente. E nel mezzo c'è un «cavallo di Troia», i musulmani cosiddetti moderati, un conclave di quattro gatti affiliati ad Allam stesso.
Cominciamo dall'inizio di questa storia. Ci sarebbe da sorridere. Il vignettista Vauro disegna una vignetta e la dedica ad Allam. Perché, spiega, lo vede sempre pronto a difendere le ragioni dell'Occidente. La vicenda avviene mentre va in onda Anno Zero, una trasmissione televisiva italiana che, a mo' di sfida, fa mostrare la vignetta satirica su Allam, ospite in studio, da accompagnare a un'inchiesta sulla situazione in Afghanistan e sulla crisi degli ostaggi italiani. La vignetta va in onda Giovedi scorso. Da allora si è scatenato il finimondo. Certamente la vignetta può risultare discutibile così come lo furono le vignette danesi che ritraevano Maometto. In particolare, la vignetta ritrae Allam con un fez e una cintura esplosiva composta da rotoli del Corriere, un quotidiano conservatore italiano su cui Allam scrive, simboleggiando il connubio tra giornalismo cialtrone e terrorismo mediatico.
Chiariamo subito che per gli "integralisti" di Destra il reato non è solo nell'aver ritratto in modo percepito come offensivo Allam, ma nel semplice fatto di averlo ritratto. Perché secondo loro sarebbe di per sé un fatto sacrilego. Ebbene la verità è che Allam è un uomo come tutti gli altri e lui stesso sembra che - e sottolineo il "sembra" - vietò che lo si venerasse come una divinità. Gli sciiti, i sunniti nell'epoca ottomana e in India hanno ritratto Allam senza remore. D'altronde, se lui stesso afferma di aver ricevuto minacce da Khomeini, quando Khomeini stesso non sapeva manco chi fosse (quando Khomeini muore, Allam ha 37 anni ed è uno sconosciuto giornalista che si occupa di riprendere le agenzie, come racconta lui stesso nel suo ultimo libro), è evidente che era anche capace di spostarsi nel tempo.
Di fatto coloro che mettono un veto alla raffigurazione di Allam compiono un compromesso tra i più oscurantisti, quali i wahhabiti in Arabia Saudita, che predicano il divieto assoluto della raffigurazione degli esseri viventi, e i modernisti che all'opposto favoriscono tutte le arti figurative. Ma torniamo alla guerra santa scatenata contro Vauro e Santoro. Quest'ultimo, conduttore della trasmissione, è stato coinvolto dopo che, in segno di complicità con Vauro, gli permise di mostrare la vignetta incriminata. Il risultato è che sono stati condannati a morte il vignettista e forse anche il conduttore.
Tutti gli esponenti di Destra hanno formalmente protestato e messo in guardia «dalla reazione al Corriere e nelle comunità allamite moderate in Europa»(!). Da Busto Arsizio a Varese è stato promosso il boicottaggio della Rai e di Anno Zero. I conduttori italiani vengono richiamati per protesta, mentre Allam ha deciso di chiudere la propria sede diplomatica al Corriere. Ovunque i musulmani moderati incitano le masse a riscattare l'onore e la dignità del Profeta Allam. Forza Italia, la CEI e la Lega Nord intendono interessare del caso le Nazioni Unite per far approvare una risoluzione che denunci il «razzismo, la discriminazione e l'islamofobia» di cui sarebbero vittime i musulmani moderati in Occidente.
Dimenticando che nei Paesi cristiani si fa apertamente apologia di terrorismo ed è radicata la cultura dell' odio contro i musulmani e gli ebrei. Finora il conduttore liberale italiano Santoro, non si è piegato né alle critiche né alle minacce. Una resistenza che ha convinto i musulmani per bene in Italia (come il sottoscritto) a uscire allo scoperto e a dissociarsi dall'estremismo di Allam, ripubblicando la vignetta. Resta il fatto che i giornalisti italiani stanno combattendo, in solitudine, una battaglia per la libertà a salvaguardia della civiltà occidentale. Ebbene: che cosa aspetta a intervenire l'Occidente? Adotterà la politica dello struzzo fino a quando un altro Theo van Gogh non sarà assassinato a Roma o a Torino?
Nota: l'articolo sopra riportato è liberamente ispirato, in chiave ovviamente ironica, ad un editoriale di Magdi Allam, pubblicato sul Corriere del 30 gennaio 2006, in occasione della vicenda delle vignette danesi. Effettivamente non si capisce come fa uno che difendeva a spada tratta la libertà di offendere un miliardo e passa di musulmani, a emanare una fatwa nei confronti di un vignettista reo di averlo raffigurato con un innocuo disegno, definita dallo stesso Allam come "blasfemo".
La vignetta "blasfema", invece, è stata copiata dal sottoscritto guardando un fermo immagine della vignetta mostrata da Vauro nel corso della puntata di Anno Zero, andata in onda Giovedi scorso. L'ho copiata come un allievo che copia il capolavoro di un maestro e la dedico a K. Shankar Pillai, famoso caricaturista indiano (1902-1989), fondatore del Children Books Trust che organizza il concorso internazionale di Disegno che vinsi alla veneranda età di 12 anni.
Ho deciso che farò stampare, a mie spese e con il contributo di alcuni amici, diecimila tee-shirt con la vignetta in questione da distribuire gratuitamente di fronte agli atenei torinesi. Ovviamente chi vorrà, potrà lasciare un'offerta. I fondi raccolti serviranno per sostenere ambigue manovre terroristiche di ispirazione gogliardica. In questo modo, Allam non dovrà nemmeno inventarsi qualcosa con cui diffamarmi nel suo prossimo libro, intitolato - mi si dice - "Volevo diventar Ministro". O forse era "Topolino e la minaccia islamica?".
Vi invito ovviamente a diffondere la vignetta (scaricatela qui) con ogni mezzo possibile ed immaginabile: inoltratela via mail, pubblicatela sui vostri blog, stampatela e appendetela nei vostri uffici, fatene dei volantini, raccontando la storia (la potete copiare da qui). Difendiamo la libertà di espressione! Difendiamo la Civiltà occidentale!

mercoledì 18 aprile 2007

A tavola di integrazione

Le roventi polemiche sulla comunità islamica di Torino sollevate dal programma televisivo 'Anno Zero', i recenti episodi d'intolleranza nella Chinatown di via Paolo Sarpi a Milano, riaccendono paure e timori eccessivi verso i quartieri multietnici delle nostre città, dove pero' si convive ogni giorno. E allora, nel tentativo di contrastare i pregiudizi e per scoprire con gusto tante curiosità ed esempi di coesistenza pacifica nel cuore del Suq di Torino, il "gastronomade" Vittorio Castellani, alias Chef Kumale', organizza due itinerari-incontri ravvicinati nei luoghi d'incontro e di consumo delle comunita' cinesi e musulmane nel mercato multietnico di Porta Palazzo.
Detto per inciso, l'esotico nome di 'Kumale'' è in realtà un sabaudo 'Cuma l'e'?', cioe' 'Com'è?' in piemontese: insomma, un modello di integrazione 'ad personam'. E allora, sabato prossimo, a Porta Palazzo, a Torino, dalle 10 alle 12 e 30, 'Turin Chinatown… walk through'. Sarà un percorso guidato da Chef Kumale' e da Piero Ling, membro dell'associazione italo-cinese di Torino, alla scoperta delle molteplici attività gestite in proprio dalla comunità dagli occhi a mandorla sotto La Mole tra 'chinese foodstores' e contadini cinesi, internet point e videoclubs frequentati dai teenagers.
Sempre sabato, dalle 14 e 30, e fino alle 17, invece, è la volta di "Islam Suq… walk through", secondo percorso guidato dal solo Chef Kumale' e centrato sulla parte islamico-maghrebina del Suq di Porta Palazzo, dalle macellerie di prodotti halal alla Moschea della Pace dove si dialogherà con l'Imam Abdelaziz Kounati, dalle pasticcerie arabe ai bazar di artigianato tradizionale. Gli itinerari partono negli orari indicati dalla sede del centro Dar al Hikma in via Fiocchetto 15, il costo di partecipazione è di 15 Euro, il numero dei posti è limitato. Per le prenotazioni: chef@kumale.net.

martedì 17 aprile 2007

Sicuramente ricorderà Manzoni...

Marco Wong è un amico e un lettore abituale di questo blog. Dal 2004 è in Huawei Technologies, uno dei maggiori costruttori di apparecchiature di telecomunicazioni mondiali. Attualmente è Vice President della filiale italiana gestendone la rete di vendita sui principali clienti italiani. Pubblico volentieri la sua lettera aperta al Sindaco Moratti in riferimento ai vergognosi trattamenti riservati alla comunità cinese a Milano, a cui va la mia più totale solidarietà.

Gentile Sindaco Moratti,

Ho vissuto a Milano gli ultimi anni dell' università, i primi anni di lavoro e l'emozione dei primi anni di mio figlio. Ho quindi i buoni ricordi che sempre si associano ad una fase intensa della propria vita, e tra questi ricordi anche la gentilezza che i più riservavano a mia moglie, allora una giovane donna cinese, quando andava in giro per Milano portando il nostro bambino ancora piccolo.
Ed ho anche buoni ricordi del periodo in cui ho vissuto, oramai quasi vent'anni fa, nella zona di Paolo Sarpi, già allora una zona in cui c'erano già molti esercizi commerciali cinesi. E' quindi per me una tristezza sconfinata vedere le immagini dei disordini successi a Milano, la cui causa scatenante all'apparenza è una multa ad una giovane donna cinese che, pur con un bambino piccolo in braccio, si è vista prospettare il sequestro della macchina per il trasporto di merci fuori orario.
E' il sintomo di un imbarbarimento della società civile quando si deve ricorrere a questi mezzi per compensare anni di assenza di politiche adeguate, anni in cui per esempio si sono incoraggiate e rilasciate le licenze all'ingrosso nella stessa zona che adesso viene riconosciuta inadeguata perchè residenziale.
E' sintomo della chiusura di una società quando si adottano provvedimenti restrittivi nei soli confronti di una comunità o di una razza che, meno di altre, ha la possibilità di esprimere adeguatamente il proprio pensiero e di difendere i propri interessi.
Era il milanesissimo Manzoni a descrivere nei Promessi Sposi la perniciosità dei provvedimenti, denominati "grida", studiati male e senza tenere in conto delle conseguenze a lungo termine.
Sindaco Moratti, quale ex Ministro della Pubblica Istruzione Lei sicuramente ricorderà Manzoni ed i Promessi Sposi. Da ex cittadino milanese, nato e cresciuto in Italia, la prego di lavorare perchè la Milano che io conoscevo ritorni ad essere quella dei miei ricordi, quella in cui ad una donna con un bambino piccolo in braccio si offre un sorriso e magari anche un aiuto, quella in cui l'operosità era un valore da riconoscere ed agevolare e non da penalizzare.
Se ha bisogno di un suggerimento, un parere, vi sono molti cittadini milanesi, abitanti nella zona di via Paolo Sarpi, disposti ad aiutarla. Se alcuni di questi non hanno ancora letto Manzoni perchè hanno fatto i loro studi in altri paesi, i loro figli lo faranno o lo stanno già facendo.
Un cordiale saluto,

Marco Wong

lunedì 16 aprile 2007

Vauro, Allam e la Vignetta Blasfema

Desidero esprimere la mia più totale e incondizionata solidarietà al vignettista Vauro, colpito da un' intollerabile e inaccettabile fatwa islamica. Vauro è stato infatti accusato da un pericoloso predicatore di odio di aver disegnato una vignetta blasfema nel corso dell'ultima puntata di Anno Zero - la trasmissione di approfondimento condotta da Michele Santoro su Rai 2 - avente per tema l'Afghanistan e la crisi degli ostaggi. In effetti, verso la conclusione della puntata andata in onda giovedi scorso, Vauro ha dedicato una vignetta a Magdi Allam, Vicedirettore ad personam del Corriere della Sera ed ospite in studio della trasmissione, "che lo vedo sempre difendere l’Occidente. Quindi integralisti domestici..." e a quel punto ha mostrato un disegno raffigurante Allam stesso nei panni di un Kamikaze con il fez, pronto a fare esplodere una cintura esplosiva composta da rotoli del Corriere mentre inneggia «Allam Akbhar!». Ebbene, il giorno dopo, Vauro è stato accusato da Magdi Allam sulle pagine del Corriere di aver effettuato "una personalizzazione blasfema dell’invocazione «Dio è grande!»". Un'accusa che nel gergo dei fondamentalisti islamici - gergo che Allam ben conosce e in base al quale gli è stata persino assegnata la scorta (sic) - si traduce automaticamente in una condanna a morte a danno del vignettista.
Per chi non lo sapesse, Magdi Allam è stato giudicato da Ferdinando Imposimato, Giudice Istruttore nel Processo Moro e nell'attentato a Giovanni Paolo II, come un personaggio "che alimenta l'odio e il conflitto tra Cristiani e Musulmani". Un parere più che autorevole reso ancora più preoccupante da alcune strane coincidenze: l'ultima predica di fuoco di Allam, pubblicata sul Corriere, puntava il dito contro l'Islamic Relief, un'associazione caritatevole islamica riconosciuta da molte istituzioni internazionali come le Nazioni Unite e l'UE. Pochi giorni dopo una sigla terrorista finora sconosciuta - il cosiddetto "Fronte cristiano combattente" - ha appiccato il fuoco con delle molotov alla sede dell'associazione e ha condannato a morte - a nome di un sedicente "tribunale cristiano" - Paolo Gonzaga, direttore di Relief Italia. Ovviamente, come ogni predicatore d'odio che si rispetti, ad Allam non frega niente della cosiddetta "personalizzazione blasfema" dell'invocazione divina. A lui interessa più che altro la "personalizzazione blasfema", in prima serata e in diretta Tv, della propria immagine. Finire ridicolizzato con una vignetta nel momento culminante di una trasmissione seguita da due-tre milioni di persone non era proprio in programma.
Pochi mesi fa, in occasione della vicenda delle vignette danesi, abbiamo visto lo stesso Allam difendere a spada tratta la "libertà di espressione e di satira", esortando di fatto i quotidiani occidentali a pubblicare le vignette di Maometto considerate blasfeme da quasi tutto il mondo islamico, con reazioni che andavano dal boicottaggio economico agli scontri di piazza. Ma se l'oggetto della libertà di espressione, della satira e della stessa trasmissione è lo stesso Allam, allora cambia la musica.La vignetta diventa "una personalizzazione blasfema dell’invocazione «Dio è grande!»", "Un aberrante stravolgimento della realtà che evidenzia il rischio che la nostra Italia non riesca più a districarsi tra il vero e il falso", "la vignetta della mia morte criminale negli ultimi fotogrammi della diretta televisiva. Senza alcuna possibilità di replica" e la stessa trasmissione di Santoro diventa "satura di un deleterio ideologismo che mistifica e nega la realtà manifesta, relativizza e equipara i valori contrapposti", "disinformazione che è un male che concerne in modo prioritario la nostra categoria di giornalisti" e "il rituale battimano di un pubblico che obbediva agli ordini". Credo che Allam abbia letteralmente rischiato l'infarto, nell'istante in cui Vauro fece vedere la vignetta: basta rivedere la sua faccia per convincersene. Immagino che al Corriere abbiano provato a spiegargli che non era il caso prendersela per un'innocua vignetta.
Tra l'altro, appena una settimana prima - e in un riferimento palese al sottoscritto e alle dichiarazioni da me rilasciate agli organi di stampa sulla puntata precedente - Vauro disegnò uno spettatore arrabbiato intento a scrivere una lettera di protesta mentre esclamava "Anno Zero. Comunisti, Froci e ora anche Tv spazzatura". Non mi sembra di aver scatenato un pandemonio per questo. E' evidente però che Allam non ha voluto sentire ragioni. Ha sprecato lo spazio del Corriere per difendere addirittura sé stesso: "Che orrore vedermi raffigurato nei panni di un kamikaze nell’atto di farsi esplodere inneggiando «Allam Akbhar!»". Fortunatamente, non è stato abbandonato, in questa sua accorata lamentela. Per l'occasione, ha incassato la solidarietà di nientepopodimeno che il Sindaco di... Busto Arsizio, che ha preso carta e penna per "esprimere, anche a nome dell'Amministrazione comunale di Busto Arsizio, la mia affettuosa solidarietà a Magdi Allam, bollato di "fondamentalismo occidentale" da una vignetta di Vauro". Evidentemente a Busto Arsizio non hanno problemi più seri di cui occuparsi.

venerdì 13 aprile 2007

Banlieues Chinoises

Quattordici agenti feriti, due auto della polizia completamente distrutte, lanci di bottiglia e cariche della celere, cinquecento cinesi in piazza a manifestare con le loro bandiere, bloccando il traffico. Certo che per spingere la comunità cinese a reagire in quel modo, ci hanno messo l'anima, a Milano. Non a caso il Console della Repubblica popolare denuncia: "Sono due mesi che qui siamo sottoposti a una forte pressione. Voglio sapere chi ha sbagliato, sono qui per capire, e per proteggere gli interessi legali dei commercianti cinesi che pagano le tasse e sono in regola". Effettivamente gli immigrati cinesi sono noti e soprattutto vengono percepiti dall'opinione pubblica (e qualcuno mi corregga se sbaglio) come coloro che lavorano e non creano problemi (cioè stanno zitti). Gli immigrati ideali, almeno da queste parti. Se non fosse per la leggendaria capacità di lavorare - anche in orari e condizioni inconcepibili per il cittadino italiano medio - e i conseguenti prezzi concorrenziali, di certo sarebbero stati di gran lunga preferiti ai musulmani, che - come è noto - non fanno altro che distribuire "giornali di Alqaida" in moschea (si tratta di un giornale a tiratura limitata, disponibile solo al Nord ed esclusivamente nelle moschee frequentate da Anno Zero: un po' come La Padania, 'nzomma).

Il sindaco Moratti denuncia, accompagnata dal solito coro di dichiarazioni isteriche e ingiuriose della maggioranza locale sugli immigrati: "Non è possibile che per una semplice violazione dell'articolo 82 del Codice stradale succedano cose di questo tipo. Quello che non intendiamo tollerare è di avere zone franche in città". La protesta sarebbe infatti partita da una multa inflitta a una commerciante che scaricava merci fuori orario dalla sua auto, nella quale si trovava anche una bimba di tre anni. Le vigilesse avrebbero malmenato e colpito la donna. Ovviamente le forze dell'ordine smentiscono. Ma la loro reazione di fronte alla protesta (vedi foto sopra) non contribuisce di certo a sostenere la loro versione. Basta dare un'occhiata alle immagini sul sito del Corriere per convincersene. Un testimone riferisce di aver persino visto un poliziotto in borghese estrarre la pistola e colpire una donna alla testa. Ovviamente la polizia smentisce ancora. Fatto sta che in piazza c'erano almeno cinquecento cinesi arrabbiati a morte. Un motivo ci sarà di sicuro, neh?. Non credo che un'intera comunità di immigrati impazzisca di colpo e scenda in piazza a sfasciare volanti solo per il gusto di farlo, o per contestare una multa.

La verità è che sono mesi che il Sindaco Moratti e la sua Giunta e, al di sopra di loro, la stessa Regione Lombardia, praticano la pulizia etnica nei territori da loro amministrati. Prima c'era la famigerata legge sui phone center che prendeva palesemente di mira le attività gestite dagli extracomunitari, principalmente africani e marocchini. Ora sono le multe a raffica ai cinesi rei di spostare la merce sui carrelli. Atteggiamenti che ovviamente non vengono applicati con la stessa solerzia ai cittadini italiani o alle loro attività commerciali. La telecamera nascosta di Vittorio Romano e Andrea Sceresini (Scuola di giornalismo dell'Università Cattolica), disponibile sul sito del Corriere, l'ha dimostrato in maniera inequivocabile: se degli italiani vanno in giro con il carrello, vengono ignorati da ben quattro pattuglie e quando finalmente vengono fermati, il vigile spiega che "Non sembra, ma in questo momento ci stanno filmando. Può guardarsi intorno finché vuole, ma tanto non lo vede. Il problema è che sono sicuramente nei negozi (i cinesi, ndr). Quindi vede che in altre circostanze.... Ma in questo momento la situazione è talmente satura che se la lascio andare non solo andiamo nelle rogne noi, ma anche l'amministrazione comunale. Lo dico apertamente: magari in un'altra situazione si sarebbe chiuso un'occhio". Poi prentendono pure che gli immigrati le rispettino, le leggi. Sfacciati.

Credo che certe amministrazioni di Destra dovrebbero guardare in faccia la realtà. Non stanno amministrando la concessione italiana (leggasi colonia) di Tientsin, che l'Italia ha avuto nel 1901 in cambio dell'aiuto dato nella repressione della rivolta dei Boxer - i nazionalisti cinesi che si ribellarono alle ingerenze delle potenze straniere in Cina - prima di doverla abbandonare definitivamente nel 1947. Né le colonie di Tripolitania e Cirenaica e ancor meno il Ghetto di Varsavia. Stanno amministrando, che piaccia loro o meno, città sempre più multietniche. Quei commercianti che stanno perseguitando apparentemente per motivi corretti ma segretamente per farli andare via dall'Italia, possono tranquillamente affermare di aver contribuito anche loro alle spese di realizzazione del sito della Regione Lombardia, costato la bellezza di un milioneduecentonovantunmilacinquecentotredici euro. Credo che un minimo di rispetto sia loro dovuto. Se vogliono applicare le leggi, le applichino a tutti, a cominciare dagli italiani. Altrimenti abbiano la decenza di stare zitti. O forse dobbiamo accettare l'indecenza solo perché espressa da voci italiane?

mercoledì 11 aprile 2007

C'eravamo tanto odiati

«I bambini sanno essere crudeli, ma non conoscono ancora il razzismo. Le loro famiglie invece sì. Gli stranieri vogliono fortemente integrarsi, per condividere gli stessi giochi degli italiani, scambiarsi le figurine dei Gormiti. Ma quando un alunno ecuadoriano o marocchino sparisce da scuola, e purtroppo capita spesso, i genitori degli altri tirano un sospiro di sollievo, qualcuno dice che così il rischio dei pidocchi diminuisce e non si rende conto che sta pronunciando un'enormità. È un razzismo inconsapevole e strisciante. I figli accettano il diverso in modo incondizionato, mentre i genitori lo fanno solo per motivi di facciata, di rispettabilità». Non è passato molto tempo da quando Celeste si trovò appeso alla porta della classe l'invito alla festa di un alunno italiano, scritto dalla sua mamma. «Piccolo dettaglio, era nominale. Una lista di nomi, non tutti. Tu sì, tu no. E gli esclusi, ovviamente, erano stranieri».
Testimonianza della maestra Celeste Barone, Il Corriere.

martedì 10 aprile 2007

Ich liebe Italien

L’Italia, con una popolazione «nativa» che non cresce più ma ha già incominciato a diminuire lentamente, nel non remoto anno 2050 è destinata a salire addirittura al quarto posto della classifica mondiale, fra le nazioni industrializzate che sono meta dei principali flussi migratori. La notizia inaspettata emerge dal rapporto dal Dipartimento affari economici e sociali delle Nazioni Unite che sarà pubblicato nei prossimi giorni al Palazzo di Vetro di New York e che il Corriere.it è in grado di anticipare nelle conclusioni principali. «In termini di medie annuali – si legge nella bozza dell’indagine condotta da una commissione di esperti demografici di 47 paesi – i maggiori destinatari di immigrati stranieri saranno gli Stati Uniti (1,1 milioni all’anno), il Canada (200.000), la Germania (150.000) e l’Italia (139.000)».

domenica 8 aprile 2007

Anno Zero. Una violenza a senso unico

L'opinione

Sherif El Sebaie, Il Manifesto, 7/4/2007, P.2

Nella puntata del 29 marzo di Anno Zero si è parlato di violenza contro le donne islamiche. Per l'occasione, sul sito del programma veniva precisato che «non c'è differenza di cultura quando si parla di violenza, ma le condizioni in cui versano alcune donne musulmane fanno riflettere sull'opportunità di una discussione politica sulla questione islamica». Eppure l'impressione di molti spettatori - musulmani e non - era che la trasmissione fosse una maratona a senso unico tesa ad accreditare la faccia estremista e maschilista dell'islam italiano. Una faccia che purtroppo esiste, ma che non è né unica né maggioritaria.
Nel servizio di Maria Grazia Mazzola e Natasha Lusenti si è parlato soprattutto dell'islam a Torino, ma delle voci islamiche «moderate» presenti in città non si è sentito un sussurro. E lo stesso in studio. Erano presenti invece Souad Sbai e Khalid Chaouki, entrambi membri della Consulta islamica e saliti agli onori della cronaca - e sostanzialmente dell'incarico - da Magdi Allam, vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, ormai famoso per i suoi strali contro i musulmani cattivi e gli italiani che non amano l'Italia.
C'era anche Adriana Bolchini, ospitata nel servizio che voleva documentare storie di donne malmenate dai propri mariti. La Bolchini è stata presentata come direttore dell'Osservatorio del diritto italiano e internazionale, associazione che aiuterebbe a proteggere le donne islamiche in fuga dai propri coniugi violenti. Ma su Internet la stessa signora si presenta anche come parapsicologa che si occupa del paranormale e di esoterismo, nonché autrice di testi quali «La guida pratica alla magia bianca» e «Il manuale del perfetto cartomante». La faccenda ha scioccato l'Associazione per lo studio e l'aiuto all'abuso psicologico che ha specificato con un comunicato stampa, che: «Tutti gli studi concordano nel dire che le donne in difficoltà e oggetto di abusi sono le vittime preferite dei 'maghi' ed è probabile che molte donne vittime di violenza si rivolgeranno alla presunta 'associazione', legittimata dalla trasmissione di Santoro, per poi venire dirottate verso le altre attività della 'parapsicologa'».
Eppure è da questa stessa inchiesta che è partito il polverone - con annessi commenti isterici da parte dell'opposizione - riguardante i predicatori d'odio che si anniderebbero a Torino, seguito dal solito Magdi Allam che invita alla chiusura delle moschee. Le immagini documenterebbero infatti le prediche infuocate di un imam integralista con nome e cognome, che invita gli islamici a non integrarsi e che fa propaganda per Al Qaeda. Le indagini, però, sono tuttora contro ignoti. L'augurio è che la magistratura valuti le immagini per sradicare ogni probabile, e soprattutto concreto, elemento di pericolo per la sicurezza pubblica.
Sarebbe anche auspicabile una maggiore documentazione sugli interlocutori da parte dei media affinché diffondano un'immagine meno stereotipata della realtà islamica italiana. Ancor più auspicabile, però, è che il dibattito sulle vittime della violenza non si fossilizzi sulle sole donne islamiche: recentemente, grazie a Daniela Santanché del precedente governo, è stato inaugurato un centro di ascolto per donne musulmane diretto da Souad Sbai. Ancora ieri, il ministro Pollastrini chiedeva una quota minima del «tesoretto» per «fare ciò che chiede Souad Sbai» riguardo alle donne islamiche. Intanto un sedicenne filippino, accusato di essere gay, si è suicidato.

sabato 7 aprile 2007

Una violenza a senso unico

L'Opinione, P.2

Sherif El Sebaie
Nella puntata del 29 marzo di Anno Zero si è parlato di violenza contro le donne islamiche. Per l'occasione, sul sito del programma veniva precisato che....