Mi si chiede di partecipare ad una catena - partita da qui - per indicare un libro sulla Shoah che si aggiunga ad una ormai ricca "Biblioteca virtuale della Memoria". Coloro che hanno aderito a questa catena hanno sempre preceduto la loro segnalazione con interessanti contributi su ciò che pensano del concetto stesso di Memoria. Mi associo anch'io riproponendo semplicemente ciò che scrissi nella "Lettera aperta alle comunità ebraiche italiane" pubblicata su questo blog circa tre anni fa, ripresa dal noto portale Nazione Indiana, prima di ricevere una sentita risposta da parte di Tullio Levi, presidente della Comunità Ebraica di Torino. Questo testo è stato oggetto di numerosi commenti, molti dei quali - come d'altronde avevo anticipato io stesso nel corpo della lettera - scettici se non indignati dal paragone proposto. Eppure è proprio questo, il senso della parola "Memoria": ricordare affinché non accada di nuovo. Si deve ricordare, come scrisse Primo Levi che "se è successo, significa che potrebbe succedere ancora". La "Memoria", per essere degna, del suo nome, deve essere costantemente attualizzata. Quale migliore modo quindi se non dare uno sguardo ai manifesti riportati in cima a questo articolo? I due ai lati sono degli anni 40. Quello al centro è del 2005. Memoria è anche tener presente le responsabilità storiche e non confondere le acque perché oggi fa comodo considerare "il nemico del mio nemico mio amico": quelle responsabilità dicono chiaramente e senza ombra di dubbio alcuno che chi oggi mantiene vivo il ricordo della Shoah ha scelto gli alleati politici sbagliati, ovvero i movimenti eredi del Nazifascismo e coloro che sono disposti a cantare acriticamente le lodi di Israele "perché conviene". Non mi dilungo sulle cosiddette radici giudaico-cristiane dell'Europa: il commento di Giuseppe Laras, presidente del Collegio dei Rabbini d'Italia, sulla preghiera a favore della conversione degli Ebrei ripristinata recentemente da Santa Madre Chiesa sintetizza ciò che vado affermando da anni circa l'inesistenza di tali radici. Memoria è ricordarsi che ci sono settanta musulmani fra coloro che hanno salvato vite ebraiche nel corso della seconda guerra mondiale. Settanta "Giusti tra le Nazioni" riconosciuti dallo Yad Vashem, il museo dell'Olocausto a Gerusalemme. Detto questo, sono personalmente scettico sull'idea di consigliare libri sul tema della Shoah: chi ha avuto tra le mani, come me, la fasce con la stella di Davide che hanno cinto le braccia di chi era rinchiuso nel Ghetto di Varsavia non ha bisogno di libri per ricordarsi di quei tragici fatti, e tanto meno voglia di consigliarne. Date uno sguardo ai manifesti sopra riportati, che possa essere questa, la vostra memoria."La memoria, ci insegna l’Ebraismo, è ciclica e perpetua ed oggi la storia non fa che ripetersi. Nelle ultime parole di congedo, Mosè raccomanda al suo popolo: “Ricorda i tempi antichi, cercate di comprendere gli anni dei secoli trascorsi, interroga tuo padre e ti racconterà, i tuoi anziani e te lo diranno….”. “Una memoria attiva, scrive Roberto della Rocca, come ci ha insegnato
Sherif El Sebaie, Lettera aperta alle comunità ebraiche italiane.
Ed ora, passo il testimone a Beduino.

