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domenica 16 marzo 2008

Immigrati? Inaffidabili.

Sono appena sette, su una platea di migliaia di nomi, i candidati di origine straniera che si presenteranno alle elezioni politiche del prossimo 13 aprile. Rintracciarli non è stato facile, nemmeno per gli uffici stampa dei partiti che abbiamo interpellato: Sinistra l'Arcobaleno, Partito democratico, Unione di centro, Popolo della libertà e La Destra. Tra l'altro, i sei nomi non sono nemmeno collocati in posizioni “sicure”. E quindi più che di rischio di non vederli eletti, si può parlare di certezza. Oltre a loro c'è la sorpresa degli ultimi secondi: l'ingresso di Jean Leonard Touadì, assessore ai giovani e alla sicurezza nella giunta capitolina guidata da Veltroni, nelle liste dell'Italia dei Valori, candidato numero 2, subito dietro a Di Pietro, per la Camera a Roma.

La coalizione più attenta agli immigrati è sicuramente quella della Sinistra l'Arcobaleno, che ha candidato cinque “stranieri” alla Camera: due in Piemonte (Suad Omar, somala e Dorota Niescier, polacca) e uno rispettivamente in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. In quest'ultima regione si gioca la partita con il numero 4 la domenicana Mercedes Frìas. Con un passato nella cooperazione sociale (nella onlus Nosotras e in alcune cooperative) è stata già eletta deputata per Rifondazione nella tornata del 2006. In Emilia Romagna, sedicesimo in lista, ecco l'unico cinese, Lu Jahun mentre in Lombardia si candida l'unica rom (serba), Dijana Pavlovic che occupa un speranzoso ottavo posto: d'altra parte, nel 2007 è stata una delle protagoniste della scena politica milanese. Attrice e ideatrice di una rete provinciale di comitati per i diritti degli stranieri, potrebbe essere la prima rom ad entrare in Parlamento.

Per il resto bisogna contare sul centrodestra, perché nelle liste del Pd e dell'Unione di centro di stranieri non c'è nemmeno l'ombra. Nel Pdl in Puglia, sempre per la Camera, scende in campo un nome noto agli immigrati italiani*: Souad Sbai, presidente delle Donne marocchine in Italia**. Non che Berlusconi ci faccia molto affidamento: per trovare il suo nome occorre infatti scendere fino al ventesimo posto. (Vita)

* sic ** ri-sic

E' "deluso e amareggiato", Khaled Fouad Allam, per l'esclusione dalle liste elettorali del Partito democratico. Anche perché nessun altro musulmano è stato candidato nelle file del partito di Walter Veltroni. "E poi parlano di Obama...", commenta. La dimensione dell'immigrazione, dell'islam, dei rapporti tra le due sponde del Mediterraneo è completamente occultata, sparita, invisibile", afferma il parlamentare uscente. "Si è ceduto a logiche tribali. La realtà di una società che è già eterogenea non sarà tradotta in Parlamento. E' molto grave. Potevano anche non candidare me, ma uno scrittore senegalese, un cinese italiano, un pakistano, una donna di origine sciita. Basta uscire sulle strade di Roma e si vede come ci sia una moltitudine di stranieri in questo paese, e invece il Pd si rifiuta di prenderlo in considerazione".

Cosa che invece ha fatto il Popolo delle libertà, che ha candidato Souad Sbai, così come la Sinistra arcobaleno, che ha presentato Ali Rashid. "Il paradosso è eclatante", risponde Fouad Allam. "La dice lunga sull'attuale situazione del Partito democratico. Non è consapevole dei problemi dell'integrazione. Mia figlia tra qualche anno voterà. Cos'ha da dire il Pd ai nostri figli?". L'intellettuale musulmano, editorialista di 'Repubblica' e, da settembre prossimo, dell''Osservatore romano', ha ricevuto anche la solidarietà di Gianfranco Fini. "Mi ha chiamato giovedì scorso. Come lui, molte persone mi hanno detto che sono esterrefatte dall'esclusione". E Veltroni? "Non l'ho sentito. Mi ha chiamato un suo collaboratore. Mi ha detto che si può fare politica anche fuori dal Parlamento". (ANSA)