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lunedì 11 febbraio 2008

La Storia e la Memoria

Mi si chiede di partecipare ad una catena - partita da qui - per indicare un libro sulla Shoah che si aggiunga ad una ormai ricca "Biblioteca virtuale della Memoria". Coloro che hanno aderito a questa catena hanno sempre preceduto la loro segnalazione con interessanti contributi su ciò che pensano del concetto stesso di Memoria. Mi associo anch'io riproponendo semplicemente ciò che scrissi nella "Lettera aperta alle comunità ebraiche italiane" pubblicata su questo blog circa tre anni fa, ripresa dal noto portale Nazione Indiana, prima di ricevere una sentita risposta da parte di Tullio Levi, presidente della Comunità Ebraica di Torino. Questo testo è stato oggetto di numerosi commenti, molti dei quali - come d'altronde avevo anticipato io stesso nel corpo della lettera - scettici se non indignati dal paragone proposto. Eppure è proprio questo, il senso della parola "Memoria": ricordare affinché non accada di nuovo. Si deve ricordare, come scrisse Primo Levi che "se è successo, significa che potrebbe succedere ancora". La "Memoria", per essere degna, del suo nome, deve essere costantemente attualizzata. Quale migliore modo quindi se non dare uno sguardo ai manifesti riportati in cima a questo articolo? I due ai lati sono degli anni 40. Quello al centro è del 2005. Memoria è anche tener presente le responsabilità storiche e non confondere le acque perché oggi fa comodo considerare "il nemico del mio nemico mio amico": quelle responsabilità dicono chiaramente e senza ombra di dubbio alcuno che chi oggi mantiene vivo il ricordo della Shoah ha scelto gli alleati politici sbagliati, ovvero i movimenti eredi del Nazifascismo e coloro che sono disposti a cantare acriticamente le lodi di Israele "perché conviene". Non mi dilungo sulle cosiddette radici giudaico-cristiane dell'Europa: il commento di Giuseppe Laras, presidente del Collegio dei Rabbini d'Italia, sulla preghiera a favore della conversione degli Ebrei ripristinata recentemente da Santa Madre Chiesa sintetizza ciò che vado affermando da anni circa l'inesistenza di tali radici. Memoria è ricordarsi che ci sono settanta musulmani fra coloro che hanno salvato vite ebraiche nel corso della seconda guerra mondiale. Settanta "Giusti tra le Nazioni" riconosciuti dallo Yad Vashem, il museo dell'Olocausto a Gerusalemme. Detto questo, sono personalmente scettico sull'idea di consigliare libri sul tema della Shoah: chi ha avuto tra le mani, come me, la fasce con la stella di Davide che hanno cinto le braccia di chi era rinchiuso nel Ghetto di Varsavia non ha bisogno di libri per ricordarsi di quei tragici fatti, e tanto meno voglia di consigliarne. Date uno sguardo ai manifesti sopra riportati, che possa essere questa, la vostra memoria.

"La memoria, ci insegna l’Ebraismo, è ciclica e perpetua ed oggi la storia non fa che ripetersi. Nelle ultime parole di congedo, Mosè raccomanda al suo popolo: “Ricorda i tempi antichi, cercate di comprendere gli anni dei secoli trascorsi, interroga tuo padre e ti racconterà, i tuoi anziani e te lo diranno….”. “Una memoria attiva, scrive Roberto della Rocca, come ci ha insegnato Primo Levi, che significa per ognuno, e non solo per l’ebreo, assumere i crimini della storia come male fatto a ciascuno di noi, appartenenti tutti alla grande famiglia dell’umanità”. I “fantasmi del passato”, la vergognosa propaganda nazifascista che dipingeva ebrei barbuti, con il cappellino in testa e il naso adunco, bramosi di conquistare il mondo, fratelli miei, è tornata – seppur sotto un’altra veste, tra un reality show e la pubblicità di una carta igienica – nei confronti dei musulmani. Ma, come avete avuto modo di constatare voi stessi, anche nei vostri confronti. Forse è troppo chiedervi di esserci vicini? Sono fermamente convinto che il clima odierno sia identico, in tutto e per tutto, a quello creatosi durante la II guerra mondiale. I perfidi musulmani, descritti dai media, quelli che si dissimulano e complottano, che non vogliono integrarsi bensì mantenere la propria specificità e conquistare il mondo, sono i degni eredi dei milioni di ebrei trucidati mediaticamente dai ministeri di Goebbels e Preziosi, prima ancora della Shoah. Oggi - e spero che ve ne siate accorti - i media, i giornalisti e i politici usano un linguaggio identico a quello della propaganda nazista: basta sostituire alla parola “razza” quella di “cultura” e a “ebrei” quella di “musulmani” e il risultato è a dir poco sconvolgente. Ma anche premonitore. Dopo la fase della propaganda si arriva sempre a quella delle leggi speciali: domani i musulmani, come voi in passato, potrebbero essere esclusi dalle scuole o dagli uffici pubblici, se non addirittura dai mezzi di trasporto, in nome della “sicurezza”. E se staremo zitti, noi e voi, dopodomani passeranno alle deportazioni, e chissà, forse quella minoranza criminale tenterà di portare a termine ciò che non è riuscita a concludere negli anni 40. Magari non si arriverà alla Shoah vera e propria, con tanto di camere a gas, ma do’ comunque per scontato che si verifichino pogrom estesi e che questi rimangano impuniti e vengano persino incoraggiati. I frequentissimi roghi dei dormitori degli immigrati in Francia e Germania, di cui abbiamo avuto già un precedente in Italia con l’eurodeputato leghista Borghezio e un’aperta incitazione nei libri della Fallaci (la quale ha affermato di aver voluto appiccare il fuoco alla tenda dei somali di Firenze, ndr) sono un chiaro indice del punto d’arrivo che questi individui si sono prefissati. Solo il sangue e le grida atterrite dei musulmani, come quelle degli ebrei in passato, li appagheranno."

Sherif El Sebaie, Lettera aperta alle comunità ebraiche italiane.

Ed ora, passo il testimone a Beduino.