Notizie

Loading...

giovedì 31 maggio 2007

L'Asino contro il Vaticano

Stasera Santoro manda in onda il documentario della BBC sui crimini pedofili in ambito clericale. Con il rischio di trasformare - con la sua faziosissima, raffazzonatissima e scadentissima trasmissione (ad esclusione delle lettere di Travaglio e delle vignette di Vauro, redazionalmente isolate dal resto del contesto) - il documentario di una rete seria e attendibile come la BBC in una riedizione della copertina risalente al 1907 dell'Asino, intitolata - per l'occasione - "La scuola dei preti". Nel frattempo, ad aspettare - utile, paziente e bastonata - è la comunità islamica, vittima di una vergognosa montatura mediatica (la famigerata puntata del 29 marzo), smontata pezzo dopo pezzo, prima dal sottoscritto e poi da una perizia della Procura, senza ricevere scuse o indennizzi. A breve lancerò una campagna per chiedere la rettifica pubblica o le dimissioni di Santoro. Ben venga ogni aiuto possibile da parte di bloggers, emailers e via dicendo.

Un autorevole giudizio accademico

Nel suo ultimo libro il vicedirettore onorario del Corriere della Sera, Magdi Allam, cita il professor Massimo Campanini, che insegna Storia contemporanea dei paesi arabi all'Istituto Universitario Orientale di Napoli e Civiltà islamica al S. Raffaele di Milano, usando queste parole: "Il caso del prof. Campanini non è l'unico. L'Università italiana pullula di professori cresciuti all'ombra delle moschee dell'UCOII, simpatizzanti coi Fratelli Musulmani, inconsapevolmente o irresponsabilmente collusi con la loro ideologia di morte". Un' affermazione alla quale Campanini ha deciso di rispondere con una lettera al quotidiano telematico Voce d'Italia, che si può leggere integralmente - e che consiglio vivamente - qui. Mi limito, in questa sede, a riportare l'autorevole parere del Prof. Campanini su Allam: "Nel suo libro "Viva Israele" Magdi Allam mi imputa di essere nemico dello stato ebraico, di non comprendere la democrazia occidentale e soprattutto di essere colluso col terrorismo islamico. Stupisce l’assoluta ignoranza da parte del noto giornalista delle problematiche in campo. (...) Il mondo musulmano appare dunque assai più variegato e plurale di quello che certe interpretazioni pregiudiziali e tendenziose vogliono far apparire e non sarebbe male che chi scrive abbia una visione d’insieme anche della letteratura scientifica."

mercoledì 30 maggio 2007

Assolto? Espulso!

ISLAM: EL SEBAIE, SE CI SONO PROVE CONTRO IMAM VARESE ANDAVANO PRESENTATE AL PROCESSO
Torino, 29 mag. - (Aki) - "Se il ministero dell'Interno ha delle prove sulla pericolosità dell'Imam di Varese Abdelmajid Zergout perché non le ha presentate al processo invece di chiederne ora l'espulsione?". E' la riflessione di Sherif El Sebaie, noto esponente della comunità islamica torinese. Intervistato da AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL, lo scrittore di origine egiziana ricorda le similitudini di questo caso con quello che ha riguardato uno degli Imam della sua città. "Ricordo la puntata di 'Anno Zero' (il talk show di Rai Due condotto da Michele Santoro, ndr) del 29 marzo scorso, nella quale uno degli Imam di Torino veniva accusato di aver fatto un sermone integralista - ha spiegato - Dopo qualche settimana una perizia della procura della Repubblica della stessa città ha dimostrato la falsità di queste accuse. Questo significa che le indagini giudiziarie servono a qualcosa, se c'è stata l'assoluzione dell'Imam di Varese un motivo sicuramente c'è, se il ministero aveva delle prove decisive contro gli imputati, perché non le ha presentate al processo?". El Sebaie critica quindi questo tipo di provvedimenti e confida nell'intervento della Corte europea dei Diritti dell'Uomo.

martedì 29 maggio 2007

Fatwa al Fior di Latte

Sono fermamente convinto che il grande problema del mondo islamico sia quello di vantare, in alcuni settori del mondo religioso, ciò che in Italia si può ritrovare in alcuni settori del mondo politico: un gruppo di spara-balle che fanno a gara per vedere chi fra di loro la sparerà più grossa degli altri. Poi, quando vengono beccati con le mani nel sacco, quando se la devono vedere con un'opinione pubblica indignata e imbufalita, dicono che le loro dichiarazioni sono state manipolate o che sono stati fraintesi. Di questo gruppo fanno senz'altro parte gli esponenti religiosi egiziani che hanno dichiarato, nell'ordine, che "scolpire statue e tenerle in casa è peccato", che "La donna deve allattare l'uomo per poterlo frequentare sul lavoro" e che "L'urina del profeta Maometto era così pura che i suoi amici lottavano per poterla bere". E chissà cos'altro hanno detto o diranno in futuro.
Le tre fatwe ci consentono di comunicare una notizia cattiva e una buona: la notizia cattiva è che ben due di queste "fatwe" - in particolare la prima e l'ultima - sono state emesse da Ali Gomaa, Gran muftì d'Egitto e tra le massime autorità dell'Islam sunnita. Mentre la seconda fatwa - quella che ha raccomandato che le donne che lavorano accanto a uomini li allattino poiché in questo modo si sarebbe instaurato "un rapporto simile a quello tra madre e figlio" - è stata emanata da Ezzat Atteya, Direttore di un dipartimento della Facoltà di principi religiosi al Cairo. Cosa che senz'altro ci costringe a riflettere su cosa abbiano fatto di male i musulmani nella loro vita per poter esibire al resto del mondo simili Luminari della Giurisprudenza e del Buon Senso Accademico.
La notizia buona, invece, è che gli Egiziani - e assieme a loro il resto del mondo - hanno accolto le fatwe con sonore risate. Una valanga di critiche ha costretto l'Università di al Azhar a sospendere dall'incarico il Dott. Prof. Atteya, il cui consiglio aveva scatenato le ilarità dei fedeli su tutti i giornali, blog e forum di discussione del Paese. "Non sono ancora sposata, come faccio ad allattare?", scherzava una giovane donna qualche ora dopo la fatwa sul sito della tv satellitare al Arabya. Mentre una sua coetanea, con tono derisorio si preoccupava della sua integrità morale: "Oh, Dio, mi sento attratta dal mio collega di scrivania - raccontava in un forum - ma se lo allatto, non può accadere che poi non finiamo a letto?". Anche l'ultima fatwa di Ali Gomaa - quella sull'urina di Maometto - è stata ridicolizzata: il famoso scrittore egiziano Ahmed Raguab si è domandato ironico come venisse conservata l'urina del profeta.
Ancora più duro Il Ministro Hamdy Zakzouk, anche lui conosciuta autorità religiosa ministeriale egiziana, che ha parlato di "una fatwa contro l'Islam e contro il profeta stesso". "E' una sfortuna che i musulmani armino la loro religione di queste storie, è risaputo che non tutto ciò che è stato scritto nei libri religiosi è vero - ha sottolineato - dobbiamo sempre usare la nostra testa e giudicare ciò che leggiamo. Nessuno dovrebbe mai diffondere credenze così assurde". A proposito del giudicare con le nostre teste, la fatwa dell'allattamento deriverebbe da un episodio in cui il Profeta Maometto, avendo vietato l'adozione con relativa trasmissione del cognome, consigliò ad una donna particolarmente affezionata al bambino che aveva adottato di allattarlo, in modo tale da ritenerlo a tutti gli effetti un proprio figlio. Un gesto di buon senso per aggirare una regola severa che mal si conciliava con l'affetto che quella donna provava per il piccolo. Niente a che vedere con gli impiegati pubblici che lavorano in ambienti misti.
Che dire? Se la fatwa fosse stata accolta con un coro di approvazione e condivisione, mi sarei preoccupato seriamente. Ma dal momento che è evidente che Lorsignori non vengono presi sul serio da nessuno, io ci farei su due risate, come il resto degli Egiziani. E non indulgerei troppo - come fanno alcuni mezzi di informazione italiani - nel sottolineare la stupidità di queste esternazioni. Se in Egitto venisse tradotto anche un solo discorso di qualche Onorevole locale - per non parlare di altri politici italiani - l'effetto scandalo sarebbe praticamente identico, fermo restando la diversità degli ambiti di "competenza".
Fin quando le "fatwe" sono sull'allattamento del collega di lavoro - e quindi ben lontane dalla pericolosità descritta da Magdi Allam e ancor meno dal diventare leggi vincolanti dello Stato - possiamo stare tranquilli. Saranno anche Autorità religiose quelle che le hanno emanate, ma - se non erro - anche alcuni Parlamentari italiani - non meno "creativi", diciamo cosi - sono stati votati da qualcuno e per questo occupano cariche tutt'altro che secondarie nelle Istituzioni Italiane ed europee, incidendo pesantemente sulla politica del Paese, e provocando non pochi guai per la sua immagine all'estero. In confronto, la fatwa sull'allattamento è persino una prospettiva piacevole...

lunedì 28 maggio 2007

Poverini. Davvero Poverini.

Il 7 maggio scorso, la Repubblica ha pubblicato con grande enfasi la lettera di un lettore con un titolo che è tutto un programma:"Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista". L'autore, tale Claudio Poverini, si presenta in questi termini: "Lavoro al Quirinale, ho studiato, leggo buoni libri (credo e spero), mi interesso di politica, leggo ogni giorno 2 quotidiani, guardo in tv Ballarò e Matrix e voto a sinistra, sono stato candidato municipale per la Lista Roma per Veltroni". Non vi traggano in inganno però termini come "Repubblica", "Ballarò" (e stendiamo un velo pietoso su Matrix) e il "Voto a Sinistra". Da tempo il sottoscritto va affermando che l'unica differenza fra Destra e Sinistra, in Italia, è che mentre la Destra afferma che "i negri puzzano", la Sinistra afferma che "hanno un odore leggermente sconcertante". Cosa che Poverini fa più o meno intendere molto bene, con un concentrato di pregiudizi e luoghi comuni che non sfigurerebbe su una versione civilizzata de La Padania: "Di fronte agli stupri che avvengono, troppo frequentemente, in varie città italiane, mi chiedo: e se io stuprassi una giovane araba alla Mecca o a Casablanca, se venissi preso dalla locale polizia a cosa andrei incontro? E se a Bucarest, in metropolitana, avessi accoltellato un giovane rumeno per una spinta ricevuta, che mi avrebbero fatto le locali autorità? Perché devo essere sempre buono ed accogliente con i nomadi, ahi tasto dolentissimo e pericolosissimo, quando questi rubano, si ubriacano, violano la mia casa e la mia intimità, quando rovistano nei cassonetti e buttano tutto fuori, quando mendicano con cattiveria e violenza, quando bastonano le immigrate che non vogliono prostituirsi, quando sbattono i bambini in strada o mandano i figli a scuola con i pidocchi? Perché se chiedo l'espulsione immediata dei clandestini violenti e ladri e meretrici e protettori di meretrici vengo immediatamente accostato a Eichmann?"
Che la Sinistra non fosse affatto "buonista" e "Filo-immigrati", come viene invece frequentemente additata dalla Destra e dai suoi sostenitori, lo dimostrano una miriade di episodi, dichiarazioni, atteggiamenti quotidiani. Che cavolo significa, infatti, che "Sono di Sinistra ma sto diventando razzista"? Che quelli di Sinistra sono bravi, belli, intelligenti ed equosolidali, mentre quelli di Destra sono brutti, cattivi e razzisti per definizione? Credo che la famosa puntata di Santoro sulla violenza nei confronti delle donne islamiche, una vergognosa montatura, con tanto di Cartomante in servizio e traduzione manomessa - e lo dice una perizia della Procura - del discorso dell'Imam, avente lo scopo di criminalizzare l'immigrazione islamica in Italia, abbia definitivamente sconsacrato il mito della Sinistra-che-non-fa-le-cose-brutte-della-Destra agli occhi di chi non voleva rendersene conto. I caratteri cubitali apparsi recentemente su Repubblica hanno fatto il resto. Il quotidiano "de Sinistra" ci ha fatto sapere che "Un reato su tre è commesso da immigrati". Poi uno va a vedere quali sono i "reati" commessi da immigrati e trova che sono prevalentemente "reati di clandestinità" e reati di "falsificazione dei documenti", connessi anch'essi alla condizione di clandestinità. A questo punto uno si chiede perché Repubblica non abbia presentato in maniera onesta il vero dato che emerge dall´«indagine conoscitiva sulla sicurezza in Italia» presentata dal ministro dell´Interno alla commissione affari costituzionali della Camera e strombazzata sui mezzi di informazione, ossia che "Due reati su tre sono commessi da italiani". Ma sarebbe chiedere troppo, in un paese che ha scelto di concentrare sugli stranieri tutti i suoi problemi.
Sapete...quando penso a quella parte d'Italia, di Destra e di Sinistra - e che non è affatto minoritaria come ci vorrebbero far credere - che si sente "Troppo buona" e per questo assediata dal resto del mondo, dai marocchini "spacciatori", dagli albanesi "stupratori", dai rumeni "rapinatori", dai cinesi "insubordinati", e chi più ne ha più ne metta, mi viene da ridere. Poverini, davvero Poverini. Deve essere proprio brutto vivere con la sensazione di doversi difendere da tutte le etnie di questa terra. Almeno quelle extracomunitarie più o meno confinanti con l'Italia, visto che gli Statunitensi o gli Svizzeri difficilmente verrebbero a "godersi" il Bel Paese e la sua "brava gente" in un contesto che non sia strettamente turistico. L'unica cosa che rende la lettera del Poverino di Sinistra diversa da quella di un Poverino di Destra è la mancanza di insulti. Per il resto, il razzismo che ne emerge è identico. Perché uno che elenca quei luoghi comuni, che fa passare gli stupri come un reato non solo tipicamente extracomunitario ma persino islamico e arabo, non rischia di diventare razzista. Lo è già. E nel dibattito che si è scatenato attorno a quella lettera, e nel forum che Repubblica ci ha costruito su, nessuno sembra essersene accorto, di questo dato di fatto. Quel forum, poi, ha anch'esso un'introduzione che è tutto un programma: "La lettera di un lettore a "Repubblica" apre il caso: è razzismo chiedere che tutti - immigrati, rom - rispettino le leggi e che chi sbaglia paghi? Voi cosa ne pensate?". Io penso che, evidentemente, gli Italiani che devono rispettare le leggi la Redazione di Repubblica li abbia dimenticati strada facendo. Quando si dice il Bel Paese...

sabato 26 maggio 2007

E bis

La Stampa, di Giuseppe Buffa - «Ho un’altra svastica sul braccio». Oriana dice che gliel’ha fatta lo stesso ragazzo: quello che venti mesi fa, a fine settembre 2005, l’aggredì in un vicolo, urlandole «sporca negra». Lei aveva 13 anni, lui 16. Lei italo-marocchina, lui biellese di Tollegno, paese di collina. Da quel giorno diventò la ragazzina «marchiata» (con una pietra). Ora la storia si ripete: c’è una denuncia, un’indagine in procura, ci sono le foto del segno sulla pelle, che assomiglia più a una croce che al simbolo nazista. L’inchiesta è aperta, tutti tacciono. Perfino i legali della famiglia, quelli di «Avvocati senza frontiere»: «In questo momento - dicono - non possiamo parlare, per il bene della ragazza». Gli investigatori stanno cercando di capire che cosa sia successo. E, soprattutto, come sia potuto accadere di nuovo: alla stessa persona e nello stesso modo. Già la prima svastica aveva segnato la ragazza più nell’anima che sulla pelle. Quella pelle bruna che i giovani del «branco» avevano preso di mira: erano andati avanti per giorni, prima dell’aggressione, a dirle che era «una negra» e che tornasse in Africa. In realtà il padre di Oriana era italiano (è morto da alcuni anni), la madre marocchina abita nel nostro Paese da una vita. Ha altri due figli, Oriana è stata picchiata la prima volta proprio per difendere uno dei fratelli. Anche lui era stato preso di mira dal branco: minacce, vessazioni, il furto di un telefonino. La ragazza, per fare giustizia, una mattina accetta la sfida: con la scusa di gettare la spazzatura va nel vicolo, per un incontro di chiarimento col sedicenne. Ne esce pesta e graffiata ma alla madre non dice nulla. Si scioglie i capelli per non far vedere i lividi, tiene le maniche abbassate per non far vedere la svastica. Solo dopo, a scuola, racconterà tutto, piangendo. Quel giorno Oriana, alla madre che cercava di consolarla, disse parole disarmanti: «Perché non mi dai una pillola per diventare bianca? Voglio che mi lascino stare». Qualche politico, come il presidente della Provincia, si precipitò a portarle «la solidarietà di tutti i biellesi che non sono razzisti», e l’invitò a non andarsene. Difatti la famiglia della ragazza è rimasta a Tollegno, anche se la madre ha chiesto che le venga assegnata una casa popolare a Biella. Continuare a vivere in paese, dove comunque molte persone l’hanno sempre aiutata e difesa, fa ricordare troppe cose brutte. «Mia figlia ora vive nella paura», aveva detto la mamma, Ilhame Ajid, davanti alle telecamere del Maurizio Costanzo Show. Il caso di Oriana era stato cavalcato anche dalla Iadl, la Lega contro la diffamazione anti-islamica, e il sindaco di Biella aveva proposto di costituirsi parte civile, al processo, per difendere l’immagine di una città «bollata come razzista». Ora un altro segno sul braccio torna a svegliare i fantasmi dell’intolleranza, anche se solo le indagini della procura potranno chiarire come stiano davvero le cose. Il processo per il primo episodio non è concluso. L’imputato è uno solo: il ragazzo dell’aggressione. È accusato di ingiurie, lesioni gravi, tentata estorsione e addirittura di rapina, per via del furto del cellulare al fratello della giovane. I legali della famiglia, però, hanno querelato altre quattro persone, fra cui una ragazza, che avrebbero fatto pressioni su Oriana per non farle raccontare nulla. Nel 2005 non era servito. E anche stavolta Oriana ha denunciato tutto.
Per leggere la mia intervista alla madre di Oriana, pubblicata su Il Manifesto in occasione della prima aggressione, clicca qui.
Si ricorda che la bambina, Oriana, è stata premiata con la Mezzaluna d'Oro 2005 della Islamic Anti Defamation League.

venerdì 25 maggio 2007

Il Prestigio è salvo

"Pur non emergendo alcun indizio che possa far ricondurre l'episodio ad atti di terrorismo, la valutazione dei fatti ancora in corso di accertamento non esclude alcuna finalità del gesto criminoso".
Il viceministro dell'interno, Marco Minniti, sull'episodio del pullman sequestrato da tre albanesi.

giovedì 24 maggio 2007

Avanza l'Inesorabile

Per la prima volta quest'anno il Rapporto Istat dedica un accurato studio al fenomeno, sottolineandone gli aspetti positivi che non sempre emergono dalle cronache: "L'Italia è il Paese europeo che presenta la maggiore attrattività dei flussi migratori - spiega uno dei coordinatori del Rapporto, Valerio Terra Abrami - insieme alla Spagna. Il fatto che poi la lingua italiana non sia spendibile nè in altri Paesi d'immigrazione nè nei Paesi d'origine, rende più difficile un'ulteriore emigrazione, e facilita al contrario l'integrazione e si traduce, in molti casi, in una maggior coscienza di appartenenza e di cittadinanza".
Quasi tre milioni di immigrati, ormai il cinque per cento della popolazione, ma con un tasso di occupazione più alto rispetto alla media italiana e un tasso di fecondità doppio, che ha fatto sì che circa la metà dell'incremento della natalità osservato per il complesso della popolazione tra il 1995 e il 2005 si possa attribuire alle donne straniere. Nonostante l'Italia abbia una "storia immigratoria" più recente di Germania, Francia, e Regno Unito, la presenza degli stranieri sta assumendo una rilevanza sempre maggiore, sotto tutti i profili, sociale, economico e culturale. (...) Un elevato tasso di occupazione. Gli stranieri, rileva il Rapporto Istat, partecipano al mercato del lavoro più degli italiani: il loro tasso di attività è pari nel 2006 al 73,7 per cento, superiore di ben 12 punti percentuali rispetto a quello della media della popolazione italiana. La quota di popolazione in età lavorativa occupata è di circa nove punti percentuali più elevata per la componente straniera. (...) Aumentano gli imprenditori stranieri. Molti immigrati tentano però con successo la strada dell'iniziativa privata: tra il 1998 gli imprenditori stranieri uomini sono passati da circa 35.000 a 106.000 e le donne da 14.000 a 32.000. (La Repubblica)

martedì 22 maggio 2007

E cambiare paese?

"Ma tornatene a mangiare merda, porco! ah, smettila di fare paragoni del cazzo, ps, mussolini, ma falla finita! voi avete dittature fondamentaliste vergognose, tu sei uno scarafaggio, e gli scarafaggi non possono parlare, nemmeno di altri suoi simili... crepa!".

"Sheriffetto, ma non ti fai un pochino schifo? Spero che tu venga cacciato via a calci in culo e rispedito fra i cammelli; sei immeritevole di star fra gente civile. Spero tu venga sbattuto in qualche cella della cia! Forse speri anche in qualche molestia sessuale vero?".

"Sei sempre il solito coglione; anzi piu' tempo passa e piu la merda si impadronisce di quel vuoto spazio che hai dentro la calotta cranica. Povero cammelliere. Hai provato a vendere fazzoletti o a lavare vetri ai semafori; cosi finalmente inizierai a faticare e non graverai sulle spalle dei contribuenti italiani piccolo fastidioso strabico parassita. Ciao inutilita' conclamata".

"Ricorda che l'invito è sempre valido: se non ti piace questo paese perche' non ti levi dai coglione sgorbio islamico e visto che campi con i soldi italiani aggiungo anche parassita. Gia che ci sei perche' domani non passi da vicenza, non si sa mai ti trovassi in mezzo ai teferugli provocati dai tuoi compari estremisti e si verificasse un altra genova. 10, 100, 1000, 1000 genova".

"Ho letto beautiful Oriana e alla fine della squallidissima quarta puntata c'era scritto l'indirizzo di questo blog...volevo solo dirle che è un meschino, penoso ed estremamente noioso esserino che prima di blaterare e di sputare sentenze sulla Fallaci, dovrebbe lavarsi la bocca con acido muriatico. Saluti da uno di centro-sinistra".

"Prego il colabboratore de e blá blá blá , nonché, spero per lui, socio Aci, di denunziarmi per definire MAOMETTO uno dei piu' grandi SANGUINARI ASSASINI STRAGISTI DELLA SUA EPOCA, e perché chiede l'obiezione di coscienza di fronte ad un adepto di questo bel tomo di cialtrone. PS. Si prega di notificarla all'anti diffamazione lega islamica a favore di Assasini sanguinari come Maometto. Grazie. Interessa collaborare con la Conad?".

"Ma come nel suo paese sig. Sherif lo stupro è una cosa naturale. Siete voi che struprate bambini e donne e poi gli lapidate . Ma perché non ritorna nel suo paese?".

"La soluzione è soltanto una stop all'immigrazione. Ciò creerà più posti di lavoro per noi italiani. E renderà migliore il nostro piacere...visita il mio blog...".

"Avanti popolo c'è posto per tutti. avanti popolo apriamo le porte a cani porci, delinquenti, spacciatori, puttane, sfruttatori, scippatori, rapinatori. Avanti popolo chi ne ha piu' ne metta. avanti popolo alla riscossa, abbracciamoli, coccogliamoli questi nuovi "italiani". avanti popolo, contro quei bastardi d'italiani, che non vogliono questa gente, sono i soliti razzisti, xenofobi. Avanti popolo alla riscossa. Bandiera bianca trionferà".

Spesso e volentieri qualcuno si chiede perché i commenti di questo blog vengono moderati, e cioè vagliati prima della loro pubblicazione. La risposta la trovate tranquillamente sopra. Questo è un blog moderato perché io sono una persona moderata. E proprio per questo, non tollero che in mezzo ad un civile scambio di commenti tra lettori, normalmente assai interessante e culturalmente ricco, si inseriscano dei folli con le loro minacce, i loro insulti, le loro provocazioni e mai con una critica degna di tal nome.

Ciò non significa, però, che io non intenda mostrarvi ciò che mi diverto a leggere nel retroscena di questo blog. Sono fermamente convinto, infatti, che sia estremamente utile sottoporvi - ma solo ogni tanto - un campionario di quella Civiltà Superiore di cui alcuni si vantano, di quella Democrazia di cui alcuni si sentono paladini, di quell'Educazione Cattolica di cui alcuni si fregiano.

Vi ho proposto solo alcuni - invero pochi - di questi commenti, e colgo l'occasione per ribadire che non solo non smetterò di dire come la penso, ma che d'ora in avanti lo farò anche brutalmente.

Io mi posso permettere di dire ciò che penso poiché vivo in una condizione sociale e culturale che me lo permette. Una condizione che devo alla mia famiglia e non a certi "italiani". Se dovessi infatti fare affidamento alla Democrazia di cui si vantano costoro, io sono solo uno scarafaggio che non ha diritto di parlare, che dovrebbe tornare a vivere "tra i cammelli", uno che merita di finire "in una cella della CIA". E perché, poi? Perché dico come la penso? Perché denuncio il razzismo, l'iprocrisia e la bigotteria mascherati da ospitalità e accoglienza? O perché me lo dice gente che non sa manco esprimersi nella propria lingua?

Non intendo stare zitto perché alcuni abitanti di questo paese credono di essere chissà chi per il solo fatto che le loro madri li hanno frettolosamente scodellati su questa terra. Non intendo fare l'immigrato servile e compiacente, sempre pronto a solleticare l'orgoglio e la vanità altrui per rendere "migliore il loro piacere" (sic). Per questo ci sono altri, che bastano ed avanzano. Se a quelli che mi hanno scritto i commenti sopra riportati non piace ciò che scrivo, cambino pure paese. Nessuno li costringe a stare qui. Dopottutto, l'Italia come paese di residenza non è una prescrizione del medico o un dato che non si può cambiare. Io sono un cittadino egiziano ma ho scelto di vivere in Italia. Loro sono cittadini italiani, possono scegliere di vivere - che ne so - in Romania. Dopottutto, hanno un passaporto europeo e l'Europa è vasta. Forse sarebbe il caso sfruttare questa imperdibile occasione, piuttosto che essere costretti a leggere questo blog.

Voglio però dedicare un'altra risposta a costoro, prima di chiudere. Una risposta che Emile Zola, a vent'anni, ha scritto in una lettera indirizzata a Paul Cézanne, il 25 giugno 1860. Sembra scritta per l'occasione: "J'arrivais au monde, le sourire sur les lèvres et l'amour dans le coeur. Je tendais la main à la foule, ignorant le mal, me sentant digne d'aimer et d'être aimé; je cherchais partout des amis. Sans orgueil comme sans humilité, je m'adressais à tous, ne voyant passer autour de moi ni supérieur ni inférieur. Dérision! on me jeta à la figure des sarcasmes, des mépris: j'entendis autour de moi murmurer des surnoms odieux, je vis la foule s'éloigner et me montrer au doigt. Je pliai la tête quelque temps, me demandant quel crime j'avais pu commettre, moi si jeune, moi dont l'âme était si aimante. Mais lorsque je connus mieux le monde, lorsque j'eus jeté un regard plus posé sur mes calomniateurs, lorsque j'eus vu à quelle lie j'avais affaire, vive Dieu! je relevai le front et une immense fierté me vint au coeur. Je me reconnus grand à côté des nains qui s'agitaient autour de moi: je vis combien mesquines étaient leurs idées, combien sot était leur personnage: et, frémissant d'aise, je pris pour dieux l'orgueil et le mépris. Moi qui aurais pu me disculper, je ne voulus pas descendre jusque-là: je conçus un autre projet: les écraser sous ma supériorité et les faire ronger par ce serpent qu'on nomme l'envie. Je m'adressai à la poésie, cette divine consolation: et si Dieu me garde un nom, c'est avec volupté que je leur jetterai à mon tour ce nom à la face comme un sublime démenti de leurs sots mépris".

lunedì 21 maggio 2007

La Carta dei Valori: l'Utopia e la Mistificazione (VI)

Per chi di voi non ha avuto l'opportunità di guardare il documentario della BBC riproposto su questo blog come quinta puntata di questa lunga serie sulla Carta dei Valori - ormai finalmente arrivata alla conclusione - cercherò di riassumerlo in poche righe: il documentario è incentrato sul Crimen sollicitationis, un documento segreto emesso dal Santo Ufficio del Vaticano (oggi Congregazione per la Dottrina della Fede) nel 1962, che fornisce istruzioni ai vescovi cattolici su come trattare i casi nei quali i preti sono accusati di fare avances sessuali ai fedeli. La prima volta che il Crimen sollicitationis apparve sotto i riflettori fu nel 2001 in quanto ne fu fatta menzione in una lettera scritta in latino dall'allora Cardinale Ratzinger ai vescovi del mondo, riguardante nuove procedure atte a fronteggiare le accuse sugli abusi sessuali minorili da parte di preti cattolici. Le procedure si possono riassumere in poche parole: "Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio" e in particolare "Ogni volta che l’ordinario o il prelato avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un’indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all’ordinario o al prelato, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima Congregazione". In altre parole: i panni sporchi si lavano in famiglia, pena la scomunica.
Si è tentati, a questo punto, di immaginare quantomeno delle punizioni esemplari e severissime. E invece si scopre con sbigottimento che il Vaticano si è specializzato nello spostare preti conosciuti per la loro tendenza pedofila da una parrocchia all'altra, concedendo spesso e volentieri persino un asilo politico romano a preti statunitensi raggiunti da mandati di cattura internazionali emessi a loro carico dalle autorità americane. Un caso abbastanza esemplare è accaduto invece in Italia, ed è quello di un parroco che per anni ha violentato bambine di 10-17 anni. Il Cardinale che ha accolto le lamentele dei fedeli violati, ha scritto alle vittime che al termine di un processo penale amministrativo tutto interno alla curia e sentita per l’appunto la Congregazione per la dottrina della Fede, l’ex parroco “non potrà né confessare, né celebrare la messa in pubblico, né assumere incarichi ecclesiastici, e per un anno dovrà fare un’offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della Madonna”. Ovviamente voi vi chiederete cosa c'entra tutto questo con la Carta dei Valori, della Cittadinanza e dell'Integrazione. C'entra eccome: immaginate se domani venisse fuori che un' organizzazione islamica nazionale ha emesso e poi addirittura convalidato un documento segreto, redatto in arabo, in cui si raccomanda agli Imam venuti a conoscenza di casi di violenza su bambini di guardarsi bene dal denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine italiane o dal collaborare con esse, pena "l'esclusione dall'Islam". Immaginate se venisse fuori che in quello stesso documento viene raccomandato agli Imam di deferire i casi di questa natura ad un tribunale islamico che giudichi in base alla Sharia. Immaginate, poi, se dopo un processo simile venisse fuori che l'Imam incriminato è stato condannato a fare offerta caritativa per un anno e recitare ogni giorno una sura del Corano o le "litanie di Maometto".
Non so voi, ma io lo vedo già che cosa direbbero i mezzi di informazione e i politici. E non mi azzardo ad immaginare le carte dei valori e le leggi speciali che verranno pretese a gran voce e approvate in fretta e furia. Credo che il Crimen sollicitationis si commenti da solo, e che la dica lunga sul mancato percorso di evoluzione della Chiesa, sul rapporto sussistente tra questa e lo Stato Italiano, sui due pesi e due misure adottati quando si parla di Islam e musulmani. Ma c'è un'altro concetto, molto importante, sotteso dal Crimen sollicitationis, un concetto strettamente connesso al tema della "Tradizione ebraico-cristiana", la grande mistificazione storica con cui viene introdotta la Carta dei Valori. Così come la Chiesa intima il silenzio sui reati commessi dai preti pedofili, poiché teme lo scandalo che ne deriverebbe, relegando le sorti delle vittime ad un piano secondario, essa vorrebbe stendere definitivamente il velo dell'obblìo sulle sue colpe dirette nel dramma dell'Olocausto. Altrimenti non si spiega per quale motivo non apre gli Archivi segreti relativi al periodo della Seconda Guerra Mondiale, pretende il cambio della didascalia sotto la fotografia di Papa Pio XII nel Museo dell'Olocausto di Gerusalemme, si appresta a dichiarare quest'ultimo Beato quindi Santo, e - proprio mentre accade tutto questo - avalla il concetto dell'inesistente tradizione ebraico-cristiana.
In un saggio interessante sul "Cristianesimo, Nazismo e Olocausto" pubblicato nel '99, l'autore - Francesco Buccafusca - riassume quanto sopra espresso quando scrive: "Oggi la comune interpretazione di gran parte degli storici, anche di cultura cristiana, è che la Chiesa con la sua ufficiale neutralità , ha voluto soltanto salvaguardare i suoi interessi. Secondo ciò, tutto era secondario, anche le sorti di un intero popolo e quello che poteva comportare un conflitto mondiale, inclusa la pace nel mondo. Tutto poteva assumere un aspetto secondario, rispetto alla prospettiva che essa stessa potesse essere distrutta. (...) Per tanto la posizione degli storici è talmente dimostrabile che non ha più ragione di essere definita teoria ma ha tutto il diritto di rientrare a pieni titoli nelle pagine della storiografia di questo secolo. Quello che invece non vuole ancora essere omologato in forma ufficiale da molti storici è il reale rapporto che ha avuto l'antisemitismo di matrice cristiana con l'Olocausto". Inutile dire che è proprio per confondere definitivamente le acque che è stata inventata la "tradizione ebraico-cristiana". L'autore lo spiega benissimo quando scrive: "Ma poiché la Chiesa dopo tanti anni non mostra nessuna intenzione nel voler riconoscere eventuali errori, arrocandosi ancora su una difesa senza riscontri storici, tutto fa supporre, quindi, che i suoi silenzi sul popolo ebraico che veniva sterminato potessero nascere da altri interessi (...) Nascondendosi con la sua neutralità ufficialmente dichiarata e tanto meno praticata possiamo pensare che ha soltanto nell'esteriorità manifestato il suo ruolo di spettatrice impotente, ma vivendo probabilmente con l'emotività di chi stava giocando anche la sua parte, il cui esito comportava il predominio assoluto in tutta l'Europa del monopolio della religione". Il disinteresse verso quella "millenaria vergogna generica del Cristianesimo", e cioè l'Ebraismo, diventava ancor più motivato man mano che si delineava all'orizzonte un nuovo nemico: Il Comunismo. Ma ora che il Comunismo non c'è più, e che l'Islam ha preso il suo posto come "entità nemica" e concorrente, soprattutto in Europa, l'interesse nella rivalutazione dell'Ebraismo e dello Stato mediorientale che in esso si identifica, è diventato di importanza vitale per la Chiesa. Ecco spiegato perché Magdi Allam ha sfornato il suo ultimo libro, "Viva Israele". Chi meglio di lui - l'islamico pentito - avrebbe potuto sostenere che "Oggi più che mai sono convinto che Israele, assieme a Papa Benedetto XVI, sono la residua speranza di salvezza della Civiltà Occidentale che, più di altre civiltà, incarna la sacralità della vita e la libertà della persona"?
Fine

domenica 20 maggio 2007

Racismo a la italiana

Desidero ringraziare ancora una volta Mary Rizzo e Diego Traversa per le preziose traduzioni delle prime tre puntate sulla Carta dei Valori, della Cittadinanza e dell'Integrazione (in inglese: prima - seconda - terza).
Colgo l'occasione per ringraziare Les Blough, Fondatore del sito Axis of Logic e Paul Harris, membro del Advisory Board on Canadian Sovereignty per aver gentilmente ripreso l'articolo sul loro portale.
Vi propongo di seguito la traduzione in spagnolo dell'articolo "Razzismo all'Italiana" di Beppe Grillo, riproposto recentemente su questo blog.
Racismo a la italiana
Autor: Beppe Grillo, 8 de mayo de 2007
Traductor: Traducido por Yaotl Áltan
Un caballo de batalla de Pepe Grillo. La foto, arriba mostrada, es la que se muestra en el blog del cómico genovés. Si lo hubiese escrito yo, un tipo común y corriente, y con una ilustración similar, por lo menos me habrían linchado, en otros tiempos quizá me habrían obligado amablemente a "regresar a mi país". De cualquier manera, habría sido juzgado como un "inmigrado no integrado y no moderado". Dado que frecuentemente recibo comentarios alucinantes por mucho menos, espero que este artículo lo demuestre, en modo definitivo, que el abajo suscrito es – para todo efecto - un "moderado"!
Sherif El Sebaie
Los italianos no son racistas. No quieren ser racistas. No pueden ser racistas. Los italianos son gente bondadosa, les gusta la pizza y la mandolina. Un italiano puede aceptar que lo llamen de varios modos: evasor, mafioso, corrupto. No pasa nada. Para él son cumplidos. Pero si lo llamas racista se transforma en una bestia. Y entre más sea de izquierda, más se enoja. Es una lucha contra si mismo. Una lucha que ha resuelto con el racismo a la italiana. Un racismo que no existe, pero existe. Un racismo que nos hace sentir mejor a todos. En resumen, el italiano ha eliminado el racismo. Lo ha hecho con discreción, dándole el justo peso a las noticias. Si una niña polaca muere por un disparo en Nápoles, si un ceilanés es acuchillado en Milán o si algunos norteafricanos son enterrados en Apulia durante la temporada de tomates, la noticia se da con discreción. Por un día y en la página diez. Si el muerto es un autóctono se desata la caza del homicida. El muerto extranjero se nota poco, y el muerto nativo se nota mucho más. Si algunas jovencitas extranjeras son violadas tumultuariamente por 30 euros, incluso de doce/trece años, en las carreteras de todo el País, es folclor. Si una muchacha nativa es agredida se va a la primera página. Si los niños extranjeros son lanzados a media calle para pedir la caridad o venderse es folclor. Si le sucede a un niño italiano, los padres terminan en la cárcel. El homicida rumano es un monstruo, el nativo es un delincuente. Nuestros extranjeros son equiparados con los extranjeros que viven en su casa. Números, no personas. ¿Quién le da importancia a los cincuenta muertos al día en Irak o a las masacres de Darfur? Las cárceles están llenas de extranjeros que no han entendido las reglas. Reglas que no son exactas. En nuestro País que no existe, las leyes son optativas. El italiano lo sabe, se arregla, se las ingenia para estar en regla sin pasar de largo. En cambio, el extranjero va directamente a galeras porque cree que la impunidad en Italia es un estilo de vida, no un delito. Sarkozy ha ganado por el restablecimiento de la ley. La legalidad, ha dicho Veltroni, es un derecho, sin especificar empero por qué clase de provecho. Quien todavía no se haya vuelto racista en Italia lo será. Es el País quien lo quiere.

sabato 19 maggio 2007

La Carta dei Valori: l'Utopia e la Mistificazione (V)



Prima Puntata - Seconda Puntata - Terza Puntata - Quarta Puntata

Documentario della BBC, mandato in onda nel 2006. Se non dovesse funzionare nella finestra di sopra, si può rintracciare, ma diviso in più parti, anche qui.

venerdì 18 maggio 2007

La Carta dei Valori: l'Utopia e la Mistificazione (IV)

- "Generalmente parlando, vorrei scusarmi per i peccati da noi commessi nei 2000 anni precedenti"
- "Vorrebbe qualche specifica?"
Sui personaggi in secondo piano: Olocausto, Inquisizione, Diaspora ebraica
A testimonianza del fatto che ancora oggi gli storici della Chiesa non vogliono discutere e tanto meno accennare alle dirette responsabilità di quest'ultima nel dramma dell'Olocausto, tema che invece ho affrontato molto volentieri due anni fa, vi rammento che lo scorso mese il Nunzio apostolico in Israele, Mons. Antonio Franco, aveva inizialmente rinunciato a partecipare alla giornata di commemorazione delle vittime della Shoah allo Yad Vashem di Gerusalemme (Museo dell'Olocausto, ndr) a causa della presenza di una foto di Papa Pio XII con una didascalia che sottolineava il suo silenzio sull'Olocausto. Le reazioni sdegnate del Governo e delle istituzioni israeliane, e soprattutto il momento storico in cui si vuole accreditare l'inesistente "tradizione ebraico-cristiana", l'hanno convinto a fare un passo indietro. La motivazione ufficiale per il dietrofront afferma con tono molto diplomatico che il Nunzio è ritornato sulla sua decisione dopo la disponibilità garantita dal Museo a valutare ogni nuova documentazione storica sul Pontificato di Pacelli. Documentazione che, guarda caso, il Vaticano custodisce gelosamente - da più di 60 anni - nei suoi archivi segreti, nonostante le ripetute e insistenti richieste avanzate dagli storici competenti. Da più di 60 anni, appunto.
Ma torniamo al "Prigioniero del Papa Re", il saggio di David I. Kertzer, specialista di storia italiana e professore di antropologia e storia presso la Brown University di Providence. Il libro, come abbiamo già avuto modo di vedere, racconta la storia di Edgardo Mortara, ebreo, rapito all’età di sei anni da Santa Romana Chiesa nella Bologna del 1858. l’Inquisitore è venuto a sapere che Edgardo è stato battezzato in segreto da una domestica (e a volte le domestiche lo sostenevano appositamente per vendicarsi degli ex-padroni). E poiché la legge della Chiesa non tollera che un bambino cristiano possa crescere in una famiglia ebraica, ordina che il piccolo sia trasferito a Roma, nella Casa dei Catecumeni, per perfezionare la sua educazione cattolica. Il primo dato che colpisce, in questa storia stranamente dimenticata (di certo non per caso), è la data: 1858. Lo stesso autore non manca di sottolinearlo: "Non sorprende che la reazione più comune che oggi suscita un primo approccio al caso Mortara sia di questo tenore: "Vuoi dire che c'era ancora l'Inquisizione nel 1858? Pensavo che l'Inquisizione fosse cosa di centinaia di anni fa". E invece non lo è: nel 1858, l'Inquisitore c'era. E pure le perquisizioni nelle sinagoghe alla ricerca di bambini cristiani rapiti per effettuare sacrifici rituali. Ma allora cos' è successo, come mai se n'è persa la memoria? La colpa è di un contesto che ancora una volta l'autore descrive molto bene:
"E' anche vero che per le due comunità più strettamente connesse nel caso Mortara, cioè la Chiesa Italiana e gli Ebrei Italiani, il ricordo non solo è doloroso - per ragioni molto diverse - ma è anche imbarazzante. Se il ricordo è stato almeno in parte rimosso, lo si deve forse al fatto che nè i Cattolici, né gli Ebrei italiani erano ansiosi di renderlo pubblico. Per i Cattolici il caso è inquietante per parecchi motivi. E' basato su un'ideologia assolutamente centrale nella Chiesa fino a tempi recenti, ma che oggi è considerata riprovevole: un'ideologia che vedeva gli Ebrei come gli ignobili assassini del Cristo e che contemplava l'uso della coercizione fisica per sottrarre i bambini ebrei ai loro genitori. Più in generale, nel mettere in luce che fino a tempi recenti la Chiesa respingeva l'idea della tolleranza religiosa, e - anzi - continuava a mantenere l'Inquisizione, il Caso Mortara attira l'attenzione sul fatto che la transizione della Chiesa dal fondamentalismo medievale alla modernità è avvenuta solo in questo secolo". Alla faccia della "tradizione ebraico-cristiana" che è "alla base del suo (dell'Italia, ndr) atteggiamento di accoglienza verso altre popolazioni" e dell' "evoluzione" (sic) dell'Italia "nell´orizzonte del cristianesimo che ha permeato la sua storia e, insieme con l´ebraismo, ha preparato l´apertura verso la modernità e i principi di libertà e di giustizia" di cui si parla nella Carta dei Valori, della Cittadinanza e dell'Integrazione elaborata da un "Comitato Scientifico" del Ministero degl Interni Italiano.
Appena due anni fa, Alberto Melloni, professore di Storia contemporanea presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, ha anticipato sul Corriere un documento inedito, datato 23 ottobre 1946, tratto dall’apparato critico del secondo tomo del volume "Anni di Francia. Agende del nunzio Roncalli 1945-1948", che rivela come nel ’46 ad Angelo Roncalli, allora nunzio a Parigi, arrivarono «istruzioni elaborate dal Sant’Uffizio e approvate da Pio XII» riguardanti i casi di bambini ebrei salvatisi nelle case e nei conventi cattolici, dei quali in quegli anni personalità e organizzazioni del mondo ebraico chiedevano con insistenza la restituzione e il ricongiungimento con la comunità religiosa d’origine. Nell’articolo, gli «ordini agghiaccianti» dati al nunzio Roncalli vengono così sintetizzati: «Non deve dare risposte scritte alle autorità ebraiche e precisare che la Chiesa valuterà caso per caso; i bambini battezzati possono essere dati solo a istituzioni che ne garantiscano l’educazione cristiana; i bambini che “non hanno più genitori” non vanno restituiti e i genitori eventualmente sopravvissuti potranno riaverli solo nel caso che non siano stati battezzati». Questo accade nel 1946, cioè 88 anni dopo il caso Mortara. Viene quindi da chiedersi se ci sia stato qualche piccolo progresso nel 2007, appena 60 anni dopo...Macché! E' più facile pretendere che siano gli islamici ad "evolversi" e "abbandonare il Medioevo" in quattro e quattr'otto che non rendersi conto di quanto sia ancora lungo il proprio percorso verso "la modernità". Vedi la quinta puntata (Video) oppure vai direttamente all'ultima.

giovedì 17 maggio 2007

Qualcosa di nuovo che si muove

In questi giorni sono stato sommerso da decine di segnalazioni, da parte di cittadini italiani e non, allarmati dalle frequenti presenze di Magdi Allam sulle reti televisive nazionali nonché dalle sue prossime apparizioni programmate in varie città italiane, in occasione del lancio del suo ultimo libro, "Viva Israele. Dall'Ideologia della morte alla civiltà della vita, la mia storia", avvolto da una copertina nera (che evidentemente simboleggia la "cultura della morte" da cui il nostro proviene), con scritte bianche e blu (che ovviamente riprendono i colori della bandiera israeliana, e quindi la Vita). Un libro che avevo già annunciato su questo blog, seppur nell'incredulità generale, almeno fino a poche ore fa.
Ho già avuto modo di leggere il libro e a breve seguirà la mia recensione: sarà - ve lo anticipo subito - una recensione diversa, perché si tratta effettivamente di un libro diverso, anche se - ovviamente e come al solito - nella sua seconda parte è infarcito di articoli e discorsi già pubblicati da Allam sul Corriere (e quindi facilmente rintracciabili) e di lunghissimi elenchi di nomi che lui si vanta di conoscere o che attacca con virulenza (i soliti noti). Per meglio comprendere la prossima recensione, credo che sia però utile la lettura della serie sulla Carta dei Valori, che va in onda da un po' su queste pagine.
Vi confesso, però, che a tratti la lettura era persino avvincente ed interessante, soprattutto nella prima parte, quando Allam evoca la sua vita nell'Egitto di Nasser (ma non vale la pena comprarlo, tanto vi racconterò tutto qui). Prima, comunque, vorrei proporvi la seguente lettera, inviatami da una lettrice abituale di questo blog - che ringrazio - e che giustamente si chiede: "Tutto questo si configura come la solita propaganda che viene propinata in tutte le salse, oppure c'è qualche cosa di nuovo che si muove sotto il desolato sole di questo desolato paese?".
La risposta è: c'è qualcosa di nuovo che si muove.
Ciao Sherif,
Sono una lettrice del tuo blog che seguo quotidianamente da almeno un annetto. Non mi spreco in complimenti e cose simili: va da sè che se ti seguo con questa assiduità significa che ti stimo per quello che scrivi.
Dunque, vengo al motivo della mia mail. Ho la sfortuna di essere incappata nella rubrica del Tg2 nazionale negli ultimi 10 giorni. Dico sfortuna perchè più o meno una settimana fa mi sono sorbita il delirio di una scrittrice, credo, forse di nazionalità israeliana, che ha potuto pontificare senza nessun intervento da parte del giornalista presente, su una supposta "Eurabia", una supposta alleanza tra Europa cristiana e Mondo arabo-musulmano a scapito, indovina di chi?? Beh, ti sei già dato la risposta immagino.
Infine, ha chiuso con una citazione di velata (ma non troppo) stima per la nostra amica Oriana. Ho riassunto molto in breve, ma mi è sembrato proprio che la signora, forse complice l'età, delirasse alla grande. Il tutto in prima serata e su una rete nazionale del servizio pubblico. Beh, sono venuta subito al pc e ho scritto una mail di protesta al sito della rubrica.
Stasera, ciliegina sulla torta, compare il nostro mitico Magdi che presenta il suo libro, affiancato dall'inviato speciale del Tg2 (Eh si, davvero "speciale"... eh eh eh) in Israele. Ti lascio immaginare, a meno che tu non l'abbia visto, l'andamento ed il tenore della trasmissione e il messaggio inviato al popolo dei telespettatori in ascolto.
Detto questo, mi piacerebbe avere un tuo parere : voglio dire, tutto questo si configura come la solita propaganda che viene propinata in tutte le salse, oppure c'è qualche cosa di nuovo che si muove sotto il desolato sole di questo desolato paese? Mi interessa sapere il tuo parere, per la stima che ti porto e soprattutto perché rispetto a me, persona qualunque, se molto più addentro in certi meccanismi che senza dubbio a me sfuggono.
Se hai un pochino del tuo tempo da dedicare alla mia mail mi farebbe davvero piacere avere una tua opinione. Chiudo ringraziandoti per avermi fatto conoscere Aidem al quale mi sono subito abbonata. Grazie e auguri per tutto quanto....
Barbara. Milano.

mercoledì 16 maggio 2007

La Carta dei Valori: l'Utopia e la Mistificazione (III)

Nelle due puntate precedenti (le potete trovare qui e qui e, tradotte in inglese, qui e qui. Colgo l'occasione per ringraziare Diego Traversa e Mary Rizzo per lo sforzo), ho avuto modo di denunciare la grande mistificazione storica che la Carta dei Valori, della Cittadinanza e dell'Integrazione elaborata da un "Comitato scientifico" del Ministero degli Interni vorrebbe implicitamente accreditare come Verità Unica ed Incontrovertibile, sottoponendola prima alla firma dei membri della Consulta islamica del Ministero, poi a quella degli esponenti delle comunità religiose e quindi, forse, a quella degli stessi immigrati che aspirano a risiedere in Italia. Fortunatamente, la grande mistificazione è inclusa nell' introduzione retorica del documento, e quindi - chiudendo un occhio - si potrebbe anche dire che non ne fa nemmeno parte e che, in quanto tale, non è soggetta all'approvazione dei firmatari. Ciononostante, l'apposizione di una firma sotto un documento che viene introdotto in quel modo fazioso, potrebbe essere interpretato da qualcuno come una sostanziale condivisione anche del contenuto dell'introduzione. Ecco perché ci sarebbe da riflettere e da discutere, magari assieme allo stesso "Comitato Scientifico", ancor prima di pensare di firmare quel documento.
Credo che sia estramemente grave che in uno stato democratico, dove la libertà di espressione, di opinione e di ricerca è garantita dalla Costituzione, venga chiesto o addirittura obbligato chicchessia - pena l'esclusione da un incarico o dallo stesso diritto alla residenza - di firmare, e cioè sostanzialmente riconoscere come valido e veritiero, un documento che presenta con estrema nonchalance una teoria storica che è l'esclusivo frutto di una propaganda retorica non confortata da nessuna prova o testimonianza attendible. Il documento presentato dal Ministero dà infatti per scontata l'esistenza di una "tradizione ebraico-cristiana" (Si badi bene: si parla di "tradizione" e non di "parentesi contemporanea") e l'imperversare dell'antisemitismo in Europa come avvenuto nel solo "XX secolo". Ora, il fatto che non sia mai esistita una "tradizione" ebraico-cristiana e che l'antisemitismo abbia rappresentato una specie di minimo comun denominatore dell'intera storia del continente europeo, sono dati di fatto. E, guarda caso, il principale promotore dell'antisemitismo altro non era che la stessa tradizione cristiano-cattolica, e in particolare quella cattolico-italiana. A sostenere questa grave accusa, però, non è il sottoscritto bensì la Storia. In particolare Una storia: quella di Edgardo Mortara, ebreo, rapito all’età di sei anni da Santa Romana Chiesa nella Bologna del 1858.
La polizia pontificia bussa alla porta di un mercante ebreo, Momolo Mortara, e pretende la consegna di uno dei suoi figli, il piccolo Edgardo. La famiglia tenta disperatamente di opporsi, ma è tutto inutile: l’Inquisitore è venuto a sapere che Edgardo è stato battezzato in segreto da una domestica. E poiché la legge della Chiesa non tollera che un bambino cristiano possa crescere in una famiglia ebraica, ordina che il piccolo sia trasferito a Roma, nella Casa dei Catecumeni, per perfezionare la sua educazione cattolica. Un affaire a cui oggi i manuali di storia neppure accennano, ma che fece scalpore nell’Ottocento, suscitando accese polemiche in Europa e in America e che è stata dettagliatamente ricostruita da David I. Kertzer (1948, New York), specialista di storia italiana e professore di antropologia e storia presso la Brown University di Providence (Rhode Island) nel suo libro "Kidnapping of Edgardo Mortara", Random House Inc, tradotto per la Rizzoli nel 1996 e riproposto dalla BUR nel 2004, con il titolo "Prigioniero del papa re".
Vorrei condividere con voi alcune delle acute osservazioni fatte dall'autore nelle conclusioni del saggio. La prima di queste osservazioni recita: "Più in generale, il trattamento che la Chiesa ha riservato agli Ebrei non è stato discusso volentieri dagli storici della Chiesa. Esso solleva troppo quesiti imbarazzanti, soprattutto dopo l'Olocausto: Chi in Europa promosse la consuetudine di esigere dagli Ebrei che indossassero distintivi colorati per poter essere prontamente identificati? Chi per secoli insegnò che qualunque contatto fra Ebrei e Cristiani contaminava i Cristiani e doveva essere punito con la forza? Era molto più comodo considerare le leggi razziali italiane del 1938 come provvedimenti che non avevano nulla a che fare con la Chiesa, e nemmeno con l'Italia, ma che erano in un certo modo un'importazione, una colpa degli stranieri". Tendenza, questa, che sopravvivve ancora oggi, seppur con i dovuti adattamenti: non solo i media italiani incolpano gli stranieri di ogni male possibile ed immaginabile che capita in Italia - tacendo sapientemente le travi conficcate nei propri occhi - ma ancora oggi gli storici della Chiesa (e non solo loro) non vogliono discutere e tanto meno accennare alle sue dirette responsabilità nel dramma dell'Olocausto. Leggi la Quarta Puntata.

martedì 15 maggio 2007

Praedicare captivis indulgentiam

La malattia «ti cambia sì, ti obbliga a cambiare. Io prima ero una belva, un motore a scoppio che andava sempre, potevo stare una settimana senza dormire; giravo tutte le piazze del Nord Italia senza mai fermarmi, ero capace di andare a Pordenone e tornare di notte in macchina da solo, in automatico. Quando eravamo sotto elezioni, poi, scrivevo tutto il giornale da solo in due giorni. Queste cose non le posso fare più». Bossi se la prende con il suo corpo che ha ceduto, che l'ha mollato. «Mi arrabbio, sì. Vede, prima io non ero mai stato malato in vita mia. Però so che se esageri può saltare tutto. Fumavo due pacchetti di sigarette al giorno. Adesso fumo il toscano. Alcol no, sono astemio, ho sempre bevuto solo Coca-Cola; zucchero e caffeina ti danno energia». È cambiato anche il suo approccio alla politica. «Mi arrabbio di meno. Prima cadevo in tutte le trappole, ora ho imparato a guardare solo alle cose importanti. Ormai capisco perché si dicono certe cose, perché si fanno certe scelte. Riesco a essere distaccato, a non farmi travolgere».
Umberto Bossi a Vanity Fair.

lunedì 14 maggio 2007

The Declaration of Values: Utopia and Mystification

In attesa della prossima puntata sulla "Carta dei Valori", ringrazio Mary Rizzo - curatrice dell'ottimo blog Peacepalesine - per la preziosa traduzione della seconda parte della serie intitolata "La Carta dei Valori: l'Utopia e la mistificazione".
L'articolo è disponibile anche su Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa è la seconda volta che un articolo di questo blog viene tradotto in un'altra lingua (la prima fu la traduzione in inglese, quindi in francese, dell'articolo "Fallaci, il Dio Buono e il Dio Infanticida", entrambe curate da Claude Almansi).
Sono davvero grato e ringrazio di cuore chi si assume questo gravoso onere, in quanto il sottoscritto a malapena riesce a ricavare il tempo necessario per scrivere il post in italiano. Grazie ancora!
Sherif El Sebaie – The Declaration of Values: Utopia and Mystification
The Declaration of Values, Citizenship and Integration, written over the stretch of no less than six months by a “Scientific Committee” of the Internal Ministry of the Italian Republic, is marked by a mystification that goes far beyond the sections that are purely utopian – which have already been analysed in the first part of this paper (translator’s note, not yet translated into English) – of which it is composed. There is an enormous, gigantic, colossal historical mystification that is concentrated in the introduction of the Declaration itself:
“Italy is one of the most ancient countries of Europe that has its roots deep in the classical cultures of Greece and Rome. It has evolved in the horizon of Christianity which has permeated its history and, together with Judaism, has prepared the opening towards modernity and the principles of liberty and justice.”
The first imprecise element that this sentence contains is actually the affirmation “It (Italy, author’s note) has evolved in the horizon of Christianity which has permeated its history (…) and has prepared the opening towards modernity and the principles of liberty and justice.” On this point, I fully share the opinion of the “Impertinent Mathematician” Piergiorgio Odifreddi, as expressed in a recent interview for La Stampa, to promote the release of his Best-selling book, “Why we cannot be Christians (and even less so, Catholics)” from the publishing house Longanesi. “Our culture (Western, author’s note) grows and develops, if anything, in opposition with Christianity. Both for that concerning science and for that relative to politics, for example, democracy.” Whoever doesn’t believe this is urged to go to the cinema and see “The Inquisitor”, the latest film by Milos Forman, director of the unforgettable “Amadeus”, that transmits an image that is extremely vibrant of what “modernity, liberty and justice” owe to a certain vision of European Christianity.
The second imprecision, far more serious is that “together with Judaism”. A concept – one of the harmony of Christianity with Judaism – that is repeated like a refrain in the Incipit in the Declaration of Values. It is a sort of re-edition of “and they lived happily ever after” that is used to conclude fairy tales: “the geographic position of Italy, its Judeo-Christian traditions, the free and democratic institutions that govern it, are at the base of its attitude of hospitality towards other populations.” The Judeo-Christian tradition??? “The Constitution represents the watershed against totalitarianism, and against the anti-Semitism that has poisoned Europe in the 20th century and persecuted the Jewish people and its culture.” Anti-Semitism has poisoned Europe in the 20th century???
Here we come to confront a discourse that I have already investigated on several occasions: Judeo-Christian civilization, history, tradition, culture – call it whatever you wish –has never existed. It is an invention large as a galaxy, invented to serve political-ideological interests and it has no evidence in reality in any place at all, least of all within history. Christianity and Judaism have never coexisted either happily or fruitfully for a great number of reasons, starting with the accusation of Deicide. Anti-Semitism has not poisoned Europe only in the 20th century, but it has poisoned Europe in the arc of its entire history. And it poisons it still today, even if it is not very evident to the naked eye. And it is not the fault of the “Muslims”.
Peter the Venerable, an influential monk of Cluny (1092-1157), affirmed in Epistle 36: “Much worse and more despicable than the Saracens (today we would call them Muslims, author’s note) are the Jews, who are not far away, but live amongst us. With great liberty and audacity they curse Christ and the sacraments. God does not want them to be killed, but like Cain, to survive in a condition that is worse than death, driven into a torment that is greater and with worse ignominy. In fact, I do not say: let them be killed, but rather, let them suffer in a way that is suitable to their lowness.” If that isn’t Nazism, I don’t know what is… and to think that perhaps they will ask me to undersign a declaration that states that “the Judeo-Christian tradition” is at the base of its “attitude of hospitality towards other populations.” I certainly hope it is not this, the hospitality of which they speak…
The truth is that today there is an attempt to distort and undermine historical reality only for the ends of demonstrating the extraneousness of Islam and of Muslims compared to the European fabric. I don’t want to go into the issue of Islamic roots of Europe – and yes, they do indeed exist – in a country that praises the late Fallaci and her deliria. I have lost all hope of the day in which I can visit the exhibition “Venice and the Orient” set up in… Paris. Yes, Paris. Not Venice. It was then that I became aware at just how far away Italy is from an awareness of its debts to the Islamic presence that had settled on its territory and/or with which it has maintained commercial and cultural relations that extend back in the centuries: the techniques of irrigation, the new plants, scientific instrumentation, the first medical university, the artistic evidence in paintings and sculpture (bear in mind the pseudo-Arab lettering in the halo of the Madonna painted by Gentile da Fabriano in the Adoration of the Magi, or the sculpture of David (1473-1475) by Verrocchio) and in the Divine Comedy itself, the idea of which was heavily inspired – if not outright copied – from the Islamic tradition.
It is to annul or to cancel the memory of this inheritance, to negate the presence of the Judaic-Islamic civilisation, that on the other hand is historically verified, amply documented and artistically recognisable (in Turin we have a Synagogue in Moorish style and in Cairo there is a Synagogue that is decorated in arabesques with a typically Islamic taste) and to demonstrate that anti-Semitism is an exclusive property of the Arab world, that today they speak of “Judaic-Christian tradition” and they declare that “Anti-Semitism has poisoned Europe in the 20th century.” The incipit of that declaration could be signed by any immigrant who has come from the countryside of the Middle Eastern countries in order to earn a living through hard work in Italy by picking tomatoes, and for this reason has not had the fortune to acquire a modicum of general culture. But a learned immigrant, for love of historical truth, cannot permit this luxury, nor can he lower himself to such attempts to be bought and sold.
Translated from Italian by Mary Rizzo, member of Tlaxcala, network of translators for linguistic diversity. It is on copyleft, and may be reprinted as long as the content remains unaltered, and the source, author and translator are cited.

Tornerà!

Il sito Aljazira.it non è attualmente disponibile online causa aggiornamento del software. Tornerà con la ricchezza e la varietà delle realtà arabe e nuovi contributi del sottoscritto entro un mese, inshiallah!

sabato 12 maggio 2007

Razzismo all'italiana

Un pezzo forte di Beppe Grillo. La foto, sopra riportata, è quella che lo accompagna sul blog del comico genovese. Se l'avessi scritto io, un pezzo del genere, e con un'illustrazione simile, come minimo sarei stato linciato, in altri tempi forse sarei stato gentilmente costretto a "tornare nel mio paese". In ogni caso, sarei stato giudicato un "immigrato non integrato e non moderato". Dal momento che spesso ricevo commenti allucinanti per molto meno, spero che questo articolo dimostri, in modo definitivo, che il sottoscritto è - a tutti gli effetti - un "moderato"!
Gli italiani non sono razzisti. Non vogliono essere razzisti. Non possono essere razzisti. Gli italiani sono brava gente, pizza e mandolino. Un italiano può accettare di essere chiamato in vari modi: evasore, mafioso, corrotto. Non fa una piega. Per lui sono complimenti. Ma se lo chiami razzista diventa una bestia. E più è di sinistra, più si incazza. E’ una lotta con sé stesso. Una lotta che ha risolto con il razzismo all’italiana. Un razzismo che non c’è, ma c’è. Un razzismo che ci fa sentire tutti più buoni. Insomma, l’italiano ha rimosso il razzismo. Lo ha fatto con discrezione, dando il giusto peso alle notizie. Se muore una bambina polacca sparata a Napoli, viene accoltellato un cingalese a Milano o interrati dei nordafricani in Puglia durante la stagione dei pomodori, la notizia si dà con discrezione. Per un giorno e in decima pagina. Se il morto è autoctono scatta la caccia all’omicida. Il morto extra si nota poco, il morto nostrano si nota molto di più. Se vengono stuprate in massa per 30 euro delle minorenni extra, anche di dodici/tredici anni, nei viali di tutto il Paese è folklore. Se viene aggredita una ragazza nostrana va in prima pagina. Se i bambini extra sono buttati in mezzo a una strada a chiedere la carità o a vendersi è folklore. Se succede a un bimbo italiano, i genitori finiscono in carcere. L’omicida rumeno è un mostro, quello nostrano un delinquente. I nostri extra sono equiparati agli extra che vivono a casa loro. Numeri, non persone. Chi dà peso ai cinquanta morti al giorno in Iraq o alle stragi del Darfur? Le carceri sono piene di extra che non hanno capito le regole. Regole che appunto non ci sono. Nel nostro Paese che non c’è, le leggi sono un optional. L’italiano lo sa, si arrangia, tira a campare, ad andare in prescrizione senza passare dal via. L’extra invece va direttamente in galera perchè crede che l’impunità in Italia sia uno stile di vita, non un reato. Sarkozy ha vinto per il ripristino della legge. La legalità, ha detto Veltroni, è un diritto, senza specificare però per quale classe di reddito. Chi non è ancora diventato razzista in Italia lo diventerà. E’ il Paese che lo vuole.

giovedì 10 maggio 2007

Brava Gente, tutti con Lorenzo....

- Sono già oltre duemila le firme raccolte nella petizione online www.helplorenzo.com a sostegno di Lorenzo Bassano, l'emiliano di 40 anni recluso dal 21 marzo scorso dopo esser stato fermato all'aeroporto di Dubai con meno di un grammo (0,78) di hashish nel bagaglio a mano. Anche perché la legge degli Emirati arabi in materia di stupefacenti è ferrea: il giovane regista rischia infatti dai quattro anni di carcere in su. Non importa che una quantità così minima non basti nemmeno per uno spinello. Possesso di stupefacenti con occultazione è il capo d'imputazione ribadito alla prima udienza del processo, il 9 maggio. La sentenza è prevista tra dieci giorni, il 19 maggio (aggiornamenti sul blog tutticonlorenzo.blogspot.com). Dal Corriere
- Tracce di cannabis nel sangue: per questo l'autista dell'autobus scolastico che si è ribaltato mercoledì nel Vercellese è stato posto in stato di fermo con l'accusa di omicidio colposo e lesioni colpose plurime con l'aggravante di avere assunto sostanze stupefacenti. Nell'incidente avvenuto sulla bretella autostradale Casale Santhià, due dei 41 bambini a bordo sono morti (uno sul colpo, un altro dopo una notte di coma cerebrale). Dal Corriere
A proposito, c'è sul Corriere il video di un uomo - italiano - che tira per i capelli la sua ex-convivente mentre la minaccia con una pistola. Si lamentava della Giustizia italiana: le denunce a suo carico sarebbero tutte false. Piccolo dettaglio: poco prima dell'intervista, geneosamente concessa e diffusa dalla Rai, ha ucciso il nuovo convivente della sua ex. Quelli di Anno Zero dove sono? Troppo occupati a rincorrere immigrati per Torino?

Da Jon Cazacu a Karolina: informazione-brava-gente

Un articolo dell'ottimo Gennaro Carotenuto. Grazie a Carlo Fusco, lettore abituale di questo blog, per la segnalazione.
In memoria di Jon Cazacu e Jerry Esslan Masslo.
Da Jon Cazacu, a Karolina, l'informazione razzista
Storia di ordinario razzismo informativo: un italiano spara e ammazza bambina polacca di cinque anni per futili motivi. Per la magistratura è "omicidio premeditato", ma La Repubblica è subito innocentista: "è stato un errore". A voler credere alla Repubblica voleva ammazzare il padre e ha ammazzato la bambina. Siccome è italiano dobbiamo credergli, lo sanno tutti: "italiani brava gente". Anzi, lo sappiamo tutti, noi italiani, perché questa storia degli "italiani brava gente" ce la cantiamo e suoniamo tra di noi.
Su La Repubblica - dove la notizia è già scesa al terzo o quarto livello - i toni sono immediatamente tranquillizzanti. Il caso non è grave, la bambina è stata uccisa per errore, strilla fin dal titolo. Fuoco amico? Come fa la Repubblica ad avere già un quadro così preciso a poche ore dal crimine? Hanno già letto la sentenza? L'hanno già assolto? E' italiano, è dei nostri... La magistratura, smentendo la sentenza assolutoria di Repubblica ha incriminato per omicidio premeditato.
Del resto (si guardi l'aberrante testo nell'immagine tratta da Repubblica online) all'assassino italiano giravano le palle, era nervoso, aveva litigato con dei polacchi (gran rompipalle). E poi, grande esempio di civismo (individuato e braccato dalla polizia), nel corso della notte si è costituito. Del resto se muore una bimba straniera la notizia ha allarme sociale pari a zero, e chi è senza peccato scagli la prima pietra e chiunque osa fare commenti o speculare è un provocatore, sembra dire Repubblica (e tutti i giornali e telegiornali ben poco solidali con la piccola Karolina) che hanno già risolto il caso: uno sfortunato incidente.
Del resto, che l'assassinio della piccola Karolina sia stato un errore lo conferma il fatto che la bambina è stata uccisa con un colpo di pistola, un oggetto notoriamente atto a ripararsi dalla pioggia e senz'altro non atto ad offendere.
Niente a che vedere con il caso di Vanessa Russo a Roma. La ragazza italiana è stata uccisa da due puttane romene con un ombrello, arma da guerra che gli extracomunitari (e se vi dicono che la Romania è nell'Unione Europea non credetegli, basta guardare le facce!), notoriamente utilizzano per dare la morte agli italiani.
In questo caso la versione dell'assassina, una lite che avallerebbe la preterintenzionalità del gesto, viene respinta con sdegno. E' rumena e fa la puttana e se è uscita con l'ombrello quella mattina è stato sicuramente per uccidere.
Ai funerali della povera Vanessa, il parroco parla di perdono e viene zittito sull'altare. L'Osservatore Romano, si sa, osservava altrove e non rileva. Ieri sera a Otto e mezzo il parroco ha anche lamentato di come dopo il funerale alcuni partecipanti si siano lasciati andare a vari danneggiamenti, marciapiedi divelti. Giuliano Ferrara l'ha di nuovo zittito: sono esuberanze normali di un popolo ferito, come fate a non capire, che vuoi che sia l'arredo urbano di fronte alla morte di una ragazza... In altri casi lo stesso Ferrara ha sostenuto che rompere una vetrina o fischiare un politico erano atti di terrorismo, ma forse ricordo male.
Ma non ricordo male, anzi ricordo benissimo il caso di Jon Cazacu e se voglio ricordo anche quello di Jerry Esslan Masslo, Villa Literno 1989. La memoria è un brutto vizio del mestiere. Era rifugiato politico in Italia, Jerry, sfuggendo all'apartheid. Fu ammazzato perché era nero dopo essersi spezzato la schiena a 1.000 lire per una cassa di pomodori. Qualche giorno prima aveva denunciato al TG2: «il mio vero problema, quello che ho sperimentato in Sudafrica non voglio viverlo in Italia. Nessun nero, nessun africano dimentica cosa sia il razzismo e io lo sto sperimentando qui». In Italia.
Era il 2000, e Jon era un ingegnere rumeno che lavorava da piastrellista nella ricchissima Gallarate, dove la Lega ha il 40% e tra AN e FI raccolgono un altro 40%. A Gallarate Ion faceva il piastrellista, in nero. Chiese di essere regolarizzato. Il suo datore di lavoro andò a casa di Ion. Portò con sé una tanica di benzina, entrò, lo cosparse di benzina e gli diede fuoco. Prima che Jon potesse stupirsi di cosa sono capaci gli italiani brava gente, il 90% del suo corpo si coprì di ustioni. Morì dopo un mese di atroci sofferenze.
Sabatino Annecchiarico, giornalista e militante per i diritti dei migranti, seguì per Migranews il caso, seguito distrattamente e con insofferenza (come ti sbagli?) dai media tradizionali. L'assassino fu condannato a 30 anni (potenza del rito abbreviato) sia in primo che in secondo grado. Del resto i fatti erano andati in maniera così evidentemente criminale che a nessun giudice poteva venire in mente una sentenza diversa. Giustizia era fatta?
L'assassino di Jon era italiano e non fu mai abbandonato dalla solidarietà della Lega Nord. Questa, al governo, pressò tanto finché non trovò la maniera di fare annullare la sentenza dalla Cassazione nell'indifferenza dei nostri media. C'era "carenza di motivazione" (sic!), non era sufficientemente dimostrata la volontà di uccidere. Non lambiccatevi il cervello, è inutile capire.
L'ultima offesa alla memoria di Jon arrivò con la sentenza definitiva. Accolta la tesi difensiva la pena venne dimezzata: 16 anni. Cospargere di benzina e dare fuoco ad un lavoratore che ha diritto di essere messo in regola non fu più ritenuto un motivo abbietto, e quindi furono concesse ulteriori attenuanti all'assassino. Intanto, in quelle stesse settimane, si approvava la Bossi-Fini.
Con la buona condotta e la Lega che non smette di solidarizzare, tra un paio d'anni al massimo -calcola Annecchiarico- sarà fuori. La giustizia per Jon non arrivò mai più, piuttosto arrivò l'indifferenza. Nicoleta, la vedova, e Alina e Florina, le figlie, dissero ad Annecchiarico: «Una parte della gente lo sa e fa finta di non saperlo. Pensa: se non è capitato a me, va bene così -dice Nicoletta Cazacu- altre persone non lo sanno, ma tutte hanno qualcosa in comune: l’indifferenza. Quell’indifferenza che uccide e uccide soprattutto noi stessi». Anche gli italiani.