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venerdì 4 gennaio 2008

Vox populi, Vox Dei

Caro Sherif,

Sarò sincera e ti dirò che i tuoi articoli su Allam un po' mi irritavano. Non perché non condivida l'idea che stia diventando sempre più integralista per integrarsi meglio. Ma perché sembrava anche a me come a quel giornalista che criticavi qualche post fa, che di fronte a certe "esternazioni" forse il silenzio sarebbe l'arma migliore per mostrarne la pochezza. Chi provoca lo fa per avere spazio, risonanza (parlate pure male di me, purché se ne parli...). Quindi ignorarlo può ben essere un'arma di una certa efficacia (certo, ovviamente a patto che sia ignorato "da tutti". Tu pensa a uno che parla di usare i metodi delle SS e si trova di fronte a un gruppo di colleghi che lo guardano con compatimento e poi si mettono, in assoluta unanimità, a parlare di tutt'altro...). In parte lo penso ancora, voglio dire, che il silenzio possa essere un buon rimedio. Ma sono rimasta scossa, pochi giorni fa, a un incontro di Bookcrosser ("scambiatori di libri", più o meno) da una signora, accanita lettrice di Magdi Allam, che vedendo il libro che avevo portato io, "Il Cacciatore di Aquiloni" di Hosseini, mi ha chiesto "ma quel libro difende la religione islamica?". Io ho detto che quella non era propriamente la parte essenziale del libro, che si trattava di una storia di amicizia, di tradimento e di riscatto, di guerra, di smania di potere rivestita da un fanatismo politicamente motivato, di rapporti padre-figlio e di molto altro. Certo, si svolge in Afghanistan e qualche volta si parla "anche" di religione. Ma personalmente non l'ho sentito come un tema essenziale. E comunque direi che il quadro che ne esce tutto si può definire tranne che come una difesa dell'estremismo, religioso o di altra natura (si capisce che mi è piaciuto immensamente?). Risposta: No, io un libro che difende i musulmani non lo leggo. Dal che si capisce anche che Allam è evidentemente riuscito nel suo tentativo di presentarsi come una sorta di mistero inafferrabile senza una fede definita. Che dire... la questione resta aperta. Meglio il silenzio, ché tanto critiche argomentate che non possono raggiungere chi comunque parte già prevenuto, o meglio comunque provarci? Ai posteri l'ardua sentenza...Io per adesso ne approfitto solo per fare gli auguri, Eid Mubarak, Felice Hanukkah e insomma, buone feste e un anno nuovo sereno e con meno paura per tutti.


Alexandra

Risposta

La risposta alla tua domanda finale l'ha data, a suo tempo, Joseph Pulitzer (1847-1911), fondatore dell'ominimo premio: “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per se' non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”. La sedicente "attività professionale" di Magdi Allam, musulmano egiziano portato - come scrive Paolo Branca - "rapidamente e con esiti pirotecnici alla carica di Vicedirettore ad personam del principale quotidano italiano" è, a tutti gli effetti un inganno, un trucco e un imbroglio a danno dei lettori, della società e della pacifica convivenza tra fedi e culture nel suo complesso. Rinunciare a denunciare e - soprattutto - a ridicolizzare questa attività è semplicemente suicida, in quanto lascia lo spazio all'inganno per accreditarsi - in un periodo di incertezze e di dubbi - come unica ed incontrovertibile verità.

In questi anni mi sono imbattuto in molte persone che mi hanno invitato a "lasciar perdere" Allam che - secondo loro - sarebbe un "personaggio insignificante". Opinione, questa, con cui non mi trovo affatto d'accordo: oltre a quella fetta di pubblico che rimane, in buona o malafede, abbagliata dal suo apparente buonsenso (sic) e moderazione (ri-sic), c'è stato un periodo in cui Allam infuenzava persino le scelte e le decisioni prese a livello governativo: i membri della Consulta Islamica sono stati sostanzialmente nominati da lui a mezzo stampa e svariati provvedimenti di espulsione - a quanto pare infondati - traevano origine da suoi editoriali. Viene quindi da chiedersi perché il Presidente Berlusconi abbia rinunciato all'idea di nominarlo ministro, salvando gli immigrati da un destino alquanto tragico. E' un meccanismo complesso, che Allam esemplifica addossando la colpa all'On. Pisanu, ma in cui rientra - a pieno titolo - l'opera di denuncia nei suoi riguardi che in questi ultimi anni si è notevolmente allargata, rendendolo un personaggio "poco gradito" a livello politico.

Ebbene, quest'opera di denuncia è cominciata a partire da un'intervista concessa al sottoscritto e pubblicata sul Manifesto dell'Imam Feras Jabareen, Imam di Colle Val D'Elsa. Già candidato di punta di Allam, il religioso ha avuto l'ardire di prendere le distanze dal suo protettore mediatico arrivando al punto di invitarlo a cercare persone da manipolare "sotto il proprio letto". All'epoca sono stato, credo, l'unico ad assumersi la responsabilità di riportare, pubblicizzare e difendere simili posizioni. E per questo sono stato oggetto di accuse infamanti sul penultimo libro di Allam. Ma da quel momento è come se è una diga si fosse rotta, liberando valutazioni e opinioni rimaste a lungo represse da un muro di Omertà: prima i musulmani "moderati", poi gli intellettuali ebrei, quindi i religiosi cristiani per finire con i giornalisti, gli accademici e gli amministratori politici...Tutti hanno deciso di assumere una chiara e netta posizione al riguardo di questo individuo ambiguo. Negli anni passati, ho più volte rinfacciato - privatamente - a molti di questi illustri personaggi la loro totale ed iniziale inerzia nei confronti di Allam. Non sarò di certo io a fermarmi, ora che non sono più la "Vox clamantis in deserto".