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venerdì 15 febbraio 2008

La Fiera, l'Egitto e la Propaganda

C'è un aspetto che mi irrita nelle polemiche scatenate dalla presenza di Israele come Ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino. Mi riferisco all'uso strumentale che alcune organizzazioni e soprattutto blogger stanno facendo della decisione dell'Egitto di rimandare al 2009 la partecipazione prevista invece per il 2008. Nel mio precedente contributo alla querelle ho infatti affermato che "posso tranquillamente confermare che è stato l’Egitto a preferire di demandare la propria partecipazione al 2009, anno in cui è prevista una serie di importanti mostre ed eventi legati al Paese dei Faraoni". Ebbene, a quanto pare non si può usare il termine "preferito" poiché - udite, udite - la scelta di posticipare la propria partecipazione non è arrivata direttamente dall'Egitto ma in seguito ad un'offerta avanzata dagli organizzatori torinesi. Usare la parola "preferito" è quindi sacrilego poiché - udite, udite - "Sherif, così ben informato, dovrebbe però essere più preciso: sì, l’Egitto *ha preferito*, e questo era scontato, ed era anche scontato che gli venissero offerte altre opportunità, mi sembra normale. Ma tutto questo è sicuramente avvenuto in un secondo tempo". A questo punto sono costretto a correggermi e a ripetermi. Mi correggo dicendo che l'Egitto non ha preferito posticipare la sua presenza quale Ospite d'Onore alla Fiera del Libro: L'Egitto ha deciso di posticiparla. Ha saggiamente ritenuto che l'opportunità che gli è stata inizialmente ipotizzata e in seguito confermata definitivamente per il 2009 da parte della Fiera, degli Sponsor e delle Istituzioni culturali e politiche torinesi era più produttiva in termini di ritorno d'immagine. Gli "egiziani d'adozione" di cui pullula la rete in questo momento sono contenti e soddisfatti oppure devo per forza accreditare le loro tesi complottistiche? Capisco che ci sia stata, inizialmente, una confusione dovuta alla sottovalutazione - da parte della Fiera - del rischio che la presenza di Israele al posto dell'Egitto venisse percepita come una manovra a danno di quest'ultimo e quindi come un'aggravante. Ma ha davvero senso, ora che la Fiera ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui ripercorre tutta la vicenda e che io stesso ho portato la mia testimonianza basata su un coinvolgimento diretto, continuare a copia-incollare vecchi comunicati che si riferiscono a quando l'offerta ufficiale e definitiva di posticipazione non era ancora giunta all'Egitto?

Ora però mi ripeto riprendendo il comunicato della Fiera: "La candidatura di Israele quale Paese ospite interviene solo successivamente, nell’estate (luglio-agosto) 2007, attraverso esponenti della società civile torinese vicini alla realtà ebraica, che hanno prospettato ai vertici della Fondazione tale possibilità e offrendo di farsi da tramite con le autorità israeliane". Non c'è quindi nessuna divergenza tra la versione della Fiera e la mia, né punti oscuri o segreti e tanto meno complotti. Ma d'altronde si sa, se un arabo osa affermare - almeno per una volta - che non tutti i guai del mondo arabo derivano da Israele, rischia di finire etichettato come un altro "Magdi Allam". L'ho sperimentato quando ho avuto la sventura di affermare che era ridicolo accusare Israele persino della diffusione deliberata dell'Aids in Egitto. Ebbene, anche questa volta, l'aver semplicemente osato chiarire che Israele non ha scippato la Fiera all'Egitto ha scatenato da parte di alcuni insinuazioni e provocazioni inimmaginabili. Nel mio precendente post ho ricordato che l'Egitto si è ripreso il Sinai perché “il presidente Sadat ha avuto persino il coraggio di recarsi a Gerusalemme e a parlare alla Knesset mentre gli arabi hanno preferito dipingere l’Egitto come traditore”. Ebbene, pensate che un delirante commento recita testualmente: "Insomma gli arabi sarebbero i cattivi e quindi l’Egitto (o per lo meno Sherif) se ne tira fuori? … Forse Sherif voleva dire palestinesi e gli è sfuggito un generico arabi … o forse Sherif non è arabo e ce l’ha con gli arabi?". E dove avrei affermato che l'Egitto non è un paese arabo o che ce l'ho con gli Arabi? Persino in arabo dialettale l'Arabia Saudita e i paesi del Golfo - che poi erano i maggiori accusatori dell'Egitto - sono solitamente indicati come "Paesi Arabi", figuriamoci se non posso dirlo in italiano intendendo per "paesi arabi" quelli sopra indicati ma anche tanti altri, come l'Iraq. Quando ho osato invece affermare che "sono da sempre, e platealmente, per la difesa delle ragioni del mondo arabo-musulmano e quindi della causa palestinese" questa posizione è stata definita "alquanto inquietante" poiché in questo modo - udite, udite - "La causa dei palestinesi atei, laici cristiani ortodossi, cattolici, buddisti … quindi vale, per te, un due di briscola o ancora meno?". Come se nel dato etnico "arabo" - che non coincide con musulmano - non fossero inclusi anche i laici, cristiani ecc e io fossi la voce del fondamentalismo islamico in rete.

Cosa volete che vi dica? Io rinuncio a spiegare - in questo clima e queste condizioni - quanto il boicottaggio possa rivelarsi disastroso. Rinuncio a parlare dell'importanza della presenza del contradditorio per non lasciare campo libero all' "avversario", culturale o politico che sia. Rinuncio a spiegare che gli unici a guadagnare da queste polemiche in termini di visibilità sono proprio Israele e la Fiera. Chi parla di boicottaggi, sabotaggi ecc non ha capito come si tratta con Israele e in che modo gli Arabi possono illustrare le loro ragioni: ma d'altronde si sa, da queste parti ci sono molte "prime donne" brave a dire cosa gli Arabi dovrebbero fare con i propri governi, con i propri estremisti, con i propri vicini e via discorrendo. Salvo poi vedere proprio costoro correre con il passaporto in mano per fuggire il colpo di stato o la guerra scatenata dalle loro posizioni. Un solo consiglio ai filo-egiziani de no'antri: al posto di stracciarvi le vesti perché Israele farà della Fiera una grande vetrina di promozione, mentre l'Egitto è "costretto" ad "accontentarsi" di due, tre mostre importanti e una presenza alla Fiera del 2009, prendetevela con la trasmissione "Megalopolis" su Rai3 che ha presentato una bellissima città come Il Cairo come un porcile pieno di immondizia abitato da fondamentalisti, razzisti, criminali e mendicanti. Destino che è toccato, seppur in termini diversi, anche ad un'altra città islamica, Karachi (Pakistan). Una differenza evidente persino confrontando le immagini che illustrano le varie puntate della trasmissione sul sito della ditta produttrice. Guarda caso Le uniche due città raffigurate come rovine piene di sporcizia sono proprie quelle due. Avrei voluto vedere le reazioni, se Napoli fosse stata presentata sulla Tv egiziana come la città della monnezza e basta. Chissà perché, però, ho la netta impressione che sarò l'unico a protestare e ad allertare le Autorità egiziane su questa vergogna.