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giovedì 31 gennaio 2008

Aperitivo pre-rivoluzionario

[...] La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che davvero mi ha spinto quasi alla disperazione per la vergogna, è stata il dibattito parlamentare che ha salutato la caduta del governo Prodi. Badate, il problema non è politico: la destra e la sinistra non c'entrano. Il fatto è che un paese civile non può tollerare di essere rappresentato, nel più alto consesso della vita politica nazionale, da parlamentari (strapagati, fra l'altro) che s'insultano come facchini, che si sputacchiano tra loro, che s'ingozzano pubblicamente di mortadella in spregio al premier sotto l'occhio delle telecamere, quelle straniere comprese. Un tanghero che si dia a manifestazioni d'inciviltà di questo genere, che offendono e disonorano il Parlamento, offende e disonora anche la società civile che gli ha dato mandato di rappresentarla. In un paese civile, sarebbe quanto meno sospeso dalle sue funzioni. Una società civile degna di questo nome subisserebbe Tv e giornali di protesta finché il Parlamento non fosse liberato da una presenza indegna e indecorosa come quella.

Ma gli italiani, nulla. Se ne fregano, magari addirittura ci ridono sopra oppure applaudono. Dando, almeno in questo, perfettamente ragione a Romano prodi, che qualche tempo fa ebbe testualmente ad affermare che il ceto politico del nostro paese non è peggiore della società civile che l'ha espresso. Parole sante, purtroppo. Un deputato spernacchiatore e sputazzatore è degnissimo rappresentante di una società civile che evade le tasse, non rispetta più le donne e gli anziani, disprezza e guasta le pubbliche proprietà, non riesce a organizzare la raccolta differenziata dei rifiuti, trasforma ogni domenica i campi di calcio in campi di battaglia o tollera che tali siano trasformate, accetta di continuare a vivere in un paese nel quale la scuola è distrutta e trionfano malavita e malasanità.

Recuperare dignità? Non credo sia possibile: a meno di gravissimi eventi, tutto continuerà a scivolare sempre più in basso e al progressivo degrado ci abitueremo esattamente come abbiamo fatto fino ad ora. Qualcuno sostiene che stiamo attraversando una tipica situazione prerivoluzionaria. Non è vero. Le rivoluzioni scoppiano quando vi sono gruppi o classi sociali che sotto il profilo strutturale sono di vitale importanza per la vita del paese mentre sotto quello istituzionale non vedono adeguatamente riconosciuta la loro presenza. Ma in Italia accade esattamente il contrario: non c'è ambiente, gruppo o lobby che, anche quando non condivide in nulla il potere, non sia in qualche modo colluso e compromesso con il suo cattivo esercizio. Siamo un paese di bustarellatori e di bustarellati, di raccomandatori e di raccomandati, di gente che si adatta a tutto pur di ottenere qualunque vantaggio individuale. I politici sanno bene di potersi fidare di noi: qualunque cosa facciano, siamo loro compari, loro complici. [...]

Franco Cardini, Il Tempo