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mercoledì 13 febbraio 2008

Contestatori al tè della pace

di Giovanna Favro, Maria Teresa Martinengo, La Stampa

TORINO - Doveva essere la serata del tè alla menta per tutti, un gesto di pace nella bufera che ha investito la decisione della Fiera del Libro di invitare Israele. La distensione era l’intento del padrone di casa Younis Tawfik, che ieri sera ha riunito al Centro Dar al Hikma, con l’associazione palestinese Bayader e l’Unione Araba, tutti gli attori della querelle: i vertici della Fiera e gli assessori alla Cultura Gianni Oliva e Fiorenzo Alfieri, in un confronto acceso con le varie anime del mondo arabo. Un obiettivo raggiunto solo in parte, perché c’è stato anche chi ha espresso posizioni molto dure, e perché la serata si è aperta all’insegna della tensione, con una cinquantina di persone - tra cui i centri sociali - a lungo tenute fuori dalla porta, prima di essere ammesse in sala.

Ad aprire la serata sono stati direttore e presidente della Fiera, Ernesto Ferrero e Rolando Picchioni, che hanno ribadito il carattere culturale della manifestazione e la disponibilità al dialogo e all’ascolto degli autori palestinesi. «Facciamo venire a galla ciò che unisce e non ciò che divide. Il muro contro muro non porta a nulla». Tra applausi e fischi, nel gremitissimo salone (presenti anche Paola Pozzi, Giampiero Leo e Nino Boeti) si sono delineate due posizioni: da un lato chi è contro la Fiera e per il boicottaggio, come le «Donne in nero», il Forum Palestina di Younis Kutaiba e il Network Antagonista (Askatasuna, Csa Murazzi, Cua); dall’altro, chi chiede soprattutto di garantire il dibattito con i palestinesi. È stata questa seconda posizione a raccogliere più consensi. A cominciare dall’associazione Bayader: Mansour Nizar e Abou Ahmed Nazih hanno consegnato alla Fiera una lista di scrittori arabi di cittadinanza israeliana da invitare: «Gli arabi sono il 30% della popolazione di Israele, e non invitando i nostri scrittori si discrimina un terzo degli autori israeliani». Ha chiesto il confronto anche Fouad Shibly, presidente dell’Unione Araba, perchè «invitare proprio ora solo Israele è inopportuno».

Tra i musulmani erano in prima fila il Co.Re.Is., la moschea di via Saluzzo, il Centro Mecca e l’Istituto Islamico. Per l’Unione Musulmani d’Italia Abdelaziz Khounati ha invitato a «non importare i conflitti che si combattono altrove: qui è possibile la convivenza pacifica con ebrei, cristiani e laici». Dal canto suo, l’egiziano Sherif El Sebaie ha invitato i palestinesi a cogliere l’occasione di presentare la loro produzione culturale.* Niente di più lontano dai pro-boicottaggio: «Avreste invitato il Cile di Pinochet o il Sudafrica dell’Apartheid?», ha chiesto il Network Antagonista. E Kutaiba: «Chi parla contro Israele viene linciato, ma il boicottaggio è un’arma pacifica». Per Ferrero, non essere al Lingotto è perdere un’opportunità: «Invito tutti a venire, anche per portare il punto di vista palestinese: la Fiera offre vetrina mediatica e 300 mila uditori». Una linea condivisa dallo scrittore algerino Karim Metref: «Andiamo, e facciamo domande scomode agli scrittori sionisti». Se lo stesso Tawfik è convinto che la Fiera sia un’importante occasione di dialogo collettivo, alla fine della serata ha preso la parola il presidente della Comunità Ebraica, Tullio Levi: «Non mi piace l’intolleranza di alcuni italiani. Qui c’è chi proprio non vuole sentire ragione».

La mia opinione sulla presenza di Israele come ospite d'onore alla Fiera si può leggere qui.

* Per essere più preciso, il sottoscritto - partendo dalla rievocazione del
precedente storico del presidente egiziano Anwar El Sadat che ha sconvolto Israele con la pace più che con la guerra - ha invitato gli arabi, i palestinesi e i musulmani a darsi da fare per promuovere un'immagine positiva di sé e della propria cultura piuttosto che lamentarsi della presenza di Israele alla Fiera, ricordando - ancora una volta - che il conflitto tra arabi ed ebrei non è di natura religiosa, bensi politica. Ed è sul terreno della politica e non della cultura che questa questione deve essere imperativamente riportata prima di essere risolta.