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giovedì 27 marzo 2008

Allam non è l'Islam

«Un singolo non è la religione. Pericoloso farne un simbolo»

di Cecilia Zecchinelli, Il Corriere

Mohsin Hamid, nato in Pakistan, studi a Princeton e Harvard, giornalista e autore di Il fondamentalista riluttante (Einaudi), un libro sul complesso rapporto tra musulmani e Occidente dopo l’11 settembre. Gli abbiamo chiesto un parere sul tema conversioni, rilanciato dal caso Allam.

Buruma parla di «nuova fase aggressiva del Vaticano», molti imputano all’islam atteggiamenti offensivi. In Gran Bretagna, dove lei vive, 200mila musulmani sono diventati cristiani, migliaia di cristiani musulmani. Cosa sta succedendo?

«Nelle religioni ci sono aspetti politici, ma soprattutto scelte spirituali. E le conversioni tra Islam e cristianesimo, nei due sensi, avvengono da secoli. Non credo siano accelerate. La tendenza è sempre stata di passare alla religione dominante: quella del potere coloniale, o del nuovo Stato se sei immigrato. È successo anche in quello che poi diventò il Pakistan, che prima era India e tutti erano indù. Oggi ci sono due modi di guardare al fenomeno: come parte dei naturali cambiamenti nella storia. O come qualcosa di nuovo, e per molti allarmante. Posizione che rifiuto».

Per qualcuno essere musulmani in Occidente è un controsenso. Che il cattolicesimo, basato come dice anche Allam “sulla Ragione” sia più adatto. Lei, come musulmano, cosa pensa?

«Della mia religiosità non parlo, la vita spirituale di una persona è come la sua vita sessuale, molto privata. E trovo osceno ostentarla. Ma per risponderle: non esistono un Islam e un Cattolicesimo. Ce ne sono milioni, come gli individui che li professano. Musulmani che credono nella mutilazione genitale femminile e altri, come nell’ambiente da cui vengo, che ne sono scioccati e hanno scelto una donna come premier. E cristiani per nulla adatti al mondo moderno. Tutte le grandi religioni sono in grado di adattarsi a un contesto in rapida evoluzione: la prova è che sono sopravvissute fino a oggi».

Eppure qualcuno, come Allam, ritiene l’islam una religione di odio e violenza, quasi medioevale.

«Lei mi chiede se concordo su questo giudizio sull’islam? Chiaramente no. Ma Allam ha il diritto di dire quello che pensa. E il Papa è il capo di un’organizzazione religiosa, per definizione anche politica. Può avere avuto ragioni politiche, per quel battesimo, che non conosco e non posso quindi criticare. In tutte le religioni i sacerdoti hanno sempre agito politicamente, non dobbiamo sorprenderci».

Come spiegare allora il grande credito che oggi trova lo «scontro» tra religioni?

«Perché passiamo troppo tempo a cercare prove che esiste un conflitto, anziché minimizzarlo. È vero: Allam si scaglia contro l’islam, Hirsi Ali e Van Gogh pure. Migliaia di musulmani si scagliono contro il cristianesimo. Il Papa fa un gesto pubblico come quel battesimo. E allora? Non dovremmo scioccarci, ma chiederci: è così importante? Dovremmo avere la pelle un po’ più dura, essere meno allarmisti e pronti ad offenderci. Non dico che dovremmo ignorare il razzismo o l’islamofobia, ma lavorare per ridurli».

Lei ha una visione molto ottimista, eppure molte conversioni oggi vanno verso le forme più radicali delle religioni.

«Ma ancora: per un convertito estremista ne esistono cento che non lo sono. Soprattutto: ci sono milioni di persone che senza abbandonare la loro fede si "convertono" a un mondo multireligioso, imparano a convivere con gli altri senza uccidersi. Non fa notizia, non finisce sui media, ma è così. Dovremmo essere molto sospettosi verso chi vuol farci credere a uno scontro "tra religioni", viste come blocchi monolitici. Quando la paura che ha invaso il mondo dopo l’11 settembre, aggravata dalle immigrazioni di massa, recederà, capiremo che è così: se la Gran Bretagna batte a calcio la Francia, non è la vittoria di uno Stato sull’altro: è solo un calciatore inglese che ha buttato una palla in porta. Se un musulmano è battezzato dal Papa, non è la vittoria della cristianità sull’islam. Esagerare il simbolico è molto, molto pericoloso».