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lunedì 28 gennaio 2008

Gli Amici dell' Amico Allam

Magdi Allam, Vicedirettore onorario del Corriere della Sera, ha inaugurato un sito - www.magdiallam.it - a metà tra la televendita e il fanclub. Non a caso, a fianco della gigantografia (qui sopra riportata) che campeggia in prima pagina e le numerose pubblicità per i suoi romanzi, compare la dicitura "Amici di Magdi Allam". Gli amici dell'amico Allam ammontano, al momento attuale, a circa 347 individui, tutti regolarmente schedati (un vizio che aveva anche il presidente egiziano Nasser, sotto il quale è cresciuto Allam): nome, cognome, data e luogo di nascita, professione e motivazione di adesione al sito. Ovviamente ci vuole coraggio, per dichiararsi amici dell'amico Magdi Allam. Non tanto per l'ormai famigerata fatwa che Allam sostiene sia pendente sul suo capo (e come ben si sa, a dichiararsi amici di uno colpito da una fatwa, si è automaticamente colpiti in prima persona causa contagio di Fatwite) ma perché ci vuole veramente del fegato per abbinare il proprio nome ad uno che è stato dichiarato da Ferdinando Imposimato, Giudice Istruttore nel Processo Moro e nell'attentato a Giovanni Paolo II - e non solo da lui - come un personaggio "che alimenta l'odio e il conflitto tra Cristiani e Musulmani".

In meno di 20 giorni (il sito è online dal 7 gennaio), Allam ha sfornato ben due appelli, il che la dice lunga sul suo modo di intendere la politica, riassumibile nel motto "Contiamoci che siamo in tanti". Il primo appello "Io sto con il Papa" ha totalizzato 800 adesioni, per l'altro - "Salviamo l'Italia" - la conta è ancora in corso. In realtà, il sito di Allam - da quando ha visto la luce - altro non è che una conta dei montoni, con Allam nel ruolo del Pastore dormiente: il 12 gennaio, l'editoriale del giorno è intitolato: "Al sesto giorno di vita festeggiamo i primi 100 iscritti" e recita: "E cento! Il nostro sito, al suo sesto giorno di vita, festeggia i suoi primi 100 iscritti". Il 14 gennaio, l'editoriale successivo recita: "Cari amici, da quando il 7 gennaio scorso è stato inaugurato il sito “Amici di Magdi Allam”, all’indirizzo www.magdiallam.it, cresce di giorno in giorno il numero degli aderenti. Al momento in cui vi scrivo siamo a 121 iscritti. Questo risultato è positivo". Il 16 gennaio, l'editoriale seguente annuncia: "In 800 hanno aderito all'appello "io sto con il Papa"". Il 20 gennaio, il nuovo editoriale annuncia nel titolo "Oltre 850 adesioni all'appello Io sto con il Papa". Il 24, e cioè l'editoriale immediatamente seguente, proclama: "Oltre 300 iscritti al sito la nostra missione sta diventando sempre più necessaria, vitale e impellente" (E cosa dovrebbe dire Beppe Grillo, che di gente ne ha radunata - in un giorno - 300.000???). L'editoriale recita: "Nei primi quindici giorni di vita del sito “Amici di Magdi Allam”, oltre 300 persone di buona volontà hanno già aderito a questa proposta culturale e civile per la riforma etica dell’Italia". Quindi arriviamo al 25 gennaio, con il nuovo appello "Salviamo l'Italia". Sono disponibile ad accettare scommesse sul prossimo titolo: "Oltre cento adesioni all'appello Salviamo l'Italia. Senza il nostro sito, la seconda venuta di Cristo non sarebbe possibile".

Nella sezione "La nostra missione", ci sono quattro articoli per dire che è necessario riscattare "la certezza della verità". Da dove derivi da questa assoluta e incrollabile certezza nella Verità e di quale Verità si sta parlando, non è dato saperlo. Una cosa però è chiara: chiunque si discosti dalla Verità come Allam la intende non è molto ben visto, e il suo destino non sembra molto felice. Prendete come esempio la questione relativa al discorso del Papa presso la Sapienza, oggetto di una pacatissima lettera interna di protesta da parte di alcuni docenti universitari. Ebbene, secondo Allam: "anche se è alquanto probabile che la magistratura non perseguirà i docenti che hanno istigato all’intolleranza e gli studenti che hanno intimidito con la violenza, noi non possiamo sottrarci alla condanna netta e assoluta del loro operato". In altre parole, secondo Allam la magistratura avrebbe dovuto indagare e forse punire con il carcere un gruppo di 67 docenti per aver osato scrivere una lettera al proprio Rettore sollevando perplessità sull'invito rivolto ad una figura religiosa per l'inaugurazione di un anno accademico. A dimostrazione del fatto che Allam non ce l'ha solo con i musulmani e con le loro moschee (ormai l'impostazione è inviariabile e non vale la pena ribadirne i contenuti), ma con lo stesso concetto di democrazia, che garantisce a chiunque il diritto di protestare e di contestare. Gli appelli, le lettere e la conta delle adesioni o dei montoni non possono mica essere garantite per tutti. Valgono solo per gli amici dell'amico Allam.