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giovedì 21 febbraio 2008

A scuola di Identità

La mia reazione-sfogo alla vergognosa puntata di Megalopolis (Rai3) sul Cairo ha suscitato uno scambio molto interessante con i miei lettori, non solo su questo blog ma anche nelle mailing list di cui sono moderatore. In attesa di pubblicare qualche estratto della discussione nei prossimi giorni, non posso astenermi dal rilevare che in quasi tutti i contributi è emersa anche una forte indignazione per come è stata dipinta la città di Napoli sui mezzi di informazione italiani. A pensarci bene, effettivamente, a propagandare un'immagine estremamente negativa della città (e di conseguenza dell'Italia) sono stati soprattutto i mezzi di informazione nazionali che si sono prodigati nel descrivere una città-discarica comandata dalla camorra. Non si può di certo accusare i media internazionali di propagandare appositamente un'immagine negativa dell'Italia dal momento che questi non hanno fatto altro che riprendere e riproporre quanto affermato sulle reti pubbliche e private italiane. Sbaglia, però, chi crede che dietro l'esplosione dello scandalo ci fosse un impegno sincero di documentazione e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica da parte di mezzi di informazione liberi e indipendenti. Il tam-tam mediatico su Napoli e la "monnezza" aveva come scopo quello di mettere in difficoltà il precedente governo e intaccare l'immagine della Sinistra al potere nella zona, e fin qui ci può anche stare. Ma io sospetto - e gli interventi di molte persone lo fanno chiaramente intendere - che dietro tutto il bailamme ci fosse anche il mai sopito disprezzo per il Meridione e i meridionali.

Nonostante siano passati decenni dall'epoca in cui i meridionali emigravano per lavorare al Nord e la nascita di intere generazioni "miste", ho personalmente avuto modo di sentire - più volte - parlare con disprezzo dei meridionali. C'è chi si accontenta di raccontare con aria sognante e vagamente soddisfatta i "bei tempi" in cui si appendevano i cartelli "Non si affitta ai meridionali" poiché "questi piantavano le patate nelle vasche da bagno", e chi invece fa palesare il suo pregiudizio affermando che il tale "E' napoletano, ma è comunque una persona per bene". Ultimamente, dalle mie parti, un inquilino si è persino rivolto ad una vicina con un biglietto che recitava testualmente: "Forse sei nata in Mongolia, perché solo una mongola oppure una meridionale ignorante e caffona (con due "f") poteva parcheggiare qui". Chi pensa che questo atteggiamento sia limitato a qualche vecchietto rimbambito sbaglia. Il 21 ottobre del 2007, un bambino di quinta elementare, iscritto alla scuola don Lorenzo Milani di Marzocca (Ancona) ha chiuso i compagni e due maestre in classe, dopo aver bloccato la porta rompendo la maniglia con un martello, e li ha tenuti «sequestrati» sotto la minaccia di un paio di forbici fino a quando non sono stati liberati dai bidelli. Ebbene, il Pm dei minori, Ugo Pastore, ha commentato l'accaduto riproponendo proprio il tema dell'intolleranza interna, di cui si parla molto poco: «l'immigrazione interna, non extracomunitaria ma da altre regioni italiane, generalmente del sud, di bambini e ragazzi che a volte non si sentono accettati, non si integrano. Fino a fare gruppo a sè nel caso dei ragazzi più grandi, magari rendendosi protagonisti di atteggiamenti violenti». Questo è un problema aperto, che non solo non viene affrontato, ma viene addirittura esasperato con una miriade di servizi sull'immondizia, sulla Camorra, sulle supposte nuove tendenze musicali dei giovani napoletani ecc. Non è un caso, d'altronde, se proprio nell'ultimo periodo si sono moltiplicati i commenti avvelenati sul Meridione e i meridionali che prentendono di "mandarci la loro spazzatura".

In questo clima, non può che destare preoccupazione sia il fatto che Borghezio (Lega Nord) affermi che "L'indipendenza del Kosovo è una concreta applicazione in Europa dell'autoderminazione dei popoli sancita dalla Carta dell'Onu e rappresenta un importante precedente politico e giuridico per chi in Europa dalla Corsica alle Fiandre, dalla Sardegna a Euskadi e alla nostra Padania, ora ancora Nazioni senza Stato, aspira all'indipendenza" sia il fatto che esistano movimenti ed esponenti di destra (oltre a qualche parvenu di origine extracomunitaria) che parlano a vanvera di difendere l' "identità italiana" dall'assalto di una schiera di nemici che spaziano dai rom agli islamici, quasi a voler costruire questa identità inventandosi un nemico con cui prendersela. La verità è che cosi come non esiste nessuna identità padana, non esiste nemmeno quella italiana: è ancora tutta da costruire. Se ancora oggi c'è gente che va in giro a scrivere biglietti in cui i vicini vengono qualificati come "meridionali cafoni" e magistrati che ricordano che i ragazzi - italiani - provenienti dal sud "non si integrano", è ovvio che il problema c'è. E va discusso apertamente, ancor prima di pretendere di impartire lezioni di identità a destra e manca. Ben venga quindi la difesa dell'identità italiana, ma sarebbe più auspicabile se venisse innanzittutto definita, possibilmente senza ricorrere al contributo degli immigrati nel ruolo di capri espiatori.