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domenica 20 gennaio 2008

Articolo 3

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".

Articolo 3 della Costituzione italiana.

Per il Papa-day indetto in Piazza San Pietro sono affluite 200 mila persone. Tutte convenute per rispondere all’appello del cardinale Camillo Ruini a essere presenti per esprimere vicinanza al Papa. Una sorta di risarcimento morale per rispondere alla durissima contestazione che lo ha obbligato ad annullare la sua prevista partecipazione all'inaugurazione dell' anno accademico della Sapienza. Non voglio entrare nel merito della partecipazione papale alla cerimonia, delle proteste che ne sono scaturite e delle conseguenze che ciò ha comportato. Ciò che mi preme sottolineare in questa occasione, è l'atteggiamento assunto dal mondo politico e mediatico. Non vi è alcun dubbio, infatti, che di fronte alla contestazione si sia sollevato un coro indignato di voci a favore del Papa e della Chiesa. Le dichiarazioni si sono sprecate, sono fioriti decine di appelli, fiumi di inchiostro sono stati riversati per sostenere le ragioni della Chiesa e del suo rappresentante. Oggi, in piazza, a fianco degli studenti e delle casalinghe, c'erano i politici e gli aspiranti tali. In un certo senso, si respira un clima di solidarietà diffusa nei confronti del Papa.

Non può che soprendere quindi, questa corsa alla solidarietà pro-papale, in un paese che - per contrastare i credenti musulmani e respingere, criminalizzando, le loro richieste - si innalza la bandiera della Laicità e della separazione tra Chiesa e Stato. Si accetta di finanziare con i soldi dei contribuenti le scuole private cattoliche, ma si rifiutano categoricamente - in nome della scuola pubblica - le scuole musulmane, anche se finanziate coi soldi delle comunità islamiche. Si esentano le proprietà della Chiesa dall'Ici, ma non si accettano - in nome dell'autonomia del potere politico - agevolazioni da parte dei Comuni per la costruzione di moschee. Esistono articoli del codice penale che sanzionano coloro che "offendono una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa" e coloro che "in luogo pubblico o aperto al pubblico" offendono "con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto" e in nome di tali articoli si condanna chi offende il crocefisso o la Chiesa ma si accettano - in nome della Libertà di contestazione - manifestazioni e fiaccolate in cui si sparge urina di maiale sui terreni dedicati alla costruzione di moschee, o in cui si palesa la volontà di andar in giro accompagnati da un maiale denominato "Maometto".

Questa palese discriminazione non si ferma qui e non si limita alla sola Italia. Tempo fa, molti politici e giornalisti simpaticoni, in Italia e non, hanno incoraggiato e difeso - sempre in nome della Libertà di espressione - la pubblicazione delle vignette che raffiguravano il Profeta Maometto considerate blasfeme dalla totalità del Mondo musulmano. Ma nessuno di loro ha fiatato quando un singolo prete, protestando "vivacemente" di fronte agli uffici milanesi di una multinazionale, l'ha obbligata a ritirare il suo spot considerato "blasfemo". Mi riferisco alla pubblicità della Redbull, rea di aver infilato un «Re Magio» di troppo nello spot natalizio della bevanda "che mette le ali". Secondo il prete, infatti, «L'immagine della sacra famiglia è stata raffigurata in modo blasfemo. Malgrado gli intenti ironici della Red Bull e degli autori dello spot è stata intaccata la Natività, e con essa la sensibilità dei cristiani». Nessuno ha fiatato quando in Australia, una mostra d'arte contemporanea in cui è stata esposta la statua di una Madonna con il Burka, è stata attaccata al punto di far intevenire il primo ministro John Howard, secondo il quale la scelta di queste opere ègratuitamente offensiva per le credenze religiose di numerosi australiani”. Persino il quotidiano danese che aveva promosso la campagna di vignette del profeta Maometto, aveva rifiutato di pubblicare vignette raffiguranti Gesù Cristo, considerandole troppo offensive. A questo punto sorge spontanea una domanda: a quando una Moschea-day, a difesa dei progetti delle moschee di Bologna e di Colle Val D'Elsa duramente attaccate da curie e partiti?